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Interpretazione dell'inizio del capitolo 12 dell’Apocalisse da parte di ‘Abdu’l-Bahà.

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Messaggio Da Decuius Mar Nov 10, 2020 6:48 pm

Io non concordo pienamente con la seguente interpretazione di ‘Abdu’l-Bahà, anzi ho dato interpretazioni diverse, però sappiamo che sono possibili più interpretazioni corrette di versetti allegorici, nonostante l’affermazione di ‘Abdu’l-Bahà verso la fine: “Non v’è altra spiegazione possibile per queste profezie.”
Sappiamo che egli non ricevette direttamente da Dio queste interpretazioni, però conosciamo la sua enorme saggezza, tanto che molti suoi scritti si potrebbero attribuire direttamente a Dio.

Da Le lezioni di San Giovanni d’Acri:

13 Commento al XII capitolo della rivelazione di S. Giovanni. (Testo completo)

Abbiamo spiegato prima ciò che di frequente si intende
per Città Santa, la Gerusalemme di Dio, di cui è fatto
cenno nel Libro Sacro, e che è la Legge di Dio. A volte
essa è paragonata a una sposa, altre volte a Gerusalemme,
e ancora al nuovo cielo e alla nuova terra. Così nel
XXI capitolo della rivelazione di S. Giovanni (versetti 1
- 2 - 3) è detto: “Poi vidi nuovo cielo e nuova terra poiché
il primo cielo e la prima terra erano passati, e il
mare non era più. E io, Giovanni, vidi la Città Santa, la
Nuova Gerusalemme che scendeva dal cielo, d’appresso
a Dio, acconciata come una sposa adorna per il suo sposo.
E udii una gran voce dal cielo che diceva: - Ecco il
tabernacolo di Dio con gli uomini ed Egli abiterà con loro;
ed essi saranno il Suo popolo e Iddio stesso sarà con
loro, l’Iddio loro -”.
Notate come sia chiaro ed evidente che il primo cielo
e la prima terra significhino la legge antica. Poiché è detto
che il primo cielo e la prima terra erano passati e il
mare non era più; il che vuol dire che la terra è il luogo
del giudizio e, su questa terra del giudizio, non v’è mare,
il che significa che gli insegnamenti della Legge di Dio
si diffonderanno su tutta la terra e tutti gli uomini entreranno
nella Causa di Dio e la terra sarà completamente
popolata da credenti, e perciò non vi sarà più il mare,
perché il luogo di abitazione e le dimore dell’uomo sono
sulla terra ferma. In altre parole, a quell’epoca, il campo
della legge diverrà il luogo di diletto dell’uomo. Tale terra
è solida e i piedi non possono scivolare su di essa.
La Legge di Dio è pure descritta come la Città Santa,
la Nuova Gerusalemme. È evidente che la nuova Gerusalemme
che scende dal cielo non è una città di pietra, di
calce, di mattoni, di terra e di legno. Essa è la Legge di
Dio che discende dai cieli ed è chiamata la nuova città; è
chiaro che la Gerusalemme, fatta di pietre e di terra, non
discende dal cielo e non è rinnovata, mentre ciò che è
rinnovato è la Legge di Dio.
La Legge di Dio è pure paragonabile alla sposa abbigliata,
che appare con i suoi ornamenti più belli, com’è
detto nel XXI capitolo della rivelazione di Giovanni: “E
io, Giovanni, vidi la Santa Città, la Nuova Gerusalemme
che scendeva dal cielo dappresso a Dio, acconciata come
una sposa adorna per il suo sposo”. E nel capitolo XII,
nel primo versetto, è detto: “Poi apparve un gran segno
nel cielo; una donna attorniata dal sole, sotto ai cui piedi
era la luna e sopra la cui testa era una corona di dodici
stelle”; questa donna è la sposa, la Legge di Dio, che
scese su Muḥammad. Il sole che la rivestiva e la luna
