Esposito tra le matite

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Esposito tra le matite

Messaggio Da Mastro Titta il Lun Feb 10, 2014 8:49 pm

Come si chiamasse Esposito di nome non lo sapeva nessuno. Eppure tutti conoscevano quel singolare commesso che, nonostante il cognome, parlava un romanaccio tondo e greve e, soprattutto, aveva perso tre dita della mano destra per un lontanissimo incidente di lavoro. Accadimento questo che doveva aver ingenerato nel buon Esposito il vivo convincimento che il lavoro, qualsiasi lavoro, oltre ad essere faticoso fosse anche attività pericolosa. Da persona saggia e prudente, aveva dimenticato certi avventurismi della gioventù e da anni si impegnava con coraggio nel ben riuscito tentativo di fare il meno possibile.

Mastro Titta non era insensibile alla giovialità del suo commesso e, trovandolo persona gradevole e spiritosa, sin dal primo giorno gli aveva perdonato di buon grado la consapevolezza che non lo avrebbe giammai visto faticare per lui. Tuttavia era incuriosito dalla sua capacità di rendersi simpatico a tutto il personale e in particolar modo ai funzionari, che si sarebbero sollevati di sdegno se qualcuno avesse anche solo ipotizzato di rimuovere o trasferire il loro statico commesso. Dopo qualche settimana, non seppe resistere e chiese.

Perché Esposito mi è così simpatico? Giorgio, uno dei collaboratori più anziani dell’ufficio, sembrò sorpreso dalla domanda. “Perché è persona estremamente disponibile ..”. Mastro Titta fece un’espressione incredula. Ma se non lo vedeva mai far nulla … ”Quando arrivai in questo ufficio” continuò il funzionario “ mi assegnarono una stanzetta con una piccola scrivania, senza una sedia, senza un computer, senza neppure una lampada…chiesi allora al consegnatario, mi disse che ci sarebbero voluti mesi per ottenere tutto quello che mi occorreva..” E allora? “Allora venne da me Esposito e, capita la situazione, mi condusse con lui in soffitta, dove aveva collocato cinque grandi armadi a due ante. Li spalancò davanti ai miei occhi e da quei forzieri uscì tutto quello che mi serviva, portacenere e portafotografia compresi! Inutile dirti che, da quel giorno, non ho più avuto bisogno neppure di chiedere.”

Mastro Titta rimase per qualche secondo incredulo, poi scoppiò in una risata. “Ma cosa mi racconti? E’ evidente che è lo stesso Esposito che, invece di distribuire tutto il materiale assegnato, ne nasconde una gran parte e poi lo fa “riapparire” alla bisogna. Come fai a chiamare questa “disponibilità”? Giorgio fece una smorfia. “Vallo a raccontare al Direttore Generale e alle sue matite…” Cosa c’entravano le matite (che poi in tutto l’ufficio non se trovava una a pagarla oro ..) col Direttore Generale e col commesso Esposito? “Lo sai che il Direttore ama avere le sue matite tutte alte uguali nel portamatite? Peccato che le matite si consumino o spezzino e quindi è impossibile averle in ogni momento uguali, a meno che…” Ti prego, non me lo dire, disse Mastro Titta che già intuiva il seguito “…a meno che, qualcuno, con i cassetti pieni di matite, non provveda diligentemente a sostituirle ogni ora” E immagino che il Direttore gli sia grato…”Gratissimo. Due mesi fa, Esposito gli ha chiesto se poteva telefonare all’amministratore delegato di quella famosa ditta che lui conosce bene per chiedergli di assumere il figlio. Il direttore lo ha chiamato il giorno stesso e naturalmente il figlio di Esposito già lavora.” Per le matite? “Per le matite…”

Per qualche secondo calò il silenzio. Poi si sentì bussare alla porta e la sommessa voce del commesso Esposito che chiedeva permesso. I due funzionari scattorono in piedi, come soldati di fronte ad un eroe di guerra

 

 

 
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