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Messaggio Da animalo il Mar Mag 27, 2014 9:42 am

Il numero di insegnanti di sostegno nella scuola pubblica si aggira attorno alle centomila unità: il loro compito principale è quello di assistere in prevalenza i minorati psichici, dagli autistici agli affetti da sindrome di down, non solo per il corso di studi obbligatorio per legge ma anche per gli studi superiori.
Nel contempo nulla è stato contemplato per i tanti, troppi giovani provenienti da famiglie non abbienti, e destinati comunque a non poter accedere per motivi economici all'università. Ho conosciuto alcuni di costoro, che, nonostante le avversità, si sono fatti strada: ma le loro potenzialità non hanno potuto esplicarsi al meglio. E l'intero paese ha perso delle capacità.
(non per niente il numero di laureati in italia è inferiore a quello di molti altri paesi europei)
Si sarebbero potuto istituire delle "classi di eccellenza" nelle scuole pubbliche, per ovviare ad un problema di ingiustizia sociale (o si desidera forse che solo i figli della casta, come e.g. la figlia della fornero e del deaglio, possano esplicare le loro potenzialità?) ma la cultura del catto-sinistrismo preferisce il livellamento verso il basso.

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Messaggio Da Verci il Mer Mag 28, 2014 11:38 pm

A partire dal prossimo anno accademico sembra che gli accessi alle facoltà vengano liberalizzati, compresi quelli a medicina e chirurgia ed odontoiatria. La selezione sarebbe legata ai risultati ottenuti nella frequenza del I anno, attraverso una dura selezione praticata con modalità non meglio specificate.

La crisi, indubbiamente, colpisce prima di tutti le famiglie dei meno abbienti, tenuto contro che le tasse annuali di frequenza sono circa 2.300€/anno. C'è però la possibilità, per gli studenti più meritevoli, di percepire una borsa di studio che, per gli studenti fuori sede di Padova (a titolo di esempio), varia  da un minimo di € 2.526,28 fino ad un massimo di € 5.052,56/anno. In ogni caso, le statistiche ci dicono che negli ultimi 3 anni le iscrizioni sono diminuite del 10% rispetto all'anno precedente. 
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Messaggio Da Epoch il Gio Mag 29, 2014 8:20 am

Secondo me oltre ad incoraggiare l'iscrizione all'Università, bisognerebbe anche riconsiderare l'importanza dei diplomi, soprattutto di quelli Tecnici.

L'industria Italiana della seconda metà del 1900 si è basata moltissimo sui "Periti Industriali", erano una delle colonne portanti dell'Industria.

Ora un Perito Industriale ha un diploma che non vale quasi più nulla.

E' vero solo in parte che "il mondo è cambiato", il vero problema è che la scuola in generale è scaduta.
In questo modo si producono generazioni di "Ignoranti acculturati", che usciti dall'università con una laurea triennale hanno alla fine le stesse competenze di un Perito Industriale degli anni 70-80...

Qui Prodest?

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Messaggio Da animalo il Ven Mag 30, 2014 10:07 am

Ovviamente anche il costo delle tasse universitarie può costituire un fattore dirimente, ma il problema, a mio parere, è a monte. Mi sia permesso di esporre la mia esperienza: mentre il figlio ha ricevuto già a partire dalle medie innumerevoli segnali che davano per scontato il fatto che l'università avrebbe fatto parte del suo futuro, suoi compagni, che indubbiamente non avevano potenzialità inferiori, hanno ricevuto segnali opposti.
Non sarebbero MAI andati all'università, per motivi economici della famiglia, ed a 18 anni sarebbero inevitabilmente andati a lavorare.
Ed è in ciò che vedo l'ingiustizia, ed insieme la mancanza di lungimiranza del sistema vigente.
Si dovrebbe considerare anche la mancanza di prospettive che il sistema paese offre ai laureati capaci, a coloro che se ne vanno (ma questo potrebbe essere l'argomento di un discorso parallelo).
E si dimentica che un laureato "costa" alla collettività circa 150.000 E (ricordo che questa valutazione è stata fatta da esperti che hanno valutato il costo complessivo scolastico dalle primarie all'università): quindi, dal mio punto di vista, si effettua un investimento e poi i suoi frutti, per miopia, per incapacità, e forse perchè ormai la corruzione è dilagante e se non sei figlio DI o amico DI,  vengono regalati ad altri paesi .

