Non basta una lettura economicistica della realtà per combattere il nazismo tecnocratico

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Messaggio Da Condor il Mer Mar 18, 2015 11:07 pm

Non basta una lettura economicistica della realta’ per combattere il nazismo tecnocratico


Mercoledì, 18 Marzo 2015 - Francesco Toscano

In passato alcuni lettori mi hanno contestato l’utilizzo dell’espressione “nazisti tecnocratici” in riferimento a certi personaggi che condizionano le leve di potere in Europa. Il tempo, sempre galantuomo, si è preso la briga di validare alcune mie passate intuizioni, rendendo sempre più palesi e scoperte le pulsioni omicidiarie che attraversano il Vecchio Continente. Preliminarmente tengo a precisare i contorni della mia analisi, conoscendo perfettamente le differenze che intercorrono tra il modello operativo del Fuhrer originale rispetto a quello abbracciato dal suo tardo-epigono Mario Draghi, vero dominus del progetto di annichilimento della civiltà europea ora in atto. Le scellerate condotte poste in essere dai nazisti originali traevano ispirazione dall’assorbimento di una filosofia occulta che non riconosceva dignità a tutti gli esseri umani. Il popolo germanico, ieri come oggi, si sentiva colpito nella sua ontologica purezza, minacciato da un meticciato composto da popoli inferiori da schiavizzare e polverizzare. L’uccisione e la deportazione di neri, zingari ed ebrei, in questa ottica, risultava essere niente di più e niente di meno che un necessitato effetto collaterale da sostenere al fine di salvaguardare un interesse più alto (la salvaguardia della purezza del popolo germanico per l’appunto). I tedeschi di oggi, sempre manipolati da una èlite perversa, sentono di dover difendere con la stessa ottusa foga di allora un altro mito falso: ovvero la purezza del bilancio, messa in discussione adesso non più da neri ed ebrei, ma da imprecisate “cicale mediterranee” pronte a trascinare nella spirale del vizio i virtuosi discendenti di Ario. La pubblica opinione tedesca è palesemente manipolata da quelle stesse penne che, in Italia, tentano pateticamente di addossare al popolo greco la responsabilità della crisi in atto. L’idea del sacrificio rituale come momento “purificante” è da sempre parte della Storia. Oggi, però, in ossequio alle regole formali tipiche di una società apparentemente laica e tecnologica, anche il sacrificio rituale di massa deve giocoforza sublimarsi in maniera apparentemente neutra e incruenta. Finita la premessa passiamo insieme dalla narrazione astratta al caso concreto. Il neoeletto premier greco Tsipras ha calendarizzato l’approvazione di una legge pensata per affrontare una “emergenza umanitaria” . Il termine “emergenza umanitaria”, utilizzato in termini asettici e non enfatici, testimonia la gravità della situazione. Un numero cospicuo di cittadini ellenici, infatti, rischia di morire di freddo, fame, malattie e stenti a causa delle misure di austerità impartite dalla famigerata Troika. Non c’è nulla di retorico o populista nel sottolineare un dato oggettivo e non contestabile. Molti bambini greci sono effettivamente denutriti; molte famiglie elleniche sono state per davvero gettate in mezzo ad una strada e molti malati sono realmente morti in conseguenza di mali curabili a causa della criminale soppressione del servizio sanitario universale. Cosa fanno i nazisti tecnocratici per impedire che il governo Tsipras spenda pochi spiccioli al fine di salvare la vita di molti suoi concittadini? Minacciano ritorsioni, proprio come i nazisti autentici protagonisti dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. E perché i vari Juncker, Dijsselbloem, Schaeuble, Draghi e Merkel dovrebbero osteggiare l’approvazione di lievi misure umanitarie che appaiono nient’altro che buon senso agli occhi di qualsiasi uomo per bene? Invito quelli pronti a rispondere perché “non bastano i soldi” a non dire, né pensare, fesserie, considerata anche l’immensa liquidità che il nostro banchiere centrale ha appena promesso di iniettare nel circuito finanziario europeo fino a data da destinarsi. E allora, perché? Perché gli odierni padroni credono di acquisire forza e vigore dal sacrifico del cittadino greco (italiano, portoghese o spagnolo poco importa), espressione di una umanità inferiore e molesta, da tenere sotto il calcagno di un potere crudele e imbellettato che non può rinnegare la sua ferocia senza al contempo negare in radice anche se stesso. Riuscite ora a spiegarvi la ratio di tanta malvagia pervicacia? Mettetevelo bene in tesa, non esiste nessuna crisi economica in atto. E quelli che provano a combattere una “stirpe nera” con le armi della sola macroeconomia sono degli sprovveduti (nella migliore delle ipotesi). La partita è un’altra. E la posta in gioco è decisamente più alta di quanto non sembri. Come oramai sanno i tantissimi cittadini che hanno letto e meditato sulle pagine del libro “Massoni”, recentemente pubblicato da Gioele Magaldi per Chiarelettere editore.

