I piani di Putin per l'Europa

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Messaggio Da ART- il Sab Nov 30, 2013 12:22 pm

Dopo le "prove generali" che sono approdate a una stretta alleanza militare, con prossima apertura di una base aerea russa in Bielorussia, Putin sta lavorando sodo per l'espansione e il consolidamento dell'egemonia russa nei confronti di certi ex-stati dell'Unione Sovietica, e ad altro ancora.

Oltre alla vecchia CSI (Comunità di Stati Indipendenti) formata dopo il crollo dell'URSS, la base attuale è costituita da una serie di accordi economici e di cooperazione generale fra la Russia e vari paesi nell'ambito di una Comunità economica eurasiatica, di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, dotata di istituzioni comuni. Ma il nucleo concreto è composto dall'Unione doganale eurasiatica, fondata il 1 gennaio 2010 da Bielorussia, Russia e Kazakistan. Quest'ultima secondo i progetti dovrebbe dar vita nel 2015 all'Unione eurasiatica, una comunità che per certi versi s'ispira all'UE, con tanto di creazione di una Commissione eurasiatica modellata sulla base della Commissione europea.

E' evidente il tentativo di Putin, in collaborazione coi suoi compagnoni di merende - colleghi dittatori Lukashenko (Bielorussia) e Nazarbayev (Kazakistan), di creare una specie di comunità post-sovietica che vista l'enorme sproporzione fra i membri sarà per sua stessa natura a guida russa. E' stato costretto a seguire questa strada dopo aver constatato che con l'Unione Russia-Bielorussia (comunità fondata nel 1996) non si poteva arrivare così facilmente e velocemente all'obiettivo finale del "ritorno a casa" della Bielorussia progettando rapide integrazioni politico-economiche e poi chiedendo direttamente l'ingresso nella federazione russa, cosa ovviamente rifiutata da Lukashenko. In sostanza Putin ha capito che le dimensioni della Russia rispetto agli altri non sono sufficienti a spingere un dittatore a passare a qualcun altro la poltrona ben salda sotto il proprio culo.
Come prevedibile per come si stavano mettendo le cose, da pochi giorni l'Ucraina - uno degli ultimi paesi "in bilico" - ha rifiutato l'accordo d'associazione con l'UE ed è passata sotto la sfera d'influenza russa: Putin ha saputo ben approfittare della debolezza politica dell'attuale sistema UE.

Lo stesso Putin ha accennato pubblicamente a quale dovrebbe essere nei suoi sogni l'evoluzione futura del tutto, una volta consolidata questa Unione eurasiatica: l'ideale sarebbe di riunire tutti in una "comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok". E con questo abbiamo già capito tutto.
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Messaggio Da Verci il Dom Dic 01, 2013 10:06 am

ART- ha scritto:........Come prevedibile per come si stavano mettendo le cose, da pochi giorni l'Ucraina - uno degli ultimi paesi "in bilico" - ha rifiutato l'accordo d'associazione con l'UE ed è passata sotto la sfera d'influenza russa: Putin ha saputo ben approfittare della debolezza politica dell'attuale sistema UE.....
La Ue accusa la Russia per il «no» dell'Ucraina

L'ombra della Russia si è proiettata sul vertice europeo di Vilnius. La scelta ucraina di sospendere la firma di un accordo di associazione con Bruxelles, su pressione di Vladimir Putin, ha creato nuovi dubbi nel rapporto della Ue con Mosca. Il comunicato finale ignora la Russia, e il suo ruolo nell'estremità orientale dell'Europa; ma a voce le critiche contro Putin sono state feroci. 

Consapevole che trovare un'intesa con Kiev richieda un accordo con Mosca, l'Italia si è candidata a fare "da ponte" tra l'Ucraina, l'Unione e lo stesso governo russo. La dichiarazione finale di 14 pagine va letta in filigrana, il risultato di un acceso negoziato tra i Paesi dell'Unione, divisi tra chi voleva critiche nette nei confronti della Russia, a cui si rimprovera una strategia dominatrice nelle ex repubbliche sovietiche; e chi ambiva a salvaguardare il rapporto con un Paese che è al tempo stesso mercato di sbocco dei prodotti europei e fornitore cruciale di materie prime, prima di tutto di gas. 

Negoziati dell'ultima ora per assicurare la firma ucraina sono falliti. La dichiarazione finale contiene «l'impegno» a un prossimo accordo, senza però precisarne i tempi. «I partecipanti al vertice riaffermano il diritto sovrano di tutti i partner di scegliere il livello di ambizione e gli obiettivi cui aspirano nel rapporto con l'Unione Europea». Il comunicato precisa inoltre che «il partenariato è basato sugli impegni al rispetto del diritto internazionale e dei valori fondamentali, inclusa la democrazia». Nei fatti, queste frasi sono rivolte tanto ai Paesi della regione – Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina – quanto alla stessa Russia, accusata di aver minacciato ritorsioni per ostacolare la firma da parte di Kiev di un accordo di associazione con Bruxelles perché preoccupata di perdere autorità nella sua tradizionale area d'influenza. 

Ma il comunicato non contiene riferimenti diretti a Mosca. Questi sono giunti nelle diverse conferenze stampa conclusive. «Non cederemo ad alcuna pressione esterna, tanto meno russa», ha avvertito il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Parlando delle pressioni russe su Kiev, ha detto che «potrebbero essere in violazione degli accordi di Helsinki». Il riferimento è all'intesa del 1975 sul rispetto delle sovranità nazionali in Europa. Il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha aggiunto: «Non è più tempo di sovranità limitate in Europa». Il linguaggio è da guerra fredda. 

A siglare accordi di associazione con l'Unione sono state solo Georgia e Moldavia. L'Azerbaijan ha firmato un'intesa sulla facilitazione dei visti. Gli altri candidati hanno desistito, in difficoltà nello scegliere tra Mosca e Bruxelles. La discussione è stata volutamente edulcorata dai negoziati diplomatici della vigilia. Il cancelliere Angela Merkel ha definito la Russia un partner stabile, con cui dialogare. Il presidente nazionalista ungherese Viktor Orbán è stato invece tra i più critici verso Mosca. In una conferenza stampa, il premier italiano Enrico Letta ha parlato di un vertice «con chiari e scuri». Ha messo l'accento sugli accordi con Moldavia e Azerbaijan, Paesi con forti legami economici con l'Italia. «Per quanto ci riguarda la porta all'Ucraina rimane aperta (…). Vogliamo che le relazioni si rafforzino». Ricordando la presidenza italiana Ue nel secondo semestre 2014, ha aggiunto: «Lavoreremo perché si possa firmare l'anno prossimo». 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-30/la-ue-accusa-russia-il-no-ucraina-082527.shtml?uuid=ABbQ7og
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Messaggio Da Verci il Dom Dic 01, 2013 10:20 am

Caro ART, anche questa è politica. Putin cerca di riprendersi l'area di influenza ex-sovietica su una parte delle già repubbliche socialiste e questa appare come una premessa per creare una Unione alternativa o, se vogliamo, parallela a quella europea.  Che poi Putin desideri una comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok, non credo voglia significare un'unica Comunità europeo-asiatica, ma forse non è questo quello che volevi intendere.... 

Per il resto, sembra che l'aver posto come condizione per l’associazione dell’Ucraina la liberazione della Timoshenko, abbia contribuito alla decisione negativa del governo ucraino. Forse, un po' più di moderazione non avrebbe guastato. Russia ed Ucraina, inoltre, hanno uno stretto rapporto di import/export dal momento che la prima riceve il 23% delle importazioni della seconda ed esporta in Ucraina un 21% delle proprie. Secondo elemento da considerare è che una parte non indifferente del territorio ucraino è composto da popolazione di lingua russa. 

Tutti questi elementi, probabilmente, sono stati determinanti nella risposta ucraina alla UE.
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Messaggio Da ART- il Dom Dic 01, 2013 12:42 pm

Verci ha scritto:Caro ART, anche questa è politica. Putin cerca di riprendersi l'area di influenza ex-sovietica su una parte delle già repubbliche socialiste e questa appare come una premessa per creare una Unione alternativa o, se vogliamo, parallela a quella europea.  Che poi Putin desideri una comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok, non credo voglia significare un'unica Comunità europeo-asiatica, ma forse non è questo quello che volevi intendere.... 

Per il resto, sembra che l'aver posto come condizione per l’associazione dell’Ucraina la liberazione della Timoshenko, abbia contribuito alla decisione negativa del governo ucraino. Forse, un po' più di moderazione non avrebbe guastato. Russia ed Ucraina, inoltre, hanno uno stretto rapporto di import/export dal momento che la prima riceve il 23% delle importazioni della seconda ed esporta in Ucraina un 21% delle proprie. Secondo elemento da considerare è che una parte non indifferente del territorio ucraino è composto da popolazione di lingua russa. 

Tutti questi elementi, probabilmente, sono stati determinanti nella risposta ucraina alla UE.
Osservazioni condivisibili, di cui sottolineo questa considerazione:

Verci ha scritto:Che poi Putin desideri una comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok, non credo voglia significare un'unica Comunità europeo-asiatica, ma forse non è questo quello che volevi intendere....
Non esattamente. Una volta espansa la sfera d'influenza russa fino ai confini dell'UE, recuperando l'egemonia su quanto possibile dell'ex-URSS, secondo me il gioco di Putin sarà di stringere gradualmente sempre più legami d'interesse politico-economico con questo o quello stato UE, impegnandosi di più con i meno diffidenti e cercando di migliorare i rapporti con gli altri (si veda il tentativo di appacificamento con la Polonia, ad esempio).
Non è certo facile ma l'idea è di attuare una politica di "divide et impera" fatta di relazioni bilaterali, cercando di far apparire sempre più come una buona opportunità l'Unione Eurasiatica e sempre più come un vecchio rottame l'UE. Cercherà di approfittare della debolezza del nostro sistema per "vendere" a più lungo termine il suo come una buona alternativa di sviluppo e stabilità... e se non vediamo di rafforzare il livello di unità interna dell'UE ci potrebbe riuscire, visto che può contare sulle dimensioni geopolitiche e la rinascita economica della Russia. A quel punto servirebbe a poco avere magari UK, Francia e Germania (quest'ultima ammesso che non si lasci incantare dalle opportunità di esportazione e dalle forniture energetiche russe) ridotte a isole in mezzo a un gruppo di lecchini a vario titolo e grado dell'Unione Putiniana.
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Messaggio Da Erasmus il Mer Dic 04, 2013 7:00 am

Avrei dovuto ... anzi volevo e dovevo aprire un thread apposito per la situazione ucraina. Purtroppo, per impedimenti vari, non l'ho fatto.
Le pressioni della Russia di Putin sull'Ucraina sono aumentate in concomitanza col vertice di Vilnius (tenutosi qui perché la presidenza dell'UE è della Lituania fino al 31 dicembre ... e la presidente Dalia Grybauskaité è davvero brava nel tenere i rapporti diplomatici) e durante il vertice (che vedeva la presenza dei russi stessi). Al punto che il governo ucraino ha interrotto il dialogo con l'UE che prometteva bene (soprattutto a vantaggio dell'Ucraina).

