La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

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La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Erasmus il Mar Feb 21, 2017 7:09 pm

Ancora una volta "relata refero".

Da: Roberto Castaldi < ...@gmail.com>
Oggetto: Boldrini a Pisa
Data: 20 febbraio 2017 15:09
A: < mfe@yahoogroups.com >

Cari amici,
La Presidente della Camera Laura Boldrini ha tenuto stamattina una Conferenza alla Scuola Normale di Pisa su
“Più integrazione europea: la strada da percorrere”.

Ha messo in evidenza i rischi del momento e il nazionalismo montante.
Ha ribadito esplicitamente la necessità della Federazione europea, il superamento del metodo intergovernativo, il rafforzamento del Parlamento europeo che dia la fiducia al governo, con un bilancio federale adeguato e fondato su risorse proprie (Tassa sulle transazioni finanziarie e Carbon tax).
Ha sottolineato l’inevitabilità e l’utilità delle "2 velocità", ma non delle più velocità, ovvero degli opting out e della disgregazione su ciascuna politica.
Ha rivendicato la creazione di una cittadinanza europea autonoma, non accessoria di quella nazionale, caratterizzata da un "reddito di dignità" o di cittadinanza.
Ha anche detto che serve una procedura elettorale europea uniforme e simboli dei partiti europei nelle schede.
Ha auspicato un rafforzamento dell’Erasmus e dell’identità europea, la celebrazione della "Festa dell’Europa" il 9 maggio, e l’uso dell’inno europeo in tutte le cerimonie ufficiali (e una "nuova narrazione positiva dell’Europa").
[...]
Ha chiuso citando il Manifesto di Ventotene:
“La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”.

Nel dibattito sono intervenuti anche i federalisti ricordando la Marcia per l’Europa il prossimo 25 marzo a Roma.

Al termine la Boldrini ha incontrato una delegazione del MFE e della GFE che l’hanno invitata alla Convenzione e alla Marcia per l’Europa, consegnandole una lettera di invito del Presidente del MFE. L’incontro è durato una ventina di minuti ed è stato molto cordiale. La Boldrini ha promesso che verificherà la possibilità di partecipare alle due iniziative compatibilmente con gli impegni ufficiali previsti il 25 marzo.

Cordialmente
Roberto Castaldi


NB. Si può vedere QUI il "curriculum vitae" (in italiano) di Roberto Castaldi (che conosco da quando era un giovanissimo iscritto alla GFE (Gioventù Federalista Europea).
Oppure (meglio organizzato ed in inglese) QUI .

Ma per una migliore (e gradevole) conoscenza del personaggio, si legga un po' del suo Blog sull'Espresso
––> Noi, europei (Blog di Roberto Castaldi - L'Espresso)
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Mastro Titta il Gio Feb 23, 2017 3:20 pm

Le idee della Boldrini sono note e (come ogni idea, anche quelle contrarie alle sue) legittime.
Del resoconto, enucleo solo una parte (non per contestarla ma per capirla) "Ha auspicato un rafforzamento (...) dell'identità europea". Cosa significa? Cosa è "europeo" e cosa "non europeo"? Quali caratteristiche determinano la "identità europea"?
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Erasmus il Gio Feb 23, 2017 5:40 pm

Mastro Titta ha scritto:[...] enucleo solo una parte (non per contestarla ma per capirla) "Ha auspicato un rafforzamento (...) dell'identità europea". Cosa significa? Cosa è "europeo" e cosa "non europeo"? Quali caratteristiche determinano la "identità europea"?
Dai, Mastro Titta: non fare il capzioso!
Non ci credo che non hai capito.
Credo invece che, come me, anche tu abbia capito che per "identità Europea" si intende il "sentimento di appartenenza all'UE", perché ormai "Europa" è – o almeno dovrebbe essere – un'antonomasia di "Unione Europea".

Quando si dice "America" si intende molto spesso "Stati uniti d'America".
Pensa che anche in Messico (che pure sta nel continente transatlantico) si dice "americano" per intendere "cittadino degli USA"
E quando Trump dice "First America" nessuno equivoca, ma chiunque capisce che Trump dicendo "America" intende "Stati Uniti d'America".

Per approfondire l'idea di "identità europea" ti consiglio di cliccare sull'ultimo link del mio precedente messaggio, ossia su:
––> Noi. europei
Vedrai: il blog di Roberto Castaldi non ti dispiacerà.

Anch'io auspico un "rafforzamento dell'identità europea".
E mi sentirei sicuro di essere da te capito anche se tu mi dicessi esplicitamente che non sono stato chiaro!

Ciao mastro Titta.
Ciao a tutti.

___


Ultima modifica di Erasmus il Sab Mar 11, 2017 10:51 pm, modificato 2 volte

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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Mastro Titta il Gio Feb 23, 2017 9:11 pm

Non vi è alcun intendimento capzioso nella mia domanda. Essa è, al contrario, la base su cui intavolare qualsiasi discorso europeista e chiarisco subito che non è neppure retorica, perché io stesso non ho le idee chiare al riguardo e mi guardo bene dal tentare una risposta. Ma tale risposta non potrà essere formale o tautologica. Non basta dire che l'identità europea è il sentimento di appartenenza alla UE". Subito dopo bisognerebbe spiegare in cosa consista questo sentimento di appartenenza e perché dovremmo provarlo.
Come detto, non ho risposte. Ma mi rimane nel cuore una suggestione che voglio partecipare alle moltitudini che entusiastiche seguono questo forum. Vi è un grande storico, il più grande forse nato in Belgio, che si chiamava Henri Pirenne. Durante la prima guerra mondiale fu fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso per anni in un campo di concentramento (istituzione che, come si può vedere, esisteva molto prima nel nazismo) e, non avendo altro da fare, tentò una impresa memorabile: scrivere delle lezioni di storia senza fare ricorso ad altro che alla sua memoria. I suoi "allievi" erano gli altri prigionieri, provenienti da ogni parte dell'Europa e gli stessi soldati tedeschi: il tema delle sue lezioni fu pertanto la "Storia d'Europa" (dalle invasioni al XVI secolo) da cui trasse poi un libro che alcuni sfaccendati leggono ancora, con inspiegabile godimento. Il suo uditorio di prigionieri e carcerieri composta da francesi, olandesi, belgi, polacchi, russi e tedeschi (purtroppo non credo vi fossero italiani ma lo spero) scoprirono allora di avere tutti una sola storia in comune. Una storia fatta talvolta di incomprensioni e ostilità ma comunque una storia in comune. Una grande storia, fatta non solo di guerre ma anche di commistioni e contaminazioni, di valori civili e religiosi talvolta tragicamente contrapposti ma spesso anche armonicamente uniti contro nemici comuni. Forse questo significa qualcosa, certo molto di più della Commissione Europea, del Consiglio e del finto parlamento europeo, con le sue ottusità, la sua burocrazia e il suo rifiuto della memoria.
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da ART- il Sab Feb 25, 2017 6:12 am

Mastro Titta ha scritto:Non vi è alcun intendimento capzioso nella mia domanda. Essa è, al contrario, la base su cui intavolare qualsiasi discorso europeista e chiarisco subito che non è neppure retorica, perché io stesso non ho le idee chiare al riguardo e mi guardo bene dal tentare una risposta. Ma tale risposta non potrà essere formale o tautologica. Non basta dire che l'identità europea è il sentimento di appartenenza alla UE". Subito dopo bisognerebbe spiegare in cosa consista questo sentimento di appartenenza e perché dovremmo provarlo.