http://www.movimentoroosevelt.com/news/21-movimento-roosevelt/146-non-basta-una-lettura-economicistica-della-realta-per-combattere-il-nazismo-tecnocratico.html

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Messaggio Da Erasmus il Gio Mar 19, 2015 10:35 pm

Non ho né la voglia né il tempo di mettermi a commentare questa specie di "feuilleton" scendendo nei dettagli dei singoli punti.
Globalmente ... la reputo "deleteria", iniqua, disinformante.

Non pare che il [i]nostro
sia un buon critico in fatto di storia.
Ecco infatti la solita stereotipata, nonché razzista,estrazione del nazizmo dal cappello del prestigiatore. Il nazismo è il male per antonomasia: e per dire quanto è cattivo qualcuno basta riuscire a dargli del nazista!

Ma il nostro, che lamenta il sadismo economicista dei neo-nazisti (che sarebbero i funzionari europei capitanati dal neo-führer Draghi), non ha mai letto niente sulle condizioni dei tedeschi dall'ultimo anno della 1ª guerra mondiale per ben altri 15 anni di quel dopo-guerra? 
Eppure le condizioni di miseria, di fame e di disperazione di quella Germania post-bellica furono cento, mille volte peggiori di quelle della attuale Grecia ...
Evidentemente al nostro sta bene l'interpretazione semplicistica che condensa il male nella Germania nazista ed il bene nei suoi nemici (e trionfatori sulle sue macerie).


Caro Condor, ad essere sincero mi preoccupa un pò il tipo di "gusti" con cui tu scegli le pièces da pubblicare in questo forum.

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Messaggio Da Condor il Ven Mar 20, 2015 3:03 am

Erasmus ha scritto:Non ho né la voglia né il tempo di mettermi a commentare questa specie di "feuilleton" scendendo nei dettagli dei singoli punti.
Globalmente ... la reputo "deleteria", iniqua, disinformante.

Non pare che il [i]nostro
sia un buon critico in fatto di storia.
Ecco infatti la solita stereotipata, nonché razzista,estrazione del nazizmo dal cappello del prestigiatore. Il nazismo è il male per antonomasia: e per dire quanto è cattivo qualcuno basta riuscire a dargli del nazista!

Ma il nostro, che lamenta il sadismo economicista dei neo-nazisti (che sarebbero i funzionari europei capitanati dal neo-führer Draghi), non ha mai letto niente sulle condizioni dei tedeschi dall'ultimo anno della 1ª guerra mondiale per ben altri 15 anni di quel dopo-guerra? 
Eppure le condizioni di miseria, di fame e di disperazione di quella Germania post-bellica furono cento, mille volte peggiori di quelle della attuale Grecia ...
Evidentemente al nostro sta bene l'interpretazione semplicistica che condensa il male nella Germania nazista ed il bene nei suoi nemici (e trionfatori sulle sue macerie).


Caro Condor, ad essere sincero mi preoccupa un pò il tipo di "gusti" con cui tu scegli le pièces da pubblicare in questo forum.

