Dare alla Commissione il potere sulla sicurezza europea.

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Dare alla Commissione il potere sulla sicurezza europea.

Messaggio Da Erasmus il Ven Mar 25, 2016 12:20 pm

C'è un buon articolo sul bisogno di poteri effettivamente europei (al di sopra delle singole nazionalità) su Eurobull (tradotto anche in francese su Le Taurillon).
 
Superflua ogni mia introduzione (tranne il ribadire che sono in perfetto accorto, che di ciò e di poteri analoghi fda devolvere a livello europeo sono arciconvinto e lo dichiaro ormai da decenni sui forum "Unione Europea")

Lo tarscrivo.
[fonte ––> UE "ventre molle "  del mondo come l'Italia del '500 "ventre molle d'Europa"
Martedì 22 marzo 2016, 
 Alla Commissione il potere sulla sicurezza europea
di Antonio Longo

Se c’era ancora qualche dubbio, gli attentati di Bruxelles di questo 22 marzo 2016 l’hanno fugato definitivamente: l’Europa è il bersaglio del terrorismo jihadista.

Colpendo l’aeroporto e l’area attorno alle sedi delle Istituzioni europee i terroristi ci hanno detto che hanno voluto colpire quella che è simbolicamente considerata la capitale d’Europa.

Ma è un’Europa senza uno Stato, senza un potere che la rappresenti e la difenda, dunque luogo in cui le potenze mondiali possono confrontarsi e misurare il loro potere. E il terrorismo è una potenza mondiale. L’Europa come l’Italia del Cinquecento, ricca, colta, ma impotente perché divisa tra staterelli in continua competizione tra di loro, che non vollero un Principe che li unisse (Machiavelli) e poco dopo perirono tutti, sottomessi a “Franza e Spagna”.

Dunque, Italia ventre molle dell’Europa di allora, oggi Europa ventre molle del Mondo. Dopo ogni attentato terroristico vediamo sfilare i capi degli staterelli europei che, con aria truce e severa, annunciano ai loro popoli che prenderanno misure durissime, che la loro azione sarà ‘implacabile’. Gonfiano il petto (Hollande) per nascondere la loro impotenza. Usano immagini e parole d’effetto (Renzi) per nascondere la mancanza di strategia.

La verità è che non sanno che fare. Perché non possono fare. Il terrorismo ha una marcia in più.

Si muove liberamente in un’area continentale in cui non c’è un sistema di sicurezza comune, in cui gli apparati di intelligence sono ancora nazionali, gelosi delle loro prerogative, custodi terminali dei ‘segreti’ del feticcio della sovranità nazionale. Segreti che non vogliono condividere con altri servizi, perché in tal caso crollerebbe il feticcio, che è la fonte del loro potere, delle loro carriere, dei loro privilegi. Che è l’oggetto dello scambio praticato con i governanti nazionali di qualsiasi colore: la custodia del ‘segreto di Stato’ mostra surrettiziamente al popolo che c’è ancora un custode (i servizi nazionali) e uno Stato (il governo nazionale). Poco importa se sono inefficaci e impotenti, l’importante è mantenere la finzione, fonte del reciproco potere. Si muove in un’area continentale in cui gli apparati di polizia sono ancora nazionali, regionali, municipali, spesso in competizione anche tra di loro. Come avviene, non a caso, proprio in Belgio, dove ci sono sei autorità di polizia. In cui abbiamo ancora 28 eserciti nazionali (costosi e inefficaci), mentre la difesa reale è ancora rappresentata dagli USA.

Si muove in un’area continentale in cui non c’è un’autorità giudiziaria federale in grado di perseguire chi si macchia di reati, definiti tali in base a leggi federali, mentre assistiamo invece a conflitti di competenza tra diverse giurisdizioni nazionali, come nel caso di Salah Abdeslam, conteso da giudici francesi e belgi, sempre in nome della sovranità nazionale.

È giunto il momento di chiedere con forza una sovranità europea sulla sicurezza europea. Che si tratti di terrorismo o di migrazioni o di rifugiati o ancora di operazioni militari, il tema è lo stesso. Una polizia e un’intelligence federale per contrastare il terrorismo. Una guardia di frontiera ed una guardia costiera europea quali strumenti per affermare una sovranità europea sulla frontiera esterna (condizione necessaria per garantire l’area Schengen). Una cooperazione strutturata permanente sul terreno militare tra i Paesi che ci stanno per avviare una difesa europea.