Pesa anche la detenzione della Julija Tymoshenko di cui l'UE ha chiesto invano la liberazione.

Ma da quando Il premier Viktor Yanukovich ha interrotto il dialogo con l'UE non si placano le proteste e le manifestazioni in favore dell'Unione Europea e contro la Russia di Putin.

Ormai ... è quasi rivoluzione, analoga a quella di un paio d'anni fa in Egitto e in Tunisia.
La polizia interviene con pugno di ferro, ma i manifestanti non demordono!

Metto qui, anche se forse sarebbe meglio in un thread a parte, l'ultimo articolo di Euobserver sulla grave situazione ucraina.

Sorprendenti le notizie che contiene (per esempio che ci sono palesemente provocatori governativi infiltrati tra i dimostranti; addirittura che la TV ucraina ha fatto passare come un agente della CIA il ministro degli esteri svedese Carl Bildt).
Evidentemente, come la Bielorussia e altre repubbliche ex-sovietiche, anche l'Ukraina è ben lontana dal tipo di democrazia occidentale. A sentire di certo comportamento delle autorità ucraine, vien da pensare di essere ancora ai tempi di Breznev, se non addirittura a quelli appena post-staliniani.

=> EU diplomats fear imminent crackdown in Ukraine
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'Nobody believes you could drive a bulldozer there without the government's permission' 
(Photo: mac_ivan)
EU diplomats fear imminent crackdown in Ukraine

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Messaggio Da Epoch il Mer Dic 04, 2013 10:54 am

Devo dire che noi Italiani abbiamo sempre avuto una particolare inclinazione nello scegliere gli "Amici".
Senza andare troppo indietro nella storia basta ricordare i vari Gheddafi, Mubarak e via discorrendo.
Poi ovvio che non volendo offendere gli amici, in particolare il già citato Putin, ci mettiamo a fare roccambolesche "restituzioni" di persone agli Amici degli Amici che diventano nostri Amici, visto che poi abbiamo anche notevoli interessi economici in ballo.... I piani di Putin per l'Europa 3288108709 

Alla Russia poi non mancano di certo le armi per fare in modo di far mendere la bilancia dalla loro parte, basta chiudere un po' certi rubinetti e le idee possono cambiare.

L'influenza Russa sulle sue ex-repubbliche poi non è mai cessata. Il poligono di Lancio "Russo" è in Kazakistan e non sene parla di costruirne altri.

L'UE non avendo una politica estera comune conta niente contro questi giganti.
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Messaggio Da Verci il Dom Dic 08, 2013 7:10 pm

Sembra però che il popolo Ucraino non sia molto disponibile ad abbandonare l'idea di integrarsi nella UE. Sarà interessante vedere gli sviluppi della situazione, augurando che la vicenda non si chiuda con una repressione sanguinaria...

Grande manifestazione a Kiev a favore del processo di integrazione nella Ue. La figlia dell'ex premier ora in carcere, legge un messaggio della madre: "Il presidente vada via subito". Aperta un'inchiesta dei servizi segreti "per il presunto tentativo di sovvertire l'ordinamento" contro i leader dell'opposizione. Dimostranti abbattono statua di Lenin

KIEV - Sarebbero 500.000 le persone radunate nelle piazze di Kiev oggi per una manifestazione contro la decisione del governo ucraino di fermare il processo di integrazione del paese nell'Unione europea e riallacciare il rapporto con Mosca. Una scelta contestata dai manifestanti, che chiedono le dimissioni del presidente Viktor Yanukovich. Abbattuta la statua di Lenin. Centinaia di persone hanno bloccato l'accesso alla sede del governo, erigendo una barricata con panchine, tronchi e barriere metalliche su un lato della strada. Sbarrato anche l'ingresso del palazzo del capo dello Stato. Duemila dimostranti hanno bloccato l'accesso all'edificio da via Luteranska, dove hanno eretto barricate e montato quattro grandi tende militari. Centinaia di agenti in assetto antisommossa sono schierati a difesa degli edifici. Tensione quando alcuni manifestanti hanno abbattuto la statua di Lenin nel centro della capitale. Secondo l'agenzia Itar-Tass, ad
abbattere il monumento sono stati dei militanti del partito ultranazionalista Svoboda. I manifestanti hanno legato delle corde attorno alla statua, l'hanno fatta cadere al suolo, e quindi l'hanno decapitata, al grido di "Yanukovich sei il prossimo".
Slideshow



  • I piani di Putin per l'Europa 175723802-bcc421c3-da34-41a2-b218-54dc46f9db1c
dividi  
Tymoshenko: "Yanukovich si dimetta". L'opposizione si è riunita in piazza dell'Indipendenza, cuore della Rivoluzione arancione nel 2004 che portò al potere i filo-occidentali, già teatro delle proteste che vanno avanti da tre settimane. Moltissime le bandiere ucraine in piazza, insieme alle bandiere dell'Unione Europea. Il grande albero di Natale montato in piazza è stato riempito di vessilli dell'opposizione e striscioni con slogan contro il governo, tra cui anche una gigantografia con il volto di Yulia Tymoshenko. Presente la figlia dell'ex premier, adesso in carcere, che ha letto un messaggio della madre: "Il nostro obiettivo sono le dimissioni immediate del presidente dell'Ucraina. Vada via subito" ha gridato la figlia dellaTymoshenko, mentre la folla urlava "dimissioni". Anche un altro leader dell'opposizione, Vitali Klitschko, campione del mondo dei pesi massimi WBC, ha invitato Yanukovich alle dimissioni e ha chiesto di andare a elezioni presidenziali anticipate: "Combatteremo e siamo fiduciosi che vinceremo". 

L'opposizione tuttavia non ha una posizione compatta sulle dimissioni di Yanukovich e questa frammentazione è emersa anche oggi in piazza. L'altro alleato di Tymoshenko, Arseniy Yatsenyuk, si è soffermato sulla necessità di dimissioni del primo ministro Azarov lasciando aperte le porte ad un possibile negoziato con il presidente ucraino. Dura invece la posizione nei confronti della polizia che ha usato la forza contro i dimostranti, chiedendo punizioni esemplari e la liberazione di una decina di attivisti dell'opposizione che sono stati arrestati domenica scorsa.

Una contro-protesta è stata organizzata a parco Mariinskij dal partito delle Regioni di Ianukovich e vi stanno partecipando alcune migliaia di persone, 15.000 secondo gli organizzatori: un numero comunque molto inferiore a quello degli 'europeisti' presenti in piazza dell'Indipendenza. Le due parti sono state tenute lontane dalla polizia, ma i dimostranti si sono poi mischiati in un parco vicino e c'è il timore di scontri.

A complicare le cose è giunto venerdì un incontro fra Yanukovich e il presidente della Russia, Vladimir Putin, avvenuto a Sochi, che ha sollevato il timore che si fosse discusso di un possibile ingresso dell'Ucraina in un'unione doganale guidata dalla Russia. La notizia è stata smentita ieri dal portavoce di Putin, Dmitry Peskov, il quale ha detto che i due leader non ne hanno parlato.



  • I piani di Putin per l'Europa 113513735-46f04bdd-2725-40d6-8c4c-74d071a3ddca

L'inchiesta. Nel giorno della protesta "di un milione di persone" - così l'avevano definita gli organizzatori - i servizi segreti ucraini hanno aperto un'inchiesta per il presunto tentativo di singoli politici di "sovvertire l'ordinamento e di prendersi il potere". Lo ha reso noto una portavoce dei servizi ucraini senza menzionare i nomi coinvolti, anche se è probabile che si tratti dei leader dell'opposizione.

Le mosse dell'Europa. L'Europa si è mossa per trovare una soluzione politica e Catherine Ashton, l'Alto rappresentante per la politica estera europea sarà a Kiev la prossima settimana in missione "per sostenere una via d'uscita dalla crisi politica".

Intanto, il presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso ha telefonato al presidente Yanukovich per ribadire "la necessità di una soluzione politica alle tensioni attuali, attraverso il dialogo con l'opposizione e la società civile". Inoltre ha riconfermato la volontà dell'Unione a firmare l'Accordo di associazione una volta che saranno rispettate le condizioni poste da Bruxelles.


http://www.repubblica.it/esteri/2013/12/08/news/ucraina_manifestazione_europeista-72995439/?ref=HRER1-1
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Messaggio Da Epoch il Lun Dic 09, 2013 9:30 am

Incredibile...
Loro protestano perché voglioni più Europa e chi c'è dentro ne vorrebbe uscire...
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Messaggio Da ART- il Mar Dic 10, 2013 11:24 pm

"Chi c'è dentro" è fuorviante: a parte fanatici estremisti e qualcun altro che non ha idea di cos'è l'Europa e da cosa deriva nessuno è talmente idiota da volerne uscire. Protestare per un cambiamento in meglio del sistema è un altro conto.
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Messaggio Da Erasmus il Mar Apr 08, 2014 7:48 am

Donetsk seizure raises concern of Ukraine escalation
From EUobserver.com => http://euobserver.com/foreign/123768

07.04.14 @ 09:29
BY ANDREW RETTMAN

BRUSSELS - A Crimea-type operation in Donetsk, eastern Ukraine, on Sunday (6 April) has raised concerns Russia is about to escalate the crisis.

Some 200 masked men from a group calling itself the “Rossiyskiy Sektor” used stun grenades to force their way into the local government building in the city, before erecting barricades outside and calling for a referendum on the Donetsk region’s independence.

Pro-Russian separatists the same day attacked local government buildings in Kharkiv and Luhansk.

The actions come amid Russia’s ongoing military build-up on Ukraine’s eastern and northern borders. The Russian foreign ministry on Sunday also claimed it has “sacks of letters” from Russian speakers in Ukraine asking for protection.

Meanwhile, on the economic front, Russia has threatened to cut off Ukraine’s gas on Monday unless it agrees to almost double the price and to start paying an $11 billion debt.

