Il valore della democrazia.

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Messaggio Da Mastro Titta il Sab Lug 04, 2015 7:01 pm

Oggi è sabato. Solo domani avrà luogo il referendum in Grecia, decisivo per l'eventuale possibile uscita dall'euro di quel Paese. Solo lunedì sapremo il risultato. Vi pensavo questa mattina, immerso nelle trasmissioni televisive che trattavano il tema, quando mi sono accorto che, in fondo, dell'esito del referendum mi importava poco. Ero felice che il referendum venisse fatto, vada come vada. In qualsiasi modo deciderà quel popolo, quello sarà il modo giusto. Perchè, alla fine, è il popolo ad avere ragione, perchè da lui e solo da lui proviene la sovranità democratica. Ed è bello pensare che, ancora una volta, tocchi alla Grecia insegnare all'Europa la democrazia; a noi europei che sovente dimentichiamo che alto valore esso sia. "Da noi, ad Atene, si fa così..." si diceva un tempo. Ebbene, lo si dice ancora.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Condor il Mar Lug 07, 2015 3:24 am

Il popolo greco, avvolto dal mantello della libertà che è figlia della democrazia, ha deciso il proprio destino.
E' vero, amico Mastro Titta, è proprio bello pensare che, ancora una volta, tocchi alla Grecia insegnare all'Europa la democrazia. E' anche bello pensare che dalla Grecia vengono ancora impartite, dai suoi figli, lezioni di saggezza e umiltà, come ai tempi di Socrate, Platone, Aristotele.
Varoufakis, un figlio di quella Grecia saggia e umile, ha lasciato l'arena da vincitore; un gesto probabilmente poco capito, e forse poco apprezzato, da noi europei assuefatti da visioni di prepotenza.
Varoufakis, con la sua uscita dalla scena europea, ha voluto preservare il valore della democrazia del popolo greco, ha fatto capire a noi europei che la vittoria non è prepotenza e i vittoriosi possono seguire le orme degli sconfitti, ma a testa alta, seminando speranze di vita e di pace. “Da noi, ad Atene, si fa cosi...” si diceva un tempo. Ebbene, lo si fa ancora.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Mastro Titta il Mer Lug 08, 2015 12:31 pm

Condor ha scritto:. “Da noi, ad Atene, si fa cosi...” si diceva un tempo. Ebbene, lo si fa ancora.
Ciò che è "storico" nel referendum greco non è il suo risultato. Si poteva infatti legittimamente essere favorevoli ad accettare i nuovi sacrifici imposti da Bruxelles oppure essere, altrettanto legittimamente, favorevoli all'ipotesi contraria. Quello che appariva grave era il rifiuto da parte delle burocrazie comunitarie di accettare come strumento adeguato a prendere questa decisione il referendum popolare. Ricordo quando il popolo francese (e, prima di lui, quello olandese) bocciarono con referendum il progetto di costituzione europea. Fu detto allora che Francia e Olanda avevano fatto male a indire quel voto perché "i popoli non sono maturi per prendere questo tipo di decisioni" e che più opportunamente si erano mossi quei Paesi che, come purtroppo l'Italia, se ne erano infischiati della volontà democratica e avevano fatto ratificare il progetto di costituzione europea dal parlamento, asservito da logiche di maggioranza.
Questo era la teoria che si andava affermando: il concetto che la democrazia fosse uno strumento superato (anzi dannoso) nell'ambito della costruzione europea e che l'Europa andasse costruita non solo senza ma perfino contro la volontà dei popoli. I Greci hanno invece avuto questo immenso merito: hanno rimesso la democrazia al centro della scena e la volontà dei popoli come valore fondante della futura Europa unita. La dove tutto nacque, tutto ritorna.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Condor il Sab Lug 11, 2015 4:32 pm

