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La realizzazione letterale dei segni premonitori del secondo avvento di Cristo.

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La realizzazione letterale dei segni premonitori del secondo avvento di Cristo. Empty La realizzazione letterale dei segni premonitori del secondo avvento di Cristo.

Messaggio Da Decuius Mar Mag 04, 2021 10:25 am

Da Il Gran Conflitto:

Una delle più solenni e gloriose verità della Bibbia è quella del secondo avvento del Cristo per il compimento della grande opera di redenzione. Per il popolo di Dio, pellegrino in questa “valle dell’ombra della morte”, la promessa del ritorno di colui che è “la risurrezione e la vita” e che ricondurrà i redenti alla casa del Padre, costituisce una speranza meravigliosa. La dottrina del secondo avvento, infatti, rappresenta la nota dominante delle Sacre Scritture. Dal giorno in cui la prima coppia, piena di amarezza, lasciò il giardino dell’Eden, i credenti hanno atteso l’arrivo di colui che veniva per sconfiggere le potenze del male e ricondurli nel paradiso perduto. {GC 237.1}

La profezia predice non solo il modo e lo scopo della venuta del Messia, ma indica anche i segni premonitori. Gesù disse: “E vi saranno dei segni nel sole, nella luna e nelle stelle...” Luca 21:25. “...Il sole si oscurerà e la luna non darà il suo splendore; e le stelle cadranno dal cielo e le potenze che son nei cieli saranno scrollate. E allora si vedrà il Figliuol dell’uomo venire sulle nuvole con gran potenza e gloria”. Marco 13:24-26. Il veggente di Patmos così descrive il primo segno che preannuncia il secondo avvento: “...e si fece un gran terremoto; e il sole divenne nero come un cilicio di crine e tutta la luna diventò come sangue”. Apocalisse 6:12. {GC 240.4}
Questi segni apparvero prima dell’inizio del XIX secolo. In adempimento di questa profezia, nel 1755 si verificò il più terribile terremoto che sia mai stato registrato. Quantunque esso sia comunemente conosciuto come “terremoto di Lisbona”, esso scosse violentemente una parte considerevole dell’Europa, dell’Africa e perfino dell’America. Fu sentito in Groenlandia, nelle Indie occidentali, a Madera, in Svezia, in Norvegia, in Gran Bretagna, in Irlanda, su una superficie di oltre sei milioni di kmq. In Africa fu quasi altrettanto violento. La città di Algeri fu notevolmente danneggiata. Nel Marocco un villaggio di otto-diecimila abitanti scomparve inghiottito dal suolo. Una terribile mareggiata si abbatté sulle coste della Spagna e dell’Africa, invadendo le città e provocando danni ingenti. {GC 241.1}
Comunque, fu in Spagna e in Portogallo che ebbe la sua massima intensità. A Cadice l’onda marina raggiunse i diciotto metri di altezza. “Alcune delle più alte montagne del Portogallo furono violentemente scosse; in molti casi si verificarono delle fenditure sulle vette, tanto che enormi blocchi di roccia si riversarono sui villaggi sottostanti, accompagnati da lingue di fuoco che scaturivano dal suolo”.  {GC 241.2}
A Lisbona “si udì un rumore di tuono sotterraneo, immediatamente seguito da una violenta scossa, che ridusse in cumuli di macerie la maggior parte della città. Nel giro di sei minuti ci furono sessantamila morti. Il mare si ritirò, lasciando a secco le sue rive, per poi rifluire e abbattersi, con onde gigantesche e con straordinaria violenza, sulla città... Fra gli straordinari eventi verificatisi a Lisbona in quella spaventosa catastrofe, va ricordata la scomparsa di un molo di marmo, di recente costruzione, che era costato un’ingente somma. Una folla immensa vi si era raccolta, considerandolo un luogo sicuro contro i crolli delle case, ma all’improvviso sprofondò, trascinando tutti nel suo vortice. Neppure una delle vittime fu più ritrovata”. “Il terremoto fece crollare tutte le chiese e tutti i conventi, quasi tutti i grandi edifici pubblici e più di un quarto delle case. Circa due ore dopo la scossa, il fuoco divampò in vari quartieri cittadini e imperversò con tale violenza, per quasi tre giorni, che Lisbona fu completamente distrutta. Il terremoto si verificò in un giorno festivo [era il 1° novembre, festa di Ognissanti, ndt], quando chiese e monasteri erano gremiti di persone. Pochi furono i sopravvissuti”. “Il terrore era indescrivibile. Nessuno però piangeva, perché non c’erano lacrime sufficienti per una simile tragedia. La popolazione, in preda al delirio, correva qua e là battendosi il volto e il petto, come impazzita, urlando ed esclamando: “Misericordia! È la fine del mondo!” Le madri, dimenticando i propri figli, correvano per le strade cariche di crocifissi. Molte si rifugiarono nelle chiese, ma a nulla valse l’esposizione del sacramento, a nulla valse abbracciare altari e immagini: sacerdoti e popolo furono tutti travolti e sepolti in un’immane rovina”. Si calcola che il numero delle vittime di quel giorno nefasto sia stato di circa novantamila persone. {GC 241.3}

