Avevo un amico di nome Antonio (Russo)

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Messaggio Da Mastro Titta il Ven Feb 15, 2019 9:45 pm

Mi ha scritto uno studente universitario della Sapienza che sta preparando una tesi su Antonio Russo, il giornalista di Radio Radicale assassinato in Cecenia mentre, ultimo giornalista occidentale rimasto in quel sito, documentava gli eccidi a cui stava assistendo. "Dott. ........posso farle qualche domanda sul suo famoso articolo che ha pubblicato su internet per Antonio Russo?". Come abbia fatto a risalire a me, non me lo ha detto. Ma probabilmente sono stati gli amici forumisti dell'epoca che, da buoni giornalisti, avevano fatto rimbalzare il post su tutte le testate di ispirazione radicale e non. "Non era un articolo (anche se poi lo è diventato), era solo un post su di un forum.." Su quel post ora stanno facendo una tesi di laurea. Su Antonio stanno scrivendo una tesi di laurea...incredibile...se lo avesse saputo, chissà le risate. Ripropongo, dopo moltissimi anni, quel vecchio post. In memoria di Antonio, per tutti coloro che non conoscono la sua storia.

Avevo un amico di nome Antonio Russo.
Gli anni settanta, nella scuola italiana, furono anni importanti. I Decreti Delegati, la novità delle assemblee di classe o di istituto, i volantinaggi, le occupazioni, le manifestazioni. Da una parte, il grande blocco di destra con il "Fronte della Gioventù", dall'altra parte le organizzazioni di sinistra della FGCI (Comitati Unitari) e dei movimenti extraparlamentari (Collettivi Politici).
Poi c'erano ovviamente i cattolici e qualche spaurito ma battagliero gruppo di "alternativa laica". Fu in questo magmatica situazione che conobbi Antonio. Pur eletto come rappresentante degli studenti del Liceo Scientifico "Stanislao Cannizzaro"di Roma-Eur, ero da mesi condannato ad essere sempre solo e sistematicamente sconfitto nelle assemblee. Improvvisamente però diventammo in due. Il mio sconosciuto "compagno di viaggio" era più giovane di me, più brutto di me, meno colto di me ma decisamente più coraggioso, più polemico, più intransigente e più disponibile allo scontro verbale.
Io col mio solito fare "ecumenico" e ironicamente perbenista, lui con i suoi "vaffanculo" assestati sugli avversari come tremende clavate, eravamo ritenuti una coppia temibile con la quale in ogni assemblea, preordinata o spontanea che fosse, bisognava fare i conti.
Con lui ho combattuto molte le battaglie politico/studentesche anticomunisti con i comunisti, antifascisti con i fascisti, anticlericali con i cattolici, noi eravamo sempre lì, convinti di difendere sempre gli altri, gli assenti, i deboli, i marginali minoritari, i calunniati…
Antonio era un ragazzo singolare. Abitavamo entrambi in quella parte di Viale Europa che degrada verso l'archivio di Stato. Di fronte casa sua, dove oggi vi è un grande parcheggio, vi era allora un enorme prato che egli doveva attraversare per raggiungere casa da scuola. Fu li che un giorno, sorpreso da un gruppo di "avversari politici", venne sonoramente picchiato. Il nostro gruppo scrisse subito il solito volantino da distribuire davanti scuola ma Antonio quasi ironizzava "Gli intolleranti non mi prenderanno una seconda volta E comunque non sarà un volantino a mettere paura a questa gente!" Non volle mai dire chi lo avesse percosso...
Aveva una cultura strana. Magari non studiava le lezioni ma perdeva tempo a imparare il cinese o a farsi raccontare vicende di guerra dal signor Mauro, un bancario in pensione che viveva nel suo stesso palazzo e che trattava come fosse suo padre. Antonio era un figlio adottivo e non credo avesse mai conosciuto il padre. La sua stanza era piena di libri che però si limitava spesso a iniziare appena, sottolineandoli a penna. I libri più che leggerli amava possederli.
Ho riso pertanto quando un giorno mi ha dichiarato "Io e te dobbiamo diventare giornalisti!" Giornalista lui? Ma se dovevo correggergli ogni volta i volantini che scriveva che, più che gli avversari politici, sembravano avere un conto aperto con la sintassi. Vai a fare il veterinario, dissi, che io farò il mio buon concorso in magistratura. Credo proprio che sarà meglio così.
Nel 76 io mi iscrissi a Giurisprudenza. Lui si diplomò due anni dopo e partì per studiare Veterinaria a Pisa. Ci abbracciammo. Ci vedremo. Certamente. Certamente. Non lo rividì più. Seppi che aveva lasciato veterinaria e non ne fui sorpreso.
Sono passati ormai ventidue anni. Leggo una notizia sulla metropolitana. Il nome mi ricorda qualcuno ma il cognome è molto comune. Tuttavia ho una specie di presentimento. Cerco le notizie Ansa. Scrivo perfino al forum libertario di Politicaonline. Mi risponde, cortesissimo, Wolare. Ma non ce n'era più bisogno. Il sito radicale mi aveva tolto ogni dubbio. Antonio ce l'aveva fatta a diventare giornalista. Ce l'aveva fatta con quel suo coraggio donchisciottesco. Ce l'aveva fatta col suo turpiloquio sempre pronto alla sfida all'intolleranza. Ma gli intolleranti, questa volta stranieri, non si erano fermati. Il mio amico era stato assassinato. Si chiamava Antonio. Antonio Russo.
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Messaggio Da tessa il Ven Feb 15, 2019 11:42 pm

