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Dante parte IX quarto canto inferno

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Dante parte IX quarto canto inferno Empty Dante parte IX quarto canto inferno

Messaggio Da Forese Gio Mar 31, 2022 2:45 pm

Dante insieme al suo duca si trova nel primo cerchio dell'inferno dove si trova il limbo. In questo percorso Dante intravede coloro che non hanno beneficiato del battesimo, quindi i neonati che non hanno ricevuto questa grazia sia di personaggi di grande spessore culturale che essendo vissuti in periodi antecedenti alla venuta di Gesù non ebbero l'opportunità di conoscere la grazia di Dio. Per Dante incontrare tutti questi personaggi si comprende la massima lode verso costoro, sentendosi massimamente gratificato. Successivamente darò una spiegazione dettagliata su questo canto.

Ruppemi l'alto sonno ne la testa
un greve tuono si ch'io mi riscossi
come persona ch'é per forza desta

e l'occhio riposato intorno mossi
diritto levato e fiso riguardai
per conoscer lo loco dov'io fossi.

Vero é che 'n su la proda mi trovai
de la valle d'abisso dolorosa
che 'ntorno accoglie infiniti guai.

Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che per ficcar lo viso a fondo
io non vi discernea alcuna cosa.

Or discendiam Qua giù nel cieco mondo,
cominciò il poeta tutto smorto,
io sarò primo e tu secondo.

E io che di color mi fui accorto,
dissi: come verrò se tu paventi
che suoli al mio dubbiare esser conforto?

Ed elli a me: l'angoscia delle genti
che son qua giù nel viso mi dipigne
quella pietà che tu per tema senti.

Andiam ché la via lunga ne sospigne.
Così si mise e così mi fé intrare
nel primo cerchio che l'abisso cigne.

Quivi secondo che per ascoltare,
non avea pianto mai che di sospiri
che l'aura etterna facevan tremare.

Ciò avvenia di duil senza martiri
ch'avean le turbe ch'eran molte e grandi,
d'infanti di femmine e di viri.

Lo buon maetro a me: tu non dimandi
che spiriti son questi che tu vedi?
Or vò che sappi, innanzi che più andi.

Ch'ei non peccaro e sellihanno mercedi,
non basta, perché non ebbero battesimo
ch'é porta dela fede che tu credi.

E se furon dinanzi al cristianesimo,
non adorar debitamente a Dio:
e di questi cotai son io medesimo.

Per tai difetti, non per altro rio
semo perduti e sol di tanto offesi
che sanza saperne vivemo in desio.

Gran duol mi prese al cor quando 'lntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che 'n quel limbo eran sospesi.

dimmi maestro mio, dimmi segnore
comincià io per volere esser certo
di quella fede che vince ogni errore.

Uscicci mai alcuno o per suo merito
o per altrui che poi fosse beato?
E quei che 'ntese il mio parlar coverto.

rispuose: lo era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente
con segno di vittoria coronato.

Trasseci l'ombra del primo parente
d'Abel suo figlio e quella di Noé,
di Moisé legista e ubidiente;

Abraàm patriarca e David re,
Israel con lo padre e cò suoi nati
e con Rachele per cui tanto fè,

e altri molti e feceli beati.
E vò che sappi che dinanzi ad essi
spiriti umani non eran salvati.

Non lasciavan l'andar perch'ei ei dicessi
ma passavan la selva tuttavia,
la selva, dico di spiriti spessi.

Non era lunga ancor la nostra via
di qua dal sonno quand'io vidi un foco
ch'emisperio di tenebre vincia.

Di lungi n'eravamo ancora un poco,
ma non si ch'io non ndiscemessi in parte
ch'orrevol gente possedea quel loco.

O tu ch'onori scienza e arte
quelli chi son c'hanno tanta onoranza
che dal modo de li altri li diparte?

E quelli a me:; l'onrata nominanza
che di lor suona su ne la tua vita,
grazia acquista in ciel che si li avanza.

Intanto voce fu per me udita;
Onorate l'altissimo poeta,
l'ombra sua torna ch'era dipartita.

Poi che la voce fu restata e queta
vidi quattro grand'ombre a noi venire
sembianz' avevan ne trista ne lieta.

Lo buon maestro cominciò a dire:
Mira colui con quella spada in mano,
che vien dinanzi ai tre si come sire,









quelli é Omero poeta sovrano,
l'altro é Orazio satiro che vene;
Ovidio é l'terzo e l'ultimo Lucano.

Però che ciascun meco si convene
nel nome che sonò la voce sola,
fannomi onore e di ciò fanno bene.

Così vid' ì adunar la bella scola
di quel segnor de l'altissimo canto
che sovra li altri com' aquila vola.

Da ch'ebber ragionato insieme alquanto,
volsersi a me con salutevol cenno,
e l' mio maestro sorrise di tanto,

e pioù d'onor assai mi fenno
ch' si mi fecer de la loro schiera
si ch'io fui sesto tra cotanto senno.

Così andammo infino alla lumera,
parlando cose che l'tacer é bello
si com'era l' parlar colà dov'era.

Venimmo al pié d'un nobile castello
sette volte cerchiato d'alte mura,
difeso intorno d'un bel fiumicello.

Questo passammo come terra dura,
per sette porte intrai con questi savi,
giugnemmo in prato di fresca vedura.

Genti v'eran con occhi tardi e gravi,
di grande autorità né lor sembianti;
parlavan di rado con voci soavi.

Traemmoci così da l'un dé canti
in loco aperto, luminoso e alto,
si che veder si potien tutti quanti.

Colà diritto sovra l' verde smalto
mi fuor mostrati li spiriti magni
che del vedere in me stesso m'essalto.

