La teoria liberale della lotta di classe da Sieyes a Miglio

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La teoria liberale della lotta di classe da Sieyes a Miglio

Messaggio Da Condor il Mar Lug 08, 2014 3:13 am

LA TEORIA LIBERALE DELLA LOTTA DI CLASSE DA SIEYES A MIGLIO

19 maggio 2014




I produttori contro lo Stato

L’accusa agli Stati nazionali centralizzati di essere delle macchine mostruose che consumano in maniera insaziabile le ricchezze prodotte dalla società accomuna, in forme più o meno consapevoli, gli obiettivi politici dei movimenti libertari e dei movimenti indipendentisti. Lo Stato contro cui si ribellano però non è un’astrazione, ma è un sistema organizzato di interessi personali, costituito dalle persone in carne ed ossa che lo gestiscono: una vera e propria classe sociale che vive grazie al prelievo obbligatorio su coloro che lavorano nel settore privato.

Questa contrapposizione è particolarmente visibile in Italia, dove il peso fiscale complessivo sulle imprese ha raggiunto quasi il 70 per cento del reddito, e dove alcune regioni produttive come il Veneto e la Lombardia subiscono un trasferimento forzato di ricchezza che probabilmente non ha equivalenti al mondo. Solo in Italia, ha fatto notare recentemente Aldo Canovari, esiste una distinzione di rango così marcata tra chi lavora dentro e chi lavora fuori dal perimetro della pubblica amministrazione. Da una parte ci sono i privilegiati che occupano posti super retribuiti e per di più sicuri e garantiti in organismi pubblici centrali o territoriali di natura politica, giudiziaria, amministrativa. Sono queste le persone che nel corso degli ultimi decenni hanno edificato il debito pubblico attraverso sperperi e folli deficit. Dall’altra ci sono i tanti cittadini che producono effettivamente ricchezza e che operano nelle condizioni di rischio tipiche dell’economia: piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti, agricoltori, autonomi, professionisti, e i milioni di individui che lavorano alle loro dipendenze.

La “cupola” al vertice della casta statale è costituita da circa 500mila/un milione di persone retribuite mediamente cinque volte di più rispetto agli altri paesi occidentali, con redditi e pensioni superiori dalle 10 alle 30 volte quelle di molti lavoratori privati. Queste stesse persone, inoltre, decidono quale debba essere la tassazione necessaria per conservare o accrescere i propri privilegi. Il meccanismo di cui costoro si servono per alimentare i propri stipendi è fondato su metodi fiscali estorsivi a danno dei lavoratori non garantiti (accertamenti induttivi fondati su semplici presunzioni, spesometro, redditometro, tassazione su redditi non conseguiti, solve et repete, ecc.): pratiche incivili e vessatorie sancite dalla legge e supinamente accettate da chi le subisce (Aldo Canovari, “Ghigliottiniamo l’alta burocrazia!”, Il Foglio, 28 febbraio 2014).

Per contrastare questa intollerabile forma di sfruttamento è fondamentale sviluppare una convincente teoria esplicativa dell’attuale fase storica della lotta fra le classi. A tal fine ripercorreremo una serie di contributi intellettuali, elaborati da studiosi di diverse epoche e di diverse nazionalità, che raccolti insieme costituiscono l’impalcatura di quella che si potrebbe definire “teoria liberale della lotta di classe”...

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