“[Russian leader] Putin and [Ukraine’s former leader] Yanukovych ordered and paid for the latest wave of separatist disorder in the east of the country. The people who have gathered are not many but they are very aggressive," Ukraine’s acting interior minister, Arsen Avakov, said.

“This seems to be a repeat of the Crimean scenario,” Oleksandr Lytvynenko, Ukraine’s deputy national security chief, noted, referring to Russia’s invasion of Ukraine’s Crimea region in February.

Sunday’s developments come after EU foreign ministers at a meeting in Athens on Friday and Saturday urged Russia not to go further.

"It is really important that Russia shows that it is serious about the de-escalation by moving troops back," EU foreign affairs chief Catherine Ashton said.

She noted that “work is ongoing” on economic sanctions against Russia in the worst case scenario. But the EU ministers also held out an olive branch.

German FM Frank-Walter Steinmeier reassured Moscow the EU-Ukraine association pact is “not a pre-stage for [EU] membership talks.” He said the EU and Russia should create a “contact group” to defuse the situation.

Ashton and Greek FM Evangelos Venizelos, who hosted the event, also underlined the need to keep open “channels of communication” with Moscow.

The tone changed on Sunday, however.

Commenting on Donetsk, Swedish FM Carl Bildt corroborated Avakov and Lytvynenko’s account. “Sunday pattern that pro-Russian thugs try to stir up trouble in eastern Ukraine. Heavily supported by Kremlin propaganda machine. And more,” he said on Twitter.

The Czech President, Miloz Zeman, told Czech Radio: “The moment Russia decides to widen its territorial expansion to the eastern part of Ukraine … I would plead not only for the strictest EU sanctions, but even for military readiness of the North Atlantic Alliance, like for example Nato forces entering Ukrainian territory.”

From the other side of the Atlantic, the US’ former ambassador to Russia, Michael McFaul, noted: “New violence in eastern Ukraine shows that Putin has no interest in a stable Ukraine. This struggle will be a long one.”

The new US ambassador to the EU, Anthony Luzzatto Gardner, said earlier on Friday: “It [Russia’s annexation of Crimea] is just the beginning of the story.”

RELTED
Ukraine's ex-PM trying to get his EU money back
Nato to keep expanding, suspends Russia ties

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Messaggio Da animalo il Mar Apr 08, 2014 3:05 pm

Penso che nessuno voglia negare il fatto che gli usa considerino l'europa come parte della propria zona di influenza, si è visto tramite il comportamento dell'otan, veloce nell'espandersi sempre più verso est. Non mi meraviglio pertanto della "reazione" della russia, rivolta a contenere questa espansione che viene considerata solo come aggressiva.
Sul campo dell'ucraina si stanno confrontando usa e russia, e forse l'europa avrebbe potuto essere un po' più prudente; ma per esserlo avrebbe dovuto essere meno soggetta agli usa.

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Messaggio Da Erasmus il Dom Giu 01, 2014 9:38 am

Un interessante articolo del magnate delle finanze George Soros su "il Sole 24 ore" di ieri (sab 31.05.14).

Veramente non vi si parla solo dei piani di Putin.

Si parla però (con l'occasione della coincidenza delle elezioni nazionali  in Ucraina con quelle del nuovo Parlamento Europeo in UE)  del bisogno dell'UE di darsi una mossa, di mettersi davvero in condizione di parlare con una sola voce, di smetterla col nazionalismo (che ora, abbandonata per sempre la politica di potenza militare, diventa uno strisciante imperialismo economico), di non abbandonare l'Ucraina di fronte ai disegni geopolitici della nuova Russia di Putin, di non sottovalutare la ormai aperta competizione della Russia di Putin con l'UE.

Trascrivo di seguito l'articolo.
Fonte: ––> L'Unione può ripartire da Kiev, (di George Soros)
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-31/l-unione-puo-ripartire-kiev-081408.shtml?uuid=ABR8xdMB
====================================================
31 maggio 2014
L'Unione può ripartire da Kiev
di George Soros

Le elezioni del Parlamento europeo e quelle presidenziali in Ucraina hanno 
avuto un esito contrastante. Gli europei hanno espresso il loro malcontento su 
come funziona l'Europa, il popolo ucraino ha manifestato il desiderio di 
aderire all'Ue. I leader e i cittadini europei dovrebbero cogliere questa 
occasione per riflettere sulle sue implicazioni e su come un aiuto all'Ucraina 
gioverebbe anche all'Europa.
L'Ue è stata creata per diventare un'associazione sempre più stretta di Stati 
sovrani, disposti a cedere una fetta sempre maggiore di sovranità nazionale per 
il bene comune. È stato un esperimento coraggioso di governance internazionale 
e di stato di diritto, come alternativa al nazionalismo e all'uso della forza. 
Malauguratamente, la crisi dell'euro ha trasformato l'Ue in qualcosa di 
completamente diverso: un rapporto tra creditori e debitori dove i Paesi 
creditori impongono condizioni che perpetuano la loro posizione dominante. Data 
la scarsa affluenza e sommando il sostegno al premier italiano Matteo Renzi al 
voto antieuropeo, a sinistra come a destra, si può desumere come la maggioranza 
dei cittadini sia contraria alla situazione attuale.
Intanto, proprio mentre l'audace esperimento europeo di governance 
internazionale vacilla, la Russia con le sue ambizioni geopolitiche globali e 
pronta a ricorrere alla forza, si sta rivelando un pericoloso rivale per l'Ue. 
Putin sta facendo leva sull'ideologia etnica e nazionalista per rafforzare il 
suo regime tanto che, parlando al programma radiofonico russo Direct Line, il 
mese scorso, ha decantato le virtù genetiche del popolo russo. L'annessione 
della Crimea lo ha reso popolare in Russia e il suo tentativo di indebolire il 
predominio mondiale degli Stati Uniti, in parte cercando di stringere 
un'alleanza con la Cina, ha avuto ripercussioni positive nel resto del mondo.
Ma gli interessi del regime di Putin sono in contrasto con gli interessi 
strategici della Russia. Alla Russia gioverebbe di più una maggiore 
cooperazione con l'Ue e con gli Stati Uniti e ricorrere alla repressione in 
Russia e in Ucraina sarebbe del tutto controproducente. L'economia russa si sta 
indebolendo, nonostante il prezzo elevato del petrolio dovuto alla fuga di 
capitale e di talenti. L'uso della forza in piazza Maidan, a Kiev, ha portato 
alla nascita di una nuova Ucraina, determinata a non finire inglobata in un 
nuovo impero russo.
La riuscita di una nuova Ucraina rappresenterebbe una minaccia esistenziale 
per il governo Putin, ecco perché questo ha provato in tutti modi a 
destabilizzarla, fomentando le regioni separatiste dell'Ucraina orientale che 
si sono autoproclamate repubbliche. Con la regione di Donbass - il più grande 
motore industriale dell'Ucraina - che sostiene la protesta contro i 
separatisti, il progetto di Putin potrebbe non funzionare ed è probabile che il 
premier russo accetti i risultati delle elezioni presidenziali, evitando così 
altre sanzioni. Ma è anche probabile che la Russia cerchi altre strade per 
destabilizzare la nuova Ucraina, cosa che non dovrebbe essere troppo difficile 
visto che le forze di sicurezza sono demoralizzate dopo aver servito il regime 
corrotto dell'ex presidente Viktor Yanukovich, e non è detto che saranno fedeli 
alla nuova leadership.
Tutto questo è avvenuto molto in fretta ed è ancora molto recente. L'Ue e gli 
Usa, preoccupati come sono per i loro problemi interni, continuano a non 
rendersi conto della minaccia geopolitica e ideologica che la Russia di Putin 
pone. Come dovrebbero rispondere?
Per prima cosa devono neutralizzare i tentativi russi di destabilizzare 
l'Ucraina. Con il Fiscal compact dell'Ue e le altre norme che limitano la 
portata degli aiuti governativi, c'è bisogno di una visione innovativa. La 
misura più efficace sarebbe offrire un'assicurazione di rischio politico per 
chi vuole investire in Ucraina o lavorare con l'Ucraina. Questo farebbe girare 
l'economia nonostante l'instabilità politica e farebbe capire agli ucraini che 
Ue e Usa - tanto i governi quanto gli investitori privati - si stanno 
impegnando nei loro confronti. Se venissero pienamente compensate delle perdite 
provocate dagli eventi politici che sfuggono al loro controllo, le attività 
commerciali migrerebbero verso quei mercati appena aperti e molto allettanti.
L'assicurazione di rischio politico può sembrare troppo complessa da 
concretizzare in tempi brevi. A dire il vero, una garanzia di questo genere 
esiste già. Assicuratori e riassicuratori come la tedesca Euler Hermes la 
offrono da anni, ormai. E così istituzioni governative come l'Agenzia 
multilaterale per la garanzia degli investimenti e l'Overseas Private 
Investment Corporation (Opic), un'agenzia indipendente del governo americano. 
Per poter coprire il costo di riassicurazione, tuttavia, i premi sono piuttosto 
elevati.
Davanti a premi così alti, la maggior parte delle attività preferirebbe 
mettersi da parte e aspettare che la tempesta passi. Ecco perché i governi 
interessati devono farsi carico della riassicurazione e usare le loro agenzie 
solo per amministrare le polizze.
Potrebbero così garantire le perdite esattamente come finanziano la Banca 
mondiale: ogni governo fornirebbe una modesta infusione di capitale pro-rata, 
impegnando il resto sotto forma di capitale richiamabile disponibile se e 
quando le perdite vengono effettivamente compensate. L'Ue dovrebbe modificare 
il Fiscal compact in modo da esentare il capitale richiamabile e ammortizzare 
le perdite effettive su un certo numero di anni. Le garanzie di questo genere 
hanno una caratteristica peculiare: più sono convincenti meno probabile è che 
siano invocate. Così la riassicurazione sarebbe praticamente a costo zero. La 
Banca mondiale è un chiaro esempio.
Con un'azione tempestiva e convincente, l'Ue potrebbe salvare l'Ucraina e se 
stessa. Quello che propongo per l'Ucraina potrebbe essere fatto anche a livello 
nazionale. Con tante risorse produttive inerti, sarebbe logico dispensare dal 
Fiscal compact quegli investimenti che con il tempo si ripagherebbero da soli. 
Renzi, per esempio, sta promuovendo questo tipo di misura.
Putin vorrebbe fare della Crimea il suo fiore all'occhiello, con un piano di 
investimento di più di 50 miliardi di dollari per i prossimi anni. Con il 
sostegno europeo, l'Ucraina potrebbe tenergli testa. E, se un'iniziativa del 
genere segnerebbe l'inizio di una politica di crescita di cui l'Europa ha un 
bisogno così disperato, salvando l'Ucraina, l'Europa salverebbe anche se 
stessa.
(Traduzione di Francesca Novajra)
© Project Syndicate, 2014
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Messaggio Da Condor il Lun Giu 02, 2014 6:02 pm

