ConsiglioEuropeo 27.06.14: «Juncker for president» ... e altro [EUobserver, news-letter]

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Messaggio Da Erasmus il Sab 28 Giu 2014 - 12:16

 EUobserver - 28.06.2014 

***** THE NEWS *************************************************************

1. [Post EU Elections] Juncker chosen for EU commission job, Cameron defeated - 27/06/2014 17:15:36
----------------------------------------------------------------------------
EU leaders have nominated Juncker to be the next European Commission chief, 
doling out a major diplomatic defeat for London.

http://euobserver.com/eu-elections/124790


2. [Post EU Elections] Cameron defiant following Juncker defeat - 27/06/2014 19:31:52
----------------------------------------------------------------------------
The British PM said he would "do it all again," despite being soundly 
defeated in his bid to prevent Juncker becoming the next EU commission 
chief.

http://euobserver.com/eu-elections/124794


3. [Post EU Elections] EU leaders to review 'Spitzenkandidat' process - 27/06/2014 19:08:20
----------------------------------------------------------------------------
EU leaders have said they plan to review the process for choosing EU 
commission presidents in the future after having found themselves left with 
little room for manoeuvre following a parliament-pushed process.

http://euobserver.com/eu-elections/124796


4. EU issues Russia sanctions ultimatum - 27/06/2014 18:05:20
----------------------------------------------------------------------------
New names will be added to the blacklist unless Russia meets four 
conditions on the Ukraine conflict by Monday.

http://euobserver.com/foreign/124795


5. Georgia, Moldova, and Ukraine cement EU ties - 27/06/2014 16:09:09
----------------------------------------------------------------------------
Georgia, Moldova, and Ukraine have said their signature of EU free trade 
treaties is a first step to accession.

http://euobserver.com/foreign/124792


6. [Post EU Elections] Who is Jean-Claude Juncker? - 27/06/2014 19:19:23
----------------------------------------------------------------------------
From prodigy politician in Luxembourg to master of deception as Eurogroup 
chair, Jean-Claude Juncker brings both experience and baggage with his 
nomination as EU commission president.

http://euobserver.com/eu-elections/124789

***** NEWS IN BRIEF ********************************************************

EU leaders nominate Juncker for EU commission presidency - 27/06/2014 16:37:29
http://euobserver.com/tickers/124793


EU issues Russia sanctions ultimatum - 27/06/2014 13:57:10
http://euobserver.com/tickers/124787


Tobacco giant initiates EU court challenge - 27/06/2014 11:45:51
http://euobserver.com/tickers/124785


Three former Soviet republics sign EU pacts - 27/06/2014 11:29:19
http://euobserver.com/tickers/124783

***** LATEST BLOG POSTS ****************************************************

Cameron's get-out-of-jail-free card / Super Commuter
http://blogs.euobserver.com/parkes/?p=357


IMF report heavily criticises the OECD's tax consensus / Escape from Europe
http://blogs.euobserver.com/shaxson/?p=226


Is there a role for the Christian Churches in the EU? / Progressive Change
http://blogs.euobserver.com/margaras/?p=133

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Messaggio Da Verci il Sab 28 Giu 2014 - 23:11

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Fonte: ––>Europa, cosa cambia se vince Juncker
http://www.economiaweb.it/europa-cosa-cambia-se-vince-juncker/
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Messaggio Da Verci il Sab 28 Giu 2014 - 23:21

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Caro Erasmus, puoi gentilmente spiegarmi:

1) perchè il piano di liberalizzazioni a 360 gradi spaventa la Germania?

2) per quale motivo il ricco mercato domestico tedesco è di fatto chiuso agli stranieri?

Grazie per la risposta.
Verci
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Messaggio Da Erasmus il Dom 29 Giu 2014 - 4:34

Verci ha scritto:
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Caro Erasmus, puoi gentilmente spiegarmi:

1) perchè il piano di liberalizzazioni a 360 gradi spaventa la Germania?