Venticinque anni dopo apparve il secondo segno indicato dalla profezia: l’oscuramento del sole e della luna. La cosa fu ancora più singolare e impressionante per il fatto che era stata predetta con precisione quasi cronologica. Nella sua conversazione con i discepoli sul monte degli Ulivi il Salvatore, dopo aver descritto il lungo periodo di prova che la chiesa doveva subire, i 1.260 anni della persecuzione romana, che secondo la profezia sarebbero stati abbreviati, parlò degli eventi che avrebbero preceduto la sua seconda venuta e fissò il tempo in cui sarebbe apparso il primo: “...dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà il suo splendore”. Marco 13:24. I 1.260 anni dovevano finire nel 1798, ma circa un quarto di secolo prima la persecuzione era quasi completamente cessata. Secondo le parole di Cristo, dopo questo periodo il sole si sarebbe oscurato. La predizione si adempì il 19 maggio 1780. {GC 242.1}
Quasi unico, fra i più misteriosi e inspiegabili fenomeni del genere... il giorno oscuro del 19 maggio 1780; un oscuramento di tutto il cielo visibile e dell’atmosfera della Nuova Inghilterra” [questa zona si trova nella parte orientale degli Stati Uniti, a nord di New York, ndt]”. {GC 242.2}
Un testimone oculare, che abitava nel Massachussetts, lo descrive così: “Quel giorno il sole sorse radioso, ma ben presto cominciò a perdere il suo consueto splendore. Apparvero in cielo nubi dense e oscure, seguite da lampi e accompagnate dal brontolio del tuono. Cominciò a cadere una leggera pioggia. Verso le nove del mattino le nubi si fecero ancora più fitte e assunsero un color rame o bronzo che si rifletteva sul suolo, sulle rocce, sugli alberi, sulle case e sulle persone, dando loro un aspetto strano, quasi irreale. Alcuni minuti dopo una densa nuvola nerastra coprì il cielo, lasciando una lieve frangia di luce all’orizzonte. L’oscurità divenne simile a quella che si ha d’estate verso le nove di sera... {GC 242.3}
Il timore, l’ansietà, lo spavento si impossessarono a poco a poco delle persone. Le donne stavano sulle soglie delle case, osservando quel paesaggio tenebroso; i contadini ritornavano dai campi; il falegname lasciava i suoi arnesi, il fabbro abbandonava la forgia; il commerciante lasciava il negozio; le scuole si chiudevano e i fanciulli tremanti si rifugiavano in casa. I viaggiatori chiedevano ospitalità alla casa più vicina e ognuno si domandava: “Che cosa succede?” Pareva che un uragano stesse per abbattersi sul paese o fosse giunto il giorno della fine del mondo. {GC 242.4}
Le candele furono accese e i fuochi del caminetto brillarono come nelle sere autunnali senza luna... Le galline rientrarono nel pollaio; il bestiame fu raccolto nei recinti e nelle stalle; le ranocchie cominciarono a gracidare e gli uccelli emisero i loro gridi notturni, mentre i pipistrelli svolazzavano intorno. Solo gli uomini sapevano che non era notte... {GC 243.1}
Il dr. Nathanael Wittaker, pastore della chiesa del Tabernacolo di Salem, organizzò delle funzioni religiose, nel corso delle quali pronunciò un sermone in cui sostenne che quelle tenebre erano soprannaturali. Anche in altre località si fecero riunioni analoghe. I passi biblici scelti per questi sermoni improvvisati erano invariabilmente quelli che sembravano indicare come tali tenebre fossero in piena armonia con le predizioni bibliche... Le tenebre divennero ancora più fitte dopo le undici del mattino”. {GC 243.2}
Nella maggior parte del paese le tenebre erano così dense che non era possibile vedere l’ora all’orologio né pranzare né accudire alle abituali faccende domestiche, senza la luce della candela... {GC 243.3}
Questa oscurità ebbe un’estensione straordinaria. Basti pensare che fu osservata a oriente fino a Falmouth, a occidente fino all’estremità del Connecticut, a meridione fino alle coste del mare e a settentrione fino all’estremità dei possedimenti americani”. Alle fitte tenebre del giorno seguì, un’ora o due prima del tramonto, un cielo parzialmente chiaro e il sole fece una timida apparizione, seminascosto da una nuvola oscura. “Dopo il tramonto le nubi si addensarono nuovamente e il buio si fece più intenso. Le tenebre di quella notte non furono meno straordinarie e paurose di quelle del giorno. Sebbene ci fosse il plenilunio, era impossibile vedere qualcosa senza l’aiuto di una luce artificiale che, vista dalle case vicine oppure a distanza, appariva soffocata da un buio fitto come quello dell’Egitto”. Un testimone oculare riferisce: “Io non potei fare a meno di pensare che se ogni corpo luminoso dell’universo fosse stato avvolto da tenebre impenetrabili o addirittura soppresso, il buio non sarebbe stato più completo di così”. Anche se verso le nove di sera la luna era al culmine del suo splendore “non riuscì a dissipare le tenebre”. Dopo mezzanotte le tenebre scomparvero e la luna apparve come un globo di sangue. {GC 243.4}
Il 19 maggio 1780 è passato alla storia come “giorno oscuro”. Dal tempo di Mosè in poi non c’è mai stato un fenomeno che per intensità, estensione e durata possa essere paragonato a quello. La descrizione dell’evento, come viene fatta dai testimoni oculari, sembra l’eco delle parole del Signore contenute nel libro del profeta Gioele, che risale a oltre venticinque secoli prima del loro adempimento: “Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e terribile giorno dell’Eterno”. Gioele 2:31. {GC 243.5}

