Burocrazia e poca democrazia, l'Europa sembra l'Urss

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Messaggio Da Condor il Dom Gen 12, 2014 11:58 pm

Burocrazia e poca democrazia, l’Europa sembra l’Urss

Riflettere sul modello di governance della Ue, comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles non significa avvallare posizioni euroscettiche. Ma come scriveva Vladimir Bukovskij, ex dissidente sovietico, scrittore e studioso, l’Europa di oggi e l’Unione sovietica di ieri hanno in comune l’eccesso di burocrazia e il deficit di democrazia dei processi decisionali, in mano a commissari «che nessuno ha eletto, ma che si eleggono da sé, come un tempo avveniva al Politburo».


Massimiliano Di Pasquale
15/01/2012


Burocrazia e poca democrazia, l'Europa sembra l'Urss Europa_ombre

Nonostante “i compiti a casa” siano stati eseguiti con rigore e serietà dal governo dei professori di Mario Monti – l’ha riconosciuto qualche giorno fa anche la cancelleria Angela Merkel – lo spread sui titoli di stato italiani, che pur ha registrato qualche flessione, continua a essere molto alto. 
Non è facile individuare le ragioni dell’eccessivo differenziale tra i titoli del nostro debito e quello tedesco. Tuttavia può essere interessante azzardare alcune ipotesi. La prima è che la manovra “lacrime e sangue” voluta dal premier italiano, ancorché lodata in Europa da Merkel e Sarkozy, non abbia sgomberato il campo completamente dallo scetticismo che circonda l’Italia, paese caratterizzato storicamente da spesa facile, scarsa propensione all’innovazione, politiche di welfare conservatrici. Questo tipo di considerazione ci porta dritto a un secondo ordine di motivazioni e a una lettura, se non alternativa, complementare a quella sopracitata. Ovvero che la crisi europea, che colpisce con maggiore intensità i paesi con il debito pubblico più elevato, non è solo di natura economica ma anche politica e investe il modello stesso di governance dell’Unione.
Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con i temi economici sa che è impossibile governare una moneta unica senza una banca centrale che funge da prestatore di ultima istanza. In altri termini, finché i poteri della Bce saranno limitati, l’euro andrà incontro inevitabilmente a speculazioni di carattere finanziario e che questo possa riguardare titoli di stato francese, greci o italiani è questione di poco conto.
Riflettere sul modello di governance della Ue, comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles non significa avvallare posizioni euroscettiche, al contrario può rivelarsi utile esercizio per riorientare la road map di un’Unione europea, oggi quanto mai fragile, evitando il collasso politico-economico dell’intera costruzione comunitaria.
Vladimir Bukovskij, ex dissidente sovietico, che oggi vive e lavora a Cambridge, in un saggio di qualche anno fa intitolato EURSS. Unione Europea delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (Spirali Edizioni), sottolineava come l’Unione Europea assomigliasse a «una variante raddolcita dell’Unione Sovietica». Tale affermazione, lungi dall’essere una boutade polemica, veniva supportata dalle evidenze empiriche relative all’eccesso di burocrazia e al deficit di democrazia di processi decisionali presi da commissari «che nessuno ha eletto, ma che si eleggono da sé, come un tempo avveniva al Politburo» e da una lucida analisi storica sulla genesi dell’Unione Europea.
Il saggio, scritto a quattro mani con Pavel Stroilov, ricercatore presso il Centro Memorial di Mosca, avvalendosi di un’ampia documentazione proveniente dall’Archivio della Fondazione Gorbaciov e del Comitato Centrale del Pcus, prende le mosse da una data storica memorabile, eppure sconosciuta ai più, il 26 marzo 1987. Quel giorno il Politburo del Cc del Pcus decise per gli anni a venire la politica dell’Urss nell’Europa Occidentale. «Gorbaciov – scrivono i due autori – sintetizzò tale politica con brevità e chiarezza, come un ordine di combattimento: Strangolare abbracciando».
Il progetto, che di lì a poco verrà conosciuto dal mondo intero come Casa Comune Europea, altro non era che l’estremo tentativo da parte dei dirigenti sovietici di mettere al sicuro i confini occidentali dell’impero, visto che gli altri regimi comunisti europei stavano già fraternizzando con l’Occidente, attraverso un abbraccio soffocante con il Vecchio Continente.
Gli incontri dei mesi successivi tra Gorbaciov e i leader dei principali partiti comunisti e socialisti europei, Natta, Mitterrand, Gonzales, Brandt, riportati nel saggio di Bukovskij e Stroilov, evidenziano come l’idea di un’Europa socialista saldamente legata all’Urss trovasse ampio consenso in vari settori della sinistra. Piaceva molto non solo al comunista Natta ma anche al socialista Mitterrand desideroso di affrancare l’Europa dalla Nato e dall’influenza statunitense.
Il crollo dell’Unione Sovietica, un evento che nemmeno i cremlinologi più esperti seppero prevedere, mandò in frantumi una metà dell’edificio europeo, ma non riuscì a impedire che la Ue nascesse avendo come riferimento ideale un’Europa socialista e un impianto istituzionale burocratico, verticistico, dirigista, privo di organi veramente rappresentativi.
Vaclav Havel, che fu uno dei primi ad accorgersi di questa stortura, in tempi recenti si era adoperato affinché la Ue avesse come partner privilegiato gli Stati Uniti anziché la Russia. Forse temeva che la Federazione Russa di Putin, degna erede dell’Urss, potesse riesumare l’idea dell’abbraccio mortale attraverso l’arma energetica del gas.

http://www.linkiesta.it/ue-russia
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Messaggio Da ART- il Gio Gen 23, 2014 9:36 pm

Condor ha scritto:

Riflettere sul modello di governance della Ue, comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles non significa avvallare posizioni euroscettiche.