Ottima l'analisi e soprattutto la proposta di Soros, pubblicata dal Sole 24 Ore.
Putin sta tirando fuori gli artigli perché vede il momento molto favorevole per sviluppare e mettere in atto le sue politiche imperialiste – perché l'imperialismo non è solo USA, ricordiamolo-, in considerazione di una debolezza politica dell'Europa, causata più dal rigore dei bilanci dei vari stati, che da divergenze sulle politiche sociali e di sviluppo per il vecchio continente.
Sarei anche d'accordo sulla proposta della riassicurazione, ovvero del pagamento, da parte degli stati europei, di un eccesso del premio assicurativo di rischio politico dell'Ucraina, sostenuto in favore di tutte le imprese che andrebbero ad investire in quella nazione. Ma non dimentichiamo che i russi sono ottimi giocatori di scacchi, e in quanto tali non azzardano mai una mossa senza valutare quale sarà la mossa successiva del loro avversario. Per quel gioco occorre una fredda razionalità, come freddo è Putin nel trarre decisioni, anche cruente in termini di perdite di vite umane.
Con questo intendo che occorre valutare attentamente ogni mossa possibile del potenziale competitore, perché la sola riassicurazione del rischio politico suggerita da Soros potrebbe non essere sufficiente, considerata la spregiudicatezza in azioni che caratterizza il personaggio Putin; nel suo passato molti fatti si sono conclusi con facile spargimento di sangue, di inermi popolazioni avverse ai disegni egemonici del nuovo zar di Russia.
La prima cosa che dovrebbe fare l'UE è mettere un po' d'ordine nella politica estera (e non solo), utilizzando gli unici interlocutori preposti ai casi internazionali relativi alla sicurezza e alla pace.
Se non si desidera che al delicato compito di relazionarsi con Putin sia la titolata: Sig.ra Catherine Ashton (Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'UE) – perché inglese – allora si faccia avanti Herman Van Rompuy, in qualità di Presidente del Consiglio Europeo, che è anche il presidente della Merkel (o no!).
Il mettere ordine all'interno della UE potrebbe non essere immediatamente sufficiente alla questione Ucraina, che degenera con il passare dei giorni, ma sicuramente sarebbe l'inizio di un nuovo corso di credibilità e di dovuta valenza di potenza di stati che vogliono affacciarsi sullo scacchiere internazionale con tutte le carte in regola, anche militari, se necessario.
E questo sarebbe un sorprendente scacco al re Putin.
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Messaggio Da Erasmus il Sab Giu 28, 2014 8:14 am

In questi giorni i media, a riguardo delle cose europee, parlano soprattutto della controversa designazione del presidente della Commissione Europea.
[Ieri, ven. 27,06.14, il Consiglio Europeo ha designato (a maggioranza qualificata) a questo incarico l'ex premier del Lussemburgo (ed ex capo dell'Euroclub) Jean Claude Juncker, che però dovrà passare anche la ratifica del nuovo PE].
Passano quasi sotto silenzio altre notizie importanti, quali ad esempio la sempre tesa situazione in Ucraina ed i rapporti tra Ucraina, Ue e Russia.

Penso allora opportuna la lettura di un articolo del Sole 24 ore di ieri su tali argomenti.
=======================================================
 Fonte ––> Niente nuova URSS per Putin. Ucraina, Georgia e Moldova firmano accordi con l'UE

Niente nuova Urss per Putin. Ucraina, Georgia e Moldova firmano accordi con l'Ue
[Da Il Sole 24 ore di venerdì 27 giugno 2014]


L'Ucraina, la Georgia e la Moldova, tre Paesi dell'ex blocco sovietico (Urss), hanno firmato accordi di associazione con l'Unione europea. Svanisce il sogno del presidente russo Putin, accarezzato in questo ultimo anno con la vittoria diplomatica e d'immagine sugli Stati Uniti nella crisi siriana e l'annessione della Crimea a marzo, di riformare un blocco con i vecchi confini dell'Unione sovietica ad egemonia russa. Non a caso oggi 27 giugno 2014 è definito «un giorno storico per il mio Paese, il più importante dall'indipendenza» dal presidente ucraino Petro Poroshenko al suo arrivo al vertice Ue dove ha firmato la seconda e ultima parte del pacchetto dell'Accordo di associazione con l'Ue. Pacchetto che aveva scatenato la rivolta di piazza del febbraio scorso culminata con la cacciata del presidente filorusso Yanukovich, il cambio di governo e le tensioni Russia-Ue-Usa che hanno portato l'esclusione di Mosca dal G8 divenuto ora G7.
La firma di oggi ovviamente non farà cessare i problemi economici dell'Ucraina e la guerriglia separatista a est né verrà meno la leva energetica a disposizione del Cremlino che già ha mostrato tutta la sua irritazione. La sottoscrizione di accordi di associazione (AA) e di cooperazione economica (DCFTA) non spalanca poi, automaticamente, le porte di Bruxelles, e Kiev ha di fronte come prima una strada in salita con i soliti problemi, politici ed economici da risolvere con la Russia.

Tensione fra Mosca e Kiev
Mentre a Bruxelles si firma l'accordo, infatti, in Ucraina i filorussi liberano quattro osservatori Osce, sempre a est i separatisti prendono base militare a Donetsk, e da Mosca arrivano nuovi segnali di tensione: Sergei Glazyev, influente consigliere del presidente Putin, definisce Poroshenko un «nazista» e la firma dell'accordo con l'Ue «illegittima»; il viceministro degli esteri russo Grigory Karasin minaccia «gravi conseguenze» dopo la firma. «La conclusione di un tale accordo» ha detto Karasin «impatta significativamente sul concetto di sovranità».
Nonostante questi attacchi, Poroshenko, che ieri s'era detto pronto a concludere un accordo di pace con Putin , ha sottoscritto oggi la parte economica dell'intesa, dopo che quella politica era stata già siglata a marzo dal primo ministro Arseni Yatseniuk.
Si conclude così formalmente il travagliato capitolo iniziato alla fine d novembre 2013, quando l'allora capo di stato Yanukovich aveva dato lo stop al processo di avvicinamento all'Europa, scegliendo la collaborazione con la Russia e scatenando le proteste che hanno portato alla rivoluzione di febbraio.
Le parole di Glyziev confermano però il patto con l'Ue porterà ulteriori problemi con la Federazione russa, che con l'ingresso dell'Ucraina nello spazio economico europeo potrebbe reagire imponendo restrizioni alle esportazioni di Kiev verso Mosca, mettendo in difficoltà presidente e governo impegnati nel tenere a galla il Paese.
Poroshenko dice invece di essere intenzionato a prorogare di 72 ore il cessate il fuoco con i separatisti filorussi, sostengono alcune agenzie internazionali, rilanciate da organi di stampa di Mosca. La decisione sarebbe conseguenza delle conclusioni del Vertice Ue, che dà alla Russia tre giorni di tempo per prendere misure concrete 'de-escalation', pena nuove sanzioni.

La Ue minaccia Mosca
L'Unione europea procederà con ulteriori misure mirate contro la Russia se entro lunedì non si saranno fatti quattro importanti passi avanti verso la de-escalation della situazione nell'est dell'Ucraina. È quanto si legge nelle conclusioni del Consiglio europeo che ha discusso della crisi prima di passare al dibattito sulle nomine Ue. In particolare, i leader dei Ventotto chiedono che Mosca accetti un meccanismo monitorato dall'Ue che garantisca la cessazione delle ostilità e «un effettivo controllo della frontiera»; il ritorno alle autorità ucraine del controllo dei valichi di confine di Izvarino, Dolzhanskiy e Krasnopartizansk; il rilascio di tutti gli ostaggi, in particolare gli osservatori Osce; l'avvio di negoziati sostanziali sull'attuazione del piano del presidente Poroshenko.
La firma dell'accordo arriva in un momento particolarmente difficile per l'Ucraina: da un lato c'è la situazione politica interna destabilizzata a causa dell'annessione della Crimea da parte della Russia e dei venti separatisti nelle regioni del sudest e dall'altro un quadro economico disastroso, con le previsioni di un anno di grave recessione che potrà essere superato senza il tracollo solo grazie agli aiuti della Comunità internazionale.

E Gazprom minaccia i vettori europei
Il gigante russo del gas Gazprom ha invece minacciato di ridurre le forniture alle compagnie europee che approvvigioneranno di gas l'Ucraina, attraverso un'inversione del flusso, per compensare l'interruzione dell'apporto di gas russo a Kiev. Gazprom ha ribadito che rifiuterà qualsiasi nuova trattativa con l'Ucraina finchè Kiev non regolerà il suo debito, mettendo in guardia contro problemi di forniture verso l'Unione europea nei prossimi mesi. Con il rifiuto di Kiev di regolare le sue fatture a un prezzo giudicato troppo elevato, Gazprom ha deciso il 16 giugno che non fornirà gas finchè l'Ucraina non avrà pagato il suo debito (diversi miliardi di dollari) e pagato in anticipo le importazioni. Il prezzo attuale (485 dollari per 1.000 mc, senza pari in Europa) .
I
l rilascio dei 4 osservatori Osce
I quattro osservatori dell'Osce (l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) rilasciati erano stati sequestrati il 26 maggio scorso dai ribelli separatisti filo-russi nella regione di Lugansk, la più orientale dell'Ucraina: lo ha annunciato Alexandre Borodai, sedicente primo ministro dell'auto-proclamata Repubblica Popolare di Donetsk, che ha dichiarato l'indipendenza da Kiev e in un albergo del cui omonimo capoluogo sono stati condotti gli ex ostaggio dopo la liberazione, poi confermata anche ufficialmente dal presidente elvetico Didier Burkhalter, che ne esercita la guida annuale di turno. Sono un cittadino danese, uno svizzero, un turco e probabilmente un estone: erano stati catturati per ordine di un capo miliziano locale. All'arrivo a Donestsk sono apparsi in condizioni relativamente buone, ma stanchi e provati, e non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Burkhalter ha sollecitato anche quello «rapido e incondizionato» di altri quattro osservatori dell'organismo pan-europeo, spariti il 29 maggio dopo essere stati rapiti sempre nei pressi di Lugansk.

