Elezioni generali in Turchia. Il partito di Erdogan perde la maggioranza assoluta.

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Messaggio Da Erasmus il Lun Giu 08, 2015 3:18 am

Chiuse le urne la sera di domenica 7 giugno 2015 in Turchia per il rinnovo dei 550 deputati del parlamento di Ankara.

Una ventina sono i partiti in competizione per conquistare seggi.
Per la prima volta il partito dei curdi entra in parlamento. E lo fa con un notevole successo elettorale (12% abbondante a livello nazionale).

Metto un link generale da cui iniziare per vedere qua e la risultati e commenti:
–––> Turchia Elezioni 2015 (ricerca con Google)

Su Wikipedia in inglese c'è già un articolone molto ampio e approfondito sull'importante evento. 
[Messa a punto dell'articolo alle ore 1 della notte tra il 7 e l'8 giugno].
–––> Turkish general election, 2015
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Ultima modifica di Erasmus il Mer Giu 10, 2015 7:59 am, modificato 1 volta

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Messaggio Da Epoch il Lun Giu 08, 2015 7:51 am

Ciao Erasmus,
appena ho tempo do un'occhiata ai link, soprattutto al wiki.
Una curiosità perché postare il tread nella sezione "Unione Europea"?

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Messaggio Da Erasmus il Lun Giu 08, 2015 7:20 pm

Epoch ha scritto:[...] perché postare il tread nella sezione "Unione Europea"?

Perché i  rapporti tra Turchia e Unione Europea sono tutti speciali (oltreché molto stretti).

Io la Turchia in UE non la voglio: ma non avrei voluto nemmeno la Gran Bretagna prima di un'effettiva integrazione politica (con vero governo e pieni poteri legislativi del Parlamento Europeo).

Ma nella storia della CEE-UE la Turchia è sempre lì, con gli occhi puntati sull'Europa occidentale  in attesa che le porte si aprano anche per lei... [e con tanti amici, ben lontani dall'europeismo dei federalisti, che ne raccomandano l'ingresso in UE].
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Già durante il primo governo Berlusconi, l'allora ministro degli esteri Antonio Martino presentò la candidatura della Turchia a diventare membro dell'UE (allora di 15 membri).
Nella "Convenzione Europea" (che, presieduta da Giscard d'Estaing, elaborò il trattato "Costituzione Europea" bocciato poi in Francia e in Olanda da apposito referendum), la Turchia partecipava con propri rappresentanti (senza diritto di voto, al pari di tutti gli stati allora candidati, tra i quali non c'erano ancora la Croazia, la Romania e la Bulgaria, ora già membri dell'UE).
   Si deve alla speranza di entrare in UE l'enorme progresso della Turchia in materia di diritti fondamentali.
  Erdogan è stato l'anima della strisciante riforma "giuridica" della Turchia (tendente ad avvicinarla sempre più all'Europa occidentale). 
  Ma anche Erdogan è cambiato! 
Ha cambiato politica nei riguardi dell'UE quando ha capito che alcuni stati che contano (come Francia e Germania) la Turchia nell'UE non la volevano proprio. Ed ha cambiato in senso generale il suo comportamento, tendendo a diventare una specie di "Peron", un capataz che non se ne va più se non viene cacciato (e in tal modo allontanandosi sempre più dallo stile politico degli stati dell'UE). E' al potere 13 anni, prima come Premier e dall'anno scorso come Presidente della Repubblica.
Occhio, ché c'è un po' di "fascismo" strisciante nella carriera di Erdogan!
Per esempio: ci sono un sacco di partiti e uno sbarramento al 10%. E' così successo che le minoranze  etniche non avessero rappresentanti in parlamento ... e restassero vittime di discriminazioni che privilegiano l'etnia turca.
Viceversa, chi supera lo sbarramento si ritrova poi con percentuali di deputati ben maggiori di quelle elettorali. E' proprio il caso del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) di Erdogan, che mai ha ottenuto la maggioranza assoluta dei votanti ma ha fruito per più di una legislatura della maggioranza assoluta parlamentare (perduta però in quest'ultima tornata).
Ed è stato proprio con questa maggioranza assoluta solo parlamentare che Erdogan ha fatto modificare la Costituzione ... in suo favore (per esempio facendo eleggere il Presidente della Repubblica direttamente  dai cittadini invece che dal parlamento e dando al Presidente della Repubblica maggiori poteri).
Pian pianino Erdogan si è allontanato dalla politica Europea. (Per esempio ... ci è voluto prima che la Turchia smettesse di aiutare la dittatura di Assad in Siria!).