Curare la democrazia con un tasso ancora più elevato di democrazia è come mettere benzina sul fuoco. Questo è quanto hanno asserito: Huntington, Crozier e Watanuki, nel loro lavoro: The Crisis of Democracy. Report on the Governability of Democracies to the Trilateral Commision.
Un lavoro presentato nel 1975 al tavolo della Commissione Trilaterale.
Che ci dovesse essere crisi della democrazia negli stati occidentali, veniva concepito da menti contorte, già nel triennio 1967-1970.
I pensatori antidemocratici del liberismo senza regole, pianificano sul lungo periodo; hanno pazienza di attendere i risultati; studiano ogni passaggio; captano le pedine giuste al momento giusto e le plagiano secondo il loro diabolico pensiero.  
In Italia è stato molto semplice trovare uomini istituzionali senza dignità, che della democrazia se ne sono infischiati e hanno agito in un clima palesemente pseudo-democratico.
L'eccesso di democrazia è stato corretto mediante l'affermazione della governabilità come principio assoluto di governo, il rafforzamento dell'esecutivo rispetto ai parlamenti, ridotti a un ruolo di semplice ratifica. Nello stesso tempo, in Europa, la lotta all'inflazione ha egemonizzato il programma economico dei governi e le attività delle banche centrali nazionali e oggi della Bce, spingendo ad abbandonare le politiche espansive e ad abbracciare politiche restrittive e di austerity: la moderazione salariale, la riduzione del debito e del deficit pubblico, e quindi il taglio della spesa sociale.
In Europa e in Italia tutto questo è avvenuto nel contesto dell'indebolimento dello Stato centrale nazionale attraverso il processo di unificazione europeo -basato su trattati non sottoposti a referendum popolari, come democrazia vorrebbe - inteso a eliminare i vecchi modi di governo, che favorivano quell'eccesso di democrazia e di richieste sociali così fastidiose per le élite neo-liberiste trasnazionali.
In Grecia, con Tsipras e dopo il referendum, sono saltati molti equilibri del contorto pensiero contro la democrazia, non solamente per la razionale logica riportata da Mastro Titta a conclusione del suo intervento, ma anche perché l'Uomo contro la Natura, che lo ha generato libero, non ha alcuna arma se non l'unica che è l'autodistruzione della specie.
I greci lo hanno capito e hanno lanciato il monito all'Europa oligarchica e tecnocratica.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Mastro Titta il Dom Lug 12, 2015 5:25 pm

Condor ha scritto:(...)
L'eccesso di democrazia è stato corretto mediante l'affermazione della governabilità come principio assoluto di governo, il rafforzamento dell'esecutivo rispetto ai parlamenti, ridotti a un ruolo di semplice ratifica. Nello stesso tempo, in Europa, la lotta all'inflazione ha egemonizzato il programma economico dei governi e le attività delle banche centrali nazionali e oggi della Bce, spingendo ad abbandonare le politiche espansive e ad abbracciare politiche restrittive e di austerity: la moderazione salariale, la riduzione del debito e del deficit pubblico, e quindi il taglio della spesa sociale.
(...)
In effetti, il "disprezzo per la democrazia" è una delle caratteristiche più evidenti (e più sconcertanti) di questi ultimi lustri. Questo disprezzo è stato autoalimentato da una serie di congetture, tra le quali quelle che indichi tu. Si diceva che eravamo (e siamo tuttora) alle prese con nemici temibili (la crisi economica, la disoccupazione, la globabizzazione e la conseguente necessità di adeguarsi alla sfida globale, l'unificazione europea che avrebbe dovuto transitare necessariamente dall'esaltazione regionalistica contrapposta agli stati nazionali e via dicendo). Non è possibile - sostenevano i detrattatori della democrazia - affrontare vittoriosamente  questi problemi portandosi sulle spalle anche il peso dei giudizi dell'elettorato, categoria sempre ottusa, egoista, poco lungimirante.
Eliminiamolo pertanto questo elettorato, mettiamo la sordina alla democrazia, riduciamo le elezioni (quando proprio non si può fare a meno di farle) a ritualismo burocratico destinato a eleggere parlamenti di "dipendenti" con l'obbligo di ratificare le decisioni che noi "che sappiamo come stanno le cose" abbiamo preso. Questo stanno tentando di fare. E ci stanno riuscendo.
Giuliano Ferrara, in un articolo sul "Foglio" di qualche giorno fa, lo diceva chiaramente (se trovo il link, lo posto, ma ha detto cose simili anche su "Panorama" ancora in edicola): sono dei "dementi" coloro che esaltano il referendum greco e il prestigio del voto popolare e del parlamento nazionale. Dementi perchè non capiscono che l'Europa si può fare solo "contro" i popoli nazionali e i loro parlamenti, che sono emanazione "di egoismo di parte", ognuno di essi inconciliabile con l'altro. Può essere che abbia ragione (almeno in teoria) ma mi preoccupa che a Ferrara (e agli altri "pensatori" euroentusiasti) sfugga che lo stesso ragionamento sarebbe estensibile anche ai partiti politici: non sono anch'essi il punto di vista di una parte, un'ottica in qualche modo egoistica? Anche i partiti sono un peso? Ma allora lo è anche il dissenso, la libertà di stampa, l'opinione non conformista e via dicendo. Ragionando così, ho paura di dove potremo arrivare, quale abbisso potremmo raggiungere.
Sminuire il ruolo dei referendum e dei parlamenti nazionali (senza sostituirli con qualcosa di veramente analogo ma di respiro europeo) significa, di fatto, rifiutare la democrazia e aprire le braccia all'autoritarismo.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Condor il Ven Feb 05, 2016 1:18 am

