UE vs. Siria

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Messaggio Da Erasmus il Dom Set 08, 2013 7:58 pm

So che Verci ha aperto da tempo un thread sulla Siria nella sezione "Politica ed attualità nel Mondo".
=> Siria, comincia la nuova campagna militare USA

Tuttavia, proprio perché la situazione medio-orientale (che si può dire di crisi permanente, fin dalla fine della 2ª guerra mondiale, cioè da quasi 70 anni) è cruciale per l'Europa, reputo opportuno che dei venti di guerra che soffiano oggi a riguardo della terribile situazione siriana si parli anche qua.
Per lo meno per tenerci informati su cosa bolle nella pentola dell'UE (e dei singoli suoi stati membri) a riguardo.

Nell'ultimo Consiglio (dei ministri degli esteri, presente quindi la Catherine Ashton – "alto rappresentante" dell'UE per la politica estera e di sicurezza –) è prevalsa l'idea di dare una comunicazione all'unanimità, e quindi al ribasso (e che politicamente non conta davvero nulla). Semplicemente si biasima il governo siriano addossandogli la responsabilità di "crimine di guerra" e "crimine contro l'umanità" per aver usato armi chimiche (gas nervini).
Ma l'andamento del Consiglio non è stato certo ... tranquillo. 
La Francia ha esordito  accusando l'intera UE di restare muta ed indifferente davanti ai crimini commessi dal regime di Assad (delle cui responsabilità le prove sarebbero schiaccianti). Secondo il governo francese, l'attendere il permesso dell'ONU è un alibi ipocrita, dato che si sa benissimo che non arriverà mai per il veto della Russia.
Ma Grecia, Austria ed altri insistono nel dire che, almeno per rispetto delle regole, è doveroso aspettare i risultati dell'ispezione già in corso da parte degli osservatori dell'ONU che già sono in Siria. 
Germania ed Italia hanno evitato di intervenire nella specifica questione di consenso ONU o no, ribadendo semplicemente le precedenti rispettive esternazioni. 
[L'Italia non parteciperà all'eventuale rappresaglia contro Assad senza un preciso mandato ONU. La Germania non interverrà comunque].
Come prevedibile, tra i falchi che vorrebbero attaccare comunque (e però non lo faranno se non assieme agli USA!) si è schierata subito la Danimarca.
Si sta ripetendo, anche se  forse – o solo si spera! – meno drammaticamente, quanto successe all'epoca dell'attacco USA all'Iraq di Saddam Hussein: tutti i governi dell'UE firmano un documento comune (e allora il documento diceva esplicitamente che occorreva che l'UE avesse una voce sola e quindi gli stati-membri si movessero "in solido"), ma poi ciascun governo si ritiene libero (in nome della spocchiosa "sovranità") di muoversi indipendentemente dalle mosse altrui (e allora la Gran Bretagna di Blair si schierò decisamente con gli USA di Bush; e  pure la Spagna di Aznar, l'Italia di Berlusconi e la Polonia di Leszek Miller inviarono in Iraq propri contingenti, benché assolutamente superflui, strategicamente inutili).

Trascrivo,  dall'autorevole EUobserver.com, l'articolo a riguardo delle attuali posizioni dell'UE e dei suoi stati–membri quali risultano dall'ultimo incontro del Consiglio a Vilnius [ieri, sab. 07.09.13].

Originale: L'UE biasima la Siria per l'attacco con "gas"; urge l'azione dell'ONU
=> http://euobserver.com/foreign/121356

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EU blames Syria for gas attack, urges UN action

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Ashton in Vilnius: The EU said letting Syria off the hook would create 'a dreadful precedent' (Photo: EEAS)

Saturday 07.09.13 @ 18:11

BY ANDREW RETTMAN

BRUSSELS - EU countries have said Syria used chemical weapons against its own people, but want the US and France to give the UN more time.

The bloc's foreign ministers noted in a statement on Saturday (7 September) that: "Information from a wide variety of sources … seems to indicate strong evidence that the Syrian regime is responsible for these attacks."

They called the gas attack, which killed hundreds of civilians on the outskirts of Damascus on 21 August, "a war crime and a crime against humanity."

They also said the "international community" should give a "clear and strong response" to stop Syria from doing it again.

The statement was published after ministers met US secretary of state John Kerry in Vilnius.

The US, France, Australia and Turkey say they are ready to strike Syria with or without a UN mandate because Syria's ally, Russia, is vetoing UN action.

Britain and Denmark back their position. But Greece and the Netherlands have said UN authority is needed, while Germany and Italy have flip-flopped on the issue.

The EU statement "underscores" the "to move forward with addressing the Syrian crisis through the UN process."

It also "notes" that UN weapons inspectors in Syria will shortly file a report and it "welcomes" France's pledge not to act before the report is in.

EU foreign affairs chief Catherine Ashton indicated the US might not be as patient as France, however.

Asked by press in Vilnius if Kerry had also promised to wait for the UN report, she said no one had asked him for such a pledge, adding "that's for them [the US]" to decide.

An EU diplomat told EUobserver the Union remains divided on the UN question.

But he said a majority of member states want there to be a UN vote before military action, even if Russia vetoes it again.

"People are coming to this line that the UN should at least be seized on the matter. But what happens if the UN continues to be blocked remains to be seen," he said.

Meanwhile, Kerry urged the EU to put on ice its new guidelines for Israeli settler firms.

The European Commission on 19 July published rules which forbid funding for Israeli activity on Palestinian land.

Kerry said the move risks harming Arab-Israeli peace talks. "There was strong support for his efforts and an openness to considering his requests," a US official told Reuters.

Some EU countries, such as Ireland, are firmly opposed to a u-turn, however.

Ashton told press the EU will implement the rules "sensitively." An EU diplomat told this website: "There was no conclusion about this at the meeting. It's still an open discussion."

In an insight on how the rules work, the commission on 5 July agreed to invest €6.2 million in an Israeli project, called Superflex, to develop skincare for old people.

The project is run by cosmetics firm Ahava, which is based in Israel proper, but which has a factory and a laboratory in the Mitzpe Shalem settlement.

The project lasts until mid-2017 and might use Mitzpe Shalem facilities.

But if Ahava had applied after 19 July, it would have had to declare that no EU-funded work would be done in the settlement and the EU would have the power to take back money if Ahava lied.

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