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Messaggio Da Verci il Mar Gen 28, 2014 3:46 am

Electrolux, l'idea 'taglia-costi' dell'azienda: "Salari giù da 1.400 euro a 800". Sindacati furiosi. La proposta prevederebbe anche un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendali, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità.


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Venezia, 27 gennaio 2014 - Una riduzione di circa il 40% di stipendio per salvare i quattro stabilimenti italiani di Electrolux. E’ la proposta che l’azienda ha formulato oggi ai sindacati durante l’incontro che si è tenuto a Mestre (Venezia). Come riferiscono i metalmeccanici la proposta per evitare la chiusura delle fabbriche di Susegana, Porcia, Solaro e Forlì è quella di accettare un taglio dei salari dagli attuali 1.400 euro mensili a 700-800 euro, con una riduzione dell’orario a 6 ore. Se il piano non sarà accettato, avverte il gruppo svedese che produce elettrodomestici, sempre secondo quanto riferiscono fonti sindacali, l’azienda bloccherà gli investimenti previsti in Italia. La proposta prevederebbe anche un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendali, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità.

IL COSTO DEL LAVORO - Per far sopravvivere gli stabilimenti, secondo quanto si apprende dai sindacati, il gruppo svedese ha lavorato ad una proposta che punta a ridurre gli attuali 24 euro di costo orario di 3-5 euro medi, così da ridurre il gap con il costo del lavoro in Polonia, dove gli operai di Electrolux percepiscono 7 euro l’ora. Stando sempre a fonti sindacali, se il piano non dovesse essere accettato verrebbero bloccati gli investimenti che il gruppo avrebbe intenzione di fare in Italia. Per discutere la proposta sono state già convocate per domani assemblee dei lavoratori, ma contestualmente si profilerebbe anche uno sciopero delle maestranze.

SINDACATI FURIOSI - "Quello che temevamo è successo. Electrolux ha presentato un piano che è sostanzialmente irricevibile ed impedisce alla parte sindacale di proseguire il confronto con l’azienda. E’ inutile rivolgere al gruppo dirigente della multinazionale svedese dell’elettrodomestico altre valutazioni". Lo dichiara Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. "Da tempo - spiega - denunciavamo il rischio di desertificazioni industriali e le proposte di riorganizzazione ascoltate oggi a Mestre inducono il Paese a rischiare tale disastro se il governo non riesce ad avanzare un piano organico di azioni mirate per tutelare il settore manifatturiero".

"PARLEREMO CON LETTA" - "Ora andremo a parlare della nostra vicenda che è paradigmatica per l’intero Paese con il premier Enrico Letta": è il coro unanime dei sindacalisti. "Abbiamo atteso invano un confronto con il ministro per lo Sviluppo Flavio Zanonato che non c'è mai stato - hanno detto i delegati e le Rsu - ora andiamo direttamente da Letta perché Electrolux per sbarcare in Italia ha usato soldi degli italiani ed ora per guardare ad Est utilizza fondi Ue che in parte sono sempre nostri".

ZANONATO: "PROBLEMA COSTO DEL LAVORO" - I prodotti italiani nel campo dell’elettrodomestica "sono di ottima qualità ma risentono di costi produttivi che sono superiori a quelli dei nostri concorrenti", dice da parte sua il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato rispondendo ad una domanda sulla vicenda Electrolux a margine di un convegno alla Farnesina. Per il ministro bisogna quindi riuscire a "ridurre i costi di produzione, tra cui c'è il problema del costo del lavoro". Zanonato ha comunque assicurato che il governo è pronto a “dare una mano a questo comparto strategico per la nostra industria".

SALVINI: COME SCHIAVI  - ‘’Ormai siamo al ricatto. La multinazionale Electrolux , per non licenziare, propone di abbassare gli stipendi degli operai da 1.400 euro a 800 euro al mese, tagliando premi, pause, festivi e anzianità. Vergogna! Non lavoratori ma schiavi. A questo ci hanno portato l’Unione Sovietica Europea e l’Euro: per loro, si vive o si crepa nel nome del Mercato e del Profitto. Io non mi rassegno: siamo uomini, non numeri’’. Lo scrive in un post su Facebook il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.