2) per quale motivo il ricco mercato domestico tedesco è di fatto chiuso agli stranieri?

Grazie per la risposta.
Caro Verci,
prima di leggere  il secondo tuo 'post' (anzi: prima di accorgermi che di 'post' ne avevi messi due), dopo aver leggiucchiato questo articolo di Francesco Pacifico (che non è un giornalista ma uno scrittore di romanzi!) stavo per intervenire per dire che questo articolo non mi piace affatto (nel senso che non ci riconosco il personaggio Juncker che credo – o almeno: credevo prima di aver letto qua – di conoscere!

Bisognerebbe avere la pazienza (e anche il tempo!) di controllare quel che dice Pacifico.
A parte affermazioni che lasciano il tempo che trovano – per esempio «Ma chi è questo 59enne avvocato, che ama il vino, le belle donne ed è famoso per le sue intemerate?» – ci sono senz'altro anche affermazioni di qualcosa dato per certo e che invece è certamente sbagliato!
Per esempio:
«Da presidente dell’Ecofin è stato il guardiano del rigore senza se ma. Poi nel 2012, quando il suo mandato volgeva a termine, qualcosa è cambiato». Imperdonabile il confondere la presidenza dell'Ecofin (che spetta al ministro delle finanze del paese che ha la presidenza semestrale e riguarda tutti i 28 paesi dell'UE) con quella dell'Euro-club (i cui membri sono i governi dei 18 paesi che hanno già adottato la moneta comune Euro)! 
Mi domando, allora, quale autorevolezza può mai avere il "profilo" delineato da Pacifico se costui non sa distinguere l'Ecofin dall'Euro-cub!
Ancora: «David Cameron è pronto a uscire dalla Ue in caso della sua [=di Juncker] elezione». 
Ma Cameron non ha mai detto questo "sproposito"! 
All'indomani delle Europee ha immediatamente avvertito  il Consiglio che l'eventuale attribuzione della presidenza della Commissione Europea a Juncker rischierà di far uscire l'UK dall'UE quando si svolgerà in UK il referendum apposito; ed ha poi condotto giorno per giorno una vera campagna contro la candidatura di Juncker. Ma questo è tutt'altro! Cameron non ha minacciato di essere lui che favorirà l'uscita dell'UK dall'UE. Al contrario, dando per scontato che i partner ci tengano alla membership dell'UK, si è messo dalla loro parte avvertendo del pericolo –  uscita dell'UK dall'UE – in caso di "presidenza Juncker".

Secondo quel che ho capito io (che però ... non sono certo un politologo) è sbagliata anche l'affermazione che è delineando il profilo di Juncker che si capisce «perché Angela Merkel lo appoggia con una certa freddezza».
Io ho capito che tanto Cameron quanto la Merkel  hanno a cuore la propria leadership in patria  prima delle cose europee.
Cameron deve mostrarsi "sovranista" al massimo per limitare la fuga degli euroscettici dai Conservatives verso l'UKIP. Ma sa bene che l'uscita dell'UK dall'UE sarebbe la fine della possibilità per l'UK di avere peso sulla politica del continente. La posizione di Cameron [secondo me] è la più autentica continuazione della secolare politica  della Gran Bretagna (di sovrintendere alla politica del continente senza rinunciare alla propria "insularità", per cui la sua "indipendenza" è a fortiori, implicita (e superata) nella presunzione di dover controllare la politica del continente). L'uscire dall'UE è l'ultima delle idee che potrebbero venire in mente al successore di Major e della Tatcher.