Gentile Mastro Titta,
ho letto del tuo amico giornalista, Antonio Risso, ucciso in Cecenia, mi è dispiaciuto molto sapere ciò, veramente una storia triste.
Non ho mai vissuto come voi in un mondo fatto di assemblee, di scontri, essendo stata rinchiusa dai miei genitori in un liceo classico di suore, non perchè credessero a qualcosa ma solo per farsi belli con gli amici e per non farci perdere tempo (sic ) con assemblee, scontri politici, soffitti rotti che crollavano, finestre sfasciate dall'usura del tempo che cadevano. Era veramente un tuo amico Antonio Russo, e come mai vi siete persi di vista?
Vivevate all'EUR, ove io mi reco tutti i giorni, questa Viale Europa che mi è così familiare, in fondo la Basilica dei SS Pietro e Paolo, e c'era un prato, dici, dove ora c'è un parcheggio, non ce l'ho presente, io parcheggio entro uno stabile, là è stato pestato la prima volta il tuo amico Antonio. Questa sua mania, che hai descritto così bene, per il suo amore verso i libri, pure se li sottolineava a penna (orrore, avrebbe detto la mia insegnante di Lettere) e non li finiva, era il suo modo di fare. Parlarci della sofferenza che tu ancora vivi per la scomparsa del tuo amico vuol dire spartirla con noi di questo forum, dividerla, alleggerirla per te, anche se ci dovrai convivere per tutta la vita. Io ti capisco, perdere un amico vero è cosa dura, io ho perso il mio solo amico sincero ( gli altri sono falsi e interessati) a novembre del 2017, ma non in zona di guerra, non era un cronista, era un disoccupato che seguivo, e che dopo lo sfratto aveva atteso 10 anni una casa popolare, altro che accoglienza, li hanno lasciati sui marciapiedi a morire, sono morti tutti i familiari, lui fu l'unico sopravvissuto, e dopo 10 anni di attesa ebbe una casa popolare di 44 mq al Prenestino, nel frattempo io lo tenevo in affitto ( in nero, sennò nessuno mi affittava la casa) a Zagarolo per pagare un affitto più basso, mica poteva dormire sui cartoni, e così anche la ditta dove lavorava chiuse i battenti e nel 2014 ebbe la casa popolare, ma a novembre del 2017 una mattina nin mi risoindeva al telefono, sono andata là e neppure potevo entrare, aveva lasciato le chiavi nella toppa, non mi rispondeva , ho chiamato i vigili, arrivati con medici e infermieri, e sono saliti dal balconcino al 4^ piano, e era morto d'infarto. Da solo. Ne parlo ancora sempre perchè non è un lutto che ho ancora elaborato, eravamo solo amici, lui aveva accettato di vedermi solo come amica. Tutte queste brutture della vita lo hanno ucciso a 45 anni, chi muore in Cecenia, chi muore per gli sfratti, la perdita del lavoro e perchè si sente inutile di fronte agli altri e a sè stesso.
Sono contenta di questa tesi che faranno su Antonio Russo, penso che lui ne avrebbe riso, certo, ma ne sarebbe stato anche molto felice.
Buonanotte.
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