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Messaggio Da MAD il Ven Mag 30, 2014 2:48 pm

Nella fascia di età 25/30 anni in Italia c'e' il 20% di laureati, mentre la media OCSE è del 40% ; il che significa che in Italia abbiamo esattamente LA META' dei laureati della media OCSE.

Non so se questo dipenda dalla tendenza cattocomunista a livellare in basso, assunto che a me sembra che negli ultimi 20 anni non abbia mai visto in Italia governi filomarxisti, di sinistra o comunisti o cattocomunisti. Saro' daltonico, ma ho visto governi di destra e di centro destra. Non mi pare che in Italia ci sia nemmeno un partito comunista. Ma mi sbagliero' senza meno.

La cultura cattocomunista, quella vera,  a me sembra che privilegi il merito, ed assicuri la possibilità di studiare e laurearsi a zero spese, come avveniva nella Russia degli anni 80 e 90, come avviene a Cuba oggi e come avviene in qualsiasi altro paese di ispirazione marxista o comunista come la Cina o la Thailandia.

Quindi se in Italia avessimo la cultura selettiva e premiale dei comunisti veri (non degli ex democristiani sedicenti comunisti o sedicenti di sinistra ....) ci troveremmo con ragazzi che dopo le superiori dovrebbero gareggiare a chi è piu' bravo per accedere, gratis, ad un'università italiana, e a laurearsi per tempo, per evitare penalizzazioni economiche (tasse, perdita benefit ecc....) nel caso di allungamenti dei tempi di laurea.

Oggi la scuola in Italia costa tanto, a partire dalle elementari fino all'università, e costa per tutti. Una spesa per libri di 400 euro per uno studente alle medie potrebbe apparire modesto, ma è altissimo rapportato ai paesi cattocomunisti (dove la scuola è gratis....), o per una famiglia che in Italia, negli ultimi anni è passata da una condizione economica discreta all'indigenza che oggi interessa un terzo degli italiani (secondo l'ISTAT).

Ovvio, a mio modo di vedere, che si riducano i laureati in Italia, in una realtà dove laureare un figlio costa nell'università pubblica almeno 15.000 euro l'anno se è un fuori sede, e quindi circa 60.000 euro per una laurea breve che non va quasi mai al di sotto dei 4 anni reali, rispetto ai 3 previsti.

Ne deduco che non è un problema di cattocomunismo ma di bieco liberismo camuffato goffamente da socialdemocrazia a pane e broccoli ; per cui chi non ha soldi, e cioè le classi meno abbienti di operai, impiegati e piccoli commercianti, a prescindere dalle capacità della prole,  non possono permettersi l'università per i figli.

Aggiungiamoci poi i messaggi che ogni giorno i media trasferiscno alla gente, e cioè che oggi la laurea non serve a niente, che sarebbe meglio imparare un mestiere, che un parrucchiere per signora o un idraulico è molto piu' richiesto di un insegnante di storia e filosofia ..... ed allora capiamo, sempre a mio modestissimo avviso, perchè ci ritroviamo in questa condizione economica, e perchè ci ritroviamo a scegliere ogni volta questa classe politica.

Secondo me e forse.

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Messaggio Da Epoch il Ven Mag 30, 2014 3:34 pm

MAD ha scritto:.....
 che sarebbe meglio imparare un mestiere, che un parrucchiere per signora o un idraulico è molto piu' richiesto di un insegnante di storia e filosofia ..... 