Mi pare invece eloquente (anche se ... troppo ottimistico dal mio punto di vista notoriamente federalista) quanto ha dichiarato alla BBC Daniel Hannan, nuovo europarlamentare britannico  "Conservative",  contraddicendo Alyn Smith – leader dello Scottish National Party che vuole l'indipendenza della Scozia dall'UK – il quale inneggiava alla vittoria di Juncker in quanto Juncker sarebbe un grande fautore delle "indipendenze" degli stati-membri.
«This is a guy who believes in a European army, European police force, European taxation, common European citizenship.
I'm not sure Alyn is right to say that he believes in the independence of any country.
Whether or not Scotland is in the UK, as long as Juncker gets his way in the EU none of the member states will be independent because we will be part of the United States of Europe.»
Insomma: «No a Juncker perché è federalista, perché con gente come lui diverremmo un membro degli Stati Uniti d'Europa e addio alla nostra indipendenza».

Per la Merkel il discorso è più complesso. Io ci vedo due elementi importanti,
a) Inizialmente ha cercato di insistere sul fatto che il Consiglio, pur prendendo atto dei risultati delle elezioni europee (come previsto da un comma di un articolo del Trattato di Lisbona), non deve farsi condizionare in anticipo dal timore di essere poi bocciato dal Parlamento Europeo (cui spetta la "ratifica"), ma deve muoversi indipendentemente perché (sempre secondo i trattati) il Consiglio è sovrano nel suo compito di "proporre" chi dovrà presiedere la Commissione Europea. Questa mossa della Merkel era preventivamente necessaria in attesa di come si sarebbero messe le cose tra "popolari" e "socialisti" (sia a livello europeo che a livello domestico, dato che il suo governo si regge sulla coalizione tra popolari" e socialisti). 
b) Sappiamo poi com'è andata: dopo intensi mercanteggiamenti tra i leader dei partiti (cosiddetti "europei", ma in realtà ancora "nazionali" e mossi con la regola del "do ut des" ma anche – a livello europeo – con la "legge del più forte") i popolari hanno spuntato l'appoggio a Juncker dei socialisti (soddisfatti del prezzo pagato loro dai popolari-democristiani).
[Per esempio: Schulz si ritira dalla competizione e, anzi, appoggerà Juncker con il grosso dei socialisti del gruppo S & D – dei quali moltissimi sono tedeschi della SPD –  in cambio o dell'appoggio del PPE  – a cominciare dai moltissimi tedeschi di questo gruppo –  alla sua ulteriore presidenza in PE oppure alla sua nomina a commissario europeo (quindi con l'avallo della CDU/CSU,  valendo ancora la regola:  un commissario per ciascuno stato membro)].
Ecco allora la Merkel accettare (obtorto collo!) l'idea che occorra tener conto delle indicazioni offerte dai risultati delle elezioni. Insomma: prima di sbilanciarsi ... große Koalition tedesca a riguardo dei posti europei di prestigio e große Koalition anche a livello europeo. 

Detto questo ... ti sarai reso conto che non sono in grado di rispondere alle tue domande!

a) Che Juncker voglia "un piano di liberalizzazioni a 360 gradi" non l'ho mai saputo (e non ho motivo per credere a Pacifico). Tanto meno capisco  che c'entra la paura o no della Germania in questa prospettiva.
[La Commissione ha sì il potere di "iniziativa". Ma non può esplicare alcun potere esecutivo senza il benestare del Consiglio, al quale spetta l'ultima parola, in eventuale co-decisione col PE].
Invece mi pare che la politica delle "liberalizzazioni" sia quella che piace ai Conservatori, e quindi a Cameron; il che semmai, avvicinando Juncker a Cameron, renderebbe  difficile la comprensione della guerra senza quartiere scatenata da Cameron contro Juncker.
Infine, non mi quadra questa voglia di "liberalizzazioni a 360 gradi" con quest'altro:
«Da cattolico sociale qual è, Juncker non ha paura di citare Karl Marx per illustrare al meglio la sua visione del welfare»; tanto meno l'attribuirgli  "l'ossessione del salario minimo".