SERRACCHIANI: LETTA E ZANONATO NON RESTINO INERTI  -  “Letta e Zanonato ci convochino immediatamente per valutare assieme le proposte da rilanciare alla multinazionale: il governo non faccia il notaio della volontà svedese”. Lo afferma la presidente della Regione Deborah Serracchiani. “E’ inaccettabile che il governo assista inerte mentre accade proprio quello che si temeva e che noi abbiamo denunciato, ma si sappia che per il Friuli Venezia Giulia la chiusura dello stabilimento di Torcia è una prospettiva che non prendiamo in considerazione”, ha assicurato. “Noi non ci rassegniamo alla rappresentazione di un copione già scritto - ha proseguito Serracchiani - e per questo chiediamo che il governo si decida a muoversi, cosa che finora non ha fatto. LaRegione ha fatto proposte serie e concrete per rilanciare la produzione industriale, su cui si può aprire un confronto, purché ve ne sia la volontà”. “Ai lavoratori e al futuro industriale delle nostre terre dobbiamo risposte e noi abbiamo dimostrato di avere qualcosa da dire e da fare: è ora che anche il governo finalmente parli e faccia quello che deve”, ha concluso.

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Messaggio Da Epoch il Mar Gen 28, 2014 9:59 am

Mah, è sempre peggio. La frutta l'abbiamo passata da un po'.
Poveri Italiani.
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Messaggio Da Mastro Titta il Mar Gen 28, 2014 8:27 pm

Non riesco tuttavia a comprendere cosa possa fare il governo. I governi nazionali, piaccia o non piaccia, non contano quasi più nulla in Europa e ormai non risulta più possibile "condizionare" gli investitori stranieri in alcun modo. Ancor meno, data la situazione economica, si può ipotizzare di subentrare con denaro pubblico al taglio di salari paventato; al massimo ci sarà un po' di cassa integrazione.
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Messaggio Da Epoch il Mer Gen 29, 2014 2:20 pm

Se taglio degli stipendi sarà, speriamo almeno che sia più modesto, perché anche solo un 10% su uno stipendio basso è una mazzata.
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Messaggio Da Verci il Gio Gen 30, 2014 7:15 am

La posizione della Electrolux sembra chiara e si riassume in quello che ha tutta la parvenza di un diktat: "prendere o lasciare!". Chiaramente inaccettabile per i lavoratori, troppo sbrigativa per l'impresa che pone condizioni rigide e lontane da qualsiasi possibile mediazione, avendo a cuore solamente il basso costo della manodopera. 

Sembra comunque che, da una sorta di comitato ristretto composto da politici ed imprenditori (fra cui Treu ed Illy) sia stata formulata una proposta in base alla quale i lavoratori rinuncerebbero ai premi di risultato, agli scatti di anzianità e a una serie di altri aumenti automatici, accettando una maggiore flessibilità riguardo agli straordinari, ai giorni festivi e alle mansioni da svolgere. In cambio l’azienda offrirebbe contributi sul carrello della spesa, buoni scuola, assistenza agli anziani, asili nido e ulteriori forme di welfare integrativo. Attraverso questa soluzione, il costo del lavoro per unità di prodotto (chiamato con l'acronimo CLUP) si abbasserebbe del 20%.

Come andrà a finire? Il rischio per i lavoratori è che una soluzione  di questo genere diventi un modello catalizzante che trovi subito rapida espansione nelle fabbriche, sotto la minaccia del trasferimento degli impianti e dell'attività nell'est europeo. Dall'altra parte sta la necessità di salvaguardare l'occupazione e, con essa, i redditi delle famiglie. I sindacati, FIOM in testa, non sembrano assolutamente entusiasti, ma qualcosa si dovrà pur fare. Se il Governo non riesce (perchè chiaramente è impossibilitato a farlo) a diminuire le tassazioni sulle imprese, il costo del lavoro dovrà trasferirsi sulle spalle dei lavoratori. Con le conseguenze e i rischi che ben possiamo immaginare.