Mia moglie ha un'esperienza diretta di "tentativo" di diventare parrucchiera.
Dopo le medie ha tentato di fare il primo anno di superiori, ma non era la sua strada, quindi si è iscritta ad una scuola professionale con indirizzo "acconciature ed estetica" (mi pare 2 anni di corso).

Finita quella è cominciato il calvario dei lavoretti, ovviamente "in nero", alle dipendenze di divere (più di una dozzina), di parrucchiere diverse.

Il problema è che il 90% delle volte a queste, scusate il termine, sedicenti datrici di lavoro, non interessa nulla formare un giovane.
E' molto pericoloso, se impara si apre un negozio suo (e ti ruba i clienti) oppure fa i lavori a casa delle signore (e ti ruba i clienti), quindi meglio usarlo/a come sguattero, per pulire i locali, lavare i capelli e quando va bene applicare le tinte.

Trascuro anche il fatto che si è sentita dire "Vieni qui da me, lavori gratis e io ti insegno".
Ovviamente questa cosa può andar bene, forse, per una ragazzina, ma se devi portare a casa un pezzo di pagnotta, no...

Non so se vale la stessa cosa per gli idraulici, ma questa è stata l'esperienza di cui posso portare conoscenza, alla faccia di quello che dicono "i telegiornali"...

A mia moglie sarebbe piaciuto moltissimo diventare Parrucchiera, ma visto l'ambiente, che coma molti in italia è quasi una casta, ci ha rinunciato e ha dovuto dedicarsi ad altro.

E parlano di mestieri che scompaiono... Mah...
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Messaggio Da Epoch il Ven Mag 30, 2014 3:39 pm

MAD ha scritto:
Aggiungiamoci poi i messaggi che ogni giorno i media trasferiscno alla gente, e cioè che oggi la laurea non serve a niente

Veramente è quasi il minimo per fare qualche cosa di più che la cassiera al supermercato, visto che per fare la cassiera al supermercato (e per pulire i cessi) chiedono il diploma...

E questo devo dire che mi fa molto arrabbiare, mi sento deriso e sbeffeggiato, visto che se ora posso fare al massimo il cassiere, una 15 di anni fa ero comunque un "capotecnico", scritta che compare ancora su quel pezzo di carta che custodisco.

Chi non ha un diploma fa la fila alla CARITAS?
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Messaggio Da MAD il Ven Mag 30, 2014 4:08 pm

Purtroppo è cosi'. Addirittura la laurea è diventato in handicap per trovare lavoro ; tant'e' che io stesso ho incontrato, negli ultimi due anni, due giovani fra i tanti che mi hanno confessato bellamente di aver taciuto la laurea per poter fare i commessi in un supermercato e il mulettista in un altro ......

Chiaramente l'esempio dell'idraulico e della parrucchiera era solo un esempio.

Ma è assurdo pensare che in uno stato dove non esiste un minimo di proiezione sul fabbisognod i laureati da qui a 5 anni, dove non esiste nessuna politica seria che riformi davvero l'università e la renda piu' europea, dove non si premia chi vale ma si impongono costi proibitivi che fanno da selezione naturale dei laureati sulla base della disponibilità economica e sulla base della capacità .... ecco,  trovo assurdo parlare poi di necessità di imparare un mestiere e sminuire il contributo che una laurea puo' dare alla crescita di una nazione.

Ma è chiaro che se in Italia servono 100 avvocati e l'università ne sforna 7000, tutti e settemila che dovranno lavorare gratis, come la parrucchiera di cui sopra, per anni  .... si creano delle sacche di disoccupazione e/o sottoccupazione gravi e costose, insostenibili per tutto il sistema Italia.

Ma proiettare a cinque anni i fabbisogno di insegnanti, ingegneri, avvocato o dottori (tipo Olanda o Inghilterra per esempio....), e quindi creare un numero chiuso per quasi tutte le lauree, diventerebbe un volano straordinario per la riduzione dei costi, la riduzione della disoccupazione intellettuale e la presenza sempre piu' massiccia di professioni come il parrucchiere, l'elettrauto e l'idraulico.

