Teologo Gay

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Teologo Gay

Messaggio Da Rossoverde il Dom Ott 04, 2015 5:51 am

Un bell'applauso al teologo che ha avuto il coraggio di dichiarare apertamente le sue inclinazioni sessuali e con tanto di compagno, del resto ha fatto anche bene il Vaticano a sospenderlo dalle sue funzioni e farebbe ancora meglio a ridurlo allo stato laico.
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Verci il Dom Ott 04, 2015 7:51 am

Mi sono andato a leggere quanto il Catechismo della Chiesa cattolica afferma a proposito dell'omosessualità:

="2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione."

A ben leggere non pare che il reverendo in questione (e non è il solo) sia stato accolto con "rispetto, compassione, delicatezza" e gli sia  stato evitato ogni marchio di ingiusta discriminazione. L'ipocrisìa che regna ed imperversa nella Chiesa copre chissà quante situazioni di questo genere e anche del genere opposto, ma si accanisce pesantemente nei confronti di chi le manifesta pubblicamente. Vizi privati e  pubbliche virtù, verrebbe quasi da dire. Forse sarebbe auspicabile che i preti potessero sposarsi e magari, prendendo esempio da chiese più progredite quali quella anglicana, cessassero millenarie fatwe nei confronti dell'omosessualità, anche se mascherate da parole mielate che coprono il vero ed omofobo pensiero della Chiesa cattolica.
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Rossoverde il Dom Ott 04, 2015 7:43 pm

Ma non hanno l'obbligo del celibato? e che doveva fare il Vaticano se non si adegua? di qui il passo sarebbe breve, la prossima ? libere mignotte per liberi vescovi, e mi raccomando accolti con rispetto, compassione e deicatezza e magari una scatola di profilattici, non si sa mai.
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Epoch il Lun Ott 05, 2015 11:09 am

Anche io credo che se al posto del compagno avesse presentato una biondona da 100, lo avrebbero sospeso nello stesso modo.
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Verci il Lun Ott 05, 2015 4:48 pm

Egregio Rossoverde, è la Chiesa cattolica che parla di rispetto, compassione e delicatezza nei confronti degli omosessuali. Riguardo al resto, come ho già fatto intendere, il pensiero dominante è il seguente: che avvenga pure, di eterosessuali od omosessuali si tratti, purchè non si sappia o non si venga a sapere. Se poi, viene fatto sapere, le conseguenze sono quelle che abbiamo visto. A questo punto, veramente la Chiesa dovrebbe fermarsi e riflettere se il compromesso descritto leda di più la propria autorità (ed autorevolezza), piuttosto che l'accettazione di situazioni che altre Chiese (l'Anglicana, ad esempio) hanno risolto nel modo che tutti conosciamo.
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Verci il Lun Ott 05, 2015 5:57 pm

Epoch ha scritto:Anche io credo che se al posto del compagno avesse presentato una biondona da 100, lo avrebbero sospeso nello stesso modo.

Su questo non v'è dubbio alcuno....
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Rossoverde il Mar Ott 06, 2015 4:41 pm

Verci ha scritto:Egregio Rossoverde, è la Chiesa cattolica che parla di rispetto, compassione e delicatezza nei confronti degli omosessuali. Riguardo al resto, come ho già fatto intendere, il pensiero dominante è il seguente: che avvenga pure, di eterosessuali od omosessuali si tratti, purchè non si sappia o non si venga a sapere. Se poi, viene fatto sapere, le conseguenze sono quelle che abbiamo visto. A questo punto, veramente la Chiesa dovrebbe fermarsi e riflettere se il compromesso descritto leda di più la propria autorità (ed autorevolezza), piuttosto che l'accettazione di situazioni che altre Chiese (l'Anglicana, ad esempio) hanno risolto nel modo che tutti conosciamo.
Ma non si tratta che si venga a sapere, qui siamo ad uno stravolgimento che nulla ha a vedere con compassione e delicatezza.La chiesa anglicana s'è piegata alla bisogna per evitare pericoli di scissioni,
 http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/matrimonio_gay_prete_inglese_sposa_compagno/notizie/592860.shtml
eppoi, ogni popolo si fa la religione che più gli va bene , i matrimoni gay sono una degenerazione bell'e buona, che vada pure benedetta a me fa scappare da ridere. Capisco il rispetto tutto quello che vuoi, ma la benedizione proprio no. Ripeto e a prelati e suore che si danno da fare senza nessun legame sempre per la propria sessualità, niente?
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Re: Teologo Gay

Messaggio Da Verci il Mer Ott 07, 2015 4:01 am

A ben leggere, non mi pare che il monsignore abbia reclamato il matrimonio omosessuale.
Ha detto solamente «Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». E a domande esplicite, ha così replicato:LINK

Perché ha deciso di fare coming out?
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali».

Cosa pensa di ottenere?
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica».

Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano.
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».

Questa però non è la concezione della Chiesa.
«No, non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti».

Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l’omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata»...
«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca».



Perché ha deciso di fare coming out?
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali».

Cosa pensa di ottenere?
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica».

Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano.
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere».

Questa però non è la concezione della Chiesa.
«No, non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti».

Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l’omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata»...

«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca».

La dottrina cattolica esclude dal sacerdozio i gay: lei come ha potuto diventarlo?
«È una regola introdotta nel 2005 quando io ero già sacerdote, e che vale solo per le nuove ordinazioni. Per me è stato un trauma. Prima non era così e credo che sia un errore da correggere».

Lei ha sempre saputo di essere gay?
«Sì, ma all’inizio non lo accettavo, mi sono sottomesso con pignoleria zelante all’insegnamento della Chiesa e al vissuto che mi imponeva: il principio che “l’omosessualità non esiste”. E se c’è va distrutta».

Come è passato dal rifiuto alla «felicità» di essere gay?
«Studiando, pregando e riflettendo su di me. Sono stati fondamentali il dialogo con Dio e il confronto con la teologia, la filosofia, la scienza. Adesso, poi, ho un compagno che mi ha aiutato a trasformare le ultime paure nella forza d’amore».

Un compagno? Questo non è ancora più inconciliabile con il sacerdozio cattolico?
«So che la Chiesa mi vedrà come qualcuno che non ha saputo mantenere una promessa, che si è perso e per di più non con una donna, ma con un uomo! E so anche che dovrò rinunciare al ministero, che pure è tutta la mia vita. Ma non lo faccio per poter vivere con il mio compagno. Questa è una decisione molto più ampia che nasce dalla riflessione sul pensiero della Chiesa».

Cioè?
«Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Penso che su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l’umanità. È già successo in passato: ma se si è in ritardo sull’astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi».
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Re: Teologo Gay

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