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Messaggio Da Verci il Dom Ott 26, 2014 7:26 pm

L'indifferenza di Renzi nei confronti della manifestazione sindacale di ieri Roma è evidente. In realtà si tratta di qualcosa di peggio: insofferenza e pure male mascherata. Renzi va per la sua strada e se ne frega del sindacato e di quelle anime nere interne al PD che, secondo le sue parole, lo vogliono far tornare indietro al 25%. Da una parte chi vuole garantire il posto fisso, spesso duramente conquistato, dall'altra un Renzi tanto sicuro quanto spocchioso, che grida "Non c'è più il posto fisso non perché l'abbiamo deciso noi, ma perché è cambiato il mondo". E con il 42 % di voti ottenuto alle europee, nel modo e con la furbizia che ben gli si calza, pretende di guidare, come un vero duce, il destino dell'Italia. Riporto questa interessante intervista di Fassina all'Huffington Post, Pare evidente che, di questo passo, un Renzi che incarna sempre più lo spirito democristiano e flirta allegramente con il PDL del pregiudicato, non possa che produrre un contrasto insanabile. La rottura sembra sempre più vicina e lo testimoniano i parlamentari che ieri hanno preferito una genuina manifestazione sindacale alle velleità del protagonista della "Leopolda".


Leopolda, Stefano Fassina risponde a Matteo Renzi: "La scissione è in atto, il premier la alimenta".

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A un certo punto della conversazione Stefano Fassina nomina la parola scissione:“Una scissione molecolare è in atto. Ieri abbiamo incontrato molte persone che ci hanno detto che hanno lasciato il Pd. Oggi dico che la dovremmo evitare. Ma è il presidente del Consiglio che alimenta la contrapposizione, ricercando un nemico”. Il discorso di Renzi alla Leopolda è appena finito. Fassina, di ritorno con i figli dallo zoo, pare stupito dai toni aspri: “Mi colpisce la straordinaria capacità che ha Renzi di evitare sistematicamente il merito. Mi sarei aspettato dal presidente del Consiglio alla sua prima uscita dopo l’approvazione della legge di stabilità che spiegasse i punti importanti del disegno di legge. E invece purtroppo ho sentito il solito comizio teso alla ricerca sistematica di un nemico da dare in pasto all’opinione pubblica”.

Andiamo con ordine. Renzi dice che il precariato non si sblocca con cortei. E che dovete farvene una ragione: il posto fisso non c’è più.
Guardi, che il posto fisso non c’è più lo abbiamo capito da 30 anni a questa parte. Il punto è se vogliamo archiviare insieme al posto fisso il tema della dignità della persona che lavora come un vecchio arnese del novecento.


Appunto, siamo sempre alla difesa dell’articolo 18. Lei, per dirla con Renzi, insiste a voler mettere il gettone nell’I Phone.
Se poi vogliamo fare le battute gli dico che anche il leader coreano Kim Jong-un, trentenne di successo, ha l’ultima versione dell’ i-Phone… Ma converremo tutti che non è un modello di progresso. Con rispetto farei notare a Renzi che innovazione non è scopiazzare i conservatori con 30 anni di ritardo. Però al fondo vedo una mistificazione.


Quale?
La piazza non era solo sull’articolo 18. La piazza ha chiesto e ha proposto una politica economica alternativa all’agenda liberista portata avanti da un presidente che non indossa più il loden ma uno smagliante giubbotto di pelle. Ed è su quella agenda che Renzi non vuole rispondere. Che sinistra è quella che dà 80 euro al mese a chi ha 90 mila euro di reddito annuo e non dà nulla a chi è in povertà assoluta o a una partita iva senza lavoro?


Non giriamoci attorno: voterà il jobs act?
Non ci giro attorno. Senza correzioni significative, no. Così com’è la delega lavoro aggrava la precarietà e la conferma arriva dalla legge di stabilità che nonostante le promesse non ha risorse aggiuntive per ammortizzatori e precari. Questo è il merito su cui il presidente del Consiglio evita il confronto. La legge di stabilità individua per il 2015 meno risorse per gli ammortizzatori di quante ce n’erano nel 2014 per la sola cassa in deroga. La legge dunque smentisce le promesse del premier. E i meriti che si attribuisce non sono novità. Vorrei ricordare che l’indennità di maternità universale fu introdotta da Livia Turco nel corso del primo governo Prodi nel ’97.