Ti faccio il mio esempio.
Il mio sentimento d'appartenenza all'UE, che potremmo chiamare più precisamente la mia identità nazionale europea, è nato nel periodo della mia formazione come adulto da tre fattori fondamentali: l'essere nato in Europa (con tutto ciò che ne consegue culturalmente fin dai primi anni di vita), la conoscenza in linea di massima del continente (tramite lo studio della geografia) e non secondariamente lo studio della storia europea. Una storia fatta di tensioni e conflitti continui, di sangue versato per i più disparati e spesso idioti motivi: una storia in cui molte, troppe volte l'Europa ha sprecato enormi risorse e tempo prezioso in conflitti interni. Più recentemente poi ha fatto le cose "in grande stile", con due belle guerre mondiali combattute in buona parte sul suo territorio e in buona parte a danno suo, finendo anche per diventatare lo zimbello del mondo intero.

C'è chi è talmente legato ad abitudini e schemi mentali da fottersene tranquillamente di tutto questo e continuare a considerare i paesi europei come delle specie di "pianeti" che non hanno nulla a che spartire fra loro e devono per forza continuare come hanno sempre fatto, poi c'è a chi tutto questo non va bene: potremmo chiamarlo "amor proprio (europeo)", "orgoglio (europeo)" o qualcosa di simile. L'identità europea.
Una volta posto il problema di come fare ad evitare altre catastrofi e/o l'asservimento perenne ad altri, constatato che nel mondo di oggi sono paesi molto più grandi di quelli europei a comandare, arriva in soccorso la geografia: dato che la storia dell'idea di Europa unita e quella dell'integrazione europea attuale non si studiano, nelle ore di storia a scuola ci hanno fatto credere indirettamente che le gloriose nazioni nostre non possono rinunciare alla "sovranità" perchè quasi sempre in ognuna si parlano lingue diverse, si hanno costumi diversi, tradizioni diverse, eccetera. Se non fosse che poi, nelle ore di geografia, scoprivamo che in giro per il mondo esistono "strane" nazioni in cui si parlano lingue diverse, abitate da etine diverse, magari anche con confessioni religiose diverse. Come se non bastasse alcuni di questi paesi sono a uno sputo da noi, classico esempio la Svizzera. La soluzione adatta anche all'Europa intera, comunque quella senza alternative reali.

Mastro Titta ha scritto:Ma mi rimane nel cuore una suggestione che voglio partecipare alle moltitudini che entusiastiche seguono questo forum. Vi è un grande storico, il più grande forse nato in Belgio, che si chiamava Henri Pirenne. Durante la prima guerra mondiale fu fatto prigioniero dai tedeschi e rinchiuso per anni in un campo di concentramento (istituzione che, come si può vedere, esisteva molto prima nel nazismo) e, non avendo altro da fare, tentò una impresa memorabile: scrivere delle lezioni di storia senza fare ricorso ad altro che alla sua memoria. I suoi "allievi" erano gli altri prigionieri, provenienti da ogni parte dell'Europa e gli stessi soldati tedeschi: il tema delle sue lezioni fu pertanto la "Storia d'Europa" (dalle invasioni al XVI secolo) da cui trasse poi un libro che alcuni sfaccendati leggono ancora, con inspiegabile godimento. Il suo uditorio di prigionieri e carcerieri composta da francesi, olandesi, belgi, polacchi, russi e tedeschi (purtroppo non credo vi fossero italiani ma lo spero) scoprirono allora di avere tutti una sola storia in comune. Una storia fatta talvolta di incomprensioni e ostilità ma comunque una storia in comune.

Certo, cosa ben nota a chiunque studi seriamente la storia europea.

Mastro Titta ha scritto:Una grande storia, fatta non solo di guerre ma anche di commistioni e contaminazioni, di valori civili e religiosi talvolta tragicamente contrapposti ma spesso anche armonicamente uniti contro nemici comuni. Forse questo significa qualcosa, certo molto di più della Commissione Europea, del Consiglio e del finto parlamento europeo, con le sue ottusità, la sua burocrazia e il suo rifiuto della memoria.

Non è la prima volta che si affornta questo discorso.

"Le sue ottusità, la sua burocrazia e il suo rifiuto della memoria" sono la stessa "ottusità" ,"burocrazia" e "rifiuto della memoria" che può avere qualunque governo europeo o mondiale con le sue questioni e situazioni particolari. Queste uscite non significano assolutamente nulla: detto senza peli sulla lingua alla fine non sono altro che il frutto di decenni di fracassamento di coglioni sull' "Europa tecnocratica", i "burocrati di Bruxelles" e tutto il resto di questi slogan ripetuti ad ogni occasione buona, molto spesso per fini ben diversi dal semplice criticare la struttura di governo.

Il Consiglio (inteso in senso istituzionale), la Commissione e il Parlamento, tutt'altro che "finto" ma semmai limitato, non sono termini di paragone con le "commistioni e contaminazioni" e "valori civili e religiosi", anche perchè la storia dell'idea di un'Europa unita e dell'integrazione europea in generale sono molto più vecchie delle attuali istituzioni comunitarie: il problema è la divisione politica d'Europa, che fra l'altro ha come conseguenza il non potersi dotare di organismi comuni migliori di questi.

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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Mastro Titta il Dom Feb 26, 2017 12:25 pm

ART- ha scritto:

Il mio sentimento d'appartenenza all'UE, che potremmo chiamare più precisamente la mia identità nazionale europea, è nato nel periodo della mia formazione come adulto da tre fattori fondamentali: l'essere nato in Europa (con tutto ciò che ne consegue culturalmente fin dai primi anni di vita), la conoscenza in linea di massima del continente (tramite lo studio della geografia) e non secondariamente lo studio della storia europea.
La domanda che ci siamo posti è "cosa significhi essere europei"? Quando una persona è "europea" e quando non lo è"?
Vediamo la risposta di Art, peraltro molto esauriente:
1. Sono europeo perché sono nato in Europa.
2. Sono europeo perché, oltre ad essere nato in Europa, ne conosco bene sia la geografia sia la storia.

