La questione meridionale è una questione geopolitica

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Messaggio Da Condor il Dom Ago 17, 2014 11:52 am

La questione meridionale è una questione geopolitica

Scritto da  Historia Regni 

Il sistema economico mediterraneo è fondato sulla dicotomia costa/entroterra. Tutte le capitali dei Paesi del Mediterraneo sorgono sul mare e quando non è così ci sono grandi città portuali direttamente ad esse collegate. Parliamo di metropoli che espletano attività d’importazione e controllo dei flussi legali ed illegali di merci, città che dettano l’insediamento di raffinerie, impianti siderurgici e industria pestante. L’intero sviluppo demografico ed economico del Mediterraneo è litorale e cioè legato alla capacità di stabilire relazioni commerciali con le altre sponde del mare.
Tutto questo è confermato dalla storia di Napoli che all’arrivo dei Normanni probabilmente non era più bella di Gaeta, più ricca di Benevento o Palermo, meglio difendibile di Salerno o di una qualsiasi città dell’Apulia, sicuramente non annoverava una flotta potente come quella amalfitana, ma, a differenza delle altre città, possedeva un’area portuale vasta ed ulteriormente ampliabile ed inoltre era direttamente collegata ad un grande entroterra fertile, rappresentato dalla pianura vesuviana e da quella capuana, che garantiva un continuo afflusso di derrate per autoconsumo e soprattutto per esportazione. A distanza di cento anni queste ragioni portarono gli Angioini a farne la capitale del loro regno sebbene ciò costò la perdita della Sicilia. 
La questione meridionale è una questione geopolitica Gaetasserasmoemarciano
Riscontriamo dunque un elevato grado di interdipendenza sociale ed economica tra i paesi del Mediterraneo che va oltre le disomogeneità dei modelli giuridico-isitutizionali, dei rapporti tra Stato e impresa e dell’organizzazione dei mercati, delle forme di proprietà e degli aspetti sociali e religiosi. Ciò ci fa parlare del Mediterraneo come di uno spazio politico unitario, di una realtà geopolitica specifica. Ogni area del Mediterraneo, quella balcanica, il Maghreb, il Mashrek, l’Iberia, è legata alle dinamiche di scambio marittimo e quindi ad una prospettiva di sviluppo multipolare ahinoi soffocata dall’egemonia USA. Negli ultimi anni solo la Cina ha fatto sentire il suo peso economico sul Mediterraneo ed è il secondo partner di Siria, il terzo di Algeria e Turchia, il quarto di Egitto, Israele e Marocco, ha inoltre acquisto il porto del Pireo. Proprio il Pireo poi ci introduce al discorso della Russia che ha operato dal punto di vista diplomatico ed economico (South Stream) nell’area del Mar Nero e caucasico-caspica, che pur insiste sul Mediterraneo, e che punta a riqualificare ad uso economico e militare oltre ai porti di Tartus, Cipro e Beirut, anche quello greco. Per le ragioni che stiamo esponendo non possiamo che supportare incondizionatamente questi sviluppi politici, militari ed economici e la lenta transizione verso il multipolarismo che essi riflettono.
Il sistema capitalistico italiano si fonda sul colonialismo interno, le regioni meridionali fungono da mercato di consumo per quelle settentrionali in una continua relazione tra sviluppo e sottosviluppo che si è formata agli albori dell’unità del Paese. La conquista piemontese avvenne infatti nel secolo in cui il Mediterraneo venne definitivamente conquistato da potenze non mediterranee, quelle anglofoni. Debole sul piano politico-militare e ancor più su quello economico-finanziario, il Regno sabaudo non poté maturare aspirazioni in un Mediterraneo in cui la GB la faceva da padrone e le città al Sud, dove “città” era ed è sinonimo di “città portuale”, decaddero. Il colonialismo interno si è rinnovato con leggi speciali, assistenzialismo e interventismo. Il paradosso è che l’Italia ha 9000 km di coste ma non ne trae alcun beneficio perché l’economia nazionale, impossibilitata nel proiettarsi nel Mediterraneo, si è identificata con lo sviluppo del capitale settentrionale e la sua penetrazione nei mercati europei. Così oggi l’Italia è il primo partner commerciale mediterraneo di Germania e Francia, con flussi che per il 70% avvengono via mare partendo dai porti di Toscana e Liguria, ma conta meno del 18% dell’interscambio commerciale complessivo fra la UE e le altre sponde del Mediterraneo.
La UE ripropone a sua volta su scala continentale il sistema coloniale con i centri industriali della Renania Settentrionale-Westfalia e di Baten-Wurttenberg, della Île-de-France e del Randstadt Holland totalmente sconnessi dal Mediterraneo che invece è solo teatro di intese per avere beni agricoli a prezzi sempre più bassi. Esempio calzante è quello dell’accordo stipulato col Marocco che ha permesso l’invasione di prodotti agricoli marocchini nel mercato europeo (in cambio dell’invasione di prodotti industriali europei in Marocco) col risultato di mettere in ginocchio gli agricoltori di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo impossibilitati dal concorrere con i prezzi stracciati del Marocco che, in quanto paese non membro della Ue, non è tenuto a rispettarne la regolamentazione in materia di lavoro e sicurezza alimentare (fino ad ora sono circa trenta i casi di escherichia coli dovuti a pomodori provenienti dal paese africano). 
Il risveglio del Sud Italia passa solo attraverso la rinascita delle sue città e dei suoi porti, ciò però sarebbe prodromo di un protagonismo dell’Italia nel Mediterraneo impossibile da realizzare in questa Ue e soprattutto in questo mare dove troppo asfissiante è la presenza militare statunitense. Impossibile ma vitale e la transizione multipolare è già in corso d’opera.  
Autore: Angelo D'Ambra
La foto propone una veduta della città di Gaeta con campanile del Duomo dei S.S. Erasmo e Marciano ed è stata scattata da Angelo D'Ambra