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Amico Erasmus,
quando ho postato l'articolo di Francesco Toscano, che in te ha suscitato severa cipiglia, non è stato per influenza di pensiero alla visione dell'artefatta ibridazione della bandiera europea con quella del Terzo Reich, nella originale proposizione dell'articolo comparso sul sito del Movimento Roosevelt.
Una lunga didascalia, forse, associata alla deturpata immagine della bandiera dell'Unione Europea, pregna di fondate verità.
La condizione dei tedeschi nei quindici anni successivi al primo conflitto mondiale (che tu, nel tuo intervento, sottolinei di rammentare) era quella di ogni nazione che esce da una guerra, ma la Grecia di oggi non è uscita da alcun conflitto mondiale. O forse dobbiamo credere che l'Unione Europea è nata con l'intento di creare guerre interne alle nazioni ad essa aderenti?
No Erasmus, non ci siamo proprio!
Gli errori che l'Uomo commette nel corso della propria esistenza devono produrre insegnamenti di vita, quanto meno per scardinare i pregiudizi, se non per un più nobile fine ultimo che è quello di creare una società sostenibile per tutti gli abitanti del pianeta.
Qual è l'insegnamento che la Germania ha tratto dalle sconfitte delle due guerre che l'hanno vista coinvolta?
Qual è l'insegnamento che la Germania - che oggi si arroga il diritto di assurgere al ruolo di guida per l'Europa - ha tratto quando l'Italia e la Grecia, nel 1953, le hanno concesso (insieme ad altre nazioni) una ristrutturazione del debito per metterla in condizione di non cadere in una depressione sociale come quella che oggi la stessa Germania impone alla Grecia?
Vero è che non si giudicano i fatti secondo pregiudizio (anche se l'articolo di Toscano ti potrà sembrare ricco di tale elemento), ma diviene palese ammettere che la Germania nulla ha fatto – e sta facendo – affinché le sue azioni siano valutate secondo sereno giudizio, alieno da remoti pregiudizi che ancora si trascina dietro.
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Messaggio Da Erasmus il Ven Mar 20, 2015 12:44 pm

Caro Condor, .... sei più preoccupante di quanto potessi pensare.

Mettiamo le cose subito in chiaro,(anche se dovrebbero ormai essere chiarissime, almeno da 10 anni a 'sta parte).
a) Questo forum è – o almeno avrebbe voluto essere – la continuazione del forum omonimo di Spazioforum.
E' importante ricordare che quel forum l'ho voluto io, che l'ho voluto con quel titolo, e che il titolo completo era (come ancora è!) "Unione Europea: io la vorrei federale, e tu?"
[Nota che ho messo in grassetto quello che intendo evidenziare!]
Visto che questa "Unione Europea" è ancora ben lontana dal diventare Federazione (ossia "Stati Uniti d'Europa"), è ovvio (e l'ho ripetuto migliaia di volte) che così com'è non mi piace.
Ma non basta certo dire "non mi piace questa Unione" per fare politica in direzione del suo cambiamento verso quella che mi piace, ossia verso la Federazione.
b) Dove è il vizio profondo di questa Unione che non mi piace? Dove stanno le cause ultime che impediscono agli Europei di intravedere la possibilità di un netto miglioramento dello status quo?
Per favore, Condor, non confondiamo la sindrome di una malattia con le sue cause!
Quello che è preoccupante, caro Condor, è che proprio tu che hai "postato" quel passo del "Manifesto di Ventotene", stai ancora a far confusione tra i sintomi della malattia e le cause che la generano (e la mantengono cronica!).
c) Tu dici: la situazione della Germania dopo la 1ª guerra mondiale era quella di una nazione uscita dalla guerra.
Evidentemente non hai capito la mia allusione nonostante che volutamente l'abbia connessa al testo del nostro, ossia all'esplicito riferimento che il nostro fa al nazismo.