Vediamo se la risposta di Art mi può convincere. (parlo per me, gli altri lettori possono essere convintissimi, se vogliono).
Se la madre di Art, poche settimane prima del parto si fosse trasferita a Tokyo, per ritornare in patria qualche tempo dopo, Art sarebbe quindi un giapponese e pertanto un asiatico extraeuropeo?
E se fosse un esploratore indomito e avventuroso e pertanto conoscesse a menadito la geografia dell'Amazzonia, sarebbe un sudamericano? E se fosse un professore di storia statunitense, massimo esperto di storia europea, sarebbe europeo o statunitense?
Temo che non basti essere nati in un posto e conoscerne la storia e la geografia per appartenere al popolo che abita quel posto. Perché qui sta il punto: sono i popoli che creano le cittadinanze, non i colori dei passaporti. Art potrebbe ottenere la cittadinanza centroafricana e da domani circolare con quel passaporto, ciò non ne farebbe di lui un centroafricano più di quanto non lo faccia tibetano o portoricano. Da qui ne nasce un'altra conseguenza: Art è europeo perché è italiano, cioè appartiene ad uno dei popoli che hanno fatto, fanno e si presume faranno la storia dell'Europa. Non basta "conoscere" la storia europea, bisogna "essere" la storia europea, portarla con se nella propria educazione, nel proprio comportamento, nella propria visione del mondo, nel proprio concetto di arte, di letteratura, di musica, di rapporti interpersonali e di gastronomia. Ma qui mi fermo e mi scuso. Avevo detto che non volevo dare risposte e invece rischio di tradire la mia promessa. Quello che mi preme sottolineare è che non è vero che l'antitesi sia tra l'essere "europeo" e l'essere italiano, francese, olandese, ecc. Al contrario, non si può essere europei senza essere prima anche italiani, francesi, olandesi, ecc. così come una cellula del nostro corpo non può appartenere al corpo senza contemporaneamente essere cellula del fegato o della mano o della pelle o di qualsiasi altro organo. Non date retta a chi vi racconta che la contrapposizione è tra "europeismo" e "sovranismo". Non è vero. Il sovranismo non si oppone all'ideale federalista europeo, si oppone alla strumentalizzazione che il globalismo ha fatto delle istituzioni comunitarie a fini di sfruttamento e asservimento dei popoli. E' cosa diversa. Scusate la noiosa tiritera. Una buona giornata a tutti.
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da ART- il Dom Feb 26, 2017 7:28 pm

Mastro Titta ha scritto:
La domanda che ci siamo posti è "cosa significhi essere europei"? Quando una persona è "europea" e quando non lo è"?
Vediamo la risposta di Art, peraltro molto esauriente:
1. Sono europeo perché sono nato in Europa.
2. Sono europeo perché, oltre ad essere nato in Europa, ne conosco bene sia la geografia sia la storia.

Vediamo se la risposta di Art mi può convincere. (parlo per me, gli altri lettori possono essere convintissimi, se vogliono).
Se la madre di Art, poche settimane prima del parto si fosse trasferita a Tokyo, per ritornare in patria qualche tempo dopo, Art sarebbe quindi un giapponese e pertanto un asiatico extraeuropeo?
E se fosse un esploratore indomito e avventuroso e pertanto conoscesse a menadito la geografia dell'Amazzonia, sarebbe un sudamericano? E se fosse un professore di storia statunitense, massimo esperto di storia europea, sarebbe europeo o statunitense?
Temo che non basti essere nati in un posto e conoscerne la storia e la geografia per appartenere al popolo che abita quel posto. Perché qui sta il punto: sono i popoli che creano le cittadinanze, non i colori dei passaporti. Art potrebbe ottenere la cittadinanza centroafricana e da domani circolare con quel passaporto, ciò non ne farebbe di lui un centroafricano più di quanto non lo faccia tibetano o portoricano. Da qui ne nasce un'altra conseguenza: Art è europeo perché è italiano, cioè appartiene ad uno dei popoli che hanno fatto, fanno e si presume faranno la storia dell'Europa. Non basta "conoscere" la storia europea, bisogna "essere" la storia europea, portarla con se nella propria educazione, nel proprio comportamento, nella propria visione del mondo, nel proprio concetto di arte, di letteratura, di musica, di rapporti interpersonali e di gastronomia. Ma qui mi fermo e mi scuso. Avevo detto che non volevo dare risposte e invece rischio di tradire la mia promessa. Quello che mi preme sottolineare è che non è vero che l'antitesi sia tra l'essere "europeo" e l'essere italiano, francese, olandese, ecc. Al contrario, non si può essere europei senza essere prima anche italiani, francesi, olandesi, ecc. così come una cellula del nostro corpo non può appartenere al corpo senza contemporaneamente essere cellula del fegato o della mano o della pelle o di qualsiasi altro organo.

Attenzione, non ho mai detto nè pensato che esiste una antitesi fra l'essere europei e italiani (o altro), cosa del tutto assurda.

Ho detto che sono nato in Europa (e per la precisione in Italia, ho lasciato sottointeso), da cui consegue automaticamente che sono un europeo italiano: come hai detto tu stesso appartengo a "uno dei popoli che hanno fatto, fanno e si presume faranno la storia dell'Europa." Infatti, e direi quasi inevitabilmente, la storia europea la porto con me nella mia educazione, nel mio comportamento, nella mia visione del mondo, nel mio concetto di arte, di letteratura, di musica, di rapporti interpersonali e di gastronomia.

La storia, o meglio il mio riflettere sulla storia senza salami sugli occhi, e la geografia mi hanno chiarito che ci sono diversi modi di essere europei: si va dall'europeo che ne rifiuta la definizione con qualunque altro significato oltre quello geografico (magari bollando l'Europa come "una mera espressione geografica", proprio come un tempo si faceva spesso con l'Italia), all'europeo per cui l'Europa è molto più di un semplice insieme di stati con una storia comune: è una patria. Io appartengo a quest'ultima categoria.

Mastro Titta ha scritto:Non date retta a chi vi racconta che la contrapposizione è tra "europeismo" e "sovranismo". Non è vero. Il sovranismo non si oppone all'ideale federalista europeo, si oppone alla strumentalizzazione che il globalismo ha fatto delle istituzioni comunitarie a fini di sfruttamento e asservimento dei popoli. E' cosa diversa.

