Carta d’identità elettronica, l’Olanda non la riconosce: due italiani in cella

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Messaggio Da Verci il Sab Ago 31, 2013 7:53 am

Approda al parlamento europeo il caso di due giovani sassaresi fermati al confine tra Germania e Paesi Bassi. Il documento mostrato da uno di loro non ha convinto gli agenti, che l'hanno fermato per sei ore e accusato di immigrazione clandestina. Denuncia di favoreggiamento per la compagna di viaggio. Interrogazione dell'Idv a Strasburgo, ma la Commissione giustizia replica: "Grave circolare con titolo non riconosciuto da altri Stati".

Esibire la carta d’identità elettronica in un Paese membro dell’Unione Europea può essere pericoloso. Se ne sono accorti due studenti arrestati dalla polizia olandese al confine tra la Germania e l’Olanda. Lo scorso 15 aprile Nicola Piras e Gabriella Melloni, due studenti originari di Sassari, si stavano recando in Olanda con un pullman proveniente dalla Germania, dove il 25enne Piras era in Erasmus a Oldenburg. Il loro bus è stato fermato ad un posto di blocco al confine con l’Olanda: le forze dell’ordine non hanno ritenuto valida la carta d’identità elettronica di Piras, che aveva un angolo leggermente scollato. Lo hanno quindi tratto in arresto con l’accusa d’immigrazione clandestina. Anche la giovane Melloni, che aveva invece il classico documento di carta, è stata fermata per favoreggiamento.

Dopo essere stati privati degli effetti personali, dopo le foto segnaletiche di rito e la registrazione delle impronte digitali, sono stati rinchiusi in celle di sicurezza separate. Un incubo lungo più disei ore, che si è concluso solo dopo l’intervento telefonico della questura di Sassari. I due ragazzi sono quindi stati liberati con tante scuse e con una promessa di risarcimento di appena cento euro per i danni arrecati. Nel frattempo però il caso è approdato al Parlamento Europeo, dove l’eurodeputato di Italia dei Valori Giommaria Uggias ha sollevato la questione davanti alla commissione giustizia, presieduta dall’europarlamentare lussemburghese Viviane Reading. 

“La situazione che si è verificata è gravissima – ha detto Uggias – considerando che l’art. 5.4 della direttiva 2004/38/CE afferma il diritto dei cittadini dell’Ue e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri muniti di regolare carta di identità o passaporto. Ancor più grave è la violazione posta in essere dalle autorità olandesi in quanto, se il cittadino non dispone di tali documenti di viaggio, lo Stato membro ospitante deve concedergli ogni possibile agevolazione affinché egli possa ottenere, o far pervenire entro un periodo di tempo ragionevole, i documenti richiesti, garantendogli, oltretutto, la facoltà di dimostrare o attestare anche con altri mezzi la titolarità del diritto di libera circolazione”.

Dalla commissione europea però è arrivata una risposta negativa, e in parte paradossale. “L’articolo 5, paragrafo 4 – scrive la Reading in risposta a Uggias – si applica soltanto alla situazione dei cittadini dell’Ue privi di carta d’identità o passaporto al momento dell’ingresso in un altro Stato membro, ma non è applicabile alla situazione dei cittadini dell’Ue in possesso di carta d’identità o passaporto la cui validità è messa in dubbio dalla polizia in seguito a un controllo di routine”. In pratica quindi la validità di un documento d’identità in un Paese della Comunità Europea è di assoluta discrezione delle forze dell’ordine locali. Questo perché – spiega sempre la commissione europea per la giustizia – allo stato attuale del diritto dell’Ue non esiste un riconoscimento reciproco di documenti d’identità.

 “ Quindi – commenta Uggias – per la Commissione Ue il mancato riconoscimento della carta d’identità esibita da un cittadino di uno stato membro, da parte della polizia di un altro stato Ue, è più grave di circolare senza documenti e giustifica, di fatto, l’arresto. È sconcertante – ha continuato l’europarlamentare – constatare che in mancanza, nel diritto dell’Ue, di un riconoscimento reciproco dei documenti d’identità, la Commissione faccia il Ponzio Pilato e distrugga la fiducia dei verso il futuro dell’Europa”.