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Messaggio Da Epoch il Gio Gen 30, 2014 6:05 pm

Verci ha scritto:
Come andrà a finire? Il rischio per i lavoratori è che una soluzione  di questo genere diventi un modello catalizzante che trovi subito rapida espansione nelle fabbriche, sotto la minaccia del trasferimento degli impianti e dell'attività nell'est europeo. Dall'altra parte sta la necessità di salvaguardare l'occupazione e, con essa, i redditi delle famiglie. I sindacati, FIOM in testa, non sembrano assolutamente entusiasti, ma qualcosa si dovrà pur fare. Se il Governo non riesce (perchè chiaramente è impossibilitato a farlo) a diminuire le tassazioni sulle imprese, il costo del lavoro dovrà trasferirsi sulle spalle dei lavoratori. Con le conseguenze e i rischi che ben possiamo immaginare.

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Messaggio Da cciappas il Lun Mar 10, 2014 3:58 pm

per bloccare le delocalizzazioni basta proibire le vendite di quei prodotti in italia.
chi non da lavoro in italia non deve poter vendere.
se si lasciano le cose come stanno si danneggiano i lavoratori, ma anche le aziende meno avide che nonostante tutto non delocalizzano.

cciappas

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Messaggio Da animalo il Mar Mar 11, 2014 10:30 am

Signor Verci, mi permetto di dissentire. Come ormai è stato dimostrato, il comportamento della Electrolux era tattico e non strategico. Per quanto riguarda l' industria del bianco (elettrodomestici) la produttività in italia (che non riguarda SOLO il costo del lavoro, ma il discorso si allungherebbe troppo) è troppo bassa per produrre e vendere a prezzi concorrenziali prodotti a basso valore aggiunto.
Semplicemente, per motivi organizzativi e gestionali, electrolux ha operato al fine di ottenere agevolazioni statali sul costo del lavoro; prevedo che almeno uno degli stabilimenti sarà chiuso nel giro di 24 mesi.

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Messaggio Da Verci il Mar Mar 11, 2014 11:25 am

Egregio lo-anima, dissentire a posteriori, ovvero quando si è saputo in un secondo momento quali erano le vere intenzioni di quela provocatoria proposta, è un tantino troppo facile.  Comincia con l'Electrolux la rivoluzione del lavoro..... 955920882 

Comunque vedremo quali saranno gli effetti delle ancora agognate agevolazioni statali per ridurre il costo del lavoro. Come afferma Roberto Napoletano in un articolo di oggi sul Sole 24 ore diretto a Renzi (e di cui riporto il link), se si vogliono cambiare in profondità e non inseguire effimeri consensi elettorali è importante destinare i 10 miliardi recuperati con una seria spending review per l'oggi e per il futuro (le coperture non strutturali devono essere solo transitorie) interamente alla riduzione dell'Irap. 

Anzichè, aggiungo io (ma era sottinteso) destinare agli sgravi dell'Irpef gli stipendi medio bassi, ovvero a quella riduzione delle  tasse da tanti promessa, ma da nessuno mai mantenuta.  

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Messaggio Da Epoch il Mar Mar 11, 2014 5:49 pm

Però bisognerebbe anche fare in modo che i dipendenti possano essere contabilizzati come costi, in effetti, lo dico da dipendente lo sono. Come lo è l'energia elettrica, il gas, ecc...
Invece in questo modo si favoriscono le agenzie interinali, che prestano mamodopera a "fattura". In questo modo un dipendente è scaricabile.

In tutti i sensi....  Comincia con l'Electrolux la rivoluzione del lavoro..... 3288108709 
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Messaggio Da animalo il Mar Mar 11, 2014 7:06 pm

Signor Verci, la linea della electrolux segue quella della indesit che intendeva delocalizzare, e lo farà, le produzioni a minor valore aggiunto in turchia, supplendo alla carenza di carico produttivo con l'intervento statale tramite cig e simili.
Signor Verci, ormai avrà letto che gli sgravi fiscali sono destinati alle famiglie: è indubbio che vi sarà un incremento del pil, ma come contropartita, a mio modesto avviso, vi sarà un peggioramento della bilancia commerciale, in quanto i consumi saranno in larga misura rivolti a prodotti di importazione, senza incidere pertanto, se non in misura trascurabile, sul livello della disoccupazione.

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