b) Non è vero che il mercato domestico tedesco è chiuso agli stranieri!
[In Germania vedi circolare Fiat targate D, nei negozi di abbigliamento, di scarpe, ecc. vedi roba italiana e francese, nei suppermercati vedi frutta del sud Europa ... e naturalmente un sacco di roba cinese in ogni settore commerciale].
Semmai è vero che la Germania è ancora in grado di competere nei settori più importanti con gli USA  (e Giappone) per le alte tecnologie e con i paesi emergenti per tutto il resto.
[Mio figlio (che lavorava per una ditta di ottica acquistata poi dalla Zeiss e quindi ora lavora per la Zeiss), proprio 'stasera mi diceva che la Zeiss mantiene la leadership mondiale nelle apparecchiature per litografia dei circuiti integrati monolitici (per esempio le memorie RAM dei computer, ormai sulle centinaia di Megabyte per chip) ... e che ci fa soldi a palate!].
Aggiungici un po' di nazioanalismo (e quindi il fatto che un tedesco preferisca comprare tedesco ... e a ragione!) e concluderai che non si tratta di "chiusura" alle merci non tedesche (del resto impossibile, essendo reali le 4 libertà di movimento in UE delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali), ma di oggettiva maggiore competitività del "made in Germany",
[Simmetricamente, penetrazione delle esportazioni tedesche ovunque, per esempio di alimentari (persino di gelati!) e manufatti (trapani, flessibili, ecc) nei supermercati tedeschi (per esempio la Lidl, che ora è un gigante!)]

---------------------------

E pensare che io ero arrivato qua per 'postare' un articolo di tutt'altro "sapore" da questo di Francesco Pacifico!

Si tratta di un articolo di Andrea Bonanni  da "La Repubblica" di oggi 28.06.14 (ormai di "ieri" data la tarda ora).

Lo trascrivo di seguito (sottolineando che ... quel che segue lo dice Bonanni, non Erasmus).

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Svolta federalista per l'Europa
di Andrea Bonanni

Oggi comincia l’Europa di Jean-Claude Juncker. E sarà, nel bene o nel male, un’Europa diversa da quella che abbiamo conosciuto. Profondamente diversa, a cominciare dalla designazione del presidente della Commissione europea avvenuta, per la prima volta nella storia, con un voto che mette in minoranza la Gran Bretagna e pone fine a quarant’anni di veti inglesi sulla
politica europea.

La nomina di Juncker non è stata decisa in conciliaboli segreti tessuti nelle anticamere del vertice, come quella di tutti i suoi predecessori. Per diventare presidente della Commissione, l’ex premier lussemburghese ha dovuto ottenere l’investitura dei leader del Ppe come candidato del partito. Il Ppe ha dovuto vincere le elezioni. Il Parlamento ha dovuto costruire una maggioranza basata sulla grande coalizione popolari-socialisti. I capi di governo hanno dovuto inchinarsi alla volontà dei cittadini e dei partiti politici.

E, grazie all’impulso dell’Italia, hanno dovuto elaborare una pur vaga piattaforma programmatica per il futuro governo dell’Europa. Tutto questo non era mai successo. E, ora che è avvenuto, cambia radicalmente gli equilibri di una Unione europea in cui l’Italia ritrova quel ruolo centrale che aveva perduto dai tempi dei governi Berlusconi. Ma come sarà l’Europa di Jean Claude Juncker?

Il più bel complimento al nuovo presidente della Commissione lo ha fatto ieri, senza rendersene conto, il suo nemico giurato David Cameron: «Per tutta la sua vita Juncker è stato al centro del progetto europeo con l’obiettivo di aumentare i poteri di Bruxelles e di ridurre quelli degli stati membri», ha detto il primo ministro britannico per giustificare il suo no alla nomina di un «federalista» come presidente della Commissione europea.

Ma la crociata di Cameron è stata inutile, se non addirittura controproducente. E ora questo cristiano-sociale lussemburghese, sessant’anni a dicembre, che fu allievo e pupillo di Helmut Kohl, avrà modo di mettere alla prova la sua consumata abilità di animale politico alla guida del governo dell’Europa per cercare davvero di «aumentare i poteri di Bruxelles ». 
Non avrà un compito facile.