Lasciamo pure agli sciocchi il lamento sulla ‘fortezza Europa’ e chiediamo con decisione che i governi nazionali cedano la sovranità nell’area della sicurezza. Perché gli Europei non facciano la fine degli ‘staterelli’ italiani del Cinquecento.

Diamo dunque alla Commissione europea il potere, gli strumenti operativi e le risorse finanziarie per avviare i primi passi in questa nuova direzione. È nell’interesse dei cittadini europei che ciò avvenga. Pretendiamolo.
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Aggiungo anche un articolo in francese di Guy Verhofstadt, dove si denuncia il fatto che i governi dei paesi membri rifiutano di coordinare assieme la lotta al terrorismo (Parigi in testa!) benché sia evidente che il terrorismo colpisce l'Europa in quanto tale, non più il singolo paese europeo. E attaccare Bruxelles, sede principale delle istituzioni dell'UE significa proprio attaccare l'UE.
Urge una autentica "intelligence" a livello europeo, al di sopra delle "intelligences" dei singoli stati.

Fonte ––> Le Monde, 23.03.2016

La France ne doit pas empêcher

l'Europe du renseignement
Attaquer Bruxelles c'est attaquer l'Europe. Pourtant, les membres de l'Union européenne refusent de coordonner leur lutte antiterroriste. Paris en tête

Les Européens et leurs dirigeants politiques ont trop misé sur les dividendes de la paix, après le démantèlement de l'Union soviétique. Ils se sont désarmés, se disant que, après tout, les Américains et l'OTAN seraient toujours là si ça tournait mal. Mais les Etats-Unis ont leur propre agenda. Depuis la désastreuse intervention en Irak, la mère de tous les chaos, ils sont devenus autosuffisants et même exportateurs de pétrole. Autant dire qu'ils se désengagent du Moyen-Orient, pour le meilleur, mais aussi pour le pire, comme cette désastreuse décision de ne pas aider l'Armée syrienne libre dès le début de la guerre civile, laissant le terrain aux djihadistes.
Aujourd'hui l'Europe est seule pour affronter les conséquences du retrait américain. Il est de notre responsabilité, et de personne d'autre, d'établir une coalition militaire en appui d'une action diplomatique résolue pour obtenir le règlement de ce conflit. Nos concitoyens ont payé le prix du sang ; ni Poutine, ni Obama, ni aucune puissance régionale ne peuvent s'opposer à ce que l'UE prenne enfin cette affaire en main après cinq ans d'impuissance internationale.
Une " négligence grave "
Encore faudrait-il que les Européens manifestent leur volonté de prendre leur destin en main. Or, à voir les errements en matière de lutte contre le terrorisme, on sent qu'on en est loin. Une fois encore nous avons vu défiler sur les écrans les experts pointant la mauvaise coordination entre les services de police et de renseignement. Une fois encore nous avons entendu M. Cazeneuve nous parler du PNR (registre des noms de passagers des avions). Alors je vais rassurer M. Cazeneuve : le Parlement européen votera le PNR le 21 avril. Ou plutôt votera son PNR, le PNR Cazeneuve. Un PNR croupion, qui n'est que l'addition de 28 systèmes différents de fichage de passagers, sans aucun échange obligatoire d'information. Car les Français doivent savoir que leurs responsables politiques refusent le partage systématique d'information sur les déplacements des personnes suspectées, rendant le système aussi inutile à la lutte contre le terrorisme que la déchéance de nationalité.
L'obstination du Conseil européen à refuser tout progrès tangible et concret en matière d'intégration des services finit par relever de la " négligence grave " pour la sécurité des Européens. Que créer une capacité centrale du renseignement européen ne se fasse pas en deux coups de cuillères à pot, merci, je m'en doute, j'ai dirigé pendant dix ans un gouvernement. Mais réfuter l'idée même, enterrer le projet au prétexte de la souveraineté judiciaire et policière est une posture aussi absurde que dangereuse.
Si, dans quelques jours seulement, la justice française réceptionne Salah Abdeslam, elle le devra au mandat d'arrêt européen conclu en 2001, sous ma présidence du Conseil européen. A l'époque aussi, j'ai entendu des cris d'orfraie sur l'atteinte insupportable à la souveraineté du juge national. Il faudrait demander aujourd'hui aux familles des victimes du Bataclan s'ils trouvent que c'était une mauvaise idée que de bousculer les traditions nationales pour faire fonctionner plus vite la justice de part et d'autre des frontières.
Par Guy Verhofstadt

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