Eh no, Condor!
Francia e Gran Bretagna si sono spartite le colonie africane tedesche e hanno imposto il proprio protettorato alle varie parti dell'Impero ottomano. Gli Usa ne hanno approfittato per sostituire la Germania nella penetrazione economica dell'America latina. Ne hanno approfittato anche per iniziare l'impresa di scalare le varie tappe verso l'egemonia mondiale (essendo intervenuti nella Grande Guerra proprio per collaudare una tale possibilità) costruendosi attorno (dal centro-America al sud-Amerrica, dal vicino Canada fino al Pacifico) un grande "impero economico" di tipo assolutamente nuovo.
Usa, Francia e Gran Bretagna hanno speculato sulle monete, forzando la supervalutazione delle proprie e la simultanea svalutazione del marco tedesco in modo che la Germania non potesse mai pagare davvero il debito stabilito dai vincitori a Versailles come "riparazione dei danni di guerra". I governi dei vincitori  (soprattutto Wilson per gli USA, anche consigliato da Roosvelt)  hanno smembrato l'impero austriaco in stati e staterelli in base al principio del "divide et impera" mascherandolo però in quello propagandistico  "un popolo, uno stato" ... interpretato ovviamente a modo loro (con l'assegnazione di territori degli sconfitti – e relative maggioranze etniche – agli stati vincitori ... inventandosi anche delle mostruosità che col principio "un popolo, uno stato" fanno a pugni! 
[Per esempio: più di metà della popolazione ungherese è finita fuori dell'Ungheria, specialmente in Croazia (regione del neo-stato Iugoslavia), in Slovacchia (regione del neo-stato Cecoslovacchia) e  in Romania (altro stato creato ad hoc sulla carta, ben lontano dal coincidere con storici territori "rumeni")].
Uscendo dalla Germania in qualsiasi direzione si continuava a parlare tedesco! 
La Francia, poi, esigendo  la riparazione dei danni di guerra, occupava la Ruhr nelle cui miniere di ferro e di carbone i soldati francesi, con tanto di fucile, costringevano i tedeschi ad estrarre carbone e ferro da mandare direttamente in Francia!
Caro Condor: sono queste le effettive "cause prossime" del successo del nazismo in Germania!
Guarda caso, in soli sei anni di "nazional-socialismo" (mai dimenticare che effettivamente il "nazismo" è stato una esasperazione nazionalista del socialismo stesso!) i tedeschi non solo sono arrivati a mangiare a sufficienza [pur non avendo più colonie!] e ad un  welfare invidiabile (rispetto a quello degli italiani, dei francesi e degli stessi statunitensi), ma anche ad accantonare abbastanza per mettere in piedi (ripeto: in  soli 6 anni) una macchina militare di potenza mai vista prima al mondo!
Non ci sarà un qualche legame tra la politica "nazionalistica" di tutti (diventata "cultura indiscussa" tra le due guerre mondiali) ed il successo di Hitler?
Ma no! Sono i tedeschi – vietato dire la "razza tedesca", mai violare i tabù! – che sono intrinsecamente malati di filosofia sado-nazista! E dopo aver perso due guerre [ovviamente volute solo da loro, e perdute per provvidenziale fortuna del mondo  intero] ecco che 'sti nazistoidi ci riprovano con metodi più subdoli ma ugualmente sado-nazisti!
Rivediamo la chiara spiegazione dell'essenza e dell'origine del nazismo dataci gratis dal nostro:
«Le scellerate condotte poste in essere dai nazisti originali traevano ispirazione dall’assorbimento di una filosofia occulta che non riconosceva dignità a tutti gli esseri umani. Il popolo germanico, ieri come oggi, si sentiva colpito nella sua ontologica purezza, minacciato da un meticciato composto da popoli inferiori da schiavizzare e polverizzare.»

Il "nazionalismo" come cultura dominante? Non c'entra un fico! 
Le condizioni insopportabili imposte dai vincitori? Non c'entrano un fico!
La corsa all'imperialismo, la riduzione dei non europei in condizioni servili e lo sfruttamento sistematico dei poveri di due terzi del mondo a vantaggio dei pochi più ricchi britannici, francesi e statunitensi? 
Balle: non c'entrano un fico!
Il nazismo (che nel giro di qualche anno ha trovato il consenso della stragrande maggioranza dei tedeschi) sta tutto là: nell'ispirarsi ad una "filosofia occulta che non riconosce dignità a tutti gli esseri umani"Non basta una lettura economicistica della realtà per combattere il nazismo tecnocratico 1112820856


Caro Condor, le cose sono ben più complicate!