Il prossimo ostacolo che Juncker dovrà superare sarà quello di trovare una maggioranza politica nel Parlamento europeo. «Sono fiero ed onorato di avere ricevuto oggi il sostegno del Consiglio europeo e contento all’idea di lavorare con i deputati europei per formare una maggioranza in Parlamento prima del voto del 16 luglio», ha twittato ieri al momento della nomina. In teoria il compito dovrebbe essere semplice, visto che la sua designazione è frutto di un accordo tra socialisti e popolari, a cui intendono aderire anche i liberali. I tre partiti gli garantiscono un’ampia maggioranza.

Ma il diavolo, come sempre, è nei dettagli. Riuscirà, per esempio, a conquistare il voto dei laburisti inglesi, che hanno condiviso la crociata di Cameron contro la sua nomina? E arriverà a strappare il consenso anche dei verdi e dell’estrema sinistra, diventando così il presidente degli europeisti contrapposto agli euroscettici che certamente gli voteranno contro?
Il suo futuro percorso alla guida della Commissione dipenderà anche dal tipo di maggioranza che avrà saputo raccogliere.

Di certo, le capacità e l’esperienza non gli mancano. Entrato in politica nell’84, è stato per sei anni governatore della Banca Mondiale. Poi, per diciannove anni, dal 1995 al 2013, è stato primo ministro del Lussemburgo divenendo il decano dei leader europei.
Ma già nel ‘92, come ministro delle Finanze del Principato, era seduto al tavolo dei negoziati per il Trattato di Maastricht. «Oggi ero l’unico capo di governo che non lo conoscesse personalmente», ha raccontato ieri Matteo Renzi.
Per otto anni, fino al 2013, è stato anche presidente dell’eurogruppo, che riunisce i ministri delle finanze della zona euro. E in quella veste ha vissuto in prima persona tutta la difficile gestione della crisi finanziaria e del salvataggio dell’euro e degli stati minacciati di bancarotta.

Sbaglia, però, chi crede che Jean-Claude Juncker sia un profeta dell’austerity in salsa tedesca. Al contrario. Nel corso della sua lunga carriera ha spesso preso posizioni sgradite a Berlino, e anche a Parigi. Come quando si schierò apertamente a favore degli euro-bond e contro la troika. 
Durante gli anni della presidenza dell’eurogruppo ha spesso criticato la Germania accusata di «trattare l’Europa come una sua filiale», e le politiche di austerity praticate da un’Europa «che punisce invece di aiutare». Quando se ne è andato dalla guida dell’eurogruppo non ha mancato di denunciare «le ingerenze franco-tedesche». Per quanto riguarda l’Italia, non ha mai nascosto la sua profonda insofferenza verso Berlusconi.

Che con simili precedenti Juncker sia riuscito ad ottenere prima l’appoggio dei leader del Ppe, Merkel e Berlusconi in testa, e poi il sostegno di 26 capi di governo su 28 la dice lunga sulle sue capacità di politico. Ora dovrà metterle al servizio della sua nuova mansione. Nel corso della campagna elettorale, il suo slogan è stato tutto centrato sulla necessità di superare le divisioni e le diffidenze che oggi paralizzano l’Europa. Non è un compito facile. E il documento programmatico con cui i capi di governo hanno accompagnato la sua nomina, dalla questione della flessibilità sui conti pubblici voluta dall’Italia a quella delle due velocità nell’integrazione europea voluta dalla Gran Bretagna, sembra delimitare il terreno dei prossimi regolamenti di conti piuttosto che definire una piattaforma consensuale e condivisa.

In questo regolamento di conti la futura Commissione europea avrà un ruolo cruciale.
Ma quale sarà questo ruolo dipenderà solo in parte dalla figura del presidente. Decisive saranno anche le personalità dei commissari che andranno ad occupare le poltrone strategicamente più importanti: una partita che si comincerà a giocare al prossimo vertice del 16 luglio. 
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