http://historiaregni.it/index.php/attualita/item/45-la-questione-meridionale-%C3%A8-una-questione-geopolitica.html
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Messaggio Da animalo il Mer Ago 27, 2014 10:29 am

Personalmente non concordo sul fatto che "la questione meridionale" sia di natura geopolitica: ritengo invece che provenga dalla matrice socio-culturale del territorio.
Già all'inizio del XX° secolo uno dei governi giolitti varò degli incentivi economici per indurre gli industriali del nord ad investire in sicilia, la regione più adatta da un punto di vista geografico, per uno sviluppo industriale; questi incentivi fallirono a causa del totale analfabetismo della manodopera, buona solo per vangare e portare al pascolo il bestiame.
A distanza di un secolo la situazione non è cambiata, ed ecco tre esempi significativi.
Nel 2001 una multinazionale vinse l'appalto di una importante città della puglia per la costruzione di un termovalorizzatore e nel 2012, dopo 11 anni e dopo aver speso inutilmente centinaia di migliaia di euro, lo abbandonò (il termovalorizzatore non è stato costruito).
Lo stabilimento fiat a termini imerese è stato chiuso dalla fiat per motivi economici: infatti in tutta europa uno stabilimento automobilistico crea attorno a se tra i DUE e i DUE,CINQUE dipendenti nell'ambito dell'indotto.  Quando fiat decise di chiudere lo stabilimento questo rapporto era dello ZERO,SETTE, compresi i dipendenti della cooperativa che puliva i cessi.
Gioia Tauro. Somme enormi di denaro sono state buttate nel cesso del meridione in quest'area: oggi è stato creato un porto che dovrebbe funzionare come hub merci per il traffico marittimo.
Ovviamente surdimensionato come organico di personale (E QUANDO NON E' COSI' IN MERIDIONE?) e ne è discesa la necessità di ricorrere alla cassa integrazione a rotazione: l'indole di questi calabri, che avevano il posto di lavoro assicurato, li portava a mettersi in mutua quando NON erano in cassa integrazione.
Questo fatto condusse la direzione del porto ed i sindacati ad un accordo che escludeva dalla rotazione i "furbi".

Come ciliegina sulla torta si considerino i flussi migratori che tra la fine del XIX° e l'inizio del XX° secolo si mossero dall'italia alle due americhe: verso il nord america prevalentemente meridionali e verso il sud america prevalentemente settentrionali.
I risultati li conosciamo tutti, non è vero?
Nel sud america l'integrazione e negli usa la mano nera, cosa nostra, il Padrino.
Per questo sono famosi i meridionali all'estero, per Il Padrino e non certo per Pirandello.

animalo

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Messaggio Da ART- il Dom Ago 31, 2014 4:55 pm

Tipico esempio di pippone filo-russo di corrente nazistoide o comunista integralista (ormai si fatica sempre più a distinguerle) come sempre più se ne vedono in giro, a suo modo curioso perchè mai ne avevo visto uno della categoria scritto un punto di vista locale del sud Italia.
Divertente soprattutto quando ci si compiace che la "transizione multipolare è già in corso d’opera", s'intende a favore dell'eroica Russia che essendo il tipico paese massicciamente proiettato nel Mediterraneo nonchè buona e tanto sensibile alle necessità degli altri dovrebbe essere addirittura "appoggiata incondizionatamente" [nei suoi piani per tenerci appesi per i coglioni con il gas o "riqualificare ad uso economico e militare" porti qua e là nel Mediterraneo]. Il tutto naturalmente al netto del contrasto degli USA-nemico-numero-1 e possibilmente della distruzione della non meglio precisata "UE" cattiva che soffocherebbe l'Italia con la sua politica coloniale, naturalmente.

A parte il discorso ai limiti del comico, questi qua non hanno ancora capito quali sono i piani del nostro amicone Putin per l'Europa se riuscirà a dividerci e dominarci. Ormai se n'è accorto addirittura Lukashenko...
ART-
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Messaggio Da animalo il Gio Set 04, 2014 9:35 am

Locri, calabria. Il comune di Locri ha 125 dipendenti ed il sindaco denuncia pubblicamente che di questi solo venti/venticinque sono "operativi", vale a dire che lavorano.
Gli altri cento riscuotono lo stipendio e si fanno i"cosi" loro.

Si smetta pertanto di trastullarsi con bislacche teorie socio-storiografiche, si smetta di nascondersi dietro alibi pseudo culturali: la cosiddetta "questione meridionale" nasce dalle diecimila Locri diffuse in tutto il meridione.

animalo

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