Scusi Fassina, torniamo al jobs act. Alla Leopolda sia Renzi sia Poletti hanno dichiarato che si introduce il contratto unico a tempo indeterminato.
Il contratto unico non c’è nella delega lavoro. Basta leggerla. Nella delega si va sulla piattaforma Sacconi-Ichino: si elimina l’articolo 18 ma senza disboscamento della giungla contrattuale. E, insisto, nella legge di stabilità non vi sono risorse aggiuntive sugli ammortizzatori sociali. Le due cose configurano un clamoroso raggiro di tanti giovani che vivono condizioni di precarietà. Sono utilizzati come scudi umani per continuare a colpire le condizioni del lavoro.


Bene, se Renzi pone il voto di fiducia come al Senato?
Per quanto mi riguarda vale il merito. Se non cambia il merito significativamente non voto la delega lavoro.


Capisce però che in un partito ci deve essere un minimo di disciplina.
Non accetto lezioni di disciplina di partito da chi ad aprile 2013 di fronte a un passaggio decisivo per la legislatura come l’elezione del capo dello Stato non solo votò in maniera difforme dall’indicazione del suo gruppo ma si attivò per far saltare il tavolo.


Ricapitoliamo. Lei ha partecipato a un corteo contro il governo. Renzi alla Leopolda si è scagliato contro il corteo. Siamo alle prove di scissione?
Una scissione molecolare è in atto. Ieri abbiamo incontrato molte persone che ci hanno detto che hanno lasciato il Pd. Oggi dico che la dovremmo evitare. Ma il presidente del Consiglio alimenta la contrapposizione.


Sta dicendo che Renzi cerca di farvi uscire dal Pd?
Il discorso di oggi non è quello di chi vuole ascoltare ragioni diverse dalle sue. Il segretario del partito dovrebbe essere di tutto il partito, il primo interessato a costruire una mediazione.


Renzi ha rivendicato con orgoglio di interpretare una linea di sinistra?
Quando c’è qualcuno che propone di intervenite sul diritto di sciopero, che chiede provvedimenti per sostenere le banche e vuole l’iscrizione al Pd forse la nostra collocazione a sinistra va verificata.


Il caso Serra.
È l’indicazione che la collocazione del Pd va quantomeno verificata.


Se questa è la situazione che state a fare insieme? Scusi, ma perché non ve ne andate?
Certamente ci sono visioni diverse. Ma resto convinto che dovremmo trovare una sintesi perché quella che viene considerata una minoranza fuori dal Palazzo ha riferimenti sociali ed economici significativi, come si è visto dalla manifestazione.


Fassina, concludiamo così. Lei dice: “Io resto nel Pd fino a…”. 
Resto nel Pd e chiedo al segretario di costruire le condizioni per una convivenza. Se non creare le condizioni per una convivenza finisce il Pd e diventa il partito dell’establishment.


Una “Forza Renzi”?
Buona questa.


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Messaggio Da Epoch il Mer Ott 29, 2014 1:02 pm

Se ci fosse ancora il "Signor G" in vita, non canterebbe più "Cos'è la destra, Cos'è la sinistra". Ma "Dov'è la Sinistra..."

I pratica c'è solo più un minestrone politico fatto per restare/resistere il più possibile li dentro, ed ambire alla lauta pensione.

Proclami mirabolanti che si spengono la settimana dopo, annunci ritrattati, notizie che nascono e poi vengono (da loro) dimenticate per risaltare fuori mesi dopo, come la legge elettorale.

Poi si lamentano che la gente si sta allontanando dalla politica....

A me sembra il contrario, è la politica Italiana che si allontana dalla gente.

Si sono uniti e separati, si sono ri-mischiati come le carte del tresette, minacciano di separarsi di nuovo e far cadere i governi, ma hanno paura di farlo perché se si torna a votare succede un casino tale che la metà di loro torna a casa senza la "medaglia" della speranza della pensione.

Insomma ci prendono per il naso.