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Messaggio Da Erasmus il Sab Lug 26, 2014 7:11 pm

Mi vien quasi da ridere se penso alla PESC (che sarà sempre impotente fino a quandoi l'UE non sarà in grado di fare una "unica" politica estera, togliendola quindi agli stati membri ... cosa possibile solo se l'UE diventerà vera Federazione) e se penso alle pressioni del governo Renzi (tronfio per il successo del PD alle europee e ora responsabile della presidenza semestrale italiana) per piazzare la Mogherini a succedere alla Ashton.
[Il NO dei paesi ex-sovietici è motivato da sospette simpatie filo-russe della Mogherini. Ma io dico: da quali santi è protetta costei per questa rapida scalata a posti politici di alto livello ... provenendo in fondo dal nulla?]

Intanto la Russia potrà permettersi di ricattare  l'UE con la minaccia di chiudere i rubinetti del gas!

Come nella questione (ancor più grave) del Medio Oriente, l'UE non può far altro che emanare documenti senza alcuna efficacia.
Tali mi sembrano (in relazione all'Ucraina) le liste di proscrizione dell'UE e le varie prese di posizione.

Trascrivo, per ultime informazioni, i link di due articoli di EUobserver.com

EU blacklists more Russians, prepares economic sanctions - 24/07/2014 20:55:06
----------------------------------------------------------------------------
EU expands Russia blacklist by 15 names, ambassadors to continue talks on 
economic sanctions on Friday.

http://euobserver.com/foreign/125100

EU to hit Russia with economic sanctions next week - 25/07/2014 17:14:59
----------------------------------------------------------------------------
The EU is set to impose economic sanctions on Russia next week. Meanwhile, 
southern member states want the European Commission to consider any 
blowback effect when it assesses national deficits.

http://euobserver.com/foreign/125113

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Messaggio Da animalo il Dom Lug 27, 2014 8:10 am

Per amore dell'equilibrio, mi auguro che le persone obiettive e scevre da contaminazioni ideologiche ammettano che le pressioni, sotto tutte le forme possibile, da quelle economiche, finanziarie, diplomatiche e, si, anche militari esercitate dagli usa sulla ue sono di alcuni ordini di grandezza maggiori di quelle russe.
Valga a titolo di esempio la scelta da parte ue del finanziamento dell'ultimo caccia usa, quando tra francia, germania ed italia esistevano le capacità industriali, tecniche e tecnologiche per costruire un caccia europeo.

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Messaggio Da Erasmus il Mar Lug 29, 2014 3:47 pm

Sono d'accordo con l'editoriale di "Der Spiegel":
«FERMARE PUTIN! E' venuto il tempo per l'Europa di agire!»
––> Stopping Putin: The Time has come for Europe to act! (Der Spiegel, 28.07.14)
http://www.spiegel.de/international/world/spiegel-editorial-time-to-impose-tough-sanctions-on-russia-a-983210.html

In un precedente post di questo stesso thread dicevo con parole mie che "è ora che l'UE si dia una mossa!"

Ma ... in che modo l'UE potrebbe "agire"?
Un vecchio slogan dei federalisti era appunto la richiesta di Federazione Europea «per un'Europa capace di agire».
Finché i suoi membri non rinunceranno alla pretesa di avere una propria politica estera, l'efficacia delle "azioni" dell'UE resterà misabile.
[Mi viene in mente il meeting di Londra il giorno in cui Cameron e Sarkozy decisero di fat fuori Gheddafi bombardando la sera stessa la Libia. Avevano invitato tutte le maggiori autorità, dal Segretario di stato degli USA al segretario dell'ONU Ban Ki-moon. Ma non avevano invitato l'allto rappresentante per la politica estera dell'UE, la sig.ra Catherine Ashton!
En passant ... constatiamo ora quale definitiva soluzione democratica è stata raggiunta in nord-Africa in generale, ed in particolare in Libia]

Insomma: sperare in una politica "comune" tra 28 stati, ciascuno con la pretesa di essere sovrano e quindi di avere una sua politica estera "indipendente" mi pare ... la "quadratura del cerchio".

La politica estera sarà davvero "comune" solo quando sarà "unica".
Mi sembra lapalissiano.
Allora ... smettiamola di prenderci in giro.
O si passa alla Federazione Europea (ed è questa la mossa che si devono dare gli stati dell'UE,  almeno i principali  – quelli fondatori, ora tutti nell'Eurozona–,  aperti a quanti altri vogliono associarsi ma senza aspettarli) o veramente il concetto stesso di  "unione" diventa una presa per i fondelli.
[Nel suo primo intervento in PE la Barbara Spinelli ha espresso proprio questo concetto, seppur con parole più diplomatiche].
-----------------
07/28/2014 12:23 PM

Stopping Putin

The Time Has Come for Europe to Act

A DER SPIEGEL Editorial

Vladimir Putin has ignored Western demands that he cease arming and 
supporting pro-Russian separatists in Ukraine. As such, he shares 
responsibility for the shooting down of MH17. It is now time for Europe 
to take tough action.

The Malaysia Airlines Flight 17 crash site is a nightmare, with body 
parts still lying among the sunflowers. Fully 298 people were murdered 
here while the entire world became witness to marauding bandits in 
uniform robbing the dead and taking their dignity in the process.

Here, in the eastern Ukrainian steppe, Vladimir Putin has shown his 
true face. Once seen as a statesman, the Russian president has exposed 
himself as a pariah of the international community. The MH17 dead are 
also his; he is partially responsible for the shooting down of the 
flight. And now, the moment has come to force him to back down -- with 
severe economic sanctions.

Nobody in the West continues to harbor serious doubts that the plane 
was shot down with a Buk surface-to-air missile system -- one that was 
almost certainly provided to the pro-Russian separatists in eastern 
Ukraine by Russia. One separatist leader even admitted that they 
possessed such a system -- and the evidence is substantial.

It may be that the shooting down of MH17 was a tragic error. The 
fighter who launched the missile didn't likely intend to shoot down a 
commercial aircraft. Still, the incident is the direct consequence of 
the recent weeks Russia has spent arming the separatists. It is a 
symbol of Putin's depravity -- and for the failure of Western policy 
thus far. The wreckage of MH17 is also the wreckage of diplomacy.

While the West initially imposed but mild sanctions and demanded a 
policy of de-escalation, Putin repeatedly escalated the conflict while 
vociferously proclaiming his irreproachability. He continually insisted 
that he wasn't behind the separatists. This web of lies, propaganda and 
deceit has now been exposed.

Achieving Deterence 

The ties between Putin and the separatists are not difficult to see. 
While it may not be possible to completely control the men in eastern 
Ukraine -- that is a problem faced by all who engage in proxy warfare 
-- Putin armed them and he can curb their activities. All demands that 
he do so have thus far been ignored. Even after the murder of 298 
innocent civilians, there has not been a word of contrition or 
dissociation from Putin.

Europe can no longer continue as before. The agreement among the 
European Union's 28 member states to impose severe sanctions on Russia 
was the right move. Among the measures proposed is a boycott of Russian 
banks as well as a ban on exporting arms and energy technology. It is 
now crucial that EU member states this week actually enact the full 
range of measures to put a crimp in the Russian economy and, should it 
become necessary, to broaden them.

Demanding tough measures to force Russia to back down is not akin to 
being a warmonger. The only one who has fanned the flames of war in the 
Ukraine without constraint and who, since the annexation of the Crimea 
peninsula, insists on gambling with peace in Europe is the president of 
Russia. It is imperative that Europeans exhaust all non-military means 
of bringing pressure to bear on Moscow. The goal is deterrence, not 
escalation, and for that to work, the measures must be credible. 

To achieve deterrence, it is imperative that Europe act together and 
dispense with national selfishness. As long as France continues to 
insist on delivering warships to the Russians and the British continue 
coveting profits earned from Russian oligarchs, the EU will be unable 
to impress Putin. Germany's government and business leaders deserve 
praise for their willingness to support severe penalties -- even though 
they are sure to hurt German exports.

Europe can absorb the consequences of such sanctions. Russia cannot. It 
is economically vulnerable and is in need of Western investment and 
technology, particularly in the energy sector.

Still, there is no guarantee that sanctions will rapidly have the 
desired effect. Putin's initial reaction could very well be one of 
aggression, the imposition of countermeasures. But chances are that he 
will ultimately have to give in. His rule has thus far depended on 
keeping the elite quiet by ensuring that they can continue to enrich 
themselves. He likely would be unable to resist were Russian 
businessmen, oligarchs and liberals to exert significant pressure. A 
further devaluation of the ruble, furthermore, would hurt the 
population at large, which has supported Putin thus far.

Europe, and we Germans, will certainly have to pay a price for 
sanctions. But the price would be incomparably greater were Putin 
allowed to continue to violate international law. Peace and security in 
Europe would then be in serious danger.

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Messaggio Da Condor il Dom Ago 03, 2014 11:51 am

Erasmus ha scritto:Sono d'accordo con l'editoriale di "Der Spiegel":
«FERMARE PUTIN! E' venuto il tempo per l'Europa di agire!»
––> Stopping Putin: The Time has come for Europe to act! (Der Spiegel, 28.07.14)
http://www.spiegel.de/international/world/spiegel-editorial-time-to-impose-tough-sanctions-on-russia-a-983210.html

In un precedente post di questo stesso thread dicevo con parole mie che "è ora che l'UE si dia una mossa!"

Ma ... in che modo l'UE potrebbe "agire"?
Un vecchio slogan dei federalisti era appunto la richiesta di Federazione Europea «per un'Europa capace di agire».
Finché i suoi membri non rinunceranno alla pretesa di avere una propria politica estera, l'efficacia delle "azioni" dell'UE resterà misabile.
[Mi viene in mente il meeting di Londra il giorno in cui Cameron e Sarkozy decisero di fat fuori Gheddafi bombardando la sera stessa la Libia. Avevano invitato tutte le maggiori autorità, dal Segretario di stato degli USA al segretario dell'ONU Ban Ki-moon. Ma non avevano invitato l'allto rappresentante per la politica estera dell'UE, la sig.ra Catherine Ashton!
En passant ... constatiamo ora quale definitiva soluzione democratica è stata raggiunta in nord-Africa in generale, ed in particolare in Libia]

Insomma: sperare in una politica "comune" tra 28 stati, ciascuno con la pretesa di essere sovrano e quindi di avere una sua politica estera "indipendente" mi pare ... la "quadratura del cerchio".