Nel 1833, due anni dopo che Miller aveva cominciato a presentare in pubblico le prove dell’imminente ritorno del Cristo, apparve l’ultimo segno preannunciato dal Salvatore come prova del suo secondo avvento. Gesù aveva detto: “Le stelle cadranno dal cielo”. Matteo 24:29. L’apostolo Giovanni nell’Apocalisse, contemplando in visione le scene che avrebbero annunciato la venuta del giorno di Dio, aveva scritto: “E le stelle del cielo caddero sulla terra, come quando un fico scosso da un gran vento lascia cadere i suoi fichi immaturi”. Apocalisse 6:13. Questa profezia si adempì in modo impressionante con la grande pioggia meteorica del 13 novembre 1833. Quella fu la più vasta e sorprendente visione di stelle cadenti che sia mai stata ricordata. “In tutto il territorio degli Stati Uniti il cielo sembrava in movimento. Dopo l’occupazione del paese da parte dei bianchi, non si era mai verificato un fenomeno che suscitasse una così grande ammirazione in una parte degli abitanti e un così vivo sgomento in un’altra parte. La sublime grandezza di questo spettacolo rivive ancora nel ricordo di molti... Mai si è avuta una pioggia meteorica più fitta di quella: a oriente, a occidente, a settentrione, a mezzogiorno, ovunque era la stessa scena. Tutto il cielo sembrava in movimento... Lo spettacolo, descritto dal professor Silliman nel suo giornale, fu osservato in tutta l’America del nord... Dalle due del mattino fino a giorno fatto, in un cielo del tutto sereno e privo di nubi, si notò un susseguirsi ininterrotto di raggianti scie luminose”. “Nessun linguaggio può descrivere lo splendore di quella visione... Chi non lo ha visto non può immaginarne la grandiosità. Pareva che tutte le stelle del cielo si fossero concentrate in un determinato punto vicino allo zenit e di là, simultaneamente, scendevano in ogni direzione con la velocità del fulmine... Esse si susseguivano in rapide ondate, migliaia e migliaia come se fossero state create per l’occasione”. “Impossibile descrivere questo fenomeno, se non ricorrendo all’immagine di un fico che, sotto l’azione di un vento impetuoso, scaglia lontano i suoi frutti immaturi”. {GC 262.1}
Nel Journal of Commerce di New York, in data 14 novembre 1833, apparve un lungo articolo, relativo a questo meraviglioso fenomeno. In esso, fra l’altro, si leggeva: “Nessun filosofo o scienziato ha indicato o ricordato un evento simile a quello di ieri mattina. Un profeta, 18 secoli fa, lo predisse con esattezza. Ognuno può rendersene conto, se intende per caduta di stelle, una caduta di stelle... nell’unico senso in cui la cosa possa essere letteralmente possibile”. {GC 263.1}

Nel 1840 un altro importante adempimento profetico suscitò un vivo e vasto interesse. Due anni prima, Giosia Litch, uno dei pastori più in vista fra i predicatori del secondo avvento, aveva pubblicato un articolo nel quale spiegava l’Apocalisse (cap. 9), in cui è predetta la caduta dell’impero ottomano. Secondo i suoi calcoli, questa potenza sarebbe stata sopraffatta nel 1840 e precisamente nel mese di agosto. Alcuni giorni prima che ciò si adempisse, egli scrisse: “Ammettendo che il primo periodo, quello di 150 anni, si sia adempiuto esattamente prima dell’ascesa al trono di Dragasio, munito dell’autorizzazione dei turchi, e che i 391 anni e quindici giorni siano cominciati alla fine di questo primo periodo [27 luglio 1449, ndt], ne risulta che essi finirebbero l’11 agosto del 1840, data in cui ci si può aspettare la caduta della potenza ottomana a Costantinopoli. E penso che sarà proprio così”. {GC 263.5}
Al momento indicato la Turchia, tramite i suoi ambasciatori, accettò la protezione delle potenze alleate europee e si pose automaticamente sotto il controllo delle nazioni cristiane. L’evento fu l’adempimento letterale della predizione. Quando la notizia si diffuse, moltissimi si convinsero dell’esattezza dei princìpi di interpretazione profetica, adottati da Miller e dai suoi collaboratori, e ne scaturì un nuovo e potente impulso per il movimento avventista. Uomini colti e influenti si unirono a Miller per predicare e pubblicare il frutto delle sue ricerche e così, fra il 1840 e il 1844, l’opera andò estendendosi rapidamente. {GC 263.6}
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