Riecco il punto su cui non ci capiamo mai, e probabilmente mai ci capiremo.
A mio personale avviso con questo ragionamento commetti due errori madornali. Il primo sta nell'individuazione del problema, che a quanto leggo è riassunto con:

"...alla strumentalizzazione che il globalismo ha fatto delle istituzioni comunitarie a fini di sfruttamento e asservimento dei popoli."

Questo discorso è davvero troppo vago.
Cosa sono "il globalismo" e "le istituzioni europee"?
Diamo per scontato senza discussioni il primo, il Sig. Globalismo, uno stronzo che ha preso le isituzioni comunitarie e le ha trasformate in un'entità maligna che minaccia i popoli. Ma qual è l'istituzione comunitaria che comanda in Europa? Il Consiglio, cioè gli Stati.
Il Sig. Globalismo non ha bisogno delle non meglio precisate "istituzioni comunitarie" per "l'asservimento e lo sfruttamento dei popoli" (ammesso che questo slogan significhi davvero qualcosa di concreto) perchè corollario di questo ragionamento che è il nostro bastardone ha già direttamente in mano chi l'Europa la dirige, gli Stati. Ad esempio, ci siamo tanto lamentati del comportamento con la Grecia durante la crisi, che è stato voluto con insistenza da chi? Dalla Sig.ra Angela Merkel, capo del potente governo tedesco.

Non so se mi sono spiegato: continui in modo secondo me del tutto insensato ad attribuire la fonte dei problemi alle "istituzioni comunitarie", e di riflesso in generale al livello europeo, quando il problema (sia esso il Sig. Globalismo o qualunque altro farabutto simile che voglia macchinare contro di noi) ha la sua radice o sviluppo negli STATI che compongono e dirigono l'UE, e di riflesso nella loro condotta a livello europeo.


Secondo errore, a mio parere il più grave.

"Il sovranismo [...] si oppone alla strumentalizzazione che il globalismo..."

Questa tua (legittima) visione del problema, secondo cui il grande nemico da combattere sono "le istituzioni comunitarie" ti fa pensare che la soluzione sia sostenere i cosidetti movimenti "sovranisti", cioè una vasta categoria di soggetti composta per la maggiore da chi in buona o cattiva fede vuole non solo la fine delle istituzioni comunitarie ma anche di tutto il processo d'integrazione europea. Non possiamo far finta di non vedere che dietro all'elegante termine di "sovranisti" si nascondono movimenti come l'estrema destra alla Marie Le Salvin, oppure 5 stelle con assurdità quali che la fonte principale nostri mali sarebbe l'Euro (...ma ne trovassi in giro uno che abbia idea delle questioni elementari che lo riguardano, fosse anche il suo anno di nascita) e altri personaggi che vedono o fingono per comodità di vedere nell' "Europa" la fonte di ogni male. Il "sovranismo" come sorta di eroe che si oppone al "globalismo" è un modo decisamente ingenuo di vedere le cose, dove spesso si tira in ballo l'Europa come pretesto per coprire ben altri progetti. Ad esempio l'annaquamento graduale e scomparsa della democrazia, nel caso dei Le Salvin.

Il sig. Globalismo ha davvero bisogno delle istituzioni comunitarie per fare la merdaccia, e tolte quelle il problema sarebbe risolto? Abbiamo bisogno dei neofascisti al potere per risolvere i problemi? Secondo me no: la storia europea ci ha insegnato che i "sovranisti" i problemi li creano, e anche grossi.
Io credo che la soluzione (o almeno un tentativo serio di cambiare musica rispetto al passato) sia qualcosa di mai tentato prima e che si oppone al "sovranismo", perchè nè è l'antitesi nella forma e nella sostanza: il federalismo europeo.
Spaventoso? Una conseguenza è che comporterebbe l'eliminazione dell'UE per come la conosciamo oggi.
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Mastro Titta il Lun Feb 27, 2017 7:23 pm

Mi concentro solo su di un tema o questa discussione diventa più lunga di un romanzo di appendice.
Da molto tempo ART mi rimprovera di non capire che l'UE rappresenta la volontà dei governi che ne fanno parte e pertanto, piuttosto che criticare la UE, dovrei criticare i governi nazionali. La soluzione pertanto non sarebbe "meno Europa" ma semmai "più Europa", limitando lo strapotere degli egoismi nazionali e consentendo al parlamento europeo di diventare un vero organo legislativo comunitario.
(spero di aver sintetizzato correttamente, se così non fosse Art mi rettificherà)
Ebbene, a me questa teoria non convince (o meglio, non convince del tutto). Se Art ha ragione, quando ad esempio, l'Italia chiede più flessibilità o meno rigore e più crescita sarebbero i governi degli altri 26 paesi ad opporsi. Sappiamo bene che non è così. Quali sarebbero gli stati nazionali che determinano questa semicriminale politica economica europea? Forse Malta? Cipro? Il Lussemburgo? Abbiamo il veto del Portogallo? oppure della Grecia o della Slovacchia? Siamo seri, la maggior parte degli stati nazionali in UE contano quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Storicamente in Europa decide l'asse franco-tedesco ed era già grave. Ma, negli ultimi anni, la Francia conta sempre meno e la strategia europa tende sempre di più a coincidere con quella tedesca. Che ciò sia vero è talmente ovvio che i capi di governo europei, quando desiderano ottenere qualcosa da Bruxelles, passano prima da Berlino. Anche i turchi, l'accordo "con l'Europa" per i migranti l'hanno fatto direttamente con la Merkel. Renzi ha provato a balbettare un vago diniego e il governo tedesco lo ha "convocato" a Berlino e bastonato quanto basta.
Tutto ciò sono solo mie fantasie? E' possibile, ovviamente, ma di certo non sono solo mie, baste pensare quello che il nuovo presidente USA ha detto sulla Germania e la UE. Vi ricordate di chi era il sogno dell'impero tedesco? Forse dovremmo ricrederci sullo stabilire da quale parte stiano oggi i fascisti.
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Erasmus il Mar Feb 28, 2017 11:58 pm

Mastro Titta ha scritto:[...] Se ART ha ragione, [...]
Nel senso che intendo io ART ha ragione!.
Oddio: non spetta a me interpretare quel che intendeva ART.
Ma siccome il nome completo di [questa "sezione" di] questo forum è «Unione Eoropea: io la vorrei federale, e tu?» e questo nome (ereditato "identico" da Spazioforum.net) l'ho voluto io ... che ho voluto anche da sempre essere il "conduttore" del forum, mi permetto di intervenire ... anche un po' al posto suo (sperando di non essere biasimato da ART né da Mastro Titta).