La politica estera sarà davvero "comune" solo quando sarà "unica".
Mi sembra lapalissiano.
Allora ... smettiamola di prenderci in giro.
O si passa alla Federazione Europea (ed è questa la mossa che si devono dare gli stati dell'UE,  almeno i principali  – quelli fondatori, ora tutti nell'Eurozona–,  aperti a quanti altri vogliono associarsi ma senza aspettarli) o veramente il concetto stesso di  "unione" diventa una presa per i fondelli.
[Nel suo primo intervento in PE la Barbara Spinelli ha espresso proprio questo concetto, seppur con parole più diplomatiche].
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Ineccepibile!
Ma a questo punto diviene semplicemente sogno irrealizzabile il desiderio di Federazione Europea se non ci si avvicina al progetto a piccoli passi.
Ho sempre visto, e ancor più oggi, i politici ed alti funzionari europei come dei primitivi che timidamente guardano il progresso che si sviluppa oltre i confini degli usci delle caverne in cui vivono.
E allora come farebbe un primitivo a prendere coraggio e lanciarsi nel progresso?
Semplicemente con la tecnica dei piccoli passi: avvicinarsi a persone e oggetti misteriosi, con timidezza, un passo alla volta. Noi europei di salti - e non passi- ne abbiamo fatti già troppi, fino a cadere nel precipizio dell'economia stagnante, ma di fronte all'interesse ed all'egoismo nazionale, niente! Siamo ancora cavernicoli.
L'editoriale del Der Spiegel ne è una dimostrazione; pone il paravento davanti alle figurelle tedesche atte a sminuire la valenza dell'Unione in ambito internazionale. Figurelle palesate con i continui incontri e telefonate tra Putin e la cancelliera Merkel (addirittura Putin ha scomodato la Merkel, con una telefonata, anche quando questa era in vacanza ad Ischia, lo scorso mese di Marzo).
Il Der Spiegel se la prende con l'Inghilterra e la Francia che temono di perdere le commesse russe; elogia, invece, l'altruismo degli imprenditori tedeschi che sacrificherebbero i propri introiti per la causa Ucraina e per il conseguente bene dell'Europa.

To achieve deterrence, it is imperative that Europe act together and
dispense with national selfishness. As long as France continues to
insist on delivering warships to the Russians and the British continue
coveting profits earned from Russian oligarchs, the EU will be unable
to impress Putin. Germany's government and business leaders deserve
praise for their willingness to support severe penalties -- even though
they are sure to hurt German exports.


E ancora:

Europe, and we Germans, will certainly have to pay a price for
sanctions.


Ma tu guarda un po' come so' bravi 'sti tedeschi.
Mettiamoli alla prova!  
L'autorevole Barbara Spinelli insieme a Matteo Renzi, insistano sulla politica dei piccoli passi per dare un concreto impulso alla costituzione della Federazione Europea. Si inizi col proporre, con insistenza, di parlare con un'unica voce nella politica estera e di sicurezza europea.  
All'ONU: non più il mercato di primi ministri degli stati europei, ma l'unico ministro degli esteri o presidente del consiglio europeo (vediamo, poi, se Ban Ki-moon non invita l'alto rappresentante per la politica estera dell'UE)
Si propongano sanzioni agli stati dell'Unione che intraprendono indipendenti colloqui di politica estera e di difesa con stati extra UE.
Due piccoli passi.
Mettiamoli alla prova e vediamo quanto ancora sono cavernicoli i funzionari delle istituzioni della UE.
Condor
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Messaggio Da Erasmus il Sab Ago 09, 2014 3:56 pm

Ciao Condor.
"Bentornato"!

A riguardo dell'opportunità della rinuncia degli stati-membri alla fasulla "sovranità" in materia di politica estera e di difesa c'è un interessante presa di posizione [di qualche giorno fa] da parte di "Il Sole 24 Ore".
In un editoriale (scritto dal direttore Roberto Napoletano) si parla di "New deal" europeo condizionandolo ad una politica estera e di difesa davvero comune.

[L'argomento principale dell'editoriale è però  di critica alla politica del governo Renzi, europeista a parole ma in realtà di difesa patriottarda della  sovranità nazionale. (Per non parlare delle "larghe intese", ossia questa specie di "pactum sceleris" tra PD, Nuova Destra e Forza Italia. Trovo scandaloso, scandalosissimo, che le cosiddette "riforme" vengano preparate a tavolino  da accordi tra Renzi e Berlusconi. Mu vergogno di essere italiano al cospetto dell'Europa intera.
L'editoriale menzionato si può leggere ql seguente indirizzo:
––> http://24o.it/UysvOs
oppure a quest'altro;
––> http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-07/ma-quale-paese-vuole-renzi-070520.shtml?uuid=ABTpd7hB
-----------------------------

Torniamo a Putin (e al tema principale di questo thread).
Condor: è vero che, dal punto di vista commerciale, la rottura dell'amicizia con la Russia di Putin, costerà agli europei, in primo luogo a chi  commercia di più con questa Russia, a cominciare dalla Finlandia e passando proprio per la Germania.
Ma a lungo andare sarà la Russia a rimetterci. Questa è la mia opinione. 
Addirittura ben venga l'aumento del costo del gas russo: sarà uno stimolo in più verso lo sviluppo di fonti energetiche alternative (anche innovative). La futura Europa non può svilupparsi con una dipendenza tanto forte dalla Russia, tanto meno da questa Russia Putin-Medvedev.
L'Europa esporta in Russia non solo ortaggi e frutta mediterranea, ma anche tecnologia e servizi "avanzati", in ambiti in cui la Russia è in ritardo. 
-------
E' di questi giorni la notizia delle ritorsioni di Putin alle sanzioni europee innescate dalla politica aggressiva di Putin in Ucraina.
[Putin, come ricordava ART fin dall'anno scorso, non sopporta che i suoi piani vadano buchi! Insomma: non sa "perdere", e a lungo andare il resistergli gli farà perdfere davvero, a  vantaggio dell'Europa occidentale (e del mondo intero). Naturalmente, per "resistergli" occorre saper perdere a nostra volta su qualcos'altro (come vantaggi commerciali presenti)].

A proposito delle ritorsioni di Putin segnalo un paio di articoli di EUobserver.
1.
Russia in sanction threat against EU - 06/08/2014 09:30:10
Russia may restrict or impose a ban on Asian-bound European airlines from 
flying over its Siberian territory as part of a retaliatory move against 
western-imposed sanctions.
http://euobserver.com/foreign/125193

2.
Russia imposes retaliatory sanctions on EU 07/08/2014 09:30:13
Moscow is slapping a ban on EU-imported fruit and vegetables and food from 
the US in retaliation for western economic sanctions. Meanwhile, 20,000 
Russian soldiers are stationed on the Ukraine border.
––> http://euobserver.com/foreign/125205

Ciao Condor.
Ciao a tutti.
-------------
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Messaggio Da ART- il Dom Ago 31, 2014 5:02 pm

Ecco un piccolo riassunto delle forze in campo nella guerra in Ucraina prima che negli ultimi giorni si registrasse l'ingresso di unità regolari dell'esercito russo, giusto per aiutare chi s'interessa alla questione a capirci un po' meglio.

Va specificato il non secondario particolare che man mano che i rivoltosi le prendevano la rivolta armata in Ucraina dell'est è passata gradualmente sotto controllo russo, ed ora la direzione è completamente russa su copertura, gestita dal GRU (il servizio segreto militare russo). La guerra viene combattuta da parte ucraina sia con le forze regolari che con varie milizie, da parte russa con membri dei servizi segreti e milizie russe che affiancano quelle dei rivoltosi.

I russi si appoggiano alle milizie delle due regioni dell'est ai confini con la Russia che si sono autoproclamate indipendenti, a partire dalla Milizia Popolare del Donbass, braccio armato della "Repubblica Popolare di Donetsk" che conta circa 4000 uomini provenienti soprattutto dai gruppi ultras della squadra di calcio di Donetsk e da membri delle organizzazioni neonaziste panrusse e slavofile, ma anche da disertori della polizia locale e da manodopera criminale delle mafie del Donbass. Sono armati quasi totalmente con armamento leggero comprendente fucili AK-47 e 74 ma anche M-16, lanciarazzi RPG, mitragliatrici RPK e qualche mortaio da 82 mm. Poi c'è la Guardia di Lugansk, braccio armato di della "Repubblica Popolare di Lugansk", che è meno numerosa e peggio equipaggiata della corrispondente di Donetsk.
Queste milizie sono appoggiate da volontari russi e membri di organizzazioni neonaziste russe, per un totale di circa 1500-2000 uomini.
L' "operazione Donbass", così pare si chiami, è guidata dal Col. Igor Strelkov del GRU e rinforzata da elementi del SVR (servizio segreto russo per l'estero): sul territorio è gestita da una serie di capi centro o residenti dislocati in varie città e villaggi. Da questa missione dipendono oltre alle milizie locali altre due unità: il Battaglione Vostok, formato da ceceni filo-russi, e gli spesnatz (forze speciali) dello stesso GRU. A fine maggio i primi hanno assunto il controllo del quartier generale della Milizia Popolare del Donbass, facendo passare definitivamente la conduzione della rivolta nelle mani russe. Come armamento le forze russe possono contare su MANPADS (missili spalleggiabili anti-aerei), RPG moderni e su AK-74M e 103.
I rifornimenti di armi e munizioni arrivano soprattutto attraverso i villaggi al confine tra Russia ed ucraina ma anche dalla Transnistria (regione secessionista della Moldova sotto controllo di un'oligarchia di mafiosi russi), e in servizio con gli insorti ci sono anche dei mezzi blindati catturati alle forze ucraine e qualche carro armato T-64.