Tutt'ora la Turchia controlla una parte di Cipro. Adesso poi che l'interesse strategico degl USA è calato nell'area atlantica (e, soprattutto, mediterranea) ed aumentato invece nell'area del Pacifico, la Turchia di Erdogan si sta allontanando, invece che avvicinando, agli standard europei.

Infine ... la Turchia è sempre più implicata nel ginepraio del Medio Oriente, area che ha un peso enorme nella politica dell'UE. Anche il suo tradizionale "laicismo" (per altro di tendenza ipernazionalista, autoritaria e militarista) è in difficoltà nei riguardi delle crescenti simpatie verso l'integralismo islamico.

Ecco allora che la perdita della maggioranza assoluta in parlamento del partito AKP di Erdogan ed il successo del partito dei Curdi (che con il 12% entra in parlamento ... e con percentuale di deputati più alta), se da una parte apre le porte alla crisi politica, dall'altra fa sperare in una evoluzione verso una mentalità politica più vicina a quella europea.

Merita considerazione (e attenta analisi) il quarataduenne  Selahattim Demirtas, leader del partito dei Curdi, che è fra quelli che spingono per riavvicinare la Turchia all'Europa.

C'è un bel articolo a proposito  nel sito  HuffingtonPost
–––> Un altro 40-enne in camicia bianca conquista la scena. UE e Turchia più vicine (grazie ai curdi)

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Ma io ero tornato qua per inserire il link all'articolo di EUobserver.com sulle elezioni in Turchia.
––> Gli elettori turchi s'allontanano da Erdogan


Turkish voters snub Erdogan
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Result shows discomfort with authoritarianism and Islamism (Photo: akparti.org.tr)

By ANDREW RETTMAN 

BRUSSELS, Monday 08.06.2015 09:18

The AKP party lost its majority in Turkey’s elections on Sunday (7 June), putting the brakes on president Recep Tayyip Erdogan’s plan to consolidate power.
With 99 percent of votes counted, the AKP won 41 percent, leaving it 18 seats short of single-party rule - the first time in 13 years.

The CHP, a secularist, social-democrat faction, came second with 25 percent, followed by the nationalist MHP on 16 points.

The Kurdish minority party, the HDP, also entered parliament with 13 percent.

It did so despite being formed just three years ago and despite being associated with the Kurdish separatist movement, the PKK.

The Turkish constitution gives the parties 45 days to form a government.

For his part, the AKP prime minister, Ahmet Davutoglu, said: “The elections once again showed that the AKP is the backbone of Turkey”.

"No one should try to build a victory from an election they lost”.

Devlet Bahceli, the MHP leader, indicated he doesn’t want to link up with Davutoglu.

"The first possibility [for a coalition] … should be between AKP and HDP. The second model can consist of AKP, CHP, and HDP," he said.

"If all these scenarios fail, then early elections must be held".

The CHP and HDP have also said they won’t join AKP, with political uncertainty prompting the lira to lose value against the dollar on Monday morning.

Meanwhile, Erdogan, who campaigned for the AKP despite the fact the Turkish president is supposed to stay neutral, has kept silent.

The result puts in doubt his plan to transfer power from parliament to the presidential palace by amending the constitution.

It also shows voter discomfort with his increasingly authoritarian and Islamist politics.

“Voters said a clear no to the presidential system”, Murat Karayalcin, the CHP chairman said.

Selahattin Demirtas, the HDP leader, noted: “As of this hour, the debate about the presidency, the debate about dictatorship, is over. Turkey narrowly averted a disaster”.

Demirtas has positioned his party to attract young Turkish liberals and fielded gay and women candidates.

He said the election is a victory “for those who want a pluralist and civil new constitution".

His deputy, Sirri Sureyya Onder, said: “This was a victory of democracy over political corruption ... of peace over war”.
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