I federaslisti, quando sentono dire o dicono essi stessi «più Europa» intendono «aumentare i poteri di organi comunitari "super partes", ossia almeno un innesco (o una ripresa del cammino) del processo "federativo".
Non conta se Obama è nato nello stato delle Hawai, Bush del Connecticut, Clinton dell'Arkansas, ecc.: le rispettive amministrazioni erano "super partes". Invece l'organo a maggior potere in UE è il Consiglio, ossia la congrega di "ministri nazionali" competenti nei rispettivi stati nella materia in agenda.
E questo "Consiglio" detiene sia il "potere legislativo" (ultimamente in co-decisione col parlamento Europeo, e tuttavia a livello ancora superiore a quello del Parlamento perché al Consiglio spetta sia la prima che l'ultima parola, ossia la vera "iniziativa legislativa" è del Consiglio, avendo il P.E. il solo potere di "emendare" o – solo in pochi casi – di bloccare l'intera proposta, mai quella di farne una (di tipo legislativo) autonoma.
La sola "iniziativa" permessa al PE è quella di poter votare proprie "raccomandazioni".
Ha però il potere di "censurare" la Commissione (ossia di farla "dimettere"), e dico questo per dire che, benché limitati, i poteri del PE non sono affatto poca cosa.

La Boldrini alla Normale di Pisa ha parlato sul tema "Più integrazione europea: la strada da percorrere".
Ma il solo titolo può essere inteso in più di un senso, è equivoco, anzi "plurivoco".
Leggendo però anche il solo "riassunto" fattoci da Castaldi, è "inequivocabile" la sua intenzione di indicare una strada verso una integrazione "politica" di tipo federale; e che sia questo l'obiettivo della sua "allocuzione" è fuori dubbio (come è attestato dal suo rifarsi a Spinelli e concludere addirittura con le parole conclusive del "Manifesto di Ventotene": «La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà»). Resta però da vedere se la strada da lei indicata –rafforzamento del programma Erasmus", impiego sistematico dei "simboli" dell'UE (quali l'Inno Europeo e la "Bandiera" blu a 12 stelle gialle), l'ottenimento di uno standard europeo di "reddito di cittadinanza", ecc – è la strada giusta (o se è davvero percorribile).
Mi pare che più che indicare una strada, la Boldrini abbia rivendicato la necessità di alcuni elementi di effettiva integrazione di tipo federale tuttora assenti (o incompiuti) [come un adeguato budget comunitario, alimentato però da risorse proprie (e non da versamenti da parte degli stati–membri), quali una effettiva "Tobin Tax" – cioè una tassazione sulle transazioni finanziarie – e una "Carbon Tax" – tassazione sugli eccessi di emissione di anidride carbonica e tassazione molto pesante sulle emissioni di ossido di carbonio –, un rafforzamento della "cittadinaza europea" – che ora è "accessoria" e poco più di un puro nominalismo – rispetto a quella "nazionale", ecc.].

La Boldrini è stata ... "approvata" dai federalisti europei. Dico questo per dire che ha effettivamente parlato in linea col pensiero (ed il programma) dei "federalisti europei", ancora riconoscibili nei tesserati (o almeno "simpatizzanti") del MFE; ed ha promesso, compatibilmente con gli impegni inderogabili di presidente della Camera, di partecipare alla "Marcia per l'Europa", che sarà una manifestazione (in occasione del 60-esimo anniversario dei "Patti di Roma") in cui si rinnoverà la richiesta del "salto di qualità" dall'UE "confederale" a quella "federale".
Mastro Titta ha scritto:[...] quando ad esempio, l'Italia chiede più flessibilità o meno rigore e più crescita sarebbero i governi degli altri 26 paesi ad opporsi. Sappiamo bene che non è così.
.
Distinguiamo! In quanto le richieste chiedessero risposte non compatibili con i Trattati in vigore ... gli stati non c'entrano; e semmai è la Commissione che ha il potere (esecutivo) di esigere il rispetto dei trattati e sanzionare i trasgressori.
Ma in quanto le richieste si riferissero a "brani" dei trattati "interpretabili", (o esplicitamente permissivi di una precisa elasticità e/o tolleranza), allora sì che c'entrano gli stati (ossia i rispettivi governi). E ci sono purtroppo ancora casi (importanti) in cui le decisioni del Consiglio diventano "normative" (erga omnes) solo se prese all'unanimità.
[Credo, tuttavia, che né la Boldrini né ART si riferissero espressamente alla particolare ed attuale – mica perpetua e da sempre! – situazione italiana.]
Mastro Titta ha scritto:Quali sarebbero gli stati nazionali che determinano questa semicriminale politica economica europea? Forse Malta? Cipro? Il Lussemburgo? Abbiamo il veto del Portogallo? Oppure della Grecia o della Slovacchia? Siamo seri, la maggior parte degli stati nazionali in UE contano quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni.
Qui ... bisogna essere chiari!
a) Siccome l'UE funziona sostanzialmente in modo "confederale", è chiaro che vigono (e hanno peso enorme) le relazioni "diplomatiche" bilaterali. Ed ovviamente in siffatto meccanismo i pesi di questo o quello stato sono disparatissimi! E c'è anche la possibilità ... "legale" di autentici "plagi" e persino di autentici "ricatti" (in una normale applicazione della legge del "do ut des", ovviamente dietro le quinte, e tuttavia senza violazione alcuna delle regole formali dell'UE).

