Riflessioni sulla crisi economica.

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Messaggio Da Verci il Lun Apr 28, 2014 12:16 am

Uscire o meno dall'euro? Chi sarebbe, oggi, in grado di attestare che la scelta è priva di possibili, ed anche rilevanti, rischi? Se lo scopo primario fosse quello di avere una moneta da svalutare, per ritornare competitivi sul piano delle esportazioni, non bisognerebbe dimenticare che il costo delle materie prime, a partire dal petrolio, aumenterebbe in modo consistente. Non solo. Non dobbiamo dimenticare che una parte non indifferente del debito pubblico, sotto forma di bot a vario termine, è in mano ad acquirenti stranieri. Che speculano non di certo per amore della nostra economia. 

Una svalutazione della "nuova lira" comporterebbe una perdita notevole del valore di tali bot e certamente i titoli a breve e medio termine, alla loro scadenza, non verrebbero più rinnovati. Difficile immaginare le conseguenze? Mica tanto. Aumenterebbero i rendimenti sui nuovi bot, aumenterebbe il famigerato spread e lo Stato esaurirebbe in interessi le proprie risorse, nel tentativo di mantenere almeno inalterato il valore del debito pubblico. Inoltre, se disponessi (purtroppo, ahimè, così non è) di decine o centinaia di migliaia di € vincolati in banca, li investirei su titoli stranieri, che - almeno - manterrebbero inalterato il valore del capitale. 

Naturalmente sono solo alcune valutazioni che mi sono frullate per la testa, magari alcune tecnicamente anche discutibili. Tuttavia, in un momento in cui la situazione economica appare in lieve ripresa, lo spread si è abbassato notevolmente ed appare evidente che l'unione europea non può continuare a mantenere dislivelli macroscopici che favoriscono la Germania "uber alles", uscire dall'euro appare un azzardo che potremmo pagare molto caro. Senza tener conto sugli effetti che tale uscita avrebbe anche a livello politico europeo. 

Di certo solo l'Inghllterra può permettersi di restare nell'UE,mantenendo la propria moneta. Ma l'economia britannica è cosa ben diversa, grazie soprattutto al petrolio del Mare del Nord. In effetti si può sempre rimproverare l'assurdità di una scelta che ha portato a suo tempo la lira a un rapporto debole nei confronti dell'euro, ma sembra quasi di voler guardare agli errori del passato per coprire oggi l'incapacità di gestire adeguatamente il problema. 
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Messaggio Da MAD il Lun Apr 28, 2014 9:50 am

Verci ha scritto:Uscire o meno dall'euro? Chi sarebbe, oggi, in grado di attestare che la scelta è priva di possibili, ed anche rilevanti, rischi? .....
Nessuno è in grado di attestare che uscendo dall'euro non ci accolliamo rischi. Vero, e allora ?...

Come nessuno è in grado di attestare che restando nell'euro non ci accolliamo rischi di default, di miseria, di disoccupazione e di arretramento della qualità della vita. E allora ?...

Cosi' come tutti ci avevano abbondantemente e ripetutamente assicurato che l'entrata nell'euro sarebbe stato un grosso affare per la nostra stabilità. per la nostra produttività, per ìl miglioramento della qualità della vita e per scongiurare crisi e disoccupazioni. O ricordo male ?...

Forse qualcuno ricorderà il ridanciano onorevole Prodi con le sue asserzioni del tipo "con l'euro lavoreremo 4 giorni epr guadagnare come lavorassimo 5 giorni...." ... o il professore Amato che sosteneva "entrare nell'euro è un affare che non ci lasceremo sfuggire, e che ci porterà finalmente verso un benessere duraturo ....".

Voglio dire, terra terra, a me non pare che gli economisti siano concordi nel ritenere che l'uscita dall'euro o il restarci siano cose senza alternative ; il che quanto meno dovrebbe dimostrare, almeno a chi ignora di economia come me, che non esiste verità assoluta sull'economia, e non esiste verità manco relativa ......

So soltanto, per istinto e per l'età ...., che tutto quanto viene esaltato dalla pooitica nostrana mi puzza. E tutto quando viene continuamente ventilato come sciagure e pestilenze derivanti da una possibile uscita dall'euro non fa che aumentare la mia stolta convinzione che proprio l'uscita dall'euro è oggi l'unica alternativa.

Ricordo benissimo, alla fine degli anni 90, i cataclismi economici che venivano ipotizzati su Londra che continuava imperterrita a rifiutare l'euro, mentre tutta l'europa, Italia compresa, prevedeva pestilenze, invasioni di cavallette  e ritorno all'età della pietra per i londinesi ed i reali che la abitano. Ma l'inghilterra rimase fuori dall'euro, ed oggi non sembra ancora attaccata dalla epste, nonostante gli untori.

Lo so, adesso  di norma partono le analisi del tipo " ma l'Inghilterra ha un'economia diversa dall'Italia, ma la sterlina è diversa dalla lira, ma l'Inghilterra ha le colonie, ma l'Inghilterra  ha un exposrt .... ecc...ecc...." dimenticando che l'economia italiana era fra le prima 7 del mondo e che l'export italiano è ancora il numero due d'europa.

Personalmente, ribadisco, non ho certezza che saltando dall'aereo mi salvo ; ma non ho manco qualche certezza in piu' che restando sull'aereo mi possa salvare, con buona pace delle Cassandre e degli economisti pro-contro o indifferenti all'entrata/uscita dall'euro.

Imho ovviamente.

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Messaggio Da Verci il Lun Apr 28, 2014 8:34 pm

MAD ha scritto:
(...)

So soltanto, per istinto e per l'età ...., che tutto quanto viene esaltato dalla pooitica nostrana mi puzza. E tutto quando viene continuamente ventilato come sciagure e pestilenze derivanti da una possibile uscita dall'euro non fa che aumentare la mia stolta convinzione che proprio l'uscita dall'euro è oggi l'unica alternativa.

Ricordo benissimo, alla fine degli anni 90, i cataclismi economici che venivano ipotizzati su Londra che continuava imperterrita a rifiutare l'euro, mentre tutta l'europa, Italia compresa, prevedeva pestilenze, invasioni di cavallette  e ritorno all'età della pietra per i londinesi ed i reali che la abitano. Ma l'inghilterra rimase fuori dall'euro, ed oggi non sembra ancora attaccata dalla epste, nonostante gli untori.

Lo so, adesso  di norma partono le analisi del tipo " ma l'Inghilterra ha un'economia diversa dall'Italia, ma la sterlina è diversa dalla lira, ma l'Inghilterra ha le colonie, ma l'Inghilterra  ha un exposrt .... ecc...ecc...." dimenticando che l'economia italiana era fra le prima 7 del mondo e che l'export italiano è ancora il numero due d'europa.

Personalmente, ribadisco, non ho certezza che saltando dall'aereo mi salvo ; ma non ho manco qualche certezza in piu' che restando sull'aereo mi possa salvare, con buona pace delle Cassandre e degli economisti pro-contro o indifferenti all'entrata/uscita dall'euro.

