"Integrazione" (ma non solo bancaria!) Finalmente torna d'attualità! [Dedicato a Mastro Titta]

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Messaggio Da Erasmus il Mer Giu 24, 2015 3:37 am

Benedetto il caso della Grecia se, come sembra, riesce a riportare all'attualità la questione dell'Integrazione politica (che non è da ridurre a quella bancaria soltanto).

Dedico a Mastro Titta un paio di articoli.
Il primo è un commento di Sergio Romano sul Corriere  al "rapporto dei 5 presidenti" (di cui ho detto nel thread Grecia (euro o non più euro?); l'altro è un articolo preso "Le Monde.fr", a firma "Collectif" , dovuto però all'iniziativa di Roberto Castaldi (federalista di cui ho parlato altre volte, attualmente docente all'Università Sant'Anna – Pisa), che ha scritto una specie di lettera aperta ai maggiori responsabili della politica europea in forma di appello controfirmato da alcuni big della cultura. L'appello è già uscito su molti giornali in Italia ed in Portogallo;  e ad esso hanno già aderito un  duecento personaggi di alto livello politico o economico o culturale.  Lo scopo è promuovere un'accelerazione di  "integrazioni" degli stati dell'Eurozona (e di integrazioni se ne propongono altre "indispensabili" oltre a quella bancaria)

1) Sergio Romano sul Corriere del 23 giugno 2015
Fonte: ––>  http://www.corriere.it/opinioni/15_giugno_23/europa-intergrazione-editoriale-sergio-romano-cb6634a8-1969-11e5-9779-e399e180b2ac.shtml

LE PROPOSTE PER LA UE
L’europeista riluttante e i suoi amici

di Sergio Romano

Il rapporto dei cinque presidenti (Consiglio europeo, Commissione di Bruxelles, Eurogruppo, Parlamento di Strasburgo, Banca centrale europea) è quanto di meglio l’Ue abbia prodotto negli ultimi anni. È stato commissionato dai capi di Stato e di governo. Sarà all’ordine del giorno del prossimo vertice. Come ha ricordato Giuseppe Sarcina sul Corriere di lunedì, il rapporto si propone obiettivi utili e ambiziosi. Attribuisce alla Commissione il compito di vigilare sulla competitività dei singoli membri e quindi sul loro mercato del lavoro. Rafforza i vincoli comunitari destinati a evitare le scandalose deviazioni di cui siamo stati spettatori in Grecia e altrove. Vuole che le presidenze dei singoli semestri obbediscano a un’agenda di priorità discussa con il Parlamento. Prevede un meccanismo comune per l’assorbimento degli choc che potrebbe essere affidato al Fondo europeo per gli investimenti strategici. Propone il completamento dell’Unione bancaria nel giro di due anni e l’adozione di uno schema comune per l’assicurazione dei depositi bancari.
Sappiamo per esperienza quale potrebbe essere la sorte del rapporto. Vi è il rischio, come in altre occasioni, che si smarrisca nel labirinto dei litigiosi negoziati fra gli Stati membri e che i suoi obiettivi slittino da un anno all’altro. È sempre possibile che venga costretto ad accettare correzioni e amputazioni che ridurrebbero considerevolmente le sue ambizioni e speranze. Eppure questo «rapporto dei cinque» ha caratteristiche che giustificano qualche speranza. Da qualche anno ormai l’Europa sembra condannata a fare logoranti battaglie di retroguardia. Una buona parte del nostro tempo è impiegata a inseguire il peccatore o il dissidente di turno per correggere i suoi errori, appagare le sue richieste o trattenerlo nella grande famiglia. È comprensibile. Vogliamo dimostrare al mondo e ai mercati che siamo in grado di preservare l’unità, vogliamo evitare che il fallimento di un negoziato susciti scetticismo e sfiducia nell’opinione pubblica europea e internazionale. Ma dovremmo avere compreso, ormai, che ogni negoziato, nella migliore delle ipotesi, è destinato a concludersi con un compromesso. Non sempre i compromessi sono utili e virtuosi. In molte circostanze convincono altri partner che ogni regola può essere tagliata, come un abito sul corpo del cliente. Non è questo, forse, il desiderio della Gran Bretagna o, per ragioni completamente diverse, della Grecia di Tsipras e dell’Ungheria di Viktor Orban? Non è questa la speranza di tutti i movimenti euroscettici che crescono come funghi nella società europea e di cui si servono tutti coloro che vorrebbero sottrarsi a qualche regola dell’Unione?
Se non vogliamo che questo accada, è ora di cambiare strategia. Anziché corteggiare l’amico riluttante, è ora di dirgli con chiarezza che da questa crisi si esce soltanto con una maggiore integrazione. La cancelliera tedesca e il suo ministro delle Finanze lo hanno già lasciato intendere in alcune occasioni con cenni e proposte che meritavano maggiore attenzione. Il rapporto dei cinque presidenti contiene idee che possono disegnare una costruzione europea finalmente unitaria. Sarà allora più facile, tra l’altro, impostare una comune politica estera. 
Questo non significa che i Paesi dell’eurozona debbano necessariamente divorziare dagli altri membri dell’Unione. Quanto più decisamente avremo imboccato la strada dell’integrazione tanto più facile sarà concludere con gli altri partner accordi di comune interesse soprattutto in materia di mercato unico. Ma chi vorrà restare nell’Unione dovrà comprendere che possono farne parte soltanto coloro che condividono le sue ambizioni e i suoi ideali.
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2) Roberto Castaldi su Le Monde del 23 giugno 2015
Fonte: ––> http://www.lemonde.fr/idees/article/2015/06/23/plus-que-jamais-l-union-europeenne_4660224_3232.html

