Boldrini (questione migranti): «Con l'accordo UE-Turchia l'Europa sbaglia!»

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Boldrini (questione migranti): «Con l'accordo UE-Turchia l'Europa sbaglia!»

Messaggio Da Erasmus il Sab Mag 14, 2016 3:43 pm

La presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta al "Festival delle culture mediterranee" (organizzato dall'ARCI a Sabir, in provincia di Ragusa, nell'estremo Sud della Sicilia). Qui ha tenuto un discorso in cui ha preso le distanze dal governo Renzi a proposito degli accordi di marzo tra UE e Turchia.
Trascrivo da "il manifesto" un articolo di commento all'intervento della Boldrini.
[Occhio: ciò non significa che io sia d'accordo in tutto con l'autore dell'articolo Carlo Lania ... e nemmeno col citato Paolo Beni che mescola migranti, omosessuali, appartenenti al gentil sesso o a particolari confessioni religiose  in un unico calderone di vittime  di "discorsi di odio"]. 
Fonte ––>"Il manifesto", 14.05.2016
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EUROPA
Boldrini: accordo Ue-Turchia, l’Europa sbaglia
Migranti . Al Sabir festival di Pozzallo la presidente della Camera prende le distanze da Bruxelles
Carlo Lania
POZZALLO (RAGUSA)
L’accordo siglato dall’Unione europea con la Turchia è «una macchia per l’Europa». Mentre il governo italiano propone di replicare in Africa il patto sottoscritto a marzo con il presidente turco Erdogan, la presidente della Camera Laura Boldrini prende le distanze dalla scelta fatta da Bruxelles di esternalizzare le frontiere europee pur di fermare chi fugge da fame e miseria. Scelta che ha messo ulteriormente a nudo il fallimento europeo di fronte alla crisi dei migranti. «Manca la volontà di alcuni stati europei di fare la propria parte» afferma infatti la presidente della Camera riferendosi a tutti quei Paesi che da mesi ostacolano la redistribuzione dei richiedenti asilo. «Se non risolviamo il problema alla base, avremo sempre nuove rotte. L’Unione europea, sul diritto di asilo, si gioca la propria reputazione».
Per parlare di immigrazione la presidente della Camera sceglie Sabir, il festival delle culture mediterranee organizzato dall’Arci con il patrocinio dell’Anci a Pozzallo, in provincia di Ragusa. «Sabir è la dimostrazione che esiste una società che si organizza perché i governi non solo non sanno dare risposte, ma anzi alimentano paure nell’opinione pubblica», spiega il vicepresidente dell’Arci Filippo Miraglia.
La scelta di tenere ancora una volta il festival in Sicilia (due anni fa fu a Lampedusa), non è casuale. Pozzallo è infatti sempre più una delle frontiere meridionali dell’Europa e qui è stato aperto uno dei cinque hotspot dove i migranti vengono prima identificati e poi divisi tra richiedenti asilo e migranti economici. Un’assurdità giuridica secondo Nazarena Zorzella, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) per la quale «anche i migranti economici partono per un bisogno di sopravvivenza, e quindi vanno accolti». A essere irregolari, invece, potrebbero essere proprio le strutture imposte da Bruxelles a Italia e Grecia. «È difficile definirle dal punto di vista giuridico, perché manca una legge che dica cosa sono», spiega Zorzella, «nella road map presentata dal governo italiano vengono definiti strutture chiuse dove accogliere e identificare i migranti, senza però una legge che li istituisca. Cosa che è vietata dall’articolo 13 della Costituzione per il quale nessuno può essere privato della libertà personale senza una legge e un ordine dell’autorità giudiziaria».
La diffidenza verso i migranti non passa però solo attraverso le politiche degli stati, ma anche a causa di un clima culturale che quelle stesse politiche sostiene, alimentato molto spesso da discorsi pieni di odio. Per Paolo Beni, ex presidente dell’Arci oggi deputato Pd, «assistiamo a una degenerazione del pensiero che non possiamo certo considerare un fatto nuovo ma che è sintomo dell’imbarbarimento delle relazioni umane». Tecnicamente si chiamano hate speech, discorsi di odio che puntano alla denigrazione di un determinato gruppo sociale, ma nel mirino finiscono spesso anche l’appartenenza di genere o religiosa e gli orientamenti sessuali. A farne un uso abbondante sono alcuni politici, ma basta fare un giro in rete per rendersi conto che non sono gli unici. L’Arci insieme a Cittalia di Anci ricerche, Carta di Roma, Cnr, Unar, Unicri ha realizzato uno studio intitolato Le parole sono armi condotto in cinque paesi europei tra cui l’Italia sull’uso nella rete dei «discorsi di odio». Per quanto riguarda il nostro paese è emerso che nel 2014 le forze dell’ordine hanno registrato 596 casi di crimini d’odio, la maggior parte dei quali, oltre 400, per razzismo e xenofobia.
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[url=http://ilmanifesto.info/archivio/?fwp_author=Carlo Lania]Carlo Lania[/url]

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