Imho ovviamente.
Non si tratta di entrare in Europa e, tanto meno, di scegliere se aderire ad una nuova moneta o meno. Abbiamo voluto o ci è stata imposta la bicicletta dell'euro (ognuno la veda come vuole) e adesso ci tocca pedalare. Quella dell'Inghilterra è stata una scelta evidentemente soppesata, ma ragionare col senno di poi è perfino troppo facile. La vexata quanto attuale quaestio è la seguente: ci dobbiamo liberare dell'euro per ritornare all'antico o dobbiamo rimanere al suo interno, con le prospettive che - in un caso o nell'altro - nessuna previsione onesta è in grado di fare, come giustamente affermi anche tu? 


Questo governo, lo sappiamo bene, non considererà mai una possibile uscita dall'euro e, per il momento, si accontenta di tirare avanti in attesa di chissà quali eventi. In questa prospettiva, l'unica arma possibile è quella di ricontrattare la nostra presenza nell'UE. In che modo? Non sono un politico e nemmeno un economista e non mi frullano idee per la testa. Cerco di leggere molto sull'argomento e credo che la migliore cosa sia, per il momento, cercare di capire quale sia la scelta più opportuna. Nel frattempo riporto, nel post successivo,una analisi dell'Espresso sui danni derivanti dall'uscita dall'Euro. Su questo si può cominciare a discutere un po' più concretamente.


Ultima modifica di Verci il Lun Apr 28, 2014 8:43 pm, modificato 2 volte
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Messaggio Da Verci il Lun Apr 28, 2014 8:39 pm

[size=40]Cosa succede se torna la lira: tutti i rischi di dire no all'euro[/size]

Prezzi alle stelle. Mutui triplicati. Inflazione senza freni. Dazi e meno soldi in tasca. Se l'Italia dovesse davvero uscire dalla moneta unica gli esperti prevedono uno scenario da incubo.

E' uno scenario al quale non voglio credere, perché assisteremmo a un crollo dei consumi e ci troveremmo in un clima di economia di guerra», dice Giorgio Santambrogio, direttore generale di Interdis, il gruppo distributivo con oltre 1.600 supermercati, supermercatini e cash&carry (tra cui Sidis, Dimeglio, Etè e Migross).
«Sarebbe una catastrofe, proprio adesso che tantissimi investitori internazionali stanno puntando sull’Italia.

La mia società compra la materia prima, come la soia, in Francia e in Canada. Se dovrò pagarla in lire mi costerà parecchio di più, e l’aumento si mangerà tutto il vantaggio di una ipotetica svalutazione della nuova moneta», spiega Lorenzo Sassoli de Bianchi, patron della Valsoia e presidente dell’Upa, l’associazione degli utenti pubblicitari. «Mamma mia, speriamo proprio che non succeda! La lira perderà valore, da un minimo del 20 a un massimo del 40 per cento, le famiglie ridurranno la mole dei loro “acquisti ripetuti”,  quelli tipici del largo consumo, e non escludo che nel mio settore, quello della birra, qualche concorrente  estero decida di abbandonare il mercato,  com’è accaduto in Grecia», sostieneAlberto Frausin,  amministratore delegato di Carslberg Italia. Manager e imprenditori del Bel Paese, a larghissima maggioranza, non vedono niente di buono in un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro.

Un argomento che, con l’avvicinarsi delle elezioni per il Parlamento europeo, viene agitato con sempre maggior vigore dalle forze politiche di opposizione. Dopo i risultati del voto amministrativo in Francia, gli attacchi all’euro del Movimento 5 stelle, di Forza Italia e della Lega Nord sono decisamente saliti di tono. Costringendo anche chi considera assurdo l’abbandono della moneta comune a ipotizzarne gli impatti sul proprio business. E a incrociare le dita con sempre maggior convinzione. 

CROLLA IL MATTONE
Anche la casa, un fronte che sembrerebbe distante dalla guerra delle valute, è destinata a soffrire di brutto se facciamo “ciao ciao” all’euro. I tassi sui prestiti per acquistare un alloggio,  che oggi viaggiano mediamente poco sopra il 5 per cento, triplicherebbero in un batter d’occhio. A patto di trovare qualcuno che te li presti, i quattrini da piazzare su un tavolo, quello del mercato immobiliare, destinato a traballare, con sensibili cali su quotazioni già duramente stressate da anni di crisi. «Le banche italiane, una volta fuori dal circuito dell’euro, non avrebbero più accesso ai capitali, se non a prezzi impossibili. E l’erogazione dei mutui, già faticosa da tempo, crollerebbe», prevede Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it. Rincara la dose Daniele Mancini, amministratore delegato di Casa.it, il più importante sito di annunci online, che fa capo al gruppo del magnate australiano Rupert Murdoch: «Giro il mondo per lavoro e studiando il mercato immobiliare e l’economia del Sudamerica sono sempre più convinto che essere nell’euro è un punto di forza. Uscendo,  al valore delle case succederebbe l’opposto di quanto accadde alla nascita dell’euro: un appartamento  quotato 500 mila euro, dal giorno dopo sarebbe valutato 500 milioni di lire». 

ONDATE DI RICORSI
Le conseguenze di un addio sarebbero nefaste pure per Giorgio Boggero, amministratore delegato di Cloetta Italia, azienda dolciaria che controlla i marchi Saila, Dietorelle, Sperlari, Galatina, Pasticca del Re Sole: «Vedo già l’esercito davanti alle banche, mentre la gente fa la coda per ritirare i propri soldi prima dell’inesorabile e clamorosa svalutazione della nuova lira, insomma le stesse scene vissute in Argentina. L’Italia ha un saldo positivo tra export e import, indipendentemente dall’euro. Ma è importatrice netta di materie prime, è un Paese trasformatore. La gomma arabica per produrre le nostre caramelle, per esempio, noi l’acquistiamo in Sudan e la paghiamo in dollari. E dall’estero arrivano l’amido e, in parte, liquirizia, cioccolato e frutta secca. Se i prezzi s’impennano, e metto in conto pure l’inevitabile incremento della bolletta energetica, produrre ci costerebbe molto di più e non ci sarebbero molte alternative: o chiudiamo, o ribaltiamo sul consumatore gli aumenti dei costi, mentre la gente tira la cinghia e quindi riduce gli acquisti d’impulso, come quelli delle caramelle», sottolinea Boggero, che guida un gruppo con quattro stabilimenti e 470 addetti italiani (di cui 330 in fabbrica).

Fieramente contrario anche al solo pensiero di una “new lira” si dichiara pure Mario Mantovani, vicepresidente di Manageritalia, una delle principali associazioni dei dirigenti italiani. «Se immaginiamo un addio unilaterale dall’euro, cioè non concordato con l’Unione europea, prenderà corpo il più grande contenzioso della storia: in un Paese dall’infinito numero di leggi, per di più complesse,  i tribunali sarebbero sommersi da uno tsunami di cause intentate da chi intende mantenere il rispetto delle intese commerciali in euro e da chi invece vuol passare alla lira. Siamo la nazione dei contenziosi, non perderemmo certo l’occasione di passare alla storia, anche a costo di bloccare l’economia. Comunque non sono realmente preoccupato, giacchè ritengo che le conseguenze sarebbero talmente catastrofiche che nessuno sano di mente potrà davvero portarci alla rovina uscendo in solitudine dall’euro». 