L'ucraina per combattere si affida soprattutto alla Guardia Nazionale e a milizie paramilitari: lo fa sia per le non eccellenti condizioni generali delle sue forze armate sia perché all'inizio la paura di un'invasione russa li aveva spinti a mantenere il grosso delle forze nell'ovest. C'era anche il problema della scarsa affidabilità di molte unità stanziate ad est, che in parte si sono rifiutate di combattere o sono passate dalla parte dei russi.
L'Ucraina ha formato anche una nuova Guardia Nazionale sotto il controllo del Ministero degli interni, con un organico di 33000 uomini e l'obiettivo di raggiungere i 60000, forniti di armamento tipico da fanteria leggera e qualche autoblindo passato dall'esercito. Nelle fila di questa nuova unità sono confluiti anche volontari stranieri, fra cui europei (soprattutto italiani, greci, svedesi e spagnoli) ma anche russi anti-putiniani. Le milizie comprendono anche i membri dell'organizzazione neonazista Pravdi Sektor (Settore Destro), formata da 800-900 uomini inquadrati nel Battaglione Donbass, addestrati e coordinati dall'SBU (servizio segreto ucraino) e in seguito integrato nella Guardia Nazionale. Altra unità simile per componenti è il Battaglione Azov, dipendente dal Ministero dell'interno.
Nei mesi scorsi l'esercito ha impiegato in combattimento circa 3000 soldati provenienti da varie unità: che si sappia erano presenti due battaglioni di paracadutisti della 25a e 29a Brigata aeroportata, una compagnia meccanizzata della 17a Brigata corazzata, un battaglione della 93a brigata meccanizzata e due battaglioni della 55a Brigata di artiglieria con obici da 152 mm e lanciarazzi. L'esercito impiega in azione vari mezzi blindati nonchè carri armati T-62 e T-82, con supporto aereo fornito da elicotteri Mi-24 e cacciabombardieri Su-25.
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Messaggio Da Erasmus il Mer Set 03, 2014 2:05 pm

Quello che sto per trascrivere, (come del resto l'ultimo "post" di ART qui sopra),è solo indirettamente connesso col titolo di questo thread
Lo reputo, tuttavia, estremamente interessante per le ossservazioni che ci sono proprio sulla mancata integrazione politica dell'UE. 

[Analogamente interessante è l'articolo di Henry Kissinger sul Corriere di ieri 2 settembre 2014, che ad un certo punto dice: «L’Europa, tuttavia, non ha ancora adottato, nel suo insieme, una struttura di Stato unitario, rischiando di creare un vuoto di autorità al suo interno e uno squilibrio di potere lungo i suoi confini». Ed interessante è pure  un recentissimo articolo di Krugman – mi pare sul N.Y.T. – che mostra il diverso approccio alla crisi fatto in USA e in UE sottolineando che il successo del primo e l'insuccesso del secondo dipendono dal fatto che in USA c'è una sola macro-politica economica – e pure fiscale! – mentre in UE resta l'illusione di poter coordinare 28 politiche che pretendono di essere "sovrane" ).]

Voglio dire: da più parti ... ormai da una miriade di parti (e persino da fonti che non ci si aspetterebbe, come è il caso del vecchio Kissinger) si rileva che questo o quel "baco" nell'ordine mondiale e nel progresso dei singoli popoli dipende terribilmente dal ritardo dell'Europa sulla strada della sua integrazione politica. E nonostante ciò i nostri governi "nazionali" insistono nello stupido comportamento di rivendicare la rispettiva sovranità rinviando di continuo alle "calende greche" l'affrontare decisamente la questione di una efficace strategia (necessariamente unitaria!) per evitare il declino dell'Europa e invece promuovere nel mondo la pace ed i valori di cui si è arricchita nella storia la società europea (ora riassunti persino nella "Carta fondamentale" dei diritti umani inalienabili).

Trascrivo dal sito-web "INTERNAZUINALE" (http://www.internazionale.it/) un articolo [del giornalista francese Bernard Guetta, "esperto di politica internazionale"]  dal titolo molto eloquente
–––> Il pasticcio ucraino

Anticipo la frase con cui si chiude l'articolo; frase che secondo me, proprio in merito alle tematiche di questo forum, è la più rimarchevole.
«La guerra mondiale non ci sarà, ma questo non vuol dire che in Ucraina la situazione sia incoraggiante. Il futuro ci riserva un pasticcio tanto sanguinoso quanto stupido. Eppure, nonostante questo caos, ci sono anche alcuni aspetti positivi da considerare. La crisi, per esempio, finirà per allontanare i russi dal loro scriteriato presidente, mentre l’Unione è già costretta a serrare i ranghi e rendersi conto che è arrivato il momento di dotarsi di una maggiore unità politica per proteggere gli interessi comuni.»


–––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––

Il pasticcio ucraino
 di Bernard Guetta



2 settembre 2014
TAG: RUSSIA, STATI UNITI, UCRAINA, UNIONE EUROPEA


    Non ci sarà una terza guerra mondiale. Non assisteremo a uno scontro militare tra la Federazione russa e l’Alleanza atlantica, perché né gli Stati Uniti né le capitali europee (nemmeno quelle dei paesi usciti dall’orbita sovietica come la Polonia o gli stati baltici) hanno alcuna intenzione di rispondere con la forza alle incursioni russe in Ucraina.


Davanti al rilancio permanente di Vladimir Putin gli occidentali si aggrappano giustamente alla ragione, ma questa crisi resta estremamente preoccupante, per tre motivi.

Il primo è che la situazione attuale rinvia a un futuro indefinito uno sviluppo auspicato da tempo, quell’accordo tra l’Unione e la Russia che permetterebbe a Mosca di scambiare le materie prime di cui è così ricca con gli investimenti massicci di cui ha estremamente bisogno per modernizzarsi, industrializzarsi e uscire da un arcaismo economico che la costringe a dipendere totalmente dal gas e dal petrolio.


Il secondo motivo è che la facilità con cui Vladimir Putin ottiene risultati in Ucraina inebria il Cremlino e lo spinge ad approfittare della sua posizione di forza nella zona orientale del paese. La Russia potrebbe decidere da un momento all’altro di spaccare l’Ucraina dopo averle sottratto la Crimea, per poi cercare di rimettere le mani su altri paesi ex sovietici. Guidata da un presidente che sogna di ricostituire un antico impero, la Russia si sta isolando sempre di più dal mondo occidentale, riducendo il suo tenore di vita e mettendosi nelle mani della Cina, i cui commercianti e operai hanno colonizzato già da diversi anni la Siberia.


Il terzo motivo di preoccupazione è che l’Ucraina non intende arrendersi senza combattere. Il ministro della difesa ucraino ha giustamente previsto una guerra spaventosa e decine di migliaia di morti. Intanto la timidezza dell’occidente rischia di indebolire i democratici ucraini a vantaggio dell’estrema destra (per il momento marginale), proprio come il rifiuto degli Stati Uniti di colpire il regime siriano ha lasciato campo libero ai fanatici dello Stato islamico.


La guerra mondiale non ci sarà, ma questo non vuol dire che in Ucraina la situazione sia incoraggiante. Il futuro ci riserva un pasticcio tanto sanguinoso quanto stupido. Eppure, nonostante questo caos, ci sono anche alcuni aspetti positivi da considerare. La crisi, per esempio, finirà per allontanare i russi dal loro scriteriato presidente, mentre l’Unione è già costretta a serrare i ranghi e rendersi conto che è arrivato il momento di dotarsi di una maggiore unità politica per proteggere gli interessi comuni.
(Traduzione di Andrea Sparacino)



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Leggi anche:
–––> • G7 energia. Si schiera a sostegno Ucraina. “No uso politico forniture”
–––> • Energia. Russia e Cina firmano l’accordo sul gas
–––> • Bernard Guetta. Oscuri presagi sulla crisi ucraina
–––> • Bernard Guetta. Il mondo dopo l’Ucraina

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Messaggio Da Erasmus il Mar Feb 17, 2015 3:24 pm

Questo thread iniziato da ART 15 mesi fa è purtroppo ancora di estrema attualità.

Metto un articolo dall'Economist di sabato scorso 14 febbraio 2015.
Buona lettura!
––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––––
Fonte: ––> http://www.economist.com

The view from the Kremlin
Putin’s war on the West

As Ukraine suffers, it is time to recognise the 
gravity of the Russian threat - and to counter it

Feb 14th 2015 | 
From the print edition 

He is ridiculed for his mendacity and ostracised by his peers. He 
presides over a free-falling currency and a rapidly shrinking economy. 
International sanctions stop his kleptocratic friends from holidaying 
in their ill-gotten Mediterranean villas. Judged against the objectives 
Vladimir Putin purported to set on inheriting Russia’s presidency 15 
years ago - prosperity, the rule of law, westward integration - 
regarding him as a success might seem bleakly comical.

But those are no longer his goals, if they ever really were. Look at 
the world from his perspective, and Mr Putin is winning. For all his 
enemies’ machinations, he remains the Kremlin’s undisputed master. He 
has a throttlehold on Ukraine, a grip this week’s brittle agreement in 
Minsk has not eased. Domesticating Ukraine through his routine tactics 
of threats and bribery was his first preference, but the invasion has 
had side benefits. It has demonstrated the costs of insubordination to 
Russians; and, since he thinks Ukraine’s government is merely a puppet 
of the West (the supposed will of its people being, to his ultracynical 
mind, merely a cover for Western intrigues), the conflict has usefully 
shown who is boss in Russia’s backyard. Best of all, it has sown 
discord among Mr Putin’s adversaries: among Europeans, and between them 
and America.

His overarching aim is to divide and neuter that alliance, fracture its 
collective approach to security, and resist and roll back its advances. 
From his tantrums over the Middle East to his invasion of Georgia and 
multiple misadventures in Ukraine, Mr Putin has sometimes seemed to 
stumble into accidental disputes with the West, driven by a paranoid 
fear of encirclement. In hindsight it seems that, given his outlook, 
confrontation may have been inevitable. Either way, the contest he 
insists on can no longer be dodged. It did not begin in poor Ukraine 
and will not end there. Prevailing will require far more resolve than 
Western leaders have so far mustered.

What the Kremlin wants
Last year Mr Putin lopped off Crimea, redrawing Europe’s map by force. 
The war he hallucinated into reality in eastern Ukraine has killed 
thousands. Even if the ceasefire scheduled for February 15th holds 
(unlikely, on past form), he seems certain to get what he wants there: 
a wretched little quasi-state in the Donbas, which he can use to stall 
and warp Ukraine’s development. Yet these incursions are only his 
latest bid to bludgeon former Soviet states into submission, whether 
through energy blackmail, trade embargoes or war. For Mr Putin the only 
good neighbour is a weak one; vassals are better than allies. Only the 
wilfully blind would think his revanchism has been sated. Sooner or 
later it may encompass the Baltic states - members of both the European 
Union and NATO, and home to Russian minorities of the kind he pledges 
to “protect”.