Voglio dire, non si possono BUTTARE milioni di euro della comunità per tenere su un'università che produce disoccupati. E' criminale.

Sempre imho.

MAD

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Messaggio Da MAD il Ven Mag 30, 2014 4:10 pm

Epoch ha scritto:
MAD ha scritto:
Aggiungiamoci poi i messaggi che ogni giorno i media trasferiscno alla gente, e cioè che oggi la laurea non serve a niente

Veramente è quasi il minimo per fare qualche cosa di più che la cassiera al supermercato, visto che per fare la cassiera al supermercato (e per pulire i cessi) chiedono il diploma...

E questo devo dire che mi fa molto arrabbiare, mi sento deriso e sbeffeggiato, visto che se ora posso fare al massimo il cassiere, una 15 di anni fa ero comunque un "capotecnico", scritta che compare ancora su quel pezzo di carta che custodisco.

Chi non ha un diploma fa la fila alla CARITAS?
Guarda che alla Caritas vanno a mangiare e dormire anche alcuni laureati .....  http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/2014/03/12/1038033-caritas-laureati.shtml

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Messaggio Da Epoch il Ven Mag 30, 2014 4:45 pm

Purtroppo lo so MAD...
Ma con quella frase, volevo solo dire che se per battere 4 tasti su di una cassa, anzi, se per leggere un codice a barre richiedono un diploma, escludendo gli altri, questi altri che faranno?

Mi sembra una domanda importante che un Governo serio di un Paese serio dovrebbe farsi.
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Messaggio Da MAD il Ven Mag 30, 2014 4:59 pm

Epoch ha scritto:Mi sembra una domanda importante che un Governo serio di un Paese serio dovrebbe farsi.
Certo, percio' in Italia non si chiedono niente .....  Scuola pubblica: discriminazione per censo. 2939560881

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Messaggio Da tessa il Gio Giu 05, 2014 9:50 pm

Caro Admin Verci, meglio cosi' la selezione al primo anno per Medicina e Odontoiatria. Ho conosciuto ragazzi che hanno fatto 6 volte lo scritto di chimica, e poi  hanno ripetuto 4 volte l'esame di biologia, e poi 8 volte l'esame di fisica, impiegando per il primo anno 5 anni, e non erano poveri ma i loro genitori offrivano denaro per affittare l'appartamento a pza Bologna, e mi sfottevano perchè ero secchione, e si facevano le canne. Un altro ha fatto 7 volte Anatomia, ma quale povero , con la Porche, ma li mandassero via, qua ha ragione il sig. Epoch con i guai impensabili che ha passato la moglie.
Un abbraccio
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Messaggio Da Verci il Sab Giu 07, 2014 4:13 am

Cara Tessa, sono anch'io a favore di una selezione che sia dura, ma anche giusta. Lo studio deve essere come prima cosa impegno, costanza, volontà e determinazione. Le idee sulla professione futura devono essere chiare subito e lo Stato, da parte sua - come giustamente rileva MAD - dovrebbe programmare il numero chiuso e, allo stesso tempo, garantire che al termine del corso di studi ci sarà una vera opportunità di lavoro.

Cosa succede oggi invece? Che molti corsi di laurea professionalizzanti (compreso, ad esempio, Infermieristica), sfornano lauree triennali a più non posso con il solo risultato di creare sfilze di disoccupati o sottoccupati, destinate - al più - a lavori di rabbercio o, comunque, poco dignitosi.

Purtroppo le baronie universitarie hanno parte determinante in tutto questo, perchè sanno benissimo che le cattedre sono in rapporto al numero di studenti iscritti. Tutto questo ha portato alla proliferazione di Università e relative sedi staccate nonchè di corsi di laurea dal nome altisonante. 

