Fabbrini su "Il Sole24h": Usare presidenza italiana verso UE federale

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Messaggio Da Erasmus il Ven 16 Ago 2013 - 16:38

«L'Italia ha sempre esercitato un ruolo essenziale nel processo di integrazione europea. Per via di quella sua caratteristica di essere "il più piccolo dei grandi e il più grande dei piccoli (Paesi)", la mediazione italiana è stata riconosciuta e spesso sollecitata dai nostri partner europei, e in particolare dalla Germania e dalla Francia.»

Inizia così l'articolo di Fabbrini pubblicato ieri su "Il Sole 24 ore" nella sezione Europa col titolo "L'Agenda Istituzionale Dell'Italia".

Come ho scritto altre volte, la prossima presidenza semestrale italiana dell'UE (che decorrerà dal 1° luglio 2014 al 31.12.14) è una occasione per rimettere in carreggiata la politica italiana verso l'Europa comunitaria dopo questa lunga parentesi berluschina-leghista che si spera chiusa per sempre.
Abbiamo un leader di governo decisamente europeista, abbiamo in Parlamento un partito relativamente maggioritario (il PD) che, finalmente, si dice pronto a sostenere l'avanzata politica dell'integrazione europea. Sarebbe una idiozia abbattere il governo non solo prima delle elezioni europee ma anche durante e subito dopo la presidenza  italiana dell'UE.

L'articolo di Fabbrini si può leggere qua:

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-08-15/lagenda-istituzionale-italia-064210.shtml?uuid=AbbcONNI

Ciao a tutti.
[Se poi dite la vostra ...]

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Ultima modifica di Erasmus il Sab 17 Ago 2013 - 22:52, modificato 1 volta
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Messaggio Da Erasmus il Sab 17 Ago 2013 - 22:41

 Oh: mi pare di essere la "voce che grida nel deserto".

L'articolo di Fabbrini mostra un'Europa che piacerebbe a Fabbrini stesso. Una Federazione sì, ma senza un vero "Stato Federale". Una strana nuova forma di Federazione.

Ho ricevuto oggi una e.mail (via mailing-list del MFE) in cui un vecchio federalista (tuttora – se non erro – docente alla Sapienza ... o forse già in pensione) commenta con considerazioni abbastanza approfondite queste aspettative di Fabbrini.

La trascrivo.
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 « [...] mi 
sembrano idee parecchio strampalate. 
Intanto attribuire a sei mesi di presidenza italiana un ruolo così importante mi sembra voler puntar esull’effimero, oltre a mantenere un’ottica inguaribilmente nazionale: il lavoro di costruzione dell’unione politica è un impegno collettivo di più lungo periodo, in cui soprattutto i partiti europei, ancor più dei governi nazionali, ed anche la società nei suoi settori più avvertiti devono assumere l’iniziativa, a cominciare dalla candidatura del presidente della Commissione in occasione delle prossime elezioni. 
(Naturalmente, se il governo italiano si dà da fare per quel che può ne saremo tutti contenti, ma anche dopo la fine del semestre). 
Nel quadro, non va dimenticato il ruolo centrale della Commissione, che Fabbrini addirittura ignora, attribuendo il potere esecutivo, di fatto, al Consiglio, il quale sarebbe il presidente collettivo (a 28 o poco meno, volendo tener conto degli Euro-plus meno Gran Bretagna e qualche altro). 
Dopodiché il parlamento dovrebbe esigere un aumento della taxation fino al 5%, che verrebbe gestita dall’assemblea consiliare (ovvero il Consiglio). 
In aggiunta viene ribadita l’idea che i tedeschi avrebbero un’impostazione parlamentarista, mentre dalla realtà dei fatti risulta che da una parte criticano la composizione del parlamento (a cui evidentemente, stando così le cose, non hanno voglia di attribuire un potere determinante) e dall’altra propongono, sia pure a mezza bocca in fase pre-elettorale, l’elezione diretta del presidente della Commissione,che sarebbe l’unica cosa realistica in un contesto federale, a carattere bicamerale, con un esecutivo autonomamente legittimato che sollecita (e gestisce) la taxation, controllato dai due esponenti della representation.
Il discorso, a volerlo continuare, sarebbe lungo, anche perché, a mio avviso, è proprio la iper-rappresentività dei piccoli paesi in ogni istituzione dell’Unione a renderla fragile e poco governabile (attendiamo ancora l’ingresso di qualche stato della ex Iugoslavia nella Ue per vedere le maggioranze, in ogni istituzione dell’Unione, appartenere agli esponenti dei paesi, spesso microscopici, dell’ex blocco comunista). 
Comunque è chiaro che Fabbrini punta ad un’unione federale (creatura alquanto inusitata, sperando non mostruosa) e non ad uno stato federale, ovvero vagheggia un aggregato in tensione interna permanente, in cui il baricentro, ed anche l’attenzione dei cittadini, si sposterà ulteriormente sui poteri nazionali, visto che l’esecutivo sarà affidato ai loro esponenti e il parlamento starà lì a fare un po’ di figure di circostanza. 
In realtà, a mio avviso, le necessità di questa fase richiedono di instaurare un vero governo federale dell’economia, gestito da una Commissione che sia un governo vero e non un’assemblea, riservando ad una fase successiva la federalizzazione della politica estera e di difesa che i francesi al momento non vogliono accettare, ma poi ci sarà tempo – monnettianamente/spinellianamente – anche per quello. 
(Francesco Gui
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Ciao a tutti.
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