Da quando Mastro Titta ha aperto la discussione sul valore della democrazia, sono accaduti molti episodi che fanno riflettere su quanto possiamo considerarci ancora liberi di decidere il nostro futuro, in uno stato di serenità proprio della democrazia.
Siamo talmente frastornati da popolane notizie di cronaca da non riflettere che è in Europa che si stanno giocando due partite fondamentali per la tenuta della democrazia mondiale, coinvolgendo nel gioco la tenuta della stessa UE:
- la prima partita si sta giocando in Francia contro il terrorismo dei fondamentalisti islamici;
- la seconda in Italia contro il terrorismo finanziario europeo, essendo di matrice tedesca.
Temo che seguiranno anni di una storia già vissuta, e la cosa triste è vedersi ricadere in errori già commessi in un passato non molto remoto.
Viene spontaneo chiedersi a cosa serva, dunque, scrivere con l'inchiostro della Storia dal colore del sangue, l'invocazione: per non dimenticare..., quando si nasconde la verità sulla povertà contemporanea, che può essere economica come di valori umani, generata dall'avidità di un potere che sempre più manifesta il suo aspetto tirannico.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Athos il Mar Feb 09, 2016 5:46 pm

I fenomeni dei quali parlate sono politica, in attesa di diventare storia dei fatti.
La crisi della democrazia, però, nasce da più lontano, e siamo stati troppo occupati a celebrarne le lodi dopo l'epoca delle dittature, per dar retta ai segnali che la denunciavano e preannunciavano.

Molte contraddizioni e molti equivoci si sono intrecciati, in questa esaltazione della democrazia, per cui spesso si è verificato che i suoi laudatores più sperticati erano gli stessi che beneficiavano della sua crisi, e sfruttavano i suoi limiti per consolidare il proprio potere.
E specularmente, chi si è trovato a combattere questi beneficiari della sua crisi, si è visto additare come nemico della democrazia stessa - anche perché questi critici riprendevano in tutto o in parte una visione marxista, cioè di una sociologia politica nata come contestazione della democrazia borghese e capitalista, che da molti liberali era considerata l'unica democrazia possibile.

L'evidenza ci dice che le istituzioni democratiche sono nate per una società nella quale il "popolo sovrano" era un'area estremamente ristretta, il quale governava uno Stato che agiva in un mondo fortemente frammentato rispetto alla società globale che si è andata affermando nella seconda metà del secolo scorso.
La comunicazione di massa ha dilatato e accelerato tutte la fenomenologia prodotta dal cammino verso una democrazia formalmente compiuta: giunti a questo punto, quello a cui stiamo assistendo è l'avverarsi del temuto "totalitarismo democratico", che per la prima volta nella storia non ha un Despota politicamente, o anche solo materialmente, identificabile come tale.

Si pensava, ottimisticamnte, che una democrazia formalmente (istituzionalmente) compiuta comnportasse e producesse una società democraticamnte compiuta.
Non poteva essere così, non è stato così.

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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da ART- il Ven Feb 12, 2016 4:33 am

Condor ha scritto:
- la seconda in Italia contro il terrorismo finanziario europeo, essendo di matrice tedesca.

Nonostante il discorso di Mastro Titta sia del tutto contorto, ampiamente basato sull'influsso delle classiche frescacce-slogan di stile eurofobo (si vedano i "sacrifici imposti da Bruxelles", le indefinite "burocrazie comunitarie" sempre di tutto responsabili o l'inesistente "progetto di costituzione europea" ecc. ecc.), vedo da questa frase che se non altro comiciamo lentamente capire come stanno le cose.
Se prima erano le misteriose "burocrazie comunitarie" a voltare, rivoltare e sfaciare tutto adesso non nascondiamo che il "terrorismo", qualunque cosa s'intenda e anche se viene ancora definito "europeo", deriva dal livello statale e non da quello indefinito di "Bruxelles". Comunciamo forse ad intuire che la radice del problema non è "l'Europa" ma chi ce l'ha in mano, ovvero quei rottami marcescenti che sono i suoi stati... quelli che da più parti tanto ci si sforza di difendere dai "pensatori euroentusiasti", spesso gomito a gomito con brave persone democratiche quali i vari Salvini e Le Pen in giro per il continente.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Athos il Ven Feb 12, 2016 9:01 am

Caro Art, hai ragione, nella polemica quotidiana si va all'ingrosso, e per uno che conosce la situazione è una sofferenza vedere alcune scorciatoie dialettiche.