La carta d’identità elettronica era stata introdotta nel 2005 dall’allora secondo governo Berlusconi. “Oltre trenta milioni di italiani potranno dotarsi di questa carta d’identità elettronica che è all’avanguardia in Europa” aveva detto l’ex premier presentandola alla stampa. Oggi più che essere all’avanguardia, il documento digitale rischia soprattutto di fare passare un brutto quarto d’ora a chi ne è in possesso. 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/08/30/carta-didentita-elettronica-lolanda-non-riconosce-e-due-italiani-finiscono-in-cella/696656/
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Messaggio Da Verci il Sab Ago 31, 2013 8:01 am

Questo episodio e le motivazioni addotte dalla Commissione UE, fanno pensare che un'Europa fermata da quisquilie di questo genere, non sia destinata ad un futuro di piena integrazione.

Perchè non si istituisce una carta di identità europea?
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Messaggio Da Erasmus il Lun Set 02, 2013 1:00 am

Verci ha scritto:Questo episodio e le motivazioni addotte dalla Commissione UE, fanno pensare che un'Europa fermata da quisquilie di questo genere, non sia destinata ad un futuro di piena integrazione.
Non sono d'accordo! Direi piuttosto:
« ... fanno pensare che l'integrazione politica – che ancora non c'è – è urgente più che mai dato che questi paradossi si verificano per la tenacia con cui resiste la conservazione nazionalistica. Simili episodi non sarebbero successi qualche decennio fa. Ma il nazionalismo è ora più pericoloso di allora proprio perché è destinato a perire come pretesa di sovranità del proprio staterello per far posto al senso di appartenenza all'Unione Europea.»
[Dicono che una tigre ferita a morte sia più feroce e pericolosa di una tigre ancora tutta integra!] 
Verci ha scritto:Perchè non si istituisce una carta di identità europea?
Bella domanda!
Andrebbe, però, rivolta ai nostri politicanti!

Forse non tutti sanno quanto difficile (e lunga) è stata la battaglia dei federalisti per ottenere il "Passaporto Europeo".

Vorrei ricordare che fino agli anni '80 ai confini tra stato e stato della CEE, nei "valichi" di transito, chi voleva passare doveva fermarsi per essere perquisito lui ed il suo mezzo di trasporto. Due volte: una volta dalla polizia di frontiera dello stato da cui usciva; una seconda volta dalla polizia dello stato in cui entrava.