EXPORT SOTTO TIRO
Gli anti-euro gridano ai quattro venti che, svalutando la propria divisa come negli anni Novanta, l’export tricolore metterebbe il turbo. Ma il 60 per cento del valore dei prodotti italiani, ha calcolato il Centro studi della Confindustria, è composto da materie prime e semilavorati importati. Inoltre, spiega Fabrizio Guelpa, responsabile della ricerca su Industrie e Banche del Servizio studi di Intesa Sanpaolo, «la sensibilità al cambio delle nostre esportazioni si è notevolmente ridotta negli ultimi anni perché si compete sempre di più sulla qualità e l’innovazione dei prodotti e sempre meno sul prezzo». Il deprezzamento della nuova moneta farebbe crescere l’export in misura assai minore di quando c’era la vecchia lira anche se qualche  vantaggino effimero ci sarebbe, inizialmente. Ma durerebbe piuttosto poco e riguarderebbe solo, o quasi, chi all’estero vende ma non si approvvigiona oltre confine. E molte aziende potrebbero puntare tutto sulla svalutazione e rinunciare a spingere sui pedali dell’innovazione e della qualità produttiva, che sono le armi che hanno permesso all’export tricolore di reggere l’urto della recessione. «Senza dimenticare che sarebbero possibili ritorsioni da parte degli altri Paesi, per esempio con l’introduzione dei dazi sulle merci provenienti dall’Italia»,  puntualizza l’esperto di Intesa Sanpaolo. 

Non ci potremmo consolare neppure con un’ipotetica autarchia in cucina. «Ogni giorno, per l’Italia girano migliaia di camion che trasportano prodotti alimentari, compresi quelli freschi e freschissimi. Il prezzo del gasolio, penalizzato dalla perdita di valore della lira, potrebbe crescere anche del 40 per cento, incrementando drammaticamente i costi della logistica.

Negozi e supermercati sarebbero costretti obtorto collo ad aumentare sensibilmente i prezzi e si scatenerebbe un’inflazione galoppante», sostiene Santambrogio di Interdis. Una svalutazione del 35 per cento, secondo il manager milanese, finirebbe per ricadere sugli scontrini con aumenti almeno del 15 per cento: «E siccome nella distribuzione già oggi la concorrenza è spietata e ci si fa la guerra sui centesimi, tanti negozi e supermercatini sarebbero destinati a fallire». Una prospettiva tragica, considerando che economisti non certo inclini alle “sparate” clamorose, immaginano che la svalutazione possa risultare anche molto più elevata. L’ex docente della Bocconi, Guido Tabellini, non si stupirebbe di vederla superare il 50 per cento.

Di errore drammatico, parlando di divorzio dall’euro propedeutico a una ripresa della competitività italiana, parla Alberto Baban, imprenditore veneziano e presidente dei “piccoli” di Confindustria. «L’aumento di competitività ottenuto con la svalutazione è un’illusione, gli effetti positivi sarebbero effimeri e di breve durata. Il rublo ha perso in breve tempo il 25 per cento del suo valore: quali vantaggi ha provocato? Ai russi, nessuno, anzi. Acquistano meno prodotti in dollari e in euro e in estate viaggeranno meno all’estero per turismo, danneggiando quindi anche l’industria dell’ospitalità italiana. Se davvero dovessimo uscire dall’euro, in ogni caso, smetto di fare l’imprenditore e mi metto a fare il consulente».

TASSI FUORI CONTROLLO
L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, in un’intervista a “Repubblica”, ha definito folle l’idea di uscire dall’euro, sottolineando che, dal giorno dopo, i Btp varrebbero il 40 per cento in meno mentre i tassi d’interesse potrebbero schizzare al 30 per cento. «Sarebbe un vero harakiri, farlo ora che abbiamo i rendimenti dei titoli di Stato ai minimi storici», è il grido d’allarme di Giulio Casuccio, capo del reddito fisso della società di gestione Fondaco Sgr. «L’attuale rating dell’Italia è BBB-, e paghiamo interessi assai bassi su Bot e Btp. Turchia e Filippine, che hanno il nostro stesso rating, già oggi sborsano 2-3 punti percentuali in più. A bocce ferme, potremmo allinearci a questi due paesi, ma inizialmente i rendimenti dei titoli di Stato italiano schizzerebbero in alto». E prevedendo una situazione del genere, Claudia Vacanti, responsabile investimenti di Banca Generali, si augura di «aver venduto tutti i titoli italiani un minuto prima dell’uscita dall’euro. E dopo? Rientreremmo sui Btp e torneremmo a investire sulle tante aziende dell’eccellenza italiana, sperando che il governo non perda il controllo della leva fiscale e non faccia continuare a salire il rapporto tra deficit e Pil». Anche chi, nel proprio business, potrebbe trarre vantaggio dalla situazione, preferirebbe che l’Italia restasse nell’euro. È il caso di Gabriele Vedani, general manager per l’Italia della londinese Fxcm, big del brokeraggio sulle valute: «Con la nuova lira il mercato dei cambi sarebbe molto più volatile, e per noi più si va sulle montagne russe e meglio vanno gli affari. Con i tassi in salita, però, in Italia crescerebbe il costo del debito per lo Stato, le aziende e le famiglie, innescando una spirale molto pericolosa per l’intero Paese». I titoli emessi dal Tesoro, dovendo offrire remunerazioni ben superiori alle attuali, si tradurrebbero, secondo Guelpa di Intesa Sanpaolo, «in un costo aggiuntivo della spesa per interessi di almeno 30-40 miliardi di euro, cioè dieci volte il peso dell’Imu sulla prima casa. Quindi, inevitabilmente, il ritorno alla lira provocherebbe notevoli svantaggi fiscali agli italiani». 

CAPITALI IN FUGA
Più tasse, mutui alle stelle, case che perdono di valore, fallimenti e maggiore disoccupazione: davvero un bel risultato. Alessandro Carretta, che insegna Economia degli intermediari finanziari a Tor Vergata ed è il segretario generale di Assifact, l’associazione italiana per il factoring, sottolinea che, dall’euro, non si può peraltro uscire girando un interruttore. «Si può facilmente  immaginare quanti quattrini gli italiani cercherebbero di portare all’estero per mettersi al riparo dalla svalutazione della loro futura moneta. Per evitare la fuga, il governo dovrebbe introdurre delle limitazioni ai movimenti di capitale, e potrebbe non bastare, perché tanta gente sarebbe tentata di cucirsi i risparmi nei pantaloni per passare il confine alla chetichella. A quel punto, si dovrebbero porre dei limiti pure ai prelievi dai conti bancari, consentendoli solo se accuratamente motivati».  In parole povere, secondo il professore dell’università romana, si creerebbe un incredibile effetto-panico.


L'Espresso - 28 aprile 2014
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Messaggio Da Epoch il Lun Apr 28, 2014 8:57 pm

Verci ha scritto:Uscire o meno dall'euro? Chi sarebbe, oggi, in grado di attestare che la scelta è priva di possibili, ed anche rilevanti, rischi? Se lo scopo primario fosse quello di avere una moneta da svalutare, per ritornare competitivi sul piano delle esportazioni, non bisognerebbe dimenticare che il costo delle materie prime, a partire dal petrolio, aumenterebbe in modo consistente. Non solo. Non dobbiamo dimenticare che una parte non indifferente del debito pubblico, sotto forma di bot a vario termine, è in mano ad acquirenti stranieri. Che speculano non di certo per amore della nostra economia. 