Sai bene che che è ancora il "nazionalismo" che tira. Non c'è bisogno di pensare ad esasperazioni del "nazionalismo" (come, per esempio, certi moderni partiti politici, guarda caso più prosperi in Francia ed in Gran Bretagna che in Germania) per capire che la filosofia del nazionalismo è tutt'ora vincente. E non c'è bisogno di usare quella parola in senso negativo. Come diceva anche Hamilton,(e soprattutto sottolineava Kant) è la stessa "sovranità" dello Stato il fertile terreno della conflittualità. Ed il fatto che lo Stato si sia arrogato il titolo di "Stato nazionale" non miglora le cose, anzi le peggiora (coinvolgendo l'intera popolazione nelle manovre un tempo riservate alla casta dominante).
Siamo addirittura fortunati – e questo è anche merito di questa UE, per orrenda che sia!  – che la conflittualità non sbocchi in xenofobia e guerra!

E come potrebbe essere diversamente? 
L'appartenenza ad uno Stato, ossia la "cittadinanza",  è detta (a sproposito) "nazionalità".
Il consesso mondiale degli stati (che riconosce espressamente la sovranità dei suoi membri) si chiama "Nazioni Unite".
Le elezioni politiche più importanti (quelle sull'intero teritorio degli stati, quelle in cui hanno diritto di voto tutti i cittadini adulti di uno stato) si chiamano "elezioni nazionali".
E l'Europa Unita (federale) non si fa perché i singoli governi non possono – così dicono – rinunciare alla difesa degli "interessi nazionali".
Tu credi che se, al posto della Germania, ci fosse un altro stato che sta meglio degli altri (e la Germania sta meglio degli altri per prolungata sana politica dei suoi amministratori) le cose per gli stati in difficoltà economica andrebbero meglio?

Ma dai, Condor: di fatto la Germania è lo stato membro che paga di più in Unione Europea. Siccome il contributo di uno stato dipende di fatto dal suo PIL (tramite l'incasso IVA), il fatto che il contributo tedesco sia, [in rapporto al budget dell'UE] nettamente superiore al peso demografico [che tuttavia è il maggiore] significa soltanto che la Germania produce molto di più della media. Il welfare tedesco è tra i migliori dell'Unione (e del mondo). Si dà il caso che molti lavoratori italiani in Germania, diventando pensionati non rientrano in Italia (come vorrebbero in cuor loro) perché, se lo facessero, abbandonerebbero il sistema tedesco cascando nel nostro sitema di previdenza (ossia – a sentir loro –  rimettendoci!).
Insomma: la Germania non si sta comportando peggio di come si comporterebbe un altro stato al suo posto.
E però ... guarda caso, in quel posto c'è la Germania! [Per merito forse della Grecia, della Spagna, del Portogallo, dell'Italia?]

Mi citi un'altra volta la "ristrutturazione" del debito tedesco del 1953. Nessuno la mette in dubbio: ma è grave quel che NON dici! Quella "ristrutturazione" l'anno voluta gli USA (ed imposta agli alleati Francia e Gran Bretagna) non certo per carità cristiana, ma perché avevano bisogno d'una Germania prospera e amica in funzione anti-sovietica. Tutto il resto ... è assulutamente secondario!