Non ricordo di preciso che anno era quando Mitterand e Kohl annunciarono il libero transito in un paio di punti di confine tra Germania e Francia. Ricordo però che fu alla fine di una annata di particolare impegno dei federalisti nella cosiddetta "Azione Frontiere". I federalisti europei – e tra essi anche Erasmus Carta d’identità elettronica, l’Olanda non la riconosce: due italiani in cella 1326021764– andavano a manifestare ai "valichi" tra stato e stato della CEE (ma anche al Brennero, benché l'Austria non fosse nella CEE, in quanto era il "valico" di maggior traffico tra stato e stato della CEE sia in persone che in merci) per contestare la dogana tra gli stati membri della CEE; ed offrivano a chi transitava (ed era costretto a fermarsi per essere perquisito) un fac-simile di "passaporto europeo" e materiale illusrtrativo sullo scopo della manifestazione e dell'Azione-Frontiere.
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Lasciastemi, però, fare qualche critica a questo "pezzo" ripreso da "Il Fatto Quotidiano".
Mi vengono addirittura seri dubbi che la vicenda si sia svolta così come viene raccontata.
I dubbi sono giustificati dal livello di crassa ignoranza che mostra l'articolista.
[Ma non c'è una redazione che controlla che non si dicato fesserie?]
Se è scusabile che uno qualsiasi (per esempio uno di noi) sbagli a scrivere il cognome di un personaggio politico, e anche che non abbia buona conoscenza delle istituzioni dell'UE e del loro funzionamento, è imperdonabile che un medium dalle pretese che ha "Il Fatto Quotidiano" scriva le bestialità contenute in questo brano:
« ...  il caso è approdato al Parlamento Europeo, dove l’eurodeputato di Italia dei Valori Giommaria Uggias ha sollevato la questione davanti alla commissione giustizia, presieduta dall’europarlamentare lussemburghese Viviane Reading. »
1) Uggias sarà anche stato eletto nelle liste dell'Italia dei Valori. Ma al PE non esiste un tale gruppo politrico. E l'eurodeputato Giommaria Uggias sta nel "Gruppo ALDE" (Alleanza dei Liberali e dei Democratici per l'Europa).
2) Quel che si capisce è che in PE, tra le varie commissioni parlamentari, ci sia anche una "commissione giustizia". Ed è esplicitamente detto che questa commissione è presieduta dall'europarlamentare lussemburghese Viviane Reading.
Si dà però il caso che Viviane Reding – occhio: Reding, e non Reading! – non sia un'europarlamentare.  E' invece il membro lussemburghese della Commissione Europea fin dal 1999; e dal 2010 è "commissario europeo per la giustizia".
Vorrei far notare che l'errore sul cognome non è accidentale, ma sembra una precisa mancanza di conoscenza, dato che è ripetuto ogni volta che la tizia viene nominata!
3) Dall'articolo (e in particolare dal brano che ho ripreso) si capisce anche che la supposta  "commissione [parlamentare] giustizia" avrebbe risolto la questione sollevata da Uggias con la rispota datagli dalla presidente della commissione stessa. 
Ma questo è impossibile! Le commissioni parlamentari non hanno questo potere e non spetta loro emettere "risposte" ad interrogazioni parlamentari. Hanno semplicemente il potere di proporre al parlamento il testo di "risoluzioni".
E se la "risoluzione" passa (cioè se ottiene la maggioranza dei voti a favore), non ha tuttavia alcun valore "legale", ma ha un mero valore "morale" (anche se a volte molto importante).
Il parlamento ha vero peso (legale) solo quando "co-decide", ossia quando vota qualcosa su cui ha già deciso il Consiglio (cioè la congrega dei ministri dei vari stati competenti in patria sull'argomento in questione), ma si tratta di decisione che, per diventare normativa (ed avere quindi valore legale) deve essere approvata anche dal PE.
[Sta in ciò il potere di "co-decisione" del PE, che però non riguarda tutte le materie, e non riguarda nemmeno le materie più importanti].
Infine, quel che dice un "commissario europeo" non è mai una "sentenza", e nemmeno il parere di un  organo giuridico che avesse, tra i suoi compiti, anche questo. Ma siccome spetta a lui far applicare la normativa europea (nell'ambito che riguarda le sue specifiche competenze), è ovvio che un europarlamentare, se pensa che sia stata violata una certa norma, possa presentare una interrogazione al  commissario europeo competente in quella questione. Ed il commissario ha il diritto ma non l'obbligo di rispondere!
Ma le "sentenze" su contenziosi europei (o su denuncia di presunto responsabile di aver violato una precisa norma europea) non vengono dalla Commissione Europea bensì dalla "Corte di Giustizia" (che non risiede a Bruxelles né a Strasburgo, ma sta in Lussemburgo).

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Ciao Verci
Ciao a tutti


Ultima modifica di Erasmus il Lun Set 02, 2013 7:55 pm, modificato 1 volta

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Messaggio Da Verci il Lun Set 02, 2013 5:38 pm

Puntuale e preciso come sempre, Erasmus. Sembra davvero incredibile il livello di superficialità dimostrato da questo giornalista, che - al di là del puro fatto accaduto - ha riportato una serie di dati imprecisi od errati, frutto inequivocabile di scarsa capacità documentativa.
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Messaggio Da animalo il Gio Set 05, 2013 5:49 am

Pettegolezzo da bar-sport.
Pochi sanno che centinaia di migliaia (se non milioni) di italiani viaggiano nei paesi della comunità SENZA un documento di identità valido, per cui se malauguratamente alzassero la voce con un poliziotto tedesco, spagnolo o francese potrebbero essere fermati e portati in caserma per l'identificazione (che a rigor di termini potrebbe richiedere anche un paio di giorni).
Mi riferisco all'invalsa abitudine di molti comuni italioti di prolungare la validità della ci con un timbro, validità non valida all'estero.

animalo

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