Il fatto è che ora non possiamo fare nulla, sono stati, anzi NON SONO stati, scelti dalla gente, in quanto la gente ha solo scelto un disegno, le persone erano nascoste dietro, ed ora ce lo teniamo finché non finisce la legislatura del Parlamento, che non centra nulla con il Governo(ed anche questo la gente non lo capisce più), oppure se il Capo dello Stato, si spazientisce se non riescono a mettersi d'accordo sull'elezione di un successore di Renzi (cosa quasi certa, se dovesse cadere il Governo).
In questo caso potrebbero andare a casa prima della fine e ne hanno una grandissima paura!
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Messaggio Da Erasmus il Gio Nov 06, 2014 4:55 am

Verci ha scritto: ... un Renzi che incarna sempre più lo spirito democristiano  ...
Ehh no, caroVerci!

[Intercalo qui un breve OT. Verci: Ti ho scritto un MP 10 giorni fa. Perché non mi rispondi? Sinistra contro sinistra (?) 3288108709 ]

Questa non te la passo! [che «Renzi incarna sempre più lo spirito democristiano», intendo]

Se c'è uno che mi sta antipatico (dopo del Berluska, of course) costui è il nostro attuale premier.
Altrove – Epoch sa anche dove – ho detto cche Renzi è per l'Italia una sciagura, quella definitiva!

Ma dove sta la democrazia?
Sono 8 anni che ci si sbraca a sparlare del "Porcellum" ma ancora non vedo all'orizzonte  una legge elettorale di ritorno alla democrazia.

In Europa ci sono i Verdi/Ale (che non sono ex-compagni un po' fanatici come quelli della nostra SEL), che in PE erano presieduti addirittura da Cohn Bendit e dalla nostra Monica Frassoni (eletta però la prima volta in Belgio), ma ecco che mentre altrove (come in Germania) alle Europee si tolgono le soglie  – in Germania quella alle Europee era del 3% ed è stata dichiarata iincostituzionale dalla Corte Suprema tedesca – , qui da noi si inventano le soglie del 4% che una volta alle europee non c'erano. Si tratta di "bassa collusione PD/PdL", o meglio di "collusione Veltroni/Berlusconi", giocata per accaparrarsi quanti più seggi possibili in PE, a costo di mandarci là oves et boves. Saltato il Berlusca, divenuto "da rottamare" il Veltroni, per le Europee 2014 si poteva tornare allo stato "quo ante" ("ante" 2009 intendo).
Macché! Ancora una volta le partitocrazie stravincono. 

In Europa ci sta anche un ALDE (terzo gruppo al PE) che si dichiara Liberal-Democratico; ma qua il gruppo che aderiva all'ALDE era quello di Di Pietro (che qui pareva più a sinistra del PD e si è poi ... liquefatto come neve al sole!).

Eh no, caro Verci!
Ai tempi democristiani, in PE ed in Commissione parlamentari e commissari italiani giocavano un ruolo di avanguardia (o quanto meno di collegamento tra Francia e Germania). Adesso, col suo 42% alle europee  – per merito di Grillo che col suo gridare "Vinciamo noi! Vi mandiamo a casa tutti!" ha indotto un sacco di elettori a votare PD per voitare contro lui – in Europa Renzi conta come il due di spade quando la briscola è bastoni! èE pensare che attualmente la presidenza semestrale dell'UE è italiana ...]

Io sono molto vecchio. Mi sono iscritto alla DC alla fine di agosto 1954, quando De Gasperi moriva (ed in Francia la CED veniva accantonata "sine die" ... ed io per questo ho quasi pianto!).
Ma chi era il top dei volta–gabbana della DC per il quale 8 anni dopo sono uscito per sempre dalla DC (e non mi sono più iscritto ad alcun partito)?  C'era un certo Moro che, con i Dorotei, aveva fatto saltare il Governo Fanfani (molto demo&cristiano e molto impegnato sul piano sociale, al punto di preoccupare i compagni). Questi lo tacciavano di demagogia, si opponevano alle proposte di Fanfani sulla scuola, sulla casa-prima abitazione, sulla sanità, sulla eventuale nazionalizzazione dell'Energia Elettrica, ecc;  in realtà si sentivano scavalcati proprio nelle loro vantate battaglie di rivendicazioni sociali. E come fu che Fanfani fu liquidato? Il Moro doroteo–destrorso si convertì improvvisamente (estate 1959) al centro-sinistra di Fanfani, pian pianino però gli fece le scarpe (lo soppiantò) ... e ce lo tenemmo in corpo per quasi 20 anni (a parole osteggiato dai compagni, ma sostenuto di sottobanco in accordi di spartizione di potere, di benefici ... e anche di privilegi). Il sottoscritto, ai suoi tempi degasperiano e quindi fanfaniano, nel gennaio del 1962, quando Moro divenne segretario della DC, non rinnovò più la tessera.

