Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

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Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

Messaggio Da Erasmus il Gio Set 06, 2018 7:18 pm

Ho ricevuto una e.mail che mi segnala un singolare recente evento (di fine agosto 2018).
Gli "U2", gruppo musicale "rock" irlandese, [a me sconosciuto fino ad oggi], a fine agosto si esibivano a Berlino. Da lì hanno proclamato la loro scelta "politica" che – promettono – manterranno d''ora in poi in ogni loro futuro concerto: sventolare una grande bandiera blu con 12 stelle gialle, cioè una grande bandiera europea.
Il cantante Bono Vox, (leader degli U2 e a me sconosciuto fino ad oggi), immediatamente prima del concerto berlinese ha scritto una "lettera aperta" che è stata pubblicata in tedesco ed in inglese sull'importante quotidiano tedesco "Frankfurter Allgemeine Zeitung" (noto anche con l'acronimo FAZ) in cui, ricordando (tra l'altro) la celebre frase di Simone Veil: «L'Europa è il più grande progetto del ventunesimo secolo", si schiera apertamente con chi si sente, oltre che cittadino del proprio stato, cittadino d'Europa ed è orgoglioso di essere europeo per cui cerca soprattutto l'unità rispettando (anzi: proteggendo ed addirittura coltivando) le "diversità", contro la pretesa omogeneità dei sovranisti "nazionalisti"; si schiera cioè, senza nominarli, con i federalisti europei, insistendo sul fatto che la "sovranità" va cercata nella condivisione, cioè nel sentimento oltreché nella coscienza di essere europei.
La lettera è molto lunga, ma merita la pena di leggerla con attenzione, perché a differenza dell'europeismo di maniera (e di facciata) mette in rilievo aspetti e vantaggi inoppugnabili dell'Europa post-bellica, quell'Europa alla quale è stato proposto il progetto di unità europea in forma di "federazione", (cioè di "Stati Uniti d'Europa"), e si è sviluppato invece un processo di unificazione del mercato e della libera circolazione di persone, di strumenti e di capitali, ancora lontano da quello di una vera integrazione politica e tuttavia benigno sotto gli aspetti del consolidarsi della pace, della garanzia dei diritti umani fondamentali e, nonostante la crisi attuale, del benessere e del welfare sociale.
Metto di seguito il link all'articolo (pubblicato sul sito federalista "Europa in movimento") che parla dell'evento e riporta la traduzione in italiano della "lettera aperta" di Bono Vox e poi trascrivo l'articolo.
––> Bono Vox degli U2: l’Europa è il più grande progetto del 21° secolo

Bono Vox degli U2: l’Europa è il più grande progetto del 21° secolo

di Nicola Vallinoto
Pubblicato: 06 Settembre 2018

Immagine che sta nell'articolo.

Immagine presa dalla pagina "#u2 Instagram Story & Photos & Videos"
––> https://www.webstagram.one/tag/u2
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Parte da Berlino l'appello del cantante irlandese per l'unità europea.

Il 31 agosto a Berlino gli U2 hanno sventolato una grande bandiera blu con le 12 stelle, il simbolo dell'Unione europea, durante la canzone New Year's Day(1). La scelta è stata annunciata dal cantante Bono Vox con una lettera pubblicata il 27 agosto sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung(2). Il cantante irlandese ha lanciato un appello per l'unità europea contro i nazionalisti e gli estremisti e ha richiamato il significato della parola sovranità che assume un valore più grande se condivisa a livello europeo.

Nella lettera Bono esordisce dicendo che "L’Europa è un pensiero che deve diventare un sentimento". "La parola patriottismo è stata rubata dai nazionalisti e dagli estremisti. I veri patrioti cercano l'unità e non l'omogeneità". Il cantante conclude la lettera chiedendosi se riusciremo a mettere i nostri cuori in questa lotta per l'unità europea.

«Mi hanno sempre detto - scrive Bono - che una rock band è al suo meglio quando è un po’ trasgressiva, quando sposta i limiti del cosiddetto buongusto, quando sorprende. Bene, gli U2 partiranno in tour da Berlino questa settimana, ed ecco una delle nostre provocazioni: durante il concerto sventoleremo sul palco una grande, brillante, bandiera blu dell’Unione Europea».

«Immagino che, anche per un pubblico rock, sventolare una bandiera europea in questi giorni sia un fastidio, una noia, un riferimento kitsch all'Eurovision Song Contest, ma per alcuni di noi è diventato un atto radicale. L'Europa, che per lungo tempo ci ha fatto sbadigliare, oggi provoca litigi a pesci in faccia. L'Europa è teatro di forze potenti, emotive e contrastanti che daranno forma al nostro futuro. Dico il nostro futuro, perché non c'è modo di negare che siamo tutti insieme su questa barca, in mari agitati da condizioni meteorologiche estreme e politiche estremiste».