Supponiamo che gli USA fossero rimasti "confederali". Allora potrebbe essere che la Calofornia si compera, in Senato, il voto dell'Utah, e non certo il viceversa.
b) Se certe decisioni vanno in vigore solo se prese all'unanimità, potrebbe succedere anche il rovescio! Quando ci si aspetta l'unanimità su una decisione che il governo dell'Utah reputa molto vantaggiosa per la California, l'Utah potrebbe ricattare la California!
[«Se non mi accontenti in quella particolare richiesta, voto NO, e ti frego!»]
Oppure, se una determinata sanzione contro un preciso comportamento "incostituzionale" di certi stati può essere presa solo per uno stato alla volta e all'unanimità di tutti gli altri, ecco che una eventuale sanzione da applicare all'Idaho e all'Utah potrebbe essere bocciata dall'Utah quando prospettata all'Idaho e dall'Idaho quando prospettata all'Utah.
Ho tirato in ballo states degli USA nell'ipotesi (dell'irrealtà) che anche gli USA funzionassero con meccanismi "confederali".
Gli esempi da me fatti sono semplicemente impossibili in USA. E invece non solo sono possibili in UE, ma si sono già verificati!
Ci sono già state situazioni in cui gli "staterelli" che tu dici contare "come il due di coppe quando la briscola è bastoni" hanno bloccato decisioni su cui tutti gli altri erano d'accordo!
[Sta sicuro che la Turchia non sarebbe mai entrata in UE ... se non dopo eventuale uscita della Grecia!]
Tempo fa, quando Frattini era un Commissario euroeo, c'era in programma di far tenere soltanto alla Commissione le relazioni con la Russia in materia di fornitura di combustibili (come gas per uso domestico, petrolio e derivati). Parevano tutti d'accordo ... ma ancor prima che l'argomento (proposto dalla Commissione, che ha – come è noto – il potere di "iniziativa") fosse scritto formalmente per essere portato in Consiglio, il governo polacco di Jarosław Kaczyński (il gemello del presidente della repubblica Lech morto poi nel disastro aereo di Smolensk, lo stesso che ora in Polonia conta come l'asso di briscola anche se non ha formalmente alcun potere e ha addirittura detto di "mettersi da parte") ha annunciato che avrebbe votato contro "a priori", motivando il voto contrario (a prescindere persino dall'oggetto su cui si sarebbe votato) col fatto che la Russia aveva messo il bando sui derivati di carne suina prodotti in Polonia. Ecco il ricatto: prima l'UE si dia da fare perché Putin tolga il bando sui salami e prosciutti polacchi ... poi ci informeremo su cosa c'è da votare SI' o da votare NO.
Per venire a casi più recenti:
a) L'UE ha rapporti speciali (privilegiati) con stati cosiddetti "associati" (tra i quali la Svizzera, la Norvegia, Israele, ecc. ). Parevano tutti d'accordo (governo olandese compreso) sul fatto di ammettere tra i paesi "associati" anche l'Ucraina (che aveva fatto esplicita domanda e aveva superato quella specie di "esame di idoneità" ad hoc presso la Commissione). Ma il funzionamento interno dello stato Olanda [Paesi Bassi] prevede che a controllo della "politica estera" del governo sia interpellabile direttamente il "popolo", anche se il risultato refereandario avrà poi solo valore "consultivo", lasciando quindi libero il governo di operare come meglio crede.
[Inciso: la questione del controllo "popolare" sulla condotta del governo di uno stato-membro non avrebbe nulla a che vedere con la "politica estera" se l'UE fosse federale!]
Il referendum olandese sull'ammissione o no dell'Ucraina tra i paesi "associati" dell'UE ha dato il 60% di NO (dopo una campagna per il NO, dal sapore niente affatto "europeo", condotta specialmente dal PVV di Geert Wilders, motivata dal fatto che, essendo l'Ucraina molto povera e sottosviluppata, la sua ammissione tra gli "associati" voleva dire "finanziamenti dell'UE all'Ucraina" – e quindi finanziamenti in parte anche "olandesi"– ). E siccome il governo di Rutte si regge sull'appoggio del PVV ... partito a dir poco "xenofobo", il governo Rutte non se l'è sentita di muoversi contrariamente al risultato del referendum (cosa che avrebbe sgnificato di nuovo la fine anticipata della legislatura).
Morale: la sola Olanda ha detto NO all'ingresso dell'Ucraina tra i "paesi associati" ... in barba alla fortissima voglia tedesca di avere a migliore portata il potenziale mercato ucraino (da sempre filotedesco).
b) Il governo polocco, con l'aver modificato le modalità di nomina dei membri della corte suprema polacca e soprattutto le modalità di funzionamento di questa, si è sostanzialmente garantita la possibilità di censurare a suo piacimento stampa, TV e altri mezzi di espressione, andando contro la "carta fondamentale dei diritti" dell'UE che sancisce la piena libertà di espressione (fatto salvo naturalmente il rispetto delle leggi vigenti). La Commissione ha dapprima raccomandato al governo polacco di emendare le direttive con cui aveva modificato le procedure inerenti la corte suprema. Per risposta ha ottenuto ... parole sprezzanti e la sottolineatura che non spettava all'UE ficcare il naso nelle faccende interne della Polonia.
Dopo altri falliti tentativi di dialogo (e mediazione di altri governi) la questione è arrivata in Consiglio con la proposta (su iniziativa della Commissioene, presa all'unanimità, compreso il commissario polacco) di applicare le sanzioni previste dai trattati (in particolare dall'ultimo, quello detto "Trattato di Lisbona").
In questo caso è previsto che lo stato sotto accusa non voti e che la "condanna" vada in vigore solo se votata all'unanimità di tutti gli altri. Ed ecco che il governo ungherese di Viktor Orbán ha votato contro: e la Polonia non può più essere sanzionata!
Il governo di Orbán ha fatto anche peggio di quello polacco! Ha emendato la Costituzione con un sacco di forzature nazionaliste (per esempio: scrivendo nella Costituzione che la moneta valida in Ungheria è il Fiorino Ungherese, ... che a qualche governo successivo al suo non venga in mente di entrare nell'Eurozona!). Ha pure ridotto la libertà di espressione, ... senza tuttavia incorrere formalmente (per ora!) nella violazione di qualche articolo dei Trattati in vigore, semplicemente con l'accusa a certi "media" di vilipendio di qualcosa di "ungherese" riconosciuto nella Costituzione (emendata ... ad hoc). Insomma: siamo di fronte a casi di "parafascismo" striasciante. E Orbán non fa mistero di altri suoi propositi di maggiore "strizzata" delle libertà di espressione calcando l'accento sui valori specifici della "nazione ungherese". Eccolo allora mettere le mani avanti. Un indomani che sotto accusa fosse il suo governo, sarebbe quello polacco a votare NO alle sanzioni! E questo in barba al diversissimo comportamento che Ungheria e Polonia hanno (con questi governi) nei riguardi della Russia di Putin (idolatrato da Orbán che non smette di intesserne le lodi, odiato da Kaczynsky che impone ai suoi "quaquaraqua" – che sono il presidente della repubblica Andrzej Duda e la presidente del governo Beata Szydło – di non smettere di dirne male).