Concludo.
Il continuare a rimestare 'sta storia della Germania che comanda  agli altri e addirittura li sfrutterebbe incurante delle sofferenze altrui va bene ai populisti che campano nella politichetta nostrana. Non è un argomento che ti fa onore, caro Condor.
E con questo non dico che no, non è così, che la Germania al contrario è filantropica!
Dico invece che non potrebbe essere diversamente, che siamo addirittura fortunati perché potrebbe essere molto peggio. Ribadisco che solo se ci fosse un effettivo potere centrale europeo (un governo ed un parlamento davvero europeo, senza limitazioni di competenze in ciò che riguarda l'intera Unione) si potrebbe evitare l'egoismo di chi sta meglio.
Ma ti rendi conto del dislivello tra ricchi e poveri in Grecia (patria ancora di armatori ricci sfondati e senza scrupoli)?  In Grecia ci sono ancora privilegi di certi ceti (anche maggiori di quelli italiani in termini relativi, cioè nel confronto degli altri. Per esempio: la pensione a soli 60 anni di dipendendi di enti statali e la promozione di livello al momento del pensionamento  ... e i contadini invece a livelli nettamente inferiori a quelli italiani e spagnoli.
[Senza contare il camuffare i conti del bilancio da parte del governo di centro destra anteriore a quello di Papandreou, su consulenza di ditte statunitensi specializzate in alta finanza.]

Infine: nella troika c'è anche il FMI.  Mai una volta che lo senta citare collegato alla Commissione europea e alla BCE quando si parla di "colpe" sulla miseria greca indotta dall'austerity! No: su quello si spara ad alzo zero quando si fa dietrologia dei "poteri forti", delle cattiverie di banchieri, di massoni, di giudaico-sionisti ... e chi ne ha più ne metta.
Ma quando si arriva all'austerity, ecco che la colpa principale è tedesca ... e semmai si coglie l'occasione di aggiungere qualcun altro (come le patatine di contorno allo spezzatino di vitello) di cui dir male; per esempio, mettiamoci pure Juncker ... che per il nostro è senz'altro un tantino sado-nazista pure lui!


Ciao Condor
Stammi bene e quindi ... occhio a non mescolarti al popolo bue docilmente plagiato dai politicanti e frastornato dallo strombazzare mediatico.


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Messaggio Da Condor il Sab Mar 21, 2015 7:15 pm

Amico Erasmus,
l'uso che faccio della parola, attraverso lo scritto, non è casuale o indotto da plagio populistico.
Tale premessa mi è d'obbligo quando noto che l'interlocutore, con saggia retorica, intende raggirare il contenuto, o il significato, del pensiero altrui. Ma quella della retorica è una virtù umana; la vita sarebbe stata piatta di pensiero se il Creatore se ne fosse dimenticato di inserirla nel nostro DNA.

Quando mi scrivi: “Caro Condor, .... sei più preoccupante di quanto potessi pensare.”, ti rammento che a te mi affidai per sollevarmi da cotanta ignoranza colmatami dalla vita.  Non basta una lettura economicistica della realtà per combattere il nazismo tecnocratico 1326021764  

Caro Erasmus, non mi puoi esaltare i soli pregi della Germania, escludendola dalle responsabilità - che in ogni caso la vedono subdolamente complice - del disastro economico di alcuni paesi dell'eurozona, verso cui la Germania non si è mai opposta al loro ingresso nell'Euro, pur sapendo che i bilanci dei paesi a rischio economico non erano conformi alla sostenibilità della moneta unica europea (Grecia e Italia).
Il silenzio di allora di Kohl, di fronte a tale verità, faceva forse parte del piano per una più salda unione europea (malgrado Prodi sollecitasse una discussione sull'unità politica europea), o era l'inizio di una rivalsa post bellica della Germania sui “traditori” del Mediterraneo?  

L'arroganza dei teutonici, oggi con Merkel e non ieri con Kohl, non lascia alcun dubbio sullo scritto di Toscano, per quanto tu non ne voglia accettare il contenuto.  
Non si può imporre a uno Stato dell'eurozona una politica di rigore di bilancio se non si ha una politica fiscale comune a tutti gli stati (diglielo a Schauble, vedi cosa ti risponde, Erasmus); si rischia tutti - inclusa la sorda Germania – di finire in una involuzione economico-sociale in stile Cile del periodo Allende-Pinochet (perché, incredibilmente, gli elementi ci sono proprio tutti), solamente che invece di vedere un golpe, assisteremo alla fine dell'Euro e forse anche della UE dei trattati.