...
Di certo solo l'Inghllterra può permettersi di restare nell'UE,mantenendo la propria moneta. Ma l'economia britannica è cosa ben diversa, grazie soprattutto al petrolio del Mare del Nord. In effetti si può sempre rimproverare l'assurdità di una scelta che ha portato a suo tempo la lira a un rapporto debole nei confronti dell'euro, ma sembra quasi di voler guardare agli errori del passato per coprire oggi l'incapacità di gestire adeguatamente il problema. 
Non sono un esperto, ma vedo che concordi sulla mia analisi.
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Messaggio Da Verci il Lun Apr 28, 2014 9:10 pm

Epoch ha scritto:

Non sono un esperto, ma vedo che concordi sulla mia analisi.
Beh, Epoch, ci sono alcuni elementi di valutazione che che qualsiasi comune mortale è in grado di capire, dal momento che non si tratta di certo di questioni di alta finanza. L'articolo dell'Espresso sopra riportato, appare un po' terroristico, se vogliamo, riguardo agli effetti prodotti dall'eventuale uscita dall'euro, ma almeno considera punti concreti facilmente comprensibili. E se lo si legge con attenzione c'è da rabbrividire al solo pensiero di uscire dall'euro, senza alcuna copertura protettiva dell'UE. Cercherò di postare (ma se vuoi lo puoi fare tu o MAD) un articolo che veda la questione secondo un'angolatura diversa, perchè è giusto siano considerate tutte le opinioni e tutti i punti di vista. Gli elementi oggettivi di valutazione non mancano di certo. Poi, naturalmente, ognuno si faccia l'idea che vuole.
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Messaggio Da MAD il Mar Apr 29, 2014 10:26 am

Non si tratta di entrare in Europa e, tanto meno, di scegliere se aderire ad una nuova moneta o meno. Abbiamo voluto o ci è stata imposta la bicicletta dell'euro (ognuno la veda come vuole) e adesso ci tocca pedalare. Quella dell'Inghilterra è stata una scelta evidentemente soppesata, ma ragionare col senno di poi è perfino troppo facile.
***************

Potrei documentarti che nel 1999 per iscritto, su un giornale nazionale (e quindi col senno di PRIMA...), ho espresso esattamente le stesse perplessità sull'euro che ho scritto oggi.
 Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 322852992 

****************
La vexata quanto attuale quaestio è la seguente: ci dobbiamo liberare dell'euro per ritornare all'antico o dobbiamo rimanere al suo interno, con le prospettive che - in un caso o nell'altro - nessuna previsione onesta è in grado di fare, come giustamente affermi anche tu? 



*****
Assunto che le prospettive, nel caso o nell'altro, non sono chiare a nessuno, quello che è chiarissimo è la realtà nella quale ci troviamo adesos, i numeri che ci attanagliano da 5 anni e la previsione concreta che, sulla base di numeri conreti, ci sollocano fra gli ultimi paesi d'europa. Oggi, non domani, perchè il domani, a detta anche dei sostenitori dell'euro, significa per l'Italia disoccupazione e timida ripresa che recupererà in 20 anni quello che altri stati recupereranno in 8 anni.
*****

Questo governo, lo sappiamo bene, non considererà mai una possibile uscita dall'euro e, per il momento, si accontenta di tirare avanti in attesa di chissà quali eventi. In questa prospettiva, l'unica arma possibile è quella di ricontrattare la nostra presenza nell'UE. In che modo? Non sono un politico e nemmeno un economista e non mi frullano idee per la testa. Cerco di leggere molto sull'argomento e credo che la migliore cosa sia, per il momento, cercare di capire quale sia la scelta più opportuna. Nel frattempo riporto, nel post successivo,una analisi dell'Espresso sui danni derivanti dall'uscita dall'Euro. Su questo si può cominciare a discutere un po' più concretamente.


********************
Non capisco perchè chi oggi sta accumulando capitali impressonanti proprio grazie a stati come l'Italia dovrebbe rimodellare le dimensioni del cappio ed allentare la presa.  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 3288108709 

E' un controsenso evidente. Lo strozzino non ti aiuta perchè ti vuole bene, ma perchè vuole la tua casa. E l'Italia oggi ha centinaia di aziende, società ed imprese che hanno cambiato proprietario (l'elenco è interminabile) mentre possiede ancora beni immobili immensi ed aziende ricchissime ed importanti, acquistabili a tre soldi, incancrenendo l'economia italiana.

Pero' sarà come dici, e spero tu abbia ragione. Forse fra una decina di anni, se ancora saro' vivo (ho una certa età esimio interlocutore...), ne riparleremo, oppure tu ti ricorderai che un tizio su un forum ti aveva preannunciato, nel 2014, che l'Italia sarebbe andata a finire quasi completamente nelle mani di tedeschi ed americani, prima di diventare la Lituania del mediterraneo.  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 2939560881 


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Messaggio Da tessa il Mar Apr 29, 2014 6:54 pm

Caro Verci, non voglio uscire dall'euro, non voglio restare in mutande, l'Italia ha immense risorse, è il  Paese piu' bello del mondo, guarda, laghi, fiumi, falde freatiche e falde profonde, siamo protetti per secoli da eventuali disastri climatici, la California invece col suo Yosemite Park (  che volevo visitare ma poi per un motivo e l'altro non sono mai partita) è gia' a secco. Ma dove trovi tu lo splendore del teatro greco di Taormina, con l'Etna nello sfondo coperto di neve?Tutte le alluvioni e frane non ce la faranno a contrastare la nostra bellezza. E che vado a fare io in Lettonia? a morire di freddo?
E lo splendore di Porto Cervo dove lo metti? E Caprera?
La bellezza è tanta e bisogna farla pagare. Ora facciamo tutti i piagnistei, d'altronde mi pare giusto perchè lo scorso anno eravamo sicuri di vincere e siamo stai bastonati e cosi' ora ci cominciamo a martellare sui piedi. Io vedo grandi speranze all'orizzonte, Renzi sta andando bene, la gente apprezza la splendida Maria Elena Boschi " perche' non se l'e' scopato" ( cosi' dicono ), mentre invece la Carfagna  s'è scopata Berlusconi. C'e' anche un' ansia di rinnovamento morale, forse la spinta è stata data anche da Papa Francesco, io vedo che le cose vanno meglio, i sondaggi sono dalla nostra parte, certo anche lo scorso anno, ma oramai il nano è morto.
L'Italia è il paese piu' bello del mondo e faremo pagare ogni cmq che un turista potra' calpestare.
Uscire dall'euro mai.
Per il global warming servono energie alternative, mica possiamo accoppare quelli del Sudan che hanno per unico divertimanto il sesso e fanno tanti bambini.
Un abbraccio.

P.S. CHIEDO SCUSA, NON AVEVO CORRETTO IL POST, MI AVEVANO TRASCINATO VIA A FORZA PERCHE' LA CENA ERA PRONTA, MINACCIANDO DI GETTARE ME E IL PC DALLA FINESTRA
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Messaggio Da Epoch il Sab Mag 03, 2014 3:53 pm

Sarcasticamente direi, "L'Italia è piena di risorse, peccato che ci siano anche tanti Italiani"...