«Oggi è difficile trasmettere l'idea di Europa: eppure non vi è mai stato un luogo migliore dell'Europa per nascere negli ultimi 50 anni. Anche se dobbiamo lavorare molto più duramente per diffondere i benefici della nostra prosperità, gli europei sono più istruiti, meglio protetti dagli abusi delle grandi multinazionali, e trascorrono una vita più sana, più lunga e più felice di quelle di qualsiasi altra regione del mondo - scrive Bono -. Sì, più felice. Queste cose contano».

«L'Irlanda è un posto con una speciale connessione emotiva con l'Europa e con il suo ideale. Forse è perché l'Irlanda è una piccola roccia in mezzo a un grande mare, desiderosa di far parte di qualcosa di più grande di noi (per la maggior parte le cose sono più grandi di noi stessi). Forse è perché ci sentivamo più vicini all'Europa che ad altre persone che vivono sulla nostra isola. L'appartenenza all'Europa ci ha permesso di diventare migliori e più sicuri di noi stessi. Siamo un po' più rispettati tra gli amici. Inoltre, più il nord e il sud dell'Irlanda si avvicinano all'Europa, più ci avviciniamo l'un l'altro. La prossimità ha oltrepassato il confine e ha abbattuto le barriere».

«Per ragioni storiche, non prendiamo alla leggera la sovranità. E se la definizione di sovranità è il potere di un paese di governare se stesso, l’Irlanda è la dimostrazione che collaborare con altre nazioni ci ha permesso di ottenere un potere più grande di quanto avremmo conquistato da soli, e un maggiore controllo sul nostro destino».

«Come europeo sono orgoglioso di ripensare a come i tedeschi abbiano accolto i rifugiati siriani spaventati dalla guerra, e sarei ancora più fiero se altri paesi avessero fatto lo stesso. Sono orgoglioso della battaglia dell'Europa per porre fine alla povertà estrema e ai cambiamenti climatici. E, sì, sono straordinariamente orgoglioso dell'accordo del Venerdì Santo e di come altri paesi abbiano sostenuto l'Irlanda sulla questione del confine, ritornata in auge con la Brexit. Mi sento privilegiato per aver potuto vivere l'epoca più lunga di pace e benessere sul continente europeo».

«Eppure tutto questo è in pericolo - continua Bono - perché il rispetto per la diversità, presupposto dell'intero sistema europeo, viene messo in discussione". Come ha detto il mio connazionale John Hume: “Tutti i conflitti nascono dalle differenze: a volte è la razza, altre la religione o la nazionalità. I visionari europei decisero che le differenze non sarebbero più state una minaccia, ma l’essenza dell’umanità”. Dovremmo rispettarle, celebrarle e persino coltivarle».

«Siamo di fronte a una spettacolare perdita di fiducia nei confronti di quest’idea. Alimentati dalle disuguaglianze prodotte dalla globalizzazione, e dalla mancata gestione della crisi migratoria, i nazionalisti dicono che la diversità è un pericolo. Cercate rifugio, ci dicono, in quelli simili a voi; allontanate i diversi. La loro visione del futuro mi ricorda molto il passato: politiche identitarie, rivendicazioni e violenze. Il nazionalismo discrimina le pari opportunità».

«La generazione che ha vissuto la seconda guerra mondiale ha visto il bilancio di morti causato da quel modo di pensare. Quella generazione ha trovato una strada per uscire dalle macerie, oltre i muri di cemento e di filo spinato, per ritrarre la cortina di ferro disegnata sul cavalletto di Stalin, e hanno respinto l'idea che le nostre differenze siano tutto ciò che ci definisce. Compresero che il pensiero a somma zero era un patto suicida».

«Amo le nostre differenze: i nostri dialetti, le nostre tradizioni, le nostre peculiarità, l’essenza dell’umanità, come diceva Hume. E credo che ci sia ancora spazio per quello che Churchill chiamava “patriottismo allargato”: alleanze plurali, identità a più livelli, essere irlandese ed europeo, tedesco ed europeo, non l'uno o l'altro. La parola patriottismo ci è stata rubata da nazionalisti e da estremisti che chiedono uniformità. Ma i veri patrioti cercano l’unità al di sopra dell’omogeneità. Riaffermare questo è il vero progetto europeo».