Se una tale sollecitazione -della politica fiscale comune- viene accolta come politichetta nostrana da populista, beh, caro Erasmus, la cosa mi fa onore eccome!

Un abbraccio, dal populista al realista. Non basta una lettura economicistica della realtà per combattere il nazismo tecnocratico 1326021764
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Messaggio Da ART- il Lun Apr 06, 2015 2:22 am

Scusate la mia scurrilità ma io non interverrò più in thread così perchè, francamente, ne ho abbastanza di queste stronzate (mi riferisco all'articolo).
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Messaggio Da Condor il Lun Apr 06, 2015 5:46 pm

Atene corre verso la bancarotta, ma la colpa è della troika

di MAURIZIO RICCI

La data limite, assicura un funzionario del governo greco è giovedì prossimo, 9 aprile. Quel giorno, Tsipras e Varoufakis avranno esaurito i soldi in cassa. E si aprirà un'odissea che ricorda, in grande, con i suoi meccanismi giuridici ottusi e inarrestabili certe bancarotte italiane innestate da Equitalia. Se il governo greco non può pagare la rata di interessi al Fmi, infatti, scatta automaticamente il blocco dei prestiti del Fondo europeo di salvataggio che, anzi, è tenuto a chiederne il rimborso. La Grecia non rimborsa e dichiara bancarotta. E' grottesco che uno Stato europeo sia spinto al fallimento per una questione di rate di interessi sui prestiti di solidarietà ottenuti dagli altri paesi europei nel corso di una crisi, ma, in questa vicenda, nessuno fa bella figura e non sono di Atene i peccati peggiori.

Se veramente la Grecia sarà costretta al fallimento, quando si scriverà la storia di questa brutta pagina europea, bisognerà partire dalle ricette economiche che sono state imposte alla Grecia da creditori, oggi, così severi. Atene è stata teatro di un colossale esperimento di politica sociale ed economica risoltosi in un altrettanto colossale flop. Altri paesi hanno dovuto subire la terapia dell'austerità, ma solo in Grecia la terapia è stata applicata in modo così cieco e selvaggio, fino a distruggere - quasi - il paese. Due studiosi tedeschi (ebbene sì, tedeschi), Sebastian Gechert e Ansgar Rannenberg
hanno calcolato che il collasso del Pil greco dopo il 2009 è spiegato quasi interamente dall'austerità che avrebbe dovuto, invece, rilanciare l'economia. Senza la troika, dicono i due ricercatori, la Grecia sarebbe caduta nella stagnazione, ma non nella depressione.

Quel collasso è all'origine del picco del rapporto debito/Pil che, oggi, viene rimproverato alla Grecia, come se non fosse, invece, un parto della troika. Infatti, dicono Gechert e Rannenberg, se la stretta di bilancio fosse stata rinviata fino ad una ripresa dell'economia e applicata gradualmente, invece che tutta insieme, due terzi del crollo del Pil sarebbero stati evitati. E, di conseguenza, il rapporto debito/Pil sarebbe assai più incoraggiante. I creditori, i quali oggi lamentano che quel rapporto, nel bilancio greco, è diventato insostenibile, dovrebbero sapere di essersi sparati nei piedi da soli.

Non è colpa di Tsipras, che è appena arrivato. E' anche singolare che Bruxelles e Berlino, dopo essersi fatti menare per il naso a lungo da Samaras, abbiano deciso di stringere la vite su Tsipras che, al contrario di Samaras, le riforme di cui la Grecia ha bisogno le farebbe davvero. Ma non è colpa neanche di Varoufakis, se i soldi in cassa, in questi mesi sono finiti. I greci hanno svuotato i conti in banca, portando i soldi all'estero, e hanno smesso di pagare le tasse, buttando nel cestino le bollette fiscali, in buona misura perché le autorità europee da mesi ripetono a voce altissima che la Grecia va verso il default e l'uscita dall'euro. L'accanimento con cui (il tedesco Schaeuble in testa) Atene è stata spinta pubblicamente e visibilmente nell'angolo - al di fuori di ogni cautela diplomatica - presumibilmente per compiacere la propria opinione pubblica, anche se questo alimentava la fuga di capitali, è uno straordinario esempio di autogol.