Anche nella mia piccola vallata (valle di susa) ci sono così tante risorse che si potebbe vivere tutti di rendita.

Ma siamo una striscia di passaggio, lo siamo sempre stati e la gente continuerà a passare e basta. Sempre più velocemente (almeno così dicono)....
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Messaggio Da tessa il Dom Mag 04, 2014 11:04 am

Caro Epoch,
l'Italia è un grandissimo paese e ce la fara' sempre. Impareremo a far fruttare le risorse.
Vorrei chiederti, come a Verci e a tutti, per chi voterai alle Europee, noi in 8 qui siamo passati dal PD alla Lista Tsipras, io, il mio compagno, mio fratello e fidanzata, genitori e nonni e poi alcuni amici perche' ci eravamo scocciati della cantilena di Renzi che deve fare le riforme col pregiudicato Berlusconi.
Voi che farete?
Un bacio
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Messaggio Da Condor il Gio Giu 12, 2014 9:37 pm

Di seguito, una causa che fa riflettere su un buon motivo per parlare di riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario percepito.
____________________________________________________________________________________________________________

Dove finiscono le auto invendute?

Probabilmente non è esattamente la domanda che ci si pone appena fuori dal letto e nulla comparabile ai grandi misteri della nostra esistenza… ma se non ti è mai passato per la testa di sapere che fine facciano le auto non vendute, quel che mostreremo ti lascerà incredulo!
Nella produzione di automobili in larga scala, le varie case cercano di immettere nel mercato ogni anno un nuovo modello in un numero elevato che puntualmente supera la domanda reale dei consumatori. Buona parte dei veicoli finiranno per un tempo negli autosaloni in attesa di un acquirente, ma che succede quando si è forzato il numero di produzione, la domanda è stagnante e decine di migliaia di autovetture rimangono invendute?
Te lo mostriamo con delle immagini impressionanti.
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Nella foto sopra si vedono solo alcune migliaia su decina di migliaia di auto non vendute, a Sheerness, Regno Unito. Prova a cercare su Google Mappe Sheerness, Regno Unito. Guarda verso la costa orientale, tra il fiume Tamigi e il Medway, a sinistra della A249.
Esistono centinaia di posti come questo nel mondo e la pila di auto parcheggiate non fa che crescere di giorno in giorno.
Houston, abbiamo un problema! Nessuno sta comprando macchine nuove! Beh, qualcuno ancora sì, ma non nella stessa misura di un tempo. Milioni di auto nuove non vendute rimangono parcheggiate da qualche parte nel mondo. Lì, ferme, deteriorandosi lentamente senza ricevere alcuna manutenzione.
Sotto, l’immagine di un parcheggio immenso a Swindow, Regno unito, con migliaia di migliaia di macchine invendute e nessun acquirente in vista! I produttori sono costretti ad acquistare sempre più terreno per parcheggiare le auto fuori dalla linea di produzione.
Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 Macchine-invendute-002
Anche questo è uno degli effetti della recessione economica che continua ad asserragliare il mondo. Le file di auto si fanno sempre più vaste e ogni anno i produttori non fanno che comprare acri e acri di terreno dove parcheggiarle.
Nota: le immagini che stiamo mostrando rappresentano sola una piccola proporzione. La vastità del problema è impressionante, pensa a quante case automobilistiche esistano sul pianeta, e quanti parcheggi come questo ognuno di essa abbia. Difficile immaginarlo, eppure queste immagine non sono state editate al computer. La parte peggiore è che il numero di auto non vendute aumenta di giorno in giorno.
È come un’epidemia che si estende a macchia d’olio e a meno che non vegano acquirenti dallo spazio, questi immensi parcheggi si vedono pure da lì, la questione non verrà risolta nel futuro immediato.
Sotto è mostrato uno squarcio delle 57.000 (in crescita) auto che attendono di essere consegnate ad un acquirente a Port of Baltimore, Maryland, USA. Dai un’occhiata su Google Mappe, cerca un parcheggio infinito a sud della Broening Hwy. Non passa inosservato!
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Una soluzione per liberarsene, hai certamente pensato, potrebbe essere svalutare il loro prezzo. Semplice, eppure le case automobilistiche non rinunceranno neppure al centesimo del loro prezzo iniziale.
Sotto è mostrata un’immagine di una pista di test della Nissan a Sunderland, Regno Unito. La pista non viene più usata per i test. La ragione? Nissan ha scelto di parcheggiarvi le sue auto non vendute.
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E la pista non basta a contenerle tutte. Nissan ha di fatti acquisito i terreni adiacenti alla pista e alla sua fabbrica. Un enorme lotto di auto è ben visibile da Google Mappe, e non è il parcheggio riservato ai dipendenti!
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Nessuna delle immagini che stiamo mostrando su questa pagina sono foto aeree di semplici parcheggi di centri commerciali, cinema multiplex, stadi, ecc.. ma solo spiane immense di automobili nuove fiammanti rimaste invendute.
L’industria automobilistica non può certo smettere di produrre nuovi modelli: centinaia di fabbriche verrebbero chiuse e decine di migliaia di loro dipendenti si ritroverebbero dall’oggi al domani senza lavoro e avrebbe terribili ripercussioni sul già fragile equilibrio economico mondiale. Ma oltre alle fabbriche dove le auto vengono assemblate, che succederebbe all’intera industria metallurgica che produce buona parte dei componenti delle auto? Gli effetti sarebbero catastrofici.
Sotto è mostrata una piccola area di un parcheggio gigantesco in Spagna, dove decina di migliaia di automobili sono immobili a prendere il sole tutto il giorno.
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Altre migliaia sono accatastate al porto di Valencia, sempre in Spagna. Sono auto che aspettano di essere esportate e altre che sono state importate ma ancora senza acquirenti.
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Decina di migliaia di veicoli vengono ancora prodotti ogni settimana ma appena una piccola parte viene venduta.
Qui sotto un’altra immagina di migliaia di macchine non vendute parcheggiate su una pista d’atterraggio vicino San Pietroburgo, Russia. Sono state importate dall’Europa e adesso parcheggiate e lasciate ad arrugginire. A causa di ciò, l’aeroporto non può più usare quella pista per il suo scopo originale.
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Il ciclo “compro, uso, compro, uso” è stato ormai spezzato. Oggi il consumatore cerca di sfruttare il più a lungo possibile il suo acquisto. Sotto, altre migliaia di auto invendute parcheggiate in una pista d’atterraggio in disuso a Upper Heyford, Bicester, Oxfordshire. Hanno letteralmente esaurito lo spazio dove parcheggiarle.
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Un’altra decina di macchine sono parcheggiate al Royal Portbury Docks, Avonmouth, vicino Bistrol, Regno Unito. Se si fa un zoom sulla zona con Google Maps, non si vedrà altro che macchine invendute per centinaia di metri. Praticamente ogni singolo spazio della zona è stato occupato da un’autovettura.
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Fai un zoom indietro sotto la stessa area, in Avonmouth. Ogni spazio grigio che si vede sono lotti di macchine non vendute. Qualcuno vuol provare ad indovinare quante siano?
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Viene stimato che nel mondo esistano circa 10 miliardi di auto, praticamente più della stessa popolazione mondiale.
Sotto un altro migliaio di auto parcheggiate, stavolta della Citroen a Corby, Northamptonshire, Inghilterra. E ogni giorno ne arrivano delle altre dalla Francia senza una successiva destinazione.
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Ricordiamo che si tratta di macchine nuove di fabbrica, con i contatori che segnano forse appena il tratto di strada dalle fabbriche a queste rimesse. Questa immagine da Google Mappe è proprio del maggio 2014, nei pressi di Corby, Northamptonshire.
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Fabbricare nuove macchine va contro ogni logica, logistica ed economia ma la produzione continua, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana…
Sotto è mostrata un’altra immagine recente (Aprile 2014) del porto di Civitavecchia. Ognuno di quei puntini è una Peugeot nuova di fabbrica che ogni giorno raccoglie polvere e magari un po’ di brezza marina.
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Sotto ancora, tutte carine e sbrilluccicose, rosse, bianche, nere, argento, viola, blu, insomma auto nuove fiammanti di tutti i colori dell’arcobaleno. Fanno un bel mosaico. Magari è questa la fine che faranno: arte urbana surreale dell’era della produzione meccanizzata.
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L’economia avverte chiaramente che queste auto rimarranno invendute. Ma per quanto durerà questo ciclo? Dove verranno parcheggiate se a momenti non abbiamo più spazio neppure in strada per guidarle?
Sotto, ancora il porto di Valencia, in una suggestiva composizione di colori.
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I tempi in cui una famiglia avrebbe potuto acquistare una nuova auto ogni paio di anni, adesso sono andati.
Il risultato sono immagini come quelle proposte.
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Potremmo dire che queste macchine sono lasciate ad arrugginire. E più passano i giorni trascorsi in delle rimesse meno saranno le chance che verranno acquistate. Dopo mesi e mesi sotto qualsiasi condizioni climatica queste auto andranno in detrimento.
Nell’immagine sotto le automobili coprono l’intero orizzonte. Che svenderle sia l’unica soluzione radicale? Chissà se presto non inizino a regalarle con le confezioni dei cereali.
Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 Macchine-invendute-018
Quando un’automobile è lasciata inattiva, l’olio presente nelle parti interne del motore si deposita lentamente sul fondo della coppa dell’olio, iniziando un processo corrosivo che potrebbe danneggiare il motore stesso.
La corrosione a freddo, per esempio, avviene quando la condensazione fa estendere i cilindri e si inizia a formare la ruggine al loro interno. Il motore a quel punto s’ingolferà e avrà bisogna di assistenza meccanica per ripartire. Anche i pneumatici inizieranno a perdere aria e la batteria si sarà scaricata. La lista potrebbe continuare ancora.
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Maggiore è il tempo trascorso in rimessa peggiori saranno le conseguenze. Ma allora qual è la soluzione al problema?
Le case automobilistiche continuano a produrre nuovi modelli con le ultime tecnologie a bordo. Accade quindi che il consumatore finale preferisca comprare l’ultimo modello e non quello dell’anno precedente. Per i vecchi modelli a questo punto le alternative restano poche: essere smantellate e rottamate, riciclando le sue parti meccaniche.
Alcuni marchi hanno già spostato la produzione in Cina, General Motors e Cadillac né sono un esempio tra i tanti. Le macchine qui prodotte vengono poi caricate in containers e scaricati nei porti di tutto il mondo. Gli USA, per favorire la produzione interna, ne ha limitato l’importazione. La conseguenza immediata è che centinaia di migliaia di automobili americane nuove di fabbrica si trovano ora parcheggiate in China. Nessuno in Cina può permettersi di acquistarle e bisognerà attendere che l’economia mondiale migliori perché queste automobili vengano vendute… e potrebbe richiedere diverse generazioni.
 