Lascio perdere – se no la "zuppa" viene troppo lunga – le altre questioni dei tuoi interventi ... tranne una! [Quella della "storia comune" degli europei]

E' ovvio che il background della "identità europea" è la storia comune degli europei.
Ti dico qualcosa di me allo scopo di farmi capire meglio.
Sono entrato nel MFE nel '64.
Ma sono stato "europeista" da sempre, senza sapere che ci fosse un MFE ed ignaro dell'esistenza di un Altiero Spinelli.
Ricordo ancora molto bene una "conferenza" tenuta un giorno d'estate (in una "villa" sulle colline veronesi) a persone generalmente più grandi di me (studenti universitari e laureati) dal mio profe di Storia del'Arte (al Liceo Classico).
La conferenza si basava sul fatto che, in barba al nazionalismo, alle divisioni e alle guerre, storicamente i movimenti culturali e artistici non erano stati "nazionali" ma "europei".

[Per esempio: architettura di stile "romanico" e poi "gotico", il "barocco" nella pittura e nella musica, la contrapposizione "classicimo/romanticismo" nella letteratura e nell'arte, ecc. ecc.].
Ricordo che quella conferenza mi era piaciuta perché ... era persuasiva, avvalorava una idea non ancora maturata ma già affiorata nella mia testa: siamo prima europei che italiani o francesi o tedeschi!
Insomma: non vedo contrapposizioni (o diversificazioni di vedute) tra la mia idea di "identità europea" come "sentimento di appartenenza all'UE" – organismo mutabile, inteso come passaggio intermedio dallo stato sovrano e indipendente alla vera integrazione politica, quella che dovrebbe mettere la parola "fine" sul rischio di rigurgiti fascisti o stalinisti ... purtroppo ancora possibili proprio per il ritardo dell'integrazione politica [e il conseguente eccessivo "spazio" lasciato ai populismi nazionalisti] – ed il fatto che, in fondo, l'identita europea è sostanzialmente una storia comune fatta anche di storia culturale comune.
La diversità (e la specificità) delle varie "macroregioni" europee (non sempre coincidenti con gli stati [v. (*)]...ma alla lunga sì, perché non sono gli stati a nascere come ambiente naturale di etnie già con la propria identità, ma al contrario sono gli stati –quali che siano le etnie sul loro territorio al loro nascere – che alla lunga forgiano il proprio popolo in "nazione") non devono essere usate come "antagonismi" (forieri di bellicosità), ma sono al contrario una ricchezza (invidiabile!), una fonte continua di arricchimento anche dei singoli individui (europei e non!) oltre che delle loro numerosissime e svariatissime "comunità".

Ma sperare che la "solidarietà" sia spontanea ... questo si è davvero utopico!
La solidarietà nasce sempre "coordinata", anche imposta dall'alto! Lo stato è sì quel mostro orrendo che dice Hobbes (il "Leviatano" appunto), ma è anche indispensabile al buon funzionamento della "collettività". Occorre solo dare sempre più spazio alla democrazia (con l'idea – di Sturzo e De Gasperi , un po' diversa da quella degli attuali PD, FI, M5S, ecc – che il "rappresentante" democratico non cerca la maggioranza dei consensi per poi avere il controllo del "potere", ma al contrario cerca quanto più può di venire incontro ai desiderata non solo della maggioranza ma anche delle minoranze (nel rispetto delle loro specificità che sono intrinseca "ricchezza" culturale).
Ma se lo stato è piccolo ... può anche trovarsi come il vaso di terracotta che viaggia con i vasi di ferro (di manzoniana memoria). La storia europea ha pronunciato ormai da tempo il suo verdetto: il rischio di perdere non solo la pace ma la stessa identità di ciascun popolo è grave. I singoli stati non si salvano se non "assieme". Ha ragione Macron (candidato alla presidenza della Repubblica Francese): occorre ritrovare la "sovranità", impossibile da recuperare da parte del singolo stato, recuperabile solo da una Europa Unita.

(*) Si pensi ad esempio al popolo "magiaro" frantumato con la pace di Versailles e disperso tra Regno di Serbia [oggi Croazia], Romania e Cecoslovacchia [oggi specialmente Slovacchia] in modo da lasciare in Ungheria meno di metà degli ungheresi di allora, ... alla faccia del principio allora sbandierato dai vincitori: "ad ogni nazione il suo stato!"

Cos'è la "nazionalità" italiana?
Fino all'avvento del Regno d'Italia ... non esisteva! Eppure, qualsiasi europeo (tranne gli italiani) fin dal medio evo sapeva cios'era l'Italia (e spesso ambiva visitarla ed abitarci pure): perché l'italianità era soprattutto storia d'Italia e cultura italiana.
Non era affatto sbagliata l'affermazione (attribuita a Metternich) che l'Italia altro non era che una "espressione geografica" ... se la si considera sotto il profilo politico.
Ma era già sbagliatissima sotto il profilo "culturale".

Speriamo che il nuovo vento transatlantico (di distacco dall'Europa da parte degli USA) e quello consueto che soffia dall'Est russo (di sempre maggiore allargamento e conseguente continua insopportabile ingerenza da parte della Russia nelle faccende europee) serva a maturare la coscienza dell'enorme opportunità che sarebbe l'integrazione politica autenticamente "federale" dell'UE (o almeno dell'Eurozona).

L'Europa geografica arriva sì agli Urali, OK.
Ma io sento in me una particolare "identità europea" coincidente pressapoco con l'area "carolingia" del primo Sacro Romano Impero (di Carlo Magno), allargata al massimo all'area del secono Sacro Romano Impero (quello fondato da Ottone I).

Per ora nella mia idea di Europa non ci vedo affatto l'UK, ... e fosse la volta buona di un vero Brexit! Ma ci credo ancora poco.
[Come avevo ipotizzato all'indomani del referendum britannico, il governo – ossia, ora come ora, la Sig.ra Main – ha ripreso il secolare darsi da fare diplomatico con ciascuno stato europeo ... Il peso della storia grava come un macigno sull'UK: per quattro secoli la Gran Bretagna ha presieduto all'equilibrio del continente, in modo che non prevalesse nessuno stato sugli altri, perché questo avrebbe significato il rischio che allora uno stato del continente sarebbe stato più forte della stessa Gran Bretagna.

E' dura da far digerire agli Inglesi che non è più il tempo di temere la supremazia di qualche stato europeo a detrimento della supremazia britannica!
[Occhio, invece, alla Cina! Per esempio: ho notizia che gran parte delle campagne ucraine sono di proprietà di cinesi ... e qui dalle mie parti non c'è angolo di abitato fornito di negozi che non abbia anche uno o più negozi di proprietà di cinesi. E mio figlio dice che negli USA – dove si reca spesso per lavoro – è molto peggio che in Europa].
Ma gli inglesi sono ancora fermi al secolo passato! Ecco allora la Main indaffaratissima nel ricucire nuovi legami tra UK e ciascun altro stato del continente ... col rischio di perdere addirittura la Scozia e l'irlanda del Nord!