Io ho avuto a che fare con la burocrazia comunitaria, quando avevo una società che trattava i fondi europei, tramite i finanziamenti regionali italiani.
Ti dico soltanto che dopo qualche anno ho mollato, e ho agito esclusivamnte in ambito privato: con il FSE si navigava nel surreale, una quantità di soldi buttati al vento, per progetti strampalati, montagne di carta da riempire, tempi lunghissimi, una catastrofe - certo, c'è da dire che alle astruserie europee si aggiungeva la spada di Brenno della burocrazia italiana, in specie quella regionale.

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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da ART- il Sab Feb 13, 2016 5:17 am

Neanche a farlo apposta pensa che io ho trovato lavoro stabile proprio grazie a un corso del FSE, che però era (pessimamente) organizzato dalla regione Lombardia: ci siamo accorti anche noi di dove si navigasse, nella foga di questi signori di spartire fra vari enti e personaggi la torta dei soldi europei a disposizione per noi.

Ma qui non si parla di burocrazia nell'organizzazione di corsi bensì di conoscenza della struttura politica e la storia comunitaria nei suoi elementi di base, che in questi discorsi con tutta evidenza manca... dando origine a perle surreali come quelle che ho citato. A questo contribuiscono parecchio anche le solite idiozie paranoidi di cui straripa Internet, che forniscono un buon aiuto a chi vuole gettare un po' di letame sui non meglio definiti "Europa" o "Bruxelles", e/o in generale sul concetto d'integrazione europea, evitando l'onere di capire dove si prendono le decisioni e dove sta esattamente la responsabilità delle caxxxte che si fanno.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Athos il Lun Feb 15, 2016 10:59 am

Art, certamente bisogna saper distinguere il livello amministrativo e contingente, da quello storico-politico: è  la vecchia ma sempre buona metafora del treno della storia che ha la sua direzione, mentre all'interno dei diversi vagoni ci si può muovere in direzioni totalmente divergenti - ed entrambe, quella del treno e quella dei passeggeri nei vagoni, sono quasi sempre direzioni nient'affatto le più brevi e lineari.

Io sono più incline a provare interesse per il livello storico (e talvolta anche metastorico e metafisico, per la verità), ma talvolta è importante riucire a capire quanto ci sia nella cronaca minuta e nei fatti amministrativi di "filosofico", ossia di riconducibile a un'ideologia o a una prospettiva di più largo respiro ... o di più esteso soffocamento.
Gran parte dei paradossi e delle porcheriole buorocratiche comunitarie sono roba di semplice malgoverno, o di qualche legge di Murphy, per le quali ci manca la penna d'un Balzac o d'un Jerome K. Jerome per farci due (amare) risate.
Ma ci sono alcuni elementi che si ricollegano a certi retaggi culturali e politici di lungo corso.
Esattamente come in Italia, dove la commedia dei "personaggetti" ha nel proprio substrato una storia e "fa" una storia che spesso si risolve in tragedia.

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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da Condor il Dom Giu 26, 2016 3:12 pm

Alcuni personaggi italiani di dubbia moralità, ovvero privi dell'etica della responsabilità, hanno affermato che è stato un errore che il premier inglese David Cameron abbia concesso al popolo britannico la facoltà di decidere del proprio destino, cioè di far parte o meno di una unione europea che nel tempo si è dimostrata sempre più antidemocratica e poco incline all'ascolto dei cittadini.
Cameron, malgrado tutte le extra-concessioni favorevoli ottenute in Febbraio c.a. (dalla Merkel) affinché la Gran Bretagna rimanesse nell'Unione Europea, nel rispetto della democrazia ha avuto il coraggio di sfidare l'esiguo numero di tiranni paranoici che dettano l'Agenda ai governi del pianeta al fine di soddisfare la loro bramosa sete di potere incontrastabile.
Il popolo saggio, in funzione delle proprie conoscenze, ha deciso alla luce del Sole con le regole di un sistema ancora democratico quale è quello inglese; contrariamente ai corrotti e ai traditori che si riuniscono a porte chiuse per tramare sul destino di milioni di persone.
I traditori del popolo vengono dimenticati dalla Storia, i paladini della democrazia vengono invece ricordati e considerati come ispiratori di valori e difensori della libertà.
Cameron è un paladino della democrazia.
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Re: Il valore della democrazia.

Messaggio Da ART- il Dom Giu 26, 2016 8:22 pm

Purtroppo col tempo e col martellamento continuo le classiche teorie paranoiche chiodo fisso di neonazisti e ultranazionalisti hanno fatto completa breccia nella tua mente...

Lo so che sei in buona fede, lo so che non sei un nazi o un isolazionista guerrafondaio, ma mi dispiace.
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