http://www.vincelewis.net/unsoldcars.html
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Messaggio Da afam il Gio Giu 12, 2014 10:02 pm

Basta girare per Roma. Non esiste più un marciapiede senza una fila di macchine parcheggiate.

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Messaggio Da tessa il Ven Giu 13, 2014 10:43 pm

Caro Condor, non tutti i lavori sono utili, anche perchè non tutte le persone hanno  la capacita' di far parte dell'Accademia dei Lincei, e molti lavori si creano.
Ad es conosco persone  un po' fuori di testa e persone generose e abbienti che , dopo mia incessante preghiera, si sono inventate lavoretti tipo, Vai a imbucare queste lettere , con indirizzi inesistenti e con dentro fogli in bianco,...per avere la scusa di dare  loro uno stipendio. Hanno tirato avanti finchè la crisi economica non si è fatta piu' violenta, ma questi lavori inutili hanno aiutato alcune persone per molti anni. Anche assumere una seconda colf , dopo che si ha gia' una colf che lavora a perfezione, è dare un lavoro inutile, ma utile per chi ha bisogno di uno stipendio, tanto per farla sentire utile.
Quindi vi sono lavori utilissimi e lavori inutili che persone pietose e abbienti creano per i poveri.
Costruire automobili che stanno li' ad arrugginirsi è inutile ma da' lavoro e dignità a molte famiglie, altrimenti dovrebbero ritirare soldi di uno stipendio senza fare niente, litigherrebbero con la moglie, coi figli, meglio cosi'. Non so esattamente quanto guadagnino i proprietari.
Poi con delle presse si schiacciano tutte queste macchine inutili e con l'acciaio si costruiscono altre macchine inutiili, che poi si distruggeranno, e cosi' via,...
 Certo il posto per parcheggiare non c'e' piu', i garage sono pieni, i marciapiedi pure, pero' anche le famiglie devono vivere, si vede che molte persone se fabbricano auto non hanno avuto la forza e la capacita' di studiare, di guadagnare di piu', e' comunque un problema globale far diminuire il numero degli abitanti del pianeta,e come?
Volevo dirti,a proposito dei lavori inutili, che prima delle elezioni, avendo esaurito la scheda elettorale con i timbri , mi son recata all'EUR dove c'e' il nuovo ufficio elettorale, strutture mussoliniane, stanzoni giganteschi, in ogni stanzone un impiegato  che sta la' e lavora solo quando ci sono le elezioni, figurati, sono finita al 4' piano, stanzone immenso come tutto il Palasport o quasi, e c'era una sola impiegata che dormicchiava, dico voglio una nuova scheda elettorale, c'ero solo io, conclusione 4 piani, 4 impiegati che non fanno niente , ma solo sotto elezioni danno una nuova scheda, pero' hanno l'impressione di avere un lavoro, ci mantengono una famiglia, che fare? licenziarli? non lo so.
Grazie per tutte le informazioni
Grazie per le bellissime notizie che ci hai postato
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Messaggio Da MAD il Sab Giu 14, 2014 9:04 am

Quindi i costruttori di auto invendute lo farebbero per senso umanitario, per aiutare la gente, per tenere alta l'occupazione diciamo cosi' "assistenziale", sul modello della persona benestante che paga per far imbucare lettere in bianco ad indirizzi inesistenti, o che prende la seconda colf, che proprio non gli serve, ma che assume per puro spirito umanitario ?......  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 955920882 .