Spesso soli disoccupifici al servizio della nuova docenza, ma che mortificano coloro che - in buona fede e con la migliore delle intenzioni - frequentano un corso di laurea, spendendo i soldi delle loro famiglie, che spesso hanno reddito modesto e, magari, faticano ad arrivare a fine mese. 

Ecco perchè è oggi più che mai inaccettabile che chi sacrifica tempo e denaro non possa, a laurea acquisita, avere la soddisfazione di vedere premiati i propri sforzi e l'impegno economico sopportato dai genitori.
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Messaggio Da tessa il Lun Giu 09, 2014 6:47 pm

Caro Verci, io volevo iscrivermi a filosofia perche' amavo molto kant e Spinoza pero' la filosofia non dà pane e ho scelto un'altra facoltà. Veramente avrei voluto fare anche Ingegneria meccanica ma dato il mio carattere che presta molta attenzione ai sofferenti ho scelto altro. Certo, ho escluso le facolta' che fanno morire di fame. Per il resto ho superato quiz e  esami, ho studiato. Se avessi scelto filosofia ora scriverei a  Repubblica dicendo che mi sono sobbarcata 4 anni di studio e che voglio un lavoro adeguato ai miei sforzi e ben retribuito, ma va...Per quanto riguarda riuscire a entrare in un corso di laurea ebbene si entra con la propria cultura , a meno che non sei figlia del grande dentista o  del primario chirurgo, e poi chi ben comincia va avanti. Non sono bene informata sulle lauree di tre anni.
Guarda, ricordo che qualche mese fa ho sentito al TG , a proposito dei quiz di medicina, un ragazzo intervistato che diceva che i quiz erano difficilissimi, a lui erano capitati quiz tremendi sul bacino magmatico e su come si formi il magma, e quindi non sapeva niente ìin materia,  e quindi gia' sapeva che era fuori e io ho pensato, meglio cosi' , un asino di meno, e come non sa niente sui vulcani? E perche'? E se ne andasse al diavolo, ma come c'era quello che s'era andato a ficcare col collo dentro al Vesuvio che eruttava per studiare e apprendere e lui giocava solo a calcetto, guarda io mi ricordo che in terza liceo stetti male per 20 giorni e andarono avanti col vulcanismo, e  io mi alzavo la notte pur di studiare i vulcani, il magma , i crateri, gli strati della crosta terrestre, e quello ha 18 anni e naviga, naviga col pc , ma che naviga a fare e fuori uno. Mi dirai che al classico i vulcani si studiano e non altrove, meglio cosi', chi ha piu' studiato va avanti, gli altri andassero a quel paese..., ora facciamo le domande sulla vispa Teresa... Io avrei risposto ai quiz sui vulcani...
Poi entrassero tutti, ma gli esami si devono fare in tempo, al massimo un anno di piu' , e basta.
Un abbraccio.
PS. I figli dei poveri studiano, non ti preoccupare.
 Ricordo che a Cosenza, dissero i giornali, un architetto aveva comprato tutti gli esami al figlio che non sapeva manco i nomi di questi, manco io so i nomi degli esami di architettura, poi e' successo un casino...
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Messaggio Da animalo il Mar Giu 17, 2014 3:34 pm

Precisazione sull'espressione "cultura catto-comunista", (imprecisa ed inesatta).
Nasce nelle aule universitarie con gli esami di gruppo ed il 18 politico, e prosegue fino ai giorni nostri con la necessità "politica" della promozione di TUTTI gli studenti nel corso della scuola dell'obbligo; per quanto concerne l'aspetto buonista si parte dai contributi alle famiglie per le scuole private (ricordo che quando c'era la dc, avendo iscritto per motivi pratici il figlio ad una scuola privata potevo dedurre solo le tasse d'iscrizione) per arrivare oggi ad utilizzare il 95% delle risorse (soldi) disponibili per i minorati psichici (sono circa 100.000 gli insegnanti di sostegno adibiti a questo compito).
Del tutto utopisticamente auspicherei che nel corso della scuola dell'obbligo fossero eseguiti dei test di intelligenza (quelli che prescindono dal nozionismo, ed esistono, e non tengono conto dell'ambiente di provenienza dello studente); i ragazzi che li superano dovrebbero essere avviati, obbligatoriamente ed a spese dello stato, ai corsi di laurea, perchè costituiscono un investimento potenziale che è immorale perdere.