sotto i suoi piedi sono le due nazioni all’ombra di quella
legge, i regni persiano e turco, poiché l’emblema della
Persia è il sole e quello della Turchia è la mezzaluna;
così il sole e la luna sono gli emblemi dei due regni, che
si trovano sotto il potere della Legge di Dio. In seguito è
detto: “E sulla sua testa v’era una corona di dodici stelle”;
queste dodici stelle sono i dodici Imám promotori
della legge di Muḥammad, educatori del popolo, che
brillarono come stelle nei cieli della Guida Divina.
Nel secondo versetto è detto: “Ed essendo incinta gridava”,
il che significa che questa legge si trovò in grande
difficoltà e sopportò aspri tormenti ed afflizioni fino a
che un perfetto rampollo venne prodotto, e cioè la Manifestazione
da Venire, il Promesso, il perfetto rampollo,
allevato nel seno di questa Legge madre. Il fanciullo a
cui si fa riferimento è il Báb, il Punto Primo, che in verità
nacque dalla Legge di Muḥammad, la Santa Realtà; il
Báb che è rampollo e prodotto della Legge di Dio, sua
madre, promesso da quella religione, e che trova la sua
realtà nel regno di quella Legge; ma a causa del dispotismo
del dragone, il fanciullo fu portato via da Dio. Dopo
1260 giorni il dragone fu distrutto e il figlio della Legge
di Dio, il promesso, si rese manifesto.
I versetti 3 e 4 dicono: “E apparve ancora un altro segno
nel cielo. Ed ecco un gran dragone rosso, che aveva
sette teste e dieci corna, e sulle sue teste v’erano sette
diademi. E la sua coda trascinava dietro a sé la terza parte
delle stelle del cielo ed egli le gettò in terra”. Questi
segni sono un’allusione alla dinastia degli Ommiadi che
dominarono la religione Musulmana. Sette teste e sette
diademi stanno a significare i sette paesi sui quali gli
Ommiadi avevano potere; essi erano i domini romani intorno
a Damasco, i domini persiani, arabi ed egiziani insieme
ai domini dell’Africa, (cioè la Tunisia, il Marocco
e l’Algeria), il dominio di Andalusia (che ora è la Spagna)
e il dominio del Turchestan e della Tansoxiana
[Il territorio al di là del fiume Oxus, antico nome del fiume Amu-Daria,
che scorre dall’altipiano del Pamir al lago d’Aral.].
Gli Ommiadi avevano giurisdizione sopra questi paesi. Le
dieci corna stanno a significare i nomi di dieci sovrani
Ommiadi, comandanti in capo, il primo essendo Abú Sufyán
e l’ultimo Marwán; ma molti di essi portarono lo
stesso nome, così vi furono due Mu,áwiyah, tre Yazíd,
due Valíd e due Marwán, ma se i nomi venivano contati
senza ripetizione, erano dieci. Gli Ommiadi, il primo dei
quali fu Abú Sufyán, l’Emiro della Mecca e capo della
dinastia degli Ommiadi, e l’ultimo dei quali fu Marwán,
distrussero un terzo della santa e benedetta prosapia (stirpe) di
Muḥammad, che era simile alle stelle del cielo.
Nel versetto 4° è detto: “E il dragone si fermò davanti
alla donna che doveva partorire, affinché, quando avesse
partorito, egli divorasse il suo figliolo”. Come abbiamo
già spiegato, la donna è la Legge di Dio. Il dragone
stava vicino alla donna per divorarne il figliolo e il
bimbo era la manifestazione promessa, il rampollo della
legge di Muḥammad. Gli Ommiadi erano sempre in attesa
d’impossessarsi del Promesso, che doveva apparire dal
lignaggio di Muḥammad, per distruggerlo, poiché essi
molto temevano l’apparizione della Manifestazione
promessa e cercarono di uccidere ogni discendente di
Muḥammad che potesse essere altamente stimato.