Ho qualche leggerissimo dubbio in proposito, ma trovo quanto meno singolare, oltre che surreale e romantico come i fidanzatini di Peynet, che si pensi alle aziende automobilistiche come filantropi che producono in piu' per macinare e riutilizzare le auto macinate .... al fine di aiutare scientemente i meno abbienti.

Penserei piu' a foto oggetto di taroccaggio, parcheggi del personale di grandi aziende asiatiche produttrici di elettrodomestici et similia barattati per parcheggio invenduto, parcheggi di terminalisti importatori in attesa di rotazione, distribuzione e smaltimento della merce arrivata, stessi parcheggi fotografati in varie date da varie angolazioni ecc...ecc....

Ma mai potrei pensare ad auto invendute che poi vengono macinate e che poi vengono riprodotte con gli stessi metalli riciclati solo per aiutare la disoccupazione ......E' chiaro che mi sbagliavo.  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 3697465373  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 3288108709

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Messaggio Da MAD il Sab Giu 14, 2014 2:16 pm

A proposito delle foto dei cimiteri delle auto ........

http://www.snopes.com/photos/automobiles/unsoldcars.asp

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Messaggio Da Epoch il Sab Giu 14, 2014 10:55 pm

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Messaggio Da tessa il Dom Giu 15, 2014 10:50 am

Caro Mad,ho detto che non so esattamente come vadano le cose con le auto invendute, ma se dovessero essere foto autentiche, non taroccate, allora a un certo punto si devono mettere sotto una pressa e distruggere. Non so cosa ci guadagnerebbero i proprietari, non so queste cose, ma se non le vendono nemmeno a un quinto del loro valore queste macchine prima o pioi devono essere distrutte.
Per quanto riguarda le colf inutili noi ne abbiamo tante, a casa mia , che è a v.Cavour e-io ora non sto li'-,  sono appena tre camere e due bagnetti ricavati da uno dai sapienti genitori architetti che volevano anche demolire i muri, togliere le luci, scolpire il buio , e che io ho fermato in tempo..., mia madre  4 volte a settimana accompagna anche lei le colf ( e che vanno sole, ci stanno tante cose), e prima ce ne va una e poi va un'altra,  poi anche a casa di mia madre va piu' di una colf, ed è gia' tutto lucido come uno specchio che se ci si scivola la' sopra su quei pavimenti, poi si sbatte il capino da qualche parte e si muore..., mia nonna ha una casa di campagna vicino a Genzano e per non sentire le mie lagne è circondata da colf, con mio nonno che le dice , ecco tua nipote, hai fatto una nipote scema..., poi qua dal mio compagno c'e' una casa di campagna con due colf e un giardiniere, d'altronde io non faccio niente, non cucino, non mangio, non bevo, non fumo, quindi servono cuoche, colf,... poi persone veramente ricche si sono adoperate con la storia delle buste con carta bianca da imbucare a indirizzi inesistenti, ( con tutti i contributi, per carita') etc, ah queste buste le preparavo io, poi le portavo al "padrone" e il povero andava dal padrone a prenderle e le imbucava, si sono sfamate due famiglie cosi'.
Cosa faranno i grandi industriali di Detroit con le auto non lo so, chiedo qui anche l'aiuto di Freg che è un esperto, ma ci sono moltissime persone che si muovono non solo perche' Gesu' ricompensera' chi è andato a trovare il carcerato e chi ha sfamato l'affamato ma anche perche' solo uno come Terenzio ha scritto : Homo sum, humani nil a me alienum puto.
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Messaggio Da Condor il Dom Giu 15, 2014 11:31 am

In effetti, la campana ha sempre avuto un suono con due tonalità (din-don).
E talvolta anche la notizia, contrariamente alla regola che ne vorrebbe una sola, nasconde due verità. Occorre solamente valutare con quale intento è stata riportata una notizia che, a prima lettura, può sembrare vera o falsa.
E' ovvio che chi vuole mettere in risalto la crisi delle vendite di auto, s'inventa anche delle immagini taroccate con surreali parcheggi, come alcune che si vedono nel post che ho pubblicato, ma chi vuole smentire che siamo entrati nel tunnel di una crisi che ormai perdura da quasi 15 anni, dovrebbe anche trovare una valida smentita per gli aeroporti utilizzati come parcheggio per auto invendute, e quelle degli aeroporti non sono immagini taroccate, ma reali e verificabili con Google Earth.
L'aeroporto nei pressi di San Pietroburgo, utilizzato come parcheggio di auto invendute, è quello di Kovalyovo (verificare con Google Earth) e le immagini sono aggiornate al 9 Giugno 2011; lasciare quelle auto ferme per due anni (facendo riferimento alla data -2009- dell'articolo del link proposto da MAD) sempre nello stesso luogo, dimostra che qualcosa non va, nell'economia mondiale.
Se le auto si vendono, bastano e superano i soli piazzali delle industrie produttrici, non si ricorre ad immense aree aeroportuali per colmare il vuoto di spazi mancanti a causa della chiusura di migliaia di concessionarie.
Una delle soluzioni per un'economia ed un pianeta più sostenibili, a mio avviso, è la riduzione dell'orario di lavoro, oltre alla riduzione di esorbitanti costi di alcuni beni e servizi; costi che, come spesso dimostrato, servono esclusivamente per straboccare i personali conti bancari di un manipolo di egoisti.
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Messaggio Da Condor il Dom Giu 15, 2014 11:53 am

Ho concluso il mio precedente intervento con: ... un manipolo di egoisti.
Vediamo qualcosa in merito.




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Messaggio Da MAD il Dom Giu 15, 2014 4:19 pm

tessa ha scritto:Caro Mad,ho detto che non so esattamente come vadano le cose con le auto invendute, ma se dovessero essere foto autentiche, non taroccate, allora a un certo punto si devono mettere sotto una pressa e distruggere. Non so cosa ci guadagnerebbero i proprietari, non so queste cose, ma se non le vendono nemmeno a un quinto del loro valore queste macchine prima o pioi devono essere distrutte.
Per quanto riguarda le colf inutili noi ne abbiamo tante, a casa mia , che è a v.Cavour e-io ora non sto li'-,  sono appena tre camere e due bagnetti ricavati da uno dai sapienti genitori architetti che volevano anche demolire i muri, togliere le luci, scolpire il buio , e che io ho fermato in tempo..., mia madre  4 volte a settimana accompagna anche lei le colf ( e che vanno sole, ci stanno tante cose), e prima ce ne va una e poi va un'altra,  poi anche a casa di mia madre va piu' di una colf, ed è gia' tutto lucido come uno specchio che se ci si scivola la' sopra su quei pavimenti, poi si sbatte il capino da qualche parte e si muore..., mia nonna ha una casa di campagna vicino a Genzano e per non sentire le mie lagne è circondata da colf, con mio nonno che le dice , ecco tua nipote, hai fatto una nipote scema..., poi qua dal mio compagno c'e' una casa di campagna con due colf e un giardiniere, d'altronde io non faccio niente, non cucino, non mangio, non bevo, non fumo, quindi servono cuoche, colf,... poi persone veramente ricche si sono adoperate con la storia delle buste con carta bianca da imbucare a indirizzi inesistenti, ( con tutti i contributi, per carita') etc, ah queste buste le preparavo io, poi le portavo al "padrone" e il povero andava dal padrone a prenderle e le imbucava, si sono sfamate due famiglie cosi'.
Cosa faranno i grandi industriali di Detroit con le auto non lo so, chiedo qui anche l'aiuto di Freg che è un esperto, ma ci sono moltissime persone che si muovono non solo perche' Gesu' ricompensera' chi è andato a trovare il carcerato e chi ha sfamato l'affamato ma anche perche' solo uno come Terenzio ha scritto : Homo sum, humani nil a me alienum puto.
Non entro nel merito delle colf utili, inutili, ridondanti o dispensabili che lavorano per te o per la tua famiglia. E nemmeno mi permetto di entrare nel dettaglio. Ritengo solo che, per mia piccolissima esperienza personale, la grande industria automobilistica non produca macchine per lasciarle invendute, e non ne produce di nuove con macchine vecchie da macinare sui piazzali, per il bene degli occupati.

