L'oro rosso italiano mette in crisi un paese africano

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L'oro rosso italiano mette in crisi un paese africano

Messaggio Da freg53 il Mer Set 03, 2014 2:02 pm

Sono  tanti i lavoratori africani che in questo momento stanno raccogliendo  il nostro oro nero,Il POMODORO ITALIANO.l'iTALIA è  il secondo paese al mondo per esporatazioni di conserve,la California si piazza al primo posto.Un  business di notevole portata che fa incassare al nostro paese ben 846 milioni di euro.Numeri importanti che  subiscono incrementi notevoli di anno in anno.Il cuore di questo business è nella zona di Napoli ma la coltivazione del pomodoro è concentrata soprattutto in provincia di Foggia nella Capitanata.Ma chi è che raccoglie i nostri pomodori? Li raccolgono i cosiddetti lavoratori invisibili che per cifre da fame, lavorano anche dodici ore al giorno sotto il  sole cocente.Non lavorano ad ore ma a cottimo e devono raccogliere ben 300 chili di pomodoro per ricevere 3,5 euro,in una giornata di lavoro massacrante riescono a portare a casa meno di venti euro.Non hanno nessun contratto,nè tutule,sono alla mercè di caporali spietati e datori di lavoro insolenti.IL GHANA ,25 milioni di abaitanti,produceva una grande quantità di pomidori e numerose erano le aziende di conserve alimentari,come le nostre,da una decina di anni il GHANA  ha progressivamente diminuito la produzione di pomodori e le sue aziende di conservzione stanno chiudendo con la stessa facilità di quelle italiane in altri settori.I ganesi consumano una grande quantità di pomodori ma utilizzano per la maggior parte le conserve italiane  che costano di meno di quelle del loro paese.Ma come è possibile che il concentrato di pomodoro proveniente dall'Italia,con tutti i suoi costi di produzione,trasformazione e trasporto sia meno costoso  di quello prodotto in loco? La risposta è semplice,per i Sussidi.Grazie alla PAC,POLITICA AGRICOLA,COMUNITARIA  le aziende agricole dellUnione Europea ricevono sovvenzioni comunitarie che permettono di abbattere i prezzi di produzione e quindi di vendita della matera prima alle imprese agroalimentaari.SI TRATTA DI CIRCA 45 euro per tonnellata.Ecco un esempio di globalizzazione all'incontrario,non siamo noi le vittime ma al contrario i carnefici.Il massimo dei paradossi si raggiunge quando   i molti lavorati ganesi presenti in Italia,pagati con salari da fame,contribuiscono a devastare dal punto di vista economico il loro paese d'origine.
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