Il versetto 5° dice: “Ed ella partorì un figliolo maschio,
il quale ha da reggere tutte le nazioni con verga di
ferro”. Questo grande figlio è la Manifestazione promessa,
nata dalla Legge di Dio ed educata nel seno degli
insegnamenti divini. La verga di ferro è il simbolo del
potere e della forza, non è una spada, e significa che col
divino potere Egli guiderà tutte le nazioni della terra.
Questo “figlio” è il Báb.
Il versetto 5° dice: “E il figliolo di lei venne rapito e
portato presso Dio e presso il Suo trono”. Questa
profezia riguarda il Báb, che ascese al regno celeste, al
Trono di Dio e al centro del Suo Regno. Considerate
come tutto corrisponda a quanto è accaduto.
E nel versetto 6° è detto: “E la donna fuggì nel deserto”;
cioè: “La legge di Dio fuggì nel deserto, che è il vasto
deserto dell’Hijáz e della Penisola Arabica”. Lo stesso
versetto 6° dice: “Dove c'è un luogo preparato
da Dio”; la Penisola Arabica divenne la dimora e
l’abitazione del centro della Legge di Dio.
E ancora: “Affinché sia ivi nutrita milleduecentosessanta
giorni”. Nella terminologia del Libro Santo
questi milleduecentosessanta giorni rappresentano
milleduecentosessanta anni dall’epoca in cui la Legge di
Dio fu promulgata nel deserto d’Arabia, il grande deserto
dal quale è venuto il Promesso. Dopo milleduecentosessanta
anni quella legge non avrà più alcuna influenza,
poiché i frutti di quell’albero saranno apparsi e i risultati
saranno prodotti.
Considerate come le profezie corrispondano l’una
all’altra. Nell’Apocalisse l’apparizione del Promesso è
fissata a dopo 42 mesi e Daniele la esprime con i termini
3 volte e mezzo”, identici a 42 mesi, ossia a 1260 giorni.
In un altro passo della Rivelazione di Giovanni si parla
chiaramente dei 1260 giorni e nel Libro Santo è detto
che ogni giorno significa un anno. Nulla può essere più
chiaro della concordanza esistente fra queste profezie.
Il Báb apparve nell’anno 1260 dell’Egira di
Muhammad, inizio dell’èra universalmente riconosciuta
dall’Islám. Non vi sono prove più evidenti di questi passi
dei Libri Santi per qualsiasi Manifestazione.
Per chi è equo, la concordanza dei tempi indicati dalle
lingue dei Grandi è la prova più conclusiva. Non v’è altra
spiegazione possibile per queste profezie. Benedette
siano le anime giuste che cercano la verità. Ma ove manca
la giustizia, la gente attacca brighe e nega apertamente
l’evidenza, come fecero i Farisei che, alla Manifestazione
del Cristo, negarono, con la più grande ostinazione,
le spiegazioni date da Cristo e dai Suoi discepoli. Essi
velarono al popolo ignorante la Causa di Cristo, dicendo:
Queste Profezie non sono per Gesù, ma per il
Promesso che verrà dopo, in armonia con le condizioni
di cui si fa cenno nella Bibbia”. Queste condizioni erano
che Egli doveva avere un regno, sedersi sul Trono di
Davide, rafforzare la Legge della Bibbia e promulgare
tale giustizia che il lupo e l’agnello si sarebbero riuniti
alla stessa sorgente.
Così i Farisei impedirono al popolo di conoscere Cristo.

Nota di esponenti bahà'ì:

In questa conversazione lo scopo di ‘Abdu’1-Bahá è
di conciliare in una nuova interpretazione le apocalittiche
profezie degli Ebrei, dei Cristiani e dei Mussulmani,
piuttosto che additarne il carattere soprannaturale. Sul
potere dei profeti, vedi: “Potere e Influenza delle Divine
Manifestazioni”, e “Le visioni e la comunicazione con
gli Spiriti”.
Decuius
Decuius

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