O, forse, no. E' difficile sfuggire all'impressione che, se finirà con il default, sarà perché la Grecia è stata deliberatamente e consapevolmente spinta alla bancarotta. L'establishment tedesco e olandese che ha spinto in questa direzione scommette che i contraccolpi sull'euro di un'uscita di Atene sarebbero, oggi, minori di due anni fa. Soprattutto, intende capitalizzare il monito che ne deriva per gli altri paesi deboli e indebitati, Italia in testa: l'Europa, vedete, fa sul serio. Battuti da Draghi sul quantitative easing e da Juncker sulla flessibilità di bilancio concessa a Francia e Italia, i falchi del Nord Europa ottengono, in cambio, lo scalpo di Atene. Che l'ultimo colpo di coda della troika arrivi mentre, con il Qe di Francoforte e la flessibilità di Bruxelles, sul film dell'austerità scorrono i titoli di coda, sarebbe l'ultima tragedia greca.

(04 aprile 2015)


http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/04/04/news/eurobarometro_grecia_germania-111175154/
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Messaggio Da Erasmus il Mar Apr 07, 2015 1:25 am

Condor ha scritto:[trascrvendo da Repubblica.it]
«La data limite, assicura un funzionario del governo greco, è giovedì prossimo 9 aprile. Quel giorno, Tsipras e Varoufakis avranno esaurito i soldi in cassa. E si aprirà un'odissea che ricorda, in grande, con i suoi meccanismi giuridici ottusi e inarrestabili certe bancarotte italiane innestate da Equitalia. [...] »
Aih, aih ... Incominciamo bene! 
"Equitalia" è nata nel 2005 col nome "Riscossione S.p.a." che nel 2007 ha assunto l'attuale nome Equitalia. E non mi risulta che Equitalia abbia mai "innestato" bancarotte.
––> "Equitalia, (cenni storici) [da Wikipedia]
Insomma: la bancarotta greca ancora non c'è stata (e io confido che non ci sarà); e di sicuro non ci sono state "bancarotte italiane" da quando la nostra moneta è l'Euro.

A questo punto, mi è davvero difficile proseguire nella lettura di questo articolo....
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Messaggio Da Condor il Mer Apr 22, 2015 10:46 pm

ART- ha scritto:Scusate la mia scurrilità ma io non interverrò più in thread così perchè, francamente, ne ho abbastanza di queste stronzate (mi riferisco all'articolo).

Cerca di convincere anche il "Der Spiegel".

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Messaggio Da ART- il Gio Apr 23, 2015 8:36 pm

Il Der Spiegel ha la copertina giusta, anche se colorita: se la prende con uno di quelli che comandano in UE (i capi di governo degli stati), responsabili del casino che sta succedendo, al contrario dell'articolo che è il solito paciugo ideologico semplicista che unisce un po' di verità a balle e slogan.

Ma la confusione che regna nella testa di chi scrive queste perle si vede bene anche dall'ultimo articolo che hai postato, dal titolo:
"Atene corre verso la bancarotta, ma la colpa è della troika
(cioè anche di Draghi)

Poi però alla fine dice che: "Battuti da Draghi sul quantitative easing e da Juncker sulla flessibilità di bilancio concessa a Francia e Italia, i falchi del Nord Europa ottengono, in cambio, lo scalpo di Atene."
Ah, quindi in questa versione i cattivoni del "Nord Europa" sono stati combattuti e sconfitti da Draghi e Juncker... ma come, Draghi non era anche lui uno dei cattivi, quello che nel primo articolo passava nientemeno che per il "tardo-epigono del Fuhrer"? E Juncker era citato addirittura insieme alla banda-bassotti Merkel, Dijsselbloem e Schaeuble.

Condor, queste sono faccende maledettamente serie... non riusciamo proprio a discuterne partendo da analisi serie invece che dalle solite stronzate da tabloid pescate qua e là?
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