Ma, dico io: la vera DC è stata quella dei "padri fondatori" (don Sturzo, De Gasperi, Dossetti, Vanoni, ecc.  ai quali un Fanfani è rimasto fedele), o quella degli opportunisti saliti poi sul "carro dei vincitori" (come Moro e tantissimi altri ... specie opportunamente selezionati da Moro stesso)?
No, caro Verci!
Non ci sto a criticare Renzi dando per scontate due cose: a) che Renzi si comporta da democristiano; b) che il comportarsi da democristiano è intrinsecamente negativo!

Per carità: non avvicinatemi al Berlusca e tanto meno alla Lega Nord! Lasciatemi però dire che questa pseudo-sinistra che è il PD non mi sta bene per niente! E' un casino immane, suddiviso in un sacco di "separé". Quel poco di buono che poteva avere ai tempi della sua fondazione, guarda caso era di origine democristiana (e parlo di Prodi e della Rosy Bindi).
Nel PD i vecchi "tavarish" (come Veltroni e D'Alema ... per non parlare di quel furbacchione di Cofferati) hanno fatto scuola! Hanno insegnato a fare le scarpe ai compagni per salire sulla poltrona più alta: col risultato che un minimo di coesione non c'è proprio, ed invece siamo ad una caterva di gruppuscoli l'un contro l'altro armato.

No Verci.
Critichiamo il PD per quello che è.
Critichiamo Renzi per quello che è (ed è pure una discreta immagine del PD dal momento che è riuscito simultaneamente  - quasi! – a diventare segretario del PD e primo ministro, facendo saltare un Letta pure del PD e al quale Renzi stesso (e tutti i "piddini") avevano promesso leale e duraturo sostegno, salvo poi abbatterlo di colpo non appena Renzi è arrivato al controllo del 50% più 1 del sottobosco "piddino".

«Ma che schifo quel governo Letta sostenuto dagli ex-berluschini di Alfano!»
Toh che adesso, il nostro Renzi, salta a pié pari gli ex-berluschini e va a farsi consigliare direttamente dal patriarca Berlusca, da uno cui è stato interdetto l'accesso al Parlamento per il tipo e per la gravità di reati commessi, da un filibustiere condannato definitivamente a quattro anni di carcere (che però continua a vivere come un pascià!).

Io sono fondamentalmente rimasto democristiano proprio uscendo dalla DC dei Moro, Sullo, Rumor, Forlani ... e infine di De Mita. No: non ci metto Andreotti con costoro. Sarà stato pure un Belzebù, ma non certo uno che monta sul "carro dei vincitori".

Sono rimasto democristiano in pectore proprio per il tradimento opportunistico (e in collusione con la cosiddetta sinistra) dei quelli là! Quelli (Moro & Co ... per finire con i Formigoni che vengono da CL e per non parlare dei Casini e dei Buttiglione) sono falsi-democristiani, profittatori delle vittorie in campo dei De Gasperi (1948) prima e dei Fanfani dopo (1958). E tuttavia mi pare che Renzi non assomigli nemmeno a loro.

Ma abbiamo forse qualcosa di meglio di Renzi?
Stimo molto più Letta di Renzi: ma Letta l'hanno demolito in un battibaleno proprio i compagni "piddini" capeggiati da Renzi.
E i Fassina, i Civati ecc che ora criticano Renzi dove erano quando Renzi decideva di soppiantare Letta? Magari erano con lui! 

 Che ci resta ormai?
«Non ci rsta che piangere» direbbe Troisi ...

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Messaggio Da Verci il Sab Nov 08, 2014 5:29 am

Caro Erasmus, in queste settimane ho poco tempo da dedicare (purtroppo) al forum. Spero di poterti rispondere compiutamente fra qualche giorno. Convengo, comunque, sulle tue ultime considerazioni, oltre che sulla battuta di Troisi. Sinistra contro sinistra (?) 1326021764
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