«Riusciremo a combattere questa battaglia con il cuore? Certo, un “progetto” non può essere romantico, come la burocrazia non può essere sexy, ma come diceva Simone Veil, “L’Europa è il grande progetto del 21-esimo secolo”. I suoi valori e le sue aspirazioni la rendono più di un semplice luogo geografico. Definiscono chi siamo come esseri umani e chi vogliamo essere in futuro. Quella idea di Europa merita, ha bisogno di canzoni e di grandi bandiere blu da sventolare.

Per prevalere in questi tempi difficili, l’Europa è un pensiero che deve diventare sentimento».

–––––––.Note-------
(1) La bandiera europea durante la canzone New Year's Day al concerto degli U2 di Colonia del 4 settembre 2018. Alla fine del pezzo gli U2 hanno suonato alcune note dell'inno alla gioia. Ecco il video completo: https://youtu.be/kXH617FQODo
(2) Bono Vox in un articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Cantante degli U2 e co-fondatore di ONE (organizzazione internazionale che ha come obiettivo la riduzione della povertà estrema).
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Ultima modifica di Erasmus il Mar Set 11, 2018 12:52 am, modificato 1 volta

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Re: Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

Messaggio Da Epoch il Lun Set 10, 2018 12:05 pm

Non posso che condividere tutto.
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Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

Messaggio Da Samael il Mar Set 11, 2018 3:21 pm

Spesso non riusciamo a definire il concetto di "essere cittadini europei", in quanto i mass-media fanno uso della parola "europeo" con molta leggerezza, tralasciando troppo spesso i particolari importanti, con l'inevitabile conseguenza di percepire gli aspetti della Comunità Europea in modo fortemente distaccato.
Se i social, le radio, la televisione, i giornali o tutto ciò che può essere utile alla diffusione delle informazioni si occupassero di trasmettere questi aspetti in modo più ravvicinato all'Unione Europea, quasi certamente ogni cittadino avrebbe un punto di partenza dal quale convincersi di essere realmente europeo.
E' quindi indispensabile intensificare il processo di integrazione sociale tra i cittadini, affinchè essi si possano spostare tra i vari Stati sentendosi prima di tutto europei e non già essere accolti come francesi, italiani, tedeschi ecc., evitando ogni distinzione tra uno Stato e l'altro. Distinzione che, ad ogni effetto invece ancora esiste, nonostante l'apertura delle frontiere con l' Acquis di Schengen operativo già dal 1999.
Un bellissimo esempio (di questa possibile integrazione sociale) ce lo dà il nuovo programma Erasmus del 2014, che va ad integrare il precedente del 1987. Il nome del programma che è l'acronimo di "European Region Action Scheme for the Mobility of University Students", sta ad indicare un progetto di mobilità studentesca all'interno dell'Unione Europea che dà la possibilità ad uno studente universitario europeo di effettuare in una università straniera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università. Il nome del programma  deriva inoltre dall'umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam, che viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture.
Sarebbe quindi ora (non è mai troppo tardi) che i nostri politici europei si dessero una forte smossa e questo relativamente all'integrazione sociale e quindi non solo su quanto concerne lo studio.
Se una porta viene aperta per il bene comune è da sciocchi richiuderla.
Ad ogni buon conto.
Ho detto solo la mia amico Erasmus e qui mi fermo. Tu ne sai, ovviamente, tanto più di me.
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Re: Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

Messaggio Da Epoch il Ven Set 14, 2018 4:48 pm

Io ricordo con enorme piacere "giochi senza frontiere". Peccato che quel genere di manifestazioni non si facciano più.
Sarebbero a mio avviso un modo per rafforzare il concetto di essere Europei.
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Re: Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

Messaggio Da ART- il Sab Ott 13, 2018 7:58 pm

Erasmus ha scritto:Ho ricevuto una e.mail che mi segnala un singolare recente evento (di fine agosto 2018).
Gli "U2", gruppo musicale "rock" irlandese, [a me sconosciuto fino ad oggi],

La cosa non è irrilevante: gli U2 sono uno dei gruppi rock storici d'Europa, conosciuti in tutto il mondo. Una grande iniziativa di un grande gruppo.

In questi momenti difficili si comincia a vedere chi è davvero europeo (cittadino d'Europa come sentimento o persona dotata di vera e propria "identità nazionale europea").



[immagine intera:  http://u2tour.de/newspics/SOE_Tour_EU/Berlin_1_31_08_2018.jpg ]

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Re: Essere europei: un pensiero che deve diventare un sentimento!

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