Plus que jamais, l’Union européenne
Le Monde.fr | 23.06.2015 à 18h25 • Mis à jour le 23.06.2015 à 18h54 | Par Collectif

En savoir plus sur http://www.lemonde.fr/idees/article/2015/06/23/plus-que-jamais-l-union-europeenne_4660224_3232.html#W5oZKvjqBeLK1EVE.99


Au Conseil européen de juin, les présidents de l’Eurogroupe, de la Commission, du Parlement, du Conseil et de la Banque centrale européenne (BCE) présenteront un rapport capital sur la réforme de l’Union économique et monétaire, qui va déterminer l’agenda politique de l’intégration européenne pendant la législature en cours.
Ils pourront s’appuyer sur les succès de l’intégration européenne, dont le noyau réside dans la mise en commun et le partage de souveraineté à travers la création d’institutions supranationales démocratiques.
Ils devraient surtout partir de la leçon que la crise nous a apprise : nous ne pouvons vivre dans un marché unique avec une monnaie unique, et avoir 19 politiques budgétaires et économiques différentes. Leurs prédécesseurs avaient déjà constaté que cette asymétrie est insoutenable à long terme et avaient indiqué par conséquent dans le rapport de 2012, « Towards a Genuine Economic and Monetary Union », les objectifs d’union bancaire, budgétaire, économique et politique afin de la dépasser.

Un enfant perdu
Les citoyens européens s’attendent à une vision claire et ambitieuse du futur de l’Europe, précisée par un calendrier spécifique pour parvenir à ces unions nouvelles et à une Union européenne plus démocratique et plus efficace.
Puisque l’action de la BCE a calmé jusqu’ici les marchés, l’Union économique et monétaire (UEM) ressemble aujourd’hui à un enfant perdu auquel personne ne s’intéresse. Depuis 2012, seule l’union bancaire a partiellement avancé, en raison du manque de volonté politique de la part des États membres.
Mais la crise peut s’aggraver encore si les autres unions n’avancent pas. Il faudra réintégrer les solutions d’urgence, comme le Mécanisme européen de stabilité (MES), dans le cadre juridique de l’Union européenne (UE) pour créer un Fonds monétaire européen géré par un des vice-présidents de la Commission, qui devrait être aussi le président de l’Eurogroupe, chargé de la gestion d’une capacité budgétaire et d’emprunt provenant de ressources propres – pour la zone euro au moins – sous un contrôle démocratique efficace par le Parlement européen.
Il s’agit de la condition préalable et essentielle pour la création d’une politique économique européenne, pour générer les investissements nécessaires à la croissance économique et pour passer de la solidarité entre les Etats à la solidarité entre les citoyens. La crise nous a montré l’inefficacité de la simple coordination entre les politiques budgétaires et économiques et la paralysie produite par l’unanimité.


