Napolitano usa Renzi: dittatura morbida

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Messaggio Da Condor il Dom Mag 11, 2014 5:30 pm

Napolitano usa Renzi:

dittatura morbida

di Ruggiero Capone

Ci stritola una sorta di “dittatura compassionevole”. Non ci si può ribellare, perché poca gente aderirebbe alle rivolte, e chi ci si mischia rischia di fare la fine dei disoccupati romani o dei “serenissimi” veneti. Non si può dissentire dalle politiche dei governi tecnici, pena passare da razzisti se si chiedono i rimpatri dei clandestini, da evasori fiscali se ci si lamenta delle troppe tasse, da irresponsabili se si ammette di non poter più sostenere “sacrifici per l’Europa”. La “dittatura compassionevole” s’avvale d’accademici di primo piano per dimostrare scientificamente che, il disoccupato insofferente è “persona che non ha saputo metabolizzare ed accettare il proprio percorso d’esclusione”, che commercianti ed artigiani che accusano banche e governi sono “evasori fiscali che non vogliono assumersi le proprie responsabilità”, soprattutto che l’uomo di strada è un qualunquista con tendenze fascistoidi che, per il bene d’Europa e classe dirigente, va assolutamente scoraggiato dall’esercizio del voto. Alle urne chi ci dovrebbe andare? Semplice, per la “dittatura compassionevole” il voto verrebbe virtuosamente esercitato solo dai dipendenti di banche ed enti, da impiegati e dirigenti dello Stato e da tesserati di lungo corso a partiti e sindacati.
Per la restante parte della popolazione, ovvero disoccupati, commercianti, artigiani ed imprenditori vari, la “dittatura compassionevole” vorrebbe giungere ad una sorta d’esame, un riscontro per valutare se certa gente possa o meno votare. Ciò che logora il presidente Napolitano è l’incertezza del risultato delle urne, quasi che un dubbio sulla vittoria di Pd e compari possa nuocere allo spread, alla tenuta dei titoli italiani in borsa, alla valutazione che fanno del Belpaese le varie agenzie di rating. Ecco che per qualcuno sarebbero stati i “servizi segreti berlusconiani” a far dire ad anonime voci dell’Ue che “l’Italia è strangolata dalla burocrazia”. Lesta la risposta dei sindacati in difesa del pubblico impiego: “la burocrazia è il nervo morale del Paese, l’argine a mafie e corruttele”. Quasi che il blocco burocratico all’impresa eviti all’Italia di mafiare, di fare affari, di girare soldi. Tutto viene congelato, legato, e per evitare al fantasioso popolo degli uomini di strada di fare reddito, di produrre ricchezza dal nulla, dalla fantasiosa arte d’arrangiarsi. Ecco che tra i paladini della “dittatura compassionevole” figura anche tale Don Ciotti, il prete che gestisce i beni confiscati alle mafie a mo’ di dittatore del libero stato di Bananas: non c’è procura o Guardia di finanza che azzardi indagare su come vengano gestite aziende, terreni e palazzi in uso al “Club Don Ciotti”. Anzi, il confine tra Stato italiano e regni di Don Ciotti è quasi un limite invalicabile. Chi osasse indagare finirebbe nel novero dei reprobi filo-mafiosi, dei nemici dello Stato e dell’Antimafia. Perché nella dittatura compassionevole di Antimafia si vive e si prospera. Un sistema che ingrassa sia gli esperti di mafia che i giornalisti venduti alla “mafiologia di Stato”.
Basti considerare che i giornalisti italiani, quelli che per primi hanno inserito nel loro codice deontologico la tutela della privacy dei minori, si sono scatenati come bestie a dare in pasto all’opinione pubblica il figlio segreto di Matteo Messina Denaro: pare si chiami Francesco, che abbia solo 10 anni, ma per la stampa sarebbe il più giovane ricercato per motivi di mafia, per certi giornalisti dovrebbe finire in osservazione, subendo il prelievo del Dna. Ecco che, in barba ad ogni garanzia, un minore viene accusato di mafia senza aver ancora mafiato: come in “Minority report” il ragazzino viene spacciato come potenziale o futuro criminale, si dà ridondanza alle ricerche della polizia, si dice che andrebbe usato come esca per catturarne il padre. Ma di questo pargolo non si conosce nulla, e sorge il dubbio che sia frutto della fantasia degli stessi “mafiologi di Stato”, gli stessi che da più di 20 anni ci raccontano che Matteo Messina Denaro sarebbe il capo di Cosa Nostra: racconti di cronaca ed indagini che sanno troppo di favole utili a consolidare l’aurea immacolata della dittatura compassionevole. Perché, chiunque s’azzardi a fare politica lontano dai dettami della “dittatura compassionevole” rischia da qualsivoglia procura l’accusa di mafia o di concorso esterno. La dittatura ci sta inviluppando, i segni sono ovunque.
Pensate che in alcuni uffici postali, oltre al bigliettino numerato che ha preso il posto della coda, sta facendo capolino l’avviso d’evitare chiacchiere tra l’utenza in attesa: necessita tacere, stare zitti nei luoghi pubblici, non scambiare opinioni (soprattutto politiche). La “dittatura compassionevole” invita a sorridere, a fare finta di nulla, a non far caso alla penuria di quattrini e nemmeno alla mancanza di lavoro. Ci si deve dimostrare ebeti e sereni. Se proprio non ce la si fa più, che non si dica che colpevoli sono lo Stato, Equitalia, Agenzia delle Entrate e povertà dilagante.

http://www.opinione.it/politica/2014/04/30/capone_politica-30-04.aspx
Condor
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Messaggio Da afam il Dom Mag 11, 2014 8:56 pm

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