Esperanto: un fallimento definitivo?

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Messaggio Da Verci il Ven Ago 30, 2013 12:23 am

Posto questo interessante link relativo all'Esperanto, come possibile lingua comunitaria. E' un documento molto articolato e, in alcuni punti, anche complesso, che cerca di vedere le ragioni di tre differenti punti di vista: quello scettico (nei confronti delle lingue internazionali), quello difensivo (delle lingue internazionali), e quello “scientifico” (basato su quanto è stato accertato).

Inutile dire che, anche per poca fede in questa lingua di cui sento parlare da troppo tempo senza aver visto realizzato nulla di visibile e di quotidiano, il mio punto di vista riflette sostanzialmente quello critico.

Ormai è generalmente assodato che l'unica lingua internazionale, per quanto nazionale, in grado di soddisfare il criterio secondo me più importante, ovvero quello della comunicazione e della comprensione su scala mondiale, sia inequivocabilmente l'inglese.


http://parracomumangi.altervista.org/domande.htm#1._L%E2%80%9Canima%E2%80%9D_delle_lingue_internazionali
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Messaggio Da Erasmus il Ven Ago 30, 2013 9:53 pm

Verci ha scritto:Ormai è generalmente assodato che l'unica lingua internazionale, per quanto nazionale, in grado di soddisfare il criterio secondo me più importante, ovvero quello della comunicazione e della comprensione su scala mondiale, sia inequivocabilmente l'inglese.

http://parracomumangi.altervista.org/domande.htm#1._L%E2%80%9Canima%E2%80%9D_delle_lingue_internazionali
Caro Verci, si parla sempre la lingua del vincitore!
Chissà cosa si parlava sulle coste dell'odierna Libia prima della colonizzazione dei fenici.
Poi, col dominio di Cartagine, si parlava fenicio (e  "pùnicus" è una latinizzazione arcaica che sta per l'ellenistico "phoenix").
Sconfitta Cartagine, in Nordafrica si parlò latino per 800 anni. {Il dotto [sant']Agostino d'Ippona viene da quelle parti là!}
Poi arrivarono gli arabi ed ora si parla arabo.

L'inglese non ha niente di meglio di un'altra qualsiasi lingua europea. 
Anzi: ha molto di peggio (e io lo considero una lingua barbara, poverissima in origine, che ha raccattato di qua e di là per  poter completare l'espressione di concetti civili).
[Pensa semplicemente all'enormità di verbi-neologismi (non più antichi di un paio di secoli) importati tout court dal latino, (pere esempio prendendo il supino e togliendone la desinenza, come  to conduct o to product)].

Ma  è la lingua degli USA e la lingua del mezzo mondo che fu "dominio" dell'impero britannico (cher poi era sostanzialmente un impero inglese).

L'esperanto non è attecchito su larga scala solo perché ... non si insegna!

Gli esperantisti che ho conosciuto io erano tutti poliglotti. 
In particolare, Umberto Broccatelli (deceduto un paio di anni fa) parlava perfettamente inglese e francese,  discretamente tedesco e spagnolo (ed era in grado di capire olandese, portognese e altro ancora).
Questi esperantisti sostenevano che imparare esperanto è molto più facile e sbrigativo che imparare una qualsiasi altra lingua.

Ma dove si insegna esperanto?
Da nessuna parte!
Se sopravvive è perché c'è qualcuno che lo studia come autodidatta perché gli piace anche se non ha alcuna utilità, o sotto l'insegnamento di qualcuno che lo insegna per diletto.

Se ci fosse un piano europeo per l'introduzione dell'Esperanto come "lingua franca" (per esempio da usare in documenti ufficiali dell'UE), e quindi ci fosse l'utilità di conoscerlo (e quindi nelle scuole superiori lo si insegnasse come lingua obbligatoria), pare che in circa cinque anni si potrebbe avere una gioventù europea esperantista nettamente maggioritaria.  

A me, però, non interessa l'esperanto in sé.
Il problema è quello della ... disgrazia  di una lingua nazionale c e diventa lingua ufficilale dell'intera UE!
Io sono ancora convinto che sarebbe stato meglio inventare una lingua artificiale come "lingua franca" (come gli ebrei hanno costruito a tavolino l'ebraico moderno parlato in Israele, lingua che non esisteva fino a 80, 90 anni fa!).
L'Esperanto poteva servire allo scopo , essendoci già bell'e pronto. 
[Ma non necessariamente. Per esempio, si sarebbe  potuto costruire un moderno vocabolario latino, semplificare la sintassi latina e parlare latino ... come si è fatto per circa 1700 – 1800 anni da Augusto fino (quasi) alla Rivoluzione Francese].

Ma, naturalmente, il problema della lingua non può di fatto precedere quello dell'integrazione politica.
[Per inciso: negli USA il problema della lingua è stato affrontato nella "Convenzione di Filadelfia"; e anche se tutti i 13 nuovi stati  erano ex-colonie "britanniche", l'inglese prevalse sul tedesco per soli due voti (sul totale di 12 stati ex-colonie, essendo assenti i rappresentanti del Rhode Island)].

E' stato calcolato che gli stati dell'Unione Europea  (Gran Bretagna e Irlanda escluse) spendono globalmente 120 miliardi di euro all'anno (circa 250 euro pro capite) per l'insegnamento/apprendimento dell'inglese. [Indirettamente, trattandosi di istruzione pubblica, il costo cade anche su chi non studia inglese e magari odia questa lingua!]
Viceversa la Gran Bretagna ci lucra!

Stiamo andando tranquillamente  nella totale "colonizzazione culturale" yankee!
Discutere ancora sui "se" e sui "ma" non serve a nulla.
L'unica cosa che serve  – e su cui tutti possiamo ancora avere un peso se lo vogliamo – (e dalla quale poi, cioè "successivamente",  possono dipendere altre questioni, come quella della lingua – sempreché non sia troppo tardi) è accelerare l'integrazione politica dell'UE. 
Non ci aiuta certo sposare la causa dell'inglese, la lingua nazionale ... della "serpe in seno"!

Questo, naturalmente, è solo il mio parere (che però non è venuto da considerazioni tardive ed estemporanee).

Ciao Verci

Ciao a tutti
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