The EU and NATO are Mr Putin’s ultimate targets. To him, Western 
institutions and values are more threatening than armies. He wants to 
halt their spread, corrode them from within and, at least on the West’s 
fragile periphery, supplant them with his own model of governance. In 
that model, nation-states trump alliances, states are dominated by 
elites, and those elites can be bought. Here, too, he has enjoyed some 
success. From France to Greece to Hungary he is cultivating parties on 
Europe’s far right and left: anyone who might lobby for Russian 
interests in the EU, or even help to prise the union apart (see 
article). The biggest target is NATO’s commitment to mutual self-
defence. Discredit that - by, for example, staging a pro-Russian 
uprising in Estonia or Latvia, which other NATO members decline to help 
quell - and the alliance crumbles.

Mr Putin’s stranglehold on his own country means he has time and 
freedom for this campaign. As he has amply demonstrated, he has no 
qualms about sacrificing Russians’ well-being to satisfy his coterie’s 
greed or to further his geopolitical schemes. He persecutes those who 
protest. And in the echo chamber his propaganda creates, the 
nationalism he peddles as a consolation for domestic woes is 
flourishing.

What is to be done?
The first task for the West is to recognise the problem. Barack Obama 
has blithely regarded Russia as an awkward regional power, prone to 
post-imperial spasms but essentially declining. Historians will be 
amazed that, with Ukraine aflame, the West was still debating whether 
to eject Russia from the G8. To paraphrase Trotsky, Western leaders may 
not have been interested in Mr Putin, but Mr Putin was interested in 
them.

The next step is to craft a response as supple as the onslaught. Part 
of the trouble is that Mr Putin plays by different rules; indeed, for 
him, there are no inviolable rules, nor universal values, nor even cast-
iron facts (such as who shot down flight MH17). There are only 
interests. His Russia has graduated from harassing ambassadors and 
assassinating critics to invasions. This is one of his assets: a 
readiness to stoop to methods the West cannot emulate without sullying 
itself.

The current version of this quandary is whether, if the latest 
ceasefire fails, to arm Ukraine. Proponents think defensive weapons 
would inflict a cost on Mr Putin for fighting on. But anyone who doubts 
his tolerance of mass casualties should recall his war in Chechnya. If 
arms really are to deter him, the West must be united and ready to 
match his inevitable escalation with still more powerful weapons 
(along, eventually, with personnel to operate them). Yet the alliance 
is split over the idea. Mr Putin portrays the war as a Western 
provocation: arming Ukraine would turn that from fantasy to something 
like fact, while letting him expose the limits of Western unity and its 
lack of resolve - prizes he cherishes. If fresh Russian aggression 
galvanises the alliance, arming Ukraine will become a more potent 
threat. Until that point, it would backfire.

A better strategy is to eschew his methods and rely on an asset that 
he, in turn, cannot match: a way of life that people covet. If that 
seems wishy-washy beside his tanks, remember that the crisis began with 
Ukrainians’ desire to tilt towards the EU - and Mr Putin’s 
determination to stop them. Better than arms, the West must urgently 
give Ukraine as much aid as it needs to build a state and realise that 
dream (and as much advice as it takes to ensure the cash is not 
misspent or stolen). The IMF deal announced on February 12th should be 
only a start. Mr Putin wants Ukraine to be a lesson in the perils of 
leaning West. It should instead be an exemplar of the rewards.

Just as urgently, those former Soviet countries that have joined 
Western institutions must be buttressed and reassured. If the case for 
sending arms to the Donbas is doubtful, that for basing NATO troops in 
the Baltics is overwhelming, however loudly Mr Putin squeals. Western 
leaders must make it clear, to him and their own people, that they will 
defend their allies, and the alliance - even if the struggle is covert 
and murky.

And it isn’t only its allies who appreciate the West’s virtues. So do 
many Russians, including shameless Putinists who denounce the West’s 
decadence but exploit its schools and stockmarkets. It is long past 
time for every Russian parliamentarian and senior official to join the 
sanctions list. Far from being relaxed as, after Minsk, fellow-
travellers may suggest, sanctions must be tightened - and sanctions-
busting curtailed (see article). In the end, they will prove a stronger 
lever than weapons.

At the same time, the West should use every available means to help 
ordinary Russians, including Russian-sympathisers in the Baltics and 
Ukraine, learn the bloody, venal truth about Mr Putin. It should let 
them know that Russia, a great nation dragged down a terrible path, 
will be embraced when it has rulers who treat the world, and their own 
people, with respect not contempt, however long that takes.
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Messaggio Da Erasmus il Mer Feb 25, 2015 3:44 pm

Metto una notiziola riguardante la Lituania, quindi apparentemente O.T. rispetto al tema del thread, ma in realtà connessa.

I popoli che per secoli e secoli hanno sofferto la dominazione russa e che finalmente se ne sono liberati (con la caduta dell'impero sovietico), hanno giustamente paura che l'Orso Russo torni ad aggredire (come sta facendo ormai da anni in Ucraina, come ha fatto in Georgia, in Moldova, ecc; e come continua a fare ovunque lo zar Putin pensa sia possibile).
----------------------------------------- 
6. Lithuania to re-introduce military conscription - 25/02/2015 09:15:06
----------------------------------------------------------------------------
In the wake of Russia’s actions in Ukraine, Lithuania on Tuesday said it 
would take steps to reinstate basic military conscription for the next five 
years.

--> https://euobserver.com/beyond-brussels/127790
_____________________________________________________

Ancora: l'aspetto ... come dire? ... "triste" di questa notizia è sempre quello: l'assenza dell'UE come tale in materia di difesa e di sicurezza (in barba all'istituzione dell'Alto rappresentante [dell'Unione] per la difesa e la sicurezza.
Naturalmente,  è meno probabile l'infiltrazione strisciante (fino a divenire vera aggressione) in un paese membro dell'UE. Ecco il vero perché della repentina domanda di ingresso in UE delle tre repubbliche baltiche (appartenenti prima all'URSS, oltre a quella dei vari paesi "satelliti": Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Bulgaria), accolta definitivamente meno di 14 anni dopo del crollo dell'URSS. Ed ecco il vero perché  dell'Europeismo dei rivoluzionari ucraini, [insorti sostanzialmente contro il pericolo di ritornare sotto il giogo russo col diventare l'Ucraina membro della pseudo-comunità eurasiatica inventata da Putin per reintrodurre il protettorato russo sulle repubbliche ex-URSS.



Ma da noi c'è ancora gente nostalgica dell'URSS (che è stata soprattutto "staliniana", mai dimenticarlo!), come il "tavarish" ––> einrix che pontifica sull'altro forum omonimo, proprio nella sezione che si chiamava pure "Unione Europea" ma i "compagni" (Arzak & Co) hanno ribattezzato "Elisir del diavolo" (E che vo' di' ???).
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Ultima modifica di Erasmus il Mer Feb 25, 2015 9:14 pm, modificato 1 volta

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Messaggio Da tessa il Mer Feb 25, 2015 7:27 pm

Erasmus ha scritto:Metto una notiziola riguardante la Lituania, quindi apparentemente O.T. rispetto al tema del thread, ma in realtà connessa.

I popoli che per secoli e secoli hanno sofferto la dominazione russa e che finalmente se ne sono liberati (con la caduta dell'impero sovietico), hanno giustamente paura che l'Orso Russo torni ad aggredire (come sta facendo ormai da anni in Ucraina, come ha fatto in Georgia, in Moldova, ecc; e come continua a fare ovunque lo zar Putin pensa sia possibile).
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6. Lithuania to re-introduce military conscription - 25/02/2015 09:15:06
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In the wake of Russia’s actions in Ukraine, Lithuania on Tuesday said it 
would take steps to reinstate basic military conscription for the next five 
years.

--> https://euobserver.com/beyond-brussels/127790
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Ancora: l'aspetto ... come dire? ... "triste" di questa notizia è sempre quello: l'assenza dell'UE come tale in materia di difesa e di sicurezza (in barba all'istituzione dell'Alto rappresentante [dell'Unione] per la difesa e la sicurezza.
Naturalmente,  è meno probabile l'infiltrazione strisciante (fino a divenire vera aggressione) in un paese membro dell'UE. Ecco il vero perché della repentina domanda di ingresso in UE delle tre  repubbliche baltiche (appartenenti prima all'URSS, oltre a quella dei vari paesi "satelliti": Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e Bulgaria), accolta definitivamente meno di 14 anni dopo del crollo dell'URSS. Ed ecco il vero perché  dell'Europeismo dei rivoluzionari ucraini, [insorti sostanzialmente contro il pericolo di ritornare sotto il giogo russo col diventare l'Ucraina membro della pseudo-comunità eurasiatica inventata da Putin per reintrodurre il protettorato russo sulle repubbliche ex-URSS.


Ma da noi c'è ancora gente nostalgica dell'URSS (che è stata soprattutto "staliniana", mai dimenticarlo!), come il "tavarish" ––> einrix che pontifica sull'altro forum omonimo, proprio nella sezione che si chiamava pure "Unione Europea" ma i "compagni" (Arzak & Co) hanno ribattezzato "Elisir del diavolo" (E che vo' di' ???).
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E che vorrà mai dire "Elisir del diavolo"...pensiamoci un po'-ammetto di non essermi mai posta il problema...-
 Penso che tutti vorremmmo avere una boccetta di "Elisir del diavolo", questi preferisce i giovani, belli, ricchi, sani e quindi dispensa ricchezza, gioventu', bellezza, salute, è ovvio, quindi quest'elisir è un rimedio miracoloso per tutti i mali, poi di che parlino li' -nel forum gemello- non lo so proprio, e come è scritto in un famoso film :"Francamente me ne infischio.

Una cosa che si dimentica spesso è che anche il Diavolo- come tutti- dipende da Dio.
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Messaggio Da Erasmus il Mer Feb 25, 2015 9:52 pm

Cara tessa, – specialista nel "depistare" i thread! – la vera domanda con cui ho concluso il mio ultimo intervento non riguardava il significato della frase "Elsir del diavolo", bensì il significato dell'aver sostuito il titolo della sezione (da "Unione Europea" a "Elisir del diavolo", pur lasciando inalterati i precedenti thraed, iniziati soprattutto da ART e da Erasmus con l'idea di stare in un forum in cui si parla di Unione Europea e del suo vero problema (che è quello della mancata integrazione politica, per cui 'sta Unione è in effetti del tutto "disunita" proprio dove sarebbe fondamentale l'unione, pena il non contare un fico sulla scena politica internazionale).
Insomma: che ci sia – nella testa di Arzak e dei suoi collaboratori – una qualche "categoria mentis"  che accomuna  il concetto di "Unione Europea"  a quello di  "Elisir del diavolo" ? I piani di Putin per l'Europa Mmh


Ultima modifica di Erasmus il Gio Feb 26, 2015 8:50 pm, modificato 1 volta

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