Tacito e la corruzione.

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Tacito e la corruzione.

Messaggio Da tessa il Lun Giu 16, 2014 6:55 pm

Prefazione:

Da "Le due città " di Charles Dickens

" Era il tempo migliore e il peggiore, l'epoca della saggezza e della follia, della fede e dell'incredulità, la stagione della luce e delle tenebre, la primavera della speranza e l'inverno della disperazione..."

Affrontare Tacito è difficile, e poi sintetizzarlo in un post mi fa rabbrividire. Solo l'amore che ho per Tacito, lo stesso che nutro per Spinoza e per Kant puo' spingermi nell'impresa.

Le opere principali di Tacito ci sono pervenute attraverso:

1) Il Codice Mediceo II (XIV sec.)
2) Il Codice di Hersfeld ( XVI sec. )
3) il Codice Mediceo I (XVIsec.)

Tacito è un poeta della Storia, un argutissimo oratore asiano, non solo  ma è anche un profondo studioso della psiche umana e scoperse il "sottosuolo" molto prima di Dostoevskij e di Freud.
Si batte' contro la corruzione ma la sua vita non fu tutta scolpita in una pietra di diaspro cristallino.
Sposo' la figlia del potentissimo Cn. Giulio Agricola, il conquistatore della Britannia, ed ebbe un cursus honorum rapido fino alle cariche di pretore,  di questore ma con la morte del suocero sul trono d'Egitto sali' un re che non conosceva Giuseppe...e la sua scalata politica per un certo tempo si arresto' bruscamente.
Spero sia stato un matrimonio d'amore, certo  e' che Agricola era un uomo potentissimo.
Le Historiae e gli Annales ci sono giunti tramite i Codici Medicei.
Tacito vedeva la squallida corruzione del regime imperiale che raggiunse il culmine sotto Domiziano e si scaglio' contro di essa. Senz'altro anche Spinoza avra' letto, studiato ed amato Tacito quando scrisse il suo "Trattato teologico politico", uno dei libri di filosofia piu' belli che siano stati mai scritti al mondo.

Riporto qui le parole di Tacito, non occorrono commenti:

Annales, Libro I, 2.

"Ormai, essendo caduti Bruto e Cassio, la repubblica non aveva piu' eserciti, e siccome Pompeo era stato disfatto in Sicilia, Lepido spodestato e Antonio ucciso, al partito cesariano non era rimasto nessun capo tranne Ottaviano.
Questi, allora, deposto il titolo di triumviro, presentandosi come console, e ritenendosi soddisfatto del potere di tribuno per difendere la plebe, quando si fu assicurato con donativi il favore dei soldati, il popolo con le distribuzioni di grano e tutti con la dolcezza della pace, cominciò a poco a poco ad accrescere la sua potenza e ad attirare su di sè le prerogative del senato, dei magistrati e delle leggi. Nè alcuno si levava ad ostacolarlo, dato che gli oppositori piu' fieri erano caduti sui campi di battaglia o erano stati esiliati e quelli dei nobili che restavano erano tanto piu' disposti a chinare il capo, quanto piu' venivano portati in alto con ricchezze e cariche, sicchè, trovandosi essi in cresta all'onda nel nuovo Stato, al passato, pieno di pericoli, preferivano il presente e la sicurezza. D'altra parte, nemmeno le province vedevano di mal occhio tale stato di cose, poichè oramai era divenuta sospetta l'autorità del senato e del popolo a causa della rivalità dei grandi e dell'avidità dei magistrati, mentre non era piu' valido l'appoggio delle leggi, che la violenza, il raggiro e infine la corruzione rendevano inefficaci ".

                                             FINE
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