Vide de pouvoir
Les États membres ont aujourd’hui plus de contraintes budgétaires que les membres des États fédéraux dans le monde, sans pouvoir bénéficier pourtant d’un budget fédéral et de politiques fédérales.
Par conséquent l’Europe reste engloutie par la crise. L’achèvement des unions bancaire, budgétaire, économique et politique est nécessaire afin de remettre l’Union sur la route d’une prospérité stable et durable. L’intégration différentielle peut satisfaire aussi bien le besoin d’approfondissement de la zone euro que le désir manifesté par certains États membres de réduire leur intégration, sans que cela implique aucun droit de veto sur les besoins des citoyens européens.
Depuis 2008, le déplacement des orientations stratégiques américaines vers le Pacifique a créé un vide de pouvoir qui promeut l’instabilité tout autour de l’Europe, de l’Est au Sud. De consommateur, l’Europe doit devenir producteur de sécurité. Seuls les Etats de dimension continentale – tels les États-Unis, la Chine, l’Inde, la Russie, le Brésil – comptent pour quelque chose dans le monde globalisé.
L’UE doit avancer vers l’union politique avec l’objectif de créer une politique étrangère, de sécurité et de défense unique, afin de stabiliser son voisinage et de faire face aux défis et aux menaces géopolitiques contemporaines. Le démarrage d’une coopération structurée permanente ne dépend que de la volonté politique : il ne s’agit pas d’une question de budget, car l’Europe représente la deuxième dépense militaire au monde.
Parvenir à l’union budgétaire
Le « whatever it takes » du président Draghi a joué un rôle crucial lorsque la crise battait son plein. Le Rapport des présidents devrait représenter le « whatever it takes » politique de la part de toutes les institutions de l’UE. Il devrait contenir une feuille de route pour compléter l’union bancaire et parvenir à l’union budgétaire, économique et politique avant la fin de la législature européenne.

Les signataires
Cet appel, lancé à l’initiative de Roberto Castaldi, directeur de recherche du Centre international pour la gouvernance européenne et mondiale (Cesue, Pise, Italie) a été publié dans la presse italienne et portugaise.
Il a été signé par plus de 200 intellectuels européens, parmi lesquels: Edmond Alphandéry, Enrique Baron Crespo, Franco Bassanini, Vitor Bento, Lorenzo Bini Smaghi, John Bruton, Carlos Closa, Anna Diamantopoulou, Anthony Giddens, Reiner Hoffmann, Daniel Innerarity, Pascal Lamy, Jo Leinen, Jean-Victor Louis, Claus Offe, Marcelino Oreja, Antonio Padoa Schioppa, Gianfranco Pasquino, Vivien Schmidt, Tzvetan Todorov, Jose Ignacio Torreblanca, Alexander Trechsel, Lukas Tsoukalis, Nadia Urbinati, Antonio Vitorino, etc.
La liste complète des signataires est disponible en ligne à l'adresse www.cesue.eu.
Peu importe si cela implique la révision des traités. Les citoyens ont besoin d’une vision et d’une proposition concrète qui leur expliquent comment procéder vers une Europe fondée sur la démocratie, la solidarité et la subsidiarité. Il n’y a rien d’autre qui puisse restaurer leur confiance en l’Union.
L’alternative est la diffusion de la perception d’un déclin conçu comme inévitable et irréversible, ce qui ne peut que nourrir le populisme, le nationalisme, la xénophobie. La qualité de dirigeant implique des responsabilités envers les citoyens d’aujourd’hui et de demain. Les Européens comptent sur le leadership, la responsabilité et la vision des dirigeants de ces institutions européennes pour faire sortir l’Union et ses citoyens de la crise.
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Ultima modifica di Erasmus il Mer Giu 24, 2015 5:18 pm, modificato 1 volta

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Messaggio Da Epoch il Mer Giu 24, 2015 10:22 am

Chissà se... Come avevo precedentemente auspicato, la crisi greca e l'espandersi dei movimenti euroscettici non serva davvero a stringere il cerchio per unire l'europa?

A questo punto mi sta bene dire "si fa! ci sei o non ci sei?", "se non ci sei cominciamo noi".

La sola unione bancaria, senza unione politica non sta in piendi, ci vogliono regole comuni a tutti i livelli che si possono ottenere solo con l'unione politica.

I Mercati dei vari stati devono essere omogenei, come ompgenei devono esse le tassazioni, in modo che non ci siano più differenze economiche che possano portare a preferire uno stato ad un altro, per produrre o per fissare le sedi legali e le borse in cui operare.

Borsa Europea, Titoli di Stato Europei, Esercito Europeo, Un solo rappresentate comune Europeo all'ONU/NATO.
In modo che anche l'estero sia obbligato a contrattare con un nuovo "personaggio" con una forza credibile.
Ma questo piance poco ad i vari Putin, Presidenti USA, Presideti Cinesi... Perché loro perderebbero forza.

Una cosa mi ha fatto sorridere... Ho sentito dire che l'operazione militare "Europea", per tentare di bloccare i barconi prima che partano, sta prendendo vita senza autorizzazione ONU. Ma un "chissenefrega" lo posso dire una volta?
Possibile che gli USA fanno quello che vogliono, quando vogliono, senza chiedere all'ONU e l'Europa no!?!

Spero che qualcuno si stia svegliando davvero.

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