Tra UE e BCE: il peggio (Consiglio Europeo di Lunedì 7 marzo) e il meglio (Azione inattesa della BCE, giovedì 10 marzo)

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Tra UE e BCE: il peggio (Consiglio Europeo di Lunedì 7 marzo) e il meglio (Azione inattesa della BCE, giovedì 10 marzo)

Messaggio Da Erasmus il Sab Mar 12, 2016 3:17 pm

La settimana scorsa ci sono stati due eventi rimarchevoli in UE: lunedì 7 marzo il Consiglio Europeo, giovedì 10 marzo una azione inedita della BCE (per rianimare  i mercati, pure in crisi).

E' su questo tema l'usuale "commento" di Roberto Castaldi (federalista da sempre e attualmente docente alla Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) sulla rete dei quotidiani locali dell’Espresso (costituita da  Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Il Piccolo, Il messaggero Veneto, La Gazzatta di Reggio, La provincia pavese, Gazzetta Mantova, Alto Adige, Libertà Piacenza
Il titolo del "commento", [che è scelto dai vari redattori e non dall'autore],  è quasi sempre “Il meglio e il peggio tra UE e BCE”
Trascrivo di seguito il testo dell'articolo di Castaldi.
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Il  meglio ed il peggio tra UE e BCE

Nell’arco di una settimana abbiamo visto il peggio e il meglio dell’Unione Europea. Lunedì lo stallo del Consiglio Europeo sulla crisi dei rifugiati – l’ennesimo fallimento dei Capi di Stato e di governo degli Stati membri, divisi, in balia dei ricatti turchi, e pronti a calpestare i valori europei ed il diritto internazionale. Giovedì l’azione decisa e inedita della Banca Centrale Europea per rianimare l’economia europea.

L’efficacia o l’impotenza dell’UE rispecchiano fedelmente la modalità di prendere le decisioni, il livello di condivisione della sovranità. L’UE ha una governance duale: la parte federale funziona, e quella intergovernativa no. Le istituzioni federali - Commissione, Parlamento, Corte di Giustizia, e Banca Centrale – decidono attraverso il principio democratico del voto a maggioranza nell’interesse generale europeo. Il Consiglio Europeo, i vertici tra i leader nazionali, decide all’unanimità alla ricerca del minimo comun denominatore tra i 28 interessi nazionali contrapposti.

La differenza si vede nelle proposte e nelle decisioni. Sui rifugiati la Commissione Juncker ha proposto un sistema di solidarietà fondato sulla redistribuzione con quote obbligatorie, un controllo europeo delle frontiere esterne con la creazione di una Guardia di frontiera e di una Guardia costiera europea, una maggiore integrazione sul piano della politica estera e di difesa e il pieno rispetto del diritto internazionale. Ma su questi temi il potere decisionale resta nelle mani dei governi nazionali riuniti, che preferiscono affidarsi ad una Turchia che sta imboccando una via autoritaria, che sopprime la libertà di stampa e le minoranze. E tocca al Parlamento europeo avvertire che non si può scambiare l’accelerazione dell’adesione all’UE o i visti ai cittadini turchi, in cambio dell’impegno turco a sigillare le frontiere, che comunque rischia di venire disatteso.
 
Sulla politica monetaria invece è l’istituzione federale, la BCE, a decidere. E siccome delibera a maggioranza, anche se qualcuno non è d’accordo ciò non porta alla paralisi e allo stallo, ma si arriva comunque ad una decisione e azione europea. L’imponente pacchetto di misure adottato per sostenere la ripresa economica è stato deciso a larga maggioranza, cioè non avrebbe visto la luce se la BCE avesse dovuto deliberare all’unanimità.

L’UE è efficace dove decide con meccanismi decisionali democratici, senza diritti di veto. Ed è incapace di affrontare in modo tempestivo ed efficace le crisi su cui i poteri decisionali sono rimasti agli Stati membri, ovvero al Consiglio europeo che decide all’unanimità. Eppure tali difficoltà sono spesso percepite e scaricate sull’UE in quanto tale, o sulle sue istituzioni sovranazionali, che invece portano avanti proposte avanzate rispetto alle quali l’Eurobarometro mostra vi sia una grande convergenza dei cittadini europei.

L’UE affronta crisi gravi e rischi di disgregazione – a partire dalla Brexit – che richiedono politiche coraggiose. Il primo passo per realizzarle è il superamento dell’unanimità e la piena trasformazione della Commissione in un vero governo federale, almeno dell’Eurozona, con poteri fiscali e un bilancio adeguato, la possibilità di emettere debito pubblico per sostenere il Piano di investimenti - che è stata la prima iniziativa e priorità della Commissione Juncker – e la responsabilità della politica d’asilo e del controllo delle frontiere esterne. Ciò permetterebbe di mettere a frutto le potenzialità economiche dell’UE - che è pur sempre la prima economia, potenza commerciale, e centro di risparmio del mondo – e di restituire ai cittadini europei il potere di decidere del proprio futuro, irrimediabilmente perso al livello nazionale.

Per affrontare le crisi  abbiamo bisogno di due istituzioni federali dotate dei poteri e dei meccanismi decisionali necessari, come ogni altra area del mondo: la banca centrale ed il governo, suggello di una condivisione della sovranità, dei rischi, delle scelte di investimento, della costruzione del futuro.
Roberto Castaldi
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