In UE da subito non ci vedo bene nemmeno Polonia, stati scandinavi e repubbliche baltiche!
Ma non sono io che decido!
[Continuo a pensare che il maxi–ampliamento del 2004 è stato una vera sciagura per tutta l'Europa, anche per gli stessi nuovi membri].
Prima occorre fare gli Stati Uniti d'Europa, federali, coesi, con una costituzione accettata fino nel midollo dai cittadini!!
Poi (solo allora, dopo il consolidamento dell'identità degli "Stati Uniti d'Europa") porte aperte alle annessioni, perché solo allora chi entrerà dovrà accettare lealmente di essere anzitutto "europeo".

Tra cantone e cantone svizzero ci sono campanilismi enormi! Basta stare qualche giorno in un cantone e qualche altro giorno nel cantone accanto per misurarne l'a sorprendente intensità. Ma, nonostante ciò e nonostante le enormi diversità culturali, un cittadino svizzero, indipendentemente dalla lingua che parla, o dal culto religioso che profedssa o dalle particolari tradizioni, verso terzi è anzitutto svizzero.

Fosse così ... deve diventare così anche per i cittadini dell'UE, Se no ... non c'è degno futuro per gli staterelli europei e per i loro abitanti.

Ciao Mastro Titta.
Ciao a tutti
–––


Ultima modifica di Erasmus il Lun Mar 06, 2017 11:22 pm, modificato 3 volte

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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Mastro Titta il Lun Mar 06, 2017 9:03 pm

Caro Erasmus, ti assicuro...ci ho provato. Nonostante avessi giurato di non farlo mai più e che la lettura di un post più lungo di quaranta righe fosse vietata dalla mia religione, ho fatto ben sei tentativi di leggere il tuo intervento. Sono certo che si tratti di un intervento profondissimo e documentatissimo, ben scritto e convincente...te lo concedo per stima perché non sono mai riuscito ad andare oltre quella faccenda col governo polacco, che sarà stata pure esecranda ma mi ha quasi fatto diventare simpatici i polacchi.
So che questi sono giorni di festa per voi e quindi ... auguri!
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Re: La Presidente della Camera Laura Boldrini alla Normale di Pisa.

Messaggio Da Erasmus il Sab Mar 11, 2017 10:21 pm

Mastro Titta ha scritto:[...] non sono [...] riuscito ad andare oltre quella faccenda col governo polacco, che sarà stata pure esecranda ma mi ha quasi fatto diventare simpatici i polacchi.
Distinguiamo i "polacchi" dall'attuale "governo polacco", prego!
[Spero (e ti auguro) che tu non intenda che provi simpatia per governi che trafficano per riuscire in qualche modo ad imbavagliare i "media" dell'opposizione (come appunto stanno facendo i governi attuali polacco ed ungherese).]
Anche l'attuale presidente del Consiglio Europeo (Donald Tusk) è polacco! [Ed è stato pure premier polacco quando era presidente della repubblica Lech Kaczyński, fratello gemello di Jarosław Kaczyński, ora solo presidente del partito PIS ("Diritto e Libertà") che sostiene il governo]. Ed è polacca anche Elżbieta Bieńkowska (commissaria europea "per il mercato interno, l'industria, l'imprenditoria e le piccole e medie imprese") che ha approvato in Commissione Europea la proposta del presidente Juncker di proporre al Consiglio di sanzionare la Polonia.

Ultima: nell'ultimo Consiglio Europeo (giovedì scorso 9 marzo), 27 dei 28 leader dei paesi-membri dell'UE (compresi l'ungherese Orbán e la britannica Main) con la sola eccezione della polacca Beata Szydło, erano d'accordo sulla "ri-elezione" del polacco Donald Tusk a "Presidente del Consiglio Europeo". La Szydło motivò il suo voto contrario dicendo che quella nomina era un insulto al popolo polacco in quanto Tusk era un oppositore del partito PIS ("Diritto e Giustizia") che sostiene il governo polacco. Ma è stata "snobbata" dalla sfilza di interventi di tutti gli altri (che hanno ripetuto che quella motivazione di voto contrario non era pertinente). Alla fine del "dibattito", la Szydło ha chiesto con insistenza che la nomina di Tusk venisse invalidata non essendo stata approvata all'unanimità! E' toccato proprio al ri-eletto polacco Donald Tusk, in qualità di Presidente del Consiglio, spiegare alla Sig.ra Szydło che questa volta non era richiesta l'unanimità ma bastava la maggioranza qualificata, (non trattandosi di proposta "normativa" per alcun soggetto dell'Unione Europea).
V. ––> Poland snubbed twice in EU summit fiasco (EUobserver).

In risposta ad un tuo messaggio ho ripreso qui la "faccenda col governo polacco" (come l'hai chiamata tu) di cui avevo già detto altrove per mostrarti ccome in certi casi (in cui è richiesta l'unanimità) è possibile che uno staterello (nell'esempio l'Ungheria, con peso uguale al peso del Portogallo, da te menzionato tra i paesi-membri di peso infimo] blocchi una decisione su cui TUTTI gli altri sono d'accordo. E ora ti ho portato invece un esempio di come (in un caso in cui è richiesta la maggioranza qualificata) l'arrogante ignoranza delle stesse regole di funzionamento dell'UE danneggi la repurtazione delle istituzioni europee.
Mastro Titta ha scritto:So che questi sono giorni di festa per voi [...]
.
a)[/i] "Voi" significa che comprendi anche me. Purtroppo io sono "fuori" (essendo ormai "ottuagenario" ... e per giunta reduce da un grave infarto – diciamo pure ... ancora vivo per un pelo! –).
[b]b)
No: per i federalisti europei non si tratta di "giorni di festa", bensì di giornate di duro lavoro (non retribuito anzi dispendioso), di giorni di massimo impegno politico, ossia di una grande sgobbata (ovviamente a proprie spese, mica sono un partito che percepisce emolumenti dallo Stato). In gioventà sei stato "federalista europeo" anche tu; e come funziona l'attività politica dei federalisti europei dovresti ricordarlo.
Ma pensa: i federalisti europei non si battono per la conquista del potere politico (al quale "democraticamente" – si fa per dire! –aspirano tutti i partiti, anche quelli che continuano a chiamarsi "movimenti"; i federalisti euuropei non presentano proprie liste ad elezioni di qualunque tipo; ma hanno la presunzione di lavorare per il bene futuro degli europei e dell'intera umanità.

c) Ti invito a leggere (anzi: questa volta ti prego vivamente di leggere) QUA

Ciao Mastro Titta
Ciao a tutti.
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