La mia vita l'ho passata su tutti i continenti, esclusa l'Australia, a dirigere e/o organizzare e/o ottimizzare aziende di ogni tipo e di ogni dimensione (cavi telefonici, monouso per alimenti, pneumatici, tessile, costruzioni, impianti meccanici di sollevamento ecc...ecc...). Su 22 aziende per le quali ho lavorato, almeno 14 erano multinazionali con decine di migliaia di dipendenti e bilanci a 11 e/o 12 cifre in dollari.

Posso senza meno sostenere con un minimo di conoscenza indiretta, ma solo un minimo, che la produzione automobilistica produce su margini di utile medio-bassi, su investimenti medi e su costi fissi medio-alti.

Il che significa, ridotto all'osso, che mentre su una linea di profumi o di farmaci o di abbigliamento o di cosmetici posso permettermi di perdere senza battere ciglio un 50% del fatturato per qualsivoglia motivo, nel settore automobilistico una perdita del 3 % (occhio : dico perdita, non invenduto....) significa immediata contrazione dell'offerta, immediata redistribuzione dei carichi di lavoro ed immediata riduzione del personale.

Tutto il resto, e cioè aeroporti pieni di auto invendute che andrebbero macinate scientemente per non licenziare le persone .... appartengono ad una realtà industriale che non conosco.

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Messaggio Da Epoch il Lun Giu 16, 2014 10:17 am

Mi pare strano che ci siano tutte quelle auto invendute, anche perché oggigiorno le auto sono prodotte quasi su "ordinazione". I modelli chilometri "zero" non sono molti.

Tu vai dal concessionario, scegli colore, interni, accessori, motore, ecc... e aspetti 2-3 mesi.
A meno che in "rete" non ci sia per caso già un modello rispondente alle caratteristiche desiderate.
Poi un'auto, ancora da vendere, dopo due anni e stravecchia, che senso avrebbe tutta quella produzione, non sarebbero mai vendute e sarebbe una perdita grandissima?? Ed in'oltre mica le regalano le materie prime alle case automobilistiche!
Se Marchionne si lamenta che la 500E gli crea una perdita di 14.0000 euro a modello, dato che ne produce 1 ogni tanto, che la vende solo in California (scemo lui) e solo perché è obbligato, figurarsi se le case automobilistiche si mettono a produrre a vuoto!!
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Messaggio Da freg53 il Mar Giu 17, 2014 9:47 am

bellissime foto.non conosco il problema, ma penso che prima o poi qualche cosa succederà,i bilanci delle case automobilistiche a breve dovrebbero piangere e si avvereranno le profezie fatti anni fa,al mondo resteranno solo 4,5 produttori di auto.ma perché non le mandano in Sicilia,dove abbiamo il parco macchine più vecchio d'italia e dove il 50 per cento degli automobilisti non paga il bollo e l'assicurazione obbligatoria è solo un miraggio,la pagano solo il 70 per cento.
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Messaggio Da animalo il Mer Lug 23, 2014 2:23 pm

Notiziuole ufficiali di bankitalia.
Al 31/3/2014 il debito pubblico ammontava a 2120 miliardi di E ed il rapporto debito/pil a 135,6
al 30/5/2014 il debito pubblico ammontava a 2166 miliardi di E
bankitalia ad oggi avvalora la previsione di un incremento del pil 2014 di 0,2%
Nel migliore dei casi il rapporto debito/pil al 31/12 2014 sorpassa AMPIAMENTE il 140%
Prima ciliegina: il pagamento dei debiti della PA viene effettuato dalle banche dietro garanzia della cdp spa (quella dove affluiscono i risparmi dei poveri babbioti che li portano alla posta), uguale a soldi che escono dalle banche, e si parla di oltre TRENTA MILIARDI, ma che non si sa da dove rientrino (debito pubblico?)
Seconda ciliegina: fiat conclude accordo con renault per nuovo veicolo commerciale: il disegno verrà effettuato a torino, il veicolo sarà costruito dagli operai francesi negli stabilimenti francesi della renault.
Buona digestione.

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Messaggio Da MAD il Mer Lug 23, 2014 4:44 pm

Ormai è evidente da almeno tre anni che la ripresa, come scrivevo solo qualche mese fa, è solo uno specchietto per le allodole.
Sono sicuro che anche quando l'Italia sarà acquistata da Rumeni, tedeschi e Russi gli italiani ormai ridotti a servi della gleba, aspetteranno la ripresa dell'economia che prima o poi ........

Poi verranno i superesperti di economia, con il diploma di ragioniere, che spiegheranno che uscendo dall'euro ritorneremo alle caverne, alla caccia con la clava e all'età del bronzo .....

Niente da fare. L'italiano aspetta, come i tacchini, il giorno del ringraziamento. Per fortuna che questo film me l'ero immaginato esattamente con questo finale già nel 1965 .....  Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 2376990156

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Messaggio Da animalo il Lun Ago 11, 2014 6:05 am

Un noto economista italiano, Roberto Poli, con la sua squadra ha analizzato lo stato finanziario dei paesi europei: di seguito alcuni dati per riflettere.
Paese............. Interessi su debito pubblico pagati negli ultimi 20 anni..............Percentuale del pil
Spagna.........................386 miliardi.............................................................2,4%
Francia.........................870 miliardi..............................................................2,6%
Germania......................1058 miliardi.............................................................2,4%
Italia............................1650 miliardi..............................................................6%
La domanda che sorge spontanea è come siano state spese quelle cifre enormi che hanno dato luogo a siffatti, mostruosi interessi.
Forse nelle infrastrutture? Dal confronto con gli altri paesi si direbbe di no.
Forse nella sanità? Considerando che le liste di attesa per determinati esami arrivano a 180 gg e per certi interventi chirurgici superano i 3/4 mesi si direbbe di no.
Forse nella scuola e nell'istruzione pubblica? In questo caso l'unica risposta possibile è una "PERNACCHIA".

Questi sono i numeri inoppugnabili sui quali dovrebbe riflettere chi si aspetta che i cittadini di altri paesi intervengano a pagare questi debiti.

animalo

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Riflessioni sulla crisi economica. - Pagina 2 Empty Re: Riflessioni sulla crisi economica.

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