L'vidi Elettra con molti compagni,
tra i quali conobbi Ettor ed Enea,
Cesare armato con li occhi grifagni.

Vidi Cammilla e la Pantasilea,
da l'altra parte vidi l' re Latino
che con Lavinia sua figlia sedea.

Vidi quel Bruto che cacciò Tarquinio
Lucrezia, Iulia, Marzia e Comiglia,
e solo in parte vidi l'Saladino.

Pi'innalzai un poco più le ciglia,
vidi l'maestro di color che sanno
seder tra filosofica famiglia.

Tutti lo miran, tutti onor li fanno
quivi vid'io Socrate e Platone,
che 'nanzi a li altri più presso li stanno.

Democrito che 'l mondo acaso pone,
Diogenés, Anassagora e Tale
Empedoclés, Eraclito e Zenone,

e vidi il buon accoglitor del quale,
Diascoride dico; e vidi Orfeo,
Tullio e Lino e Seneca Morale.

Euclide geometra e Tolomeo,
Ipocrate, Avicenna e Galieno,
Averois che l'gran comento feo.

Io non posso ritrar di tutti a pieno,
però che si mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno.

La sesta compagnia in due si scema
per altra via mi mena il savio duca,
fuor de la queta, ne l'aura che trema.





Forese

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Dante parte IX quarto canto inferno Empty Dante parte IX quarto canto inferno breve interpretazione

Messaggio Da Forese Ven Apr 01, 2022 5:38 pm

Come avevo già postato precedentemente in questo canto dell'inferno Dante trae tanta gratificazione per il sublime incontro con i personaggi da cui nasce e si sviluppa l'essenzialità del sapere e che crea l'input di una nuova civiltà. In effetti quando Dante e Virgilio dopo avere incontrato i quattro personaggi già citati, si avviano in un sentiero agevole fino ad intravedere un castello che già in lontananza emana una luce innaturale, il castello é composto da sette mura e da sette porte prima di accedere nel suo interno, sussistono diverse interpretazioni riguardo a questo numero e nessuna delle teorie prevale sulle altre, addirittura viene interpretato che il numero sette era un numero preesistente della civiltà greca, viene riportato che il Dio dei pastori Pan suonasse il flauto composto da sette canne come riferimento esoterico, teoria che mi lascia dei dubbi. Può essere che queste mura e le relative porte siano riferite a dei concetti non tanto mitologici o esoterici ma di studio da parte di un personaggio che Dante non cita ed é Aristarco di Samo, sono convinto che fosse a conoscenza della sua teoria dell'eliocentrismo che si riferisce ai sette pianeti. Ritornando all'entusiasmo che prova Dante nel vedere e incontrare questi grandi personaggi lo esterna nella sua terzina dove chiosa l'incontro che ha con Omero, Orazio, Ovidio e Lucano.
di
E più d'onore ancora assai mi fenno
che si mi fecer della loro schiera
si ch'io fui sesto tra cotanto senno.

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Dante parte IX quarto canto inferno Empty Re: Dante parte IX quarto canto inferno

Messaggio Da tessa Mar Apr 05, 2022 1:50 pm

Certo, sei forte, dicevi volevi parlare del Purgatorio e ora ci ritroviamo nel Limbo, Dante non lo poteva sapere ma Papa Benedetto XVI lo ha abolito.
Comunque andiamo avanti, nel limbo dantesco vi sono 2 sezioni, la prima quella dei bimbi che non hanno ricevuto il battesimo e l'altra quella dei grandi uomini della paganità, tra cui addirittura Mosé, Isacco, Rachele , ecc, ecc restano fuori e poi anche i grandi poeti, come Orazio satiro ( o Dante lo preferiva come poeta satirico o non conosceva le sue liriche) c'è Ovidio, ovvio, che ha pagato le paturnie moralizzanti del princeps per tutti,  e poi i grandi filosofi, ah cè anche il Saladino cui s.Francesco chiese un'ordalia, ma lui, da vero saggio, non accetto' questa giostra medievale. Vedremo cosa scriverai ancora su questo canto, che a me non é mai piaciuto molto, dovendo, Dante attenersi alla cristologia dell'epoca. Dante é ancora un poeta antico, é con Petrarca che entriamo nella modernita'.
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Dante parte IX quarto canto inferno Empty Re: Dante parte IX quarto canto inferno

Messaggio Da tessa Ven Mag 27, 2022 2:30 pm

Caro Forese, ora mi chiedi di parlare dell'Inferno, all'inizio dicesti che ti iinteressava il Purgatorio.L'Inferno lo studiammo in 1a liceo,  a16 anni, é passato qualche annetto, poi casomai scrivo e tu scompari per3 secoli. Vuoi il IX canto dell'Inferno,io sono andata a vedere sulla mia piccola Divina Commedia che portavo a scuola, a casa avevo altri libri piu' pesanti, non avevamo ancorra pensato al carrellino.la prima volta che lo usai fu per l'Esame di Stato in Medicina, ci buttai dentro un bel po di libri e andai-Ora questo carrellino, restaurato dal calzolaio mi serve per la spiaggia ma ho paura di rovinarlo e mi tiro dietro borsoni con cianfrusaglie varie.
Bene questo canto non l'abbiamo fatto, non era nei programmi ministeriali,  infatti vicino non c'è una crocetta e nè appunti miei a matita sotto e accanto.  Certo sappiamo che é un grande poema esoterico ma io non so che dirti, qua parla di mostri pagani con il loro significato allegorico, le Erinni simboleggiano il rimorso, la Medusa i piaceri mondani, e poi dovrei dirti cosa si nasconde sotto il velame de iversi strani, e non lo so, non puoi scegliere qualcosa di piu' semplice? Ciao.
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