post scriptum per il Sig. MAD? : se è vero che in questo paese non vi è stato un governo di sinistra, è altrettanto vero che nelle ultime due decadi, a parte il breve periodo di un anno per il governo guidato dal bocconiano Colline (ex post infatti si è dimostrato inadatto il nome monti), non vi sono stati governi di centrodestra. Non vi è infatti nulla in comune tra l'operato del P(artito)D(ei)L(enoni) e quello dei governi di centrodestra spagnoli, francesi e tedeschi.

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Messaggio Da MAD il Mar Giu 17, 2014 5:58 pm

lo-anima ha scritto:
post scriptum per il Sig. MAD? : se è vero che in questo paese non vi è stato un governo di sinistra, è altrettanto vero che nelle ultime due decadi, a parte il breve periodo di un anno per il governo guidato dal bocconiano Colline (ex post infatti si è dimostrato inadatto il nome monti), non vi sono stati governi di centrodestra. Non vi è infatti nulla in comune tra l'operato del P(artito)D(ei)L(enoni) e quello dei governi di centrodestra spagnoli, francesi e tedeschi.
Ma il problema politico della scarsa qualità dei laureati perchè provenienti da una cultura cattocomunista che non premierebbe il merito l'hai esposto tu, non io, se non erro.

Ora delle due una :

1
o esiste questa cultura cattocomunista che frustrerebbe le velleità accademiche dei nostri giovani, e quindi abbiamo una scuola cattocomunista livellata in basso. E quindi abbiamo avuto governi cattocomunisti.

2
o non esiste questa cultura, e allora non capisco a quale cultura cattocomunista ti riferisca.

Per intenderci bene, conosco un po' Cuba (una nuora cubana, frequenti viaggi a Cuba da 15 anni...)  e l'Unione sovietica (ci ho lavorato per 4 anni ed ho tanti amici).

Non so a cosa tu ti riferisca quando parli di culture cattocomuniste che livellerebbero in basso l'università. Parli dei comunisti italiani ?...parli dei democristiani italiani ?...non so, non capisco.

A me sembra che sia esattamente il contrario, e cioè che i regimi socialisti permettano lo studio gratuito a tutti ma privilegiando il merito. E quindi sono selettivi e premiali rispetto ad altri paesi.

Magari avro' capito male.  Scuola pubblica: discriminazione per censo. 1326021764

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Messaggio Da tessa il Mer Giu 18, 2014 9:08 pm

Caro MAD, i vari post sono sempre un po' discontinui perchè si scrive in giorni e in ore diverse, non è che ci incontriamo tutti alle ore 22 e discutiamo. Davvero una nuora cubana? Conosci Cuba? Com'è? E la Russia?
All'universita' nelle facolta' scientifiche non esiste il 18 politico, siamo un paese catto-comunista livellato in basso? Non credo. A studiare si studia duro, non siamo livellati in basso.Catto-comunisti lo siamo.
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Messaggio Da animalo il Mer Giu 25, 2014 6:07 am

Ultima precisazione.
Causa spazio ogni parola è importante:
nasce (ultimi anni '60) questa cultura (già definito inesatto il termine catto-comunista) nelle aule universitarie (e si è ovviamente estinto questo aspetto) e prosegue con l'egualitarismo nella scuola dell'obbligo; a fronte di un impegno non trascurabile (centomila insegnanti di sostegno a disabili) nulla è stato previsto per scegliere ed aiutare, già nei corsi obbligatori, i potenziali studenti capaci e provenienti da famiglie non abbienti.
Infine una cultura non è necessariamente legata ad un tipo di governo.

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