Su questo concordiamo al 100%...

Condor ha scritto:Ma come scriveva Vladimir Bukovskij, ex dissidente sovietico, scrittore e studioso, l’Europa di oggi e l’Unione sovietica di ieri hanno in comune l’eccesso di burocrazia e il deficit di democrazia dei processi decisionali, in mano a commissari «che nessuno ha eletto, ma che si eleggono da sé, come un tempo avveniva al Politburo».

... qui invece non ci siamo, perchè per "riflettere sul modello di governance della Ue" e "comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles" ["Bruxelles" cosa, chi? La vaghezza è la principale nemica di un discorso serio] bisogna prima di tutto sapere di cosa si sta parlando e non uscirsene con xxxxxxx totali come queste.

Qualche altra considerazione:

Condor ha scritto:
Il crollo dell’Unione Sovietica, un evento che nemmeno i cremlinologi più esperti seppero prevedere, mandò in frantumi una metà dell’edificio europeo, ma non riuscì a impedire che la Ue nascesse avendo come riferimento ideale un’Europa socialista e un impianto istituzionale burocratico, verticistico, dirigista, privo di organi veramente rappresentativi.
Vaclav Havel, che fu uno dei primi ad accorgersi di questa stortura, in tempi recenti si era adoperato affinché la Ue avesse come partner privilegiato gli Stati Uniti anziché la Russia.
A parte che l'affermazione secondo cui la UE avrebbe fatto "riferimento ideale a un'Europa socialista" è così vaga da essere relativa, c'è scritto nero su bianco nel suo statuto che chi vuole entrare a farne parte dev'essere un paese con regime di libero mercato. Ha un impianto istituzionale da comunità di stati indipendenti (con un vertice ben definito composto dai governanti dei suoi stati, eletti, coadiuvato dalla commissione messa in carica da loro e da un parlamento eletto) e non ha mai avuto o pensato di avere la Russia come "partner privilegiato" (c'è viva e vegeta la NATO ed ora anche tanto di discussioni per l'eventuale formazione di un'area di libero scambio con gli USA).



Abbiamo bisogno di ben altro che queste boutade se vogliamo discutere seriamente d'Europa...
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Messaggio Da Erasmus il Sab Gen 25, 2014 3:24 am

Caro Condor. è la seconda volta che dai credito alla fesseria che in UE governano commissari che non ha eletto nessuno. Le tue fonti (prima il giornalista Paolo Barnard, ora il dissidente sovietico Vladimir Bukovskij) non meritano la mia fiducia!
Lasciamo perdere Bukovskij, per carità! Il suo libro anti–europeista del 2007 (URSS-EURSS ovvero il complotto dei rossi, Spirali, 2007, pp. 117. ISBN 978-88-7770-799-4) era il cavallo di Battaglia dei leghisti. Il paragonare l'UE all'URSS come strutture  politiche simili ... "a me me pare 'na strunzata"
Vedi Condor: Bukoskij vende libri perché è un "personaggio". La sua fama è dovuta a decenni di battaglie anticomuniste (in patria prima e ... in libertà poi – da Cambridge, appunto –). Ma di "comunitarismo europeo" Bukovskij è un perfetto ignorante! E il fatto che tra gli innumerevoli leader nazionali che si sono imnpegnati nella ricerca sulla "governance" de'UE Bukovskij scelga per campione Vaclav Havel ne è una conferma.
 [Havel è stato l'ultimo presidente della Cecoslovacchia e il primo presidente della Repubblica Cèca. E' uscito dalla politica prima che la Repubblica Cèca entrasse nell'UE. Mi risulta pure che era un fanatico filo-americano, tanto da impegnarsi allo spasimno per l'ingresso della Cekia nella Nato, tanto da invitare il segretario di stato degli USA Madeleine Albright – di origini cèche – a candidarsi alla presidenza della Repubblica Cèca, tanto da invocare con urgenza l'intervento armato nella ex Iugoslava e favi partecipare in prima fila il proprio stato. Havel – a differenza del suo successore Vaclav Klauss – ha tutto il mio rispetto: come attore, come impegnato per i diritti e per lle libertà fondamentali prima del crollo del blocco sovietico, ecc. Ma come politico, secondo me non vale una cicca!|

Caro Condor: i Commissari (membri della Commissione Europea) sono – attualmente – designati dai governi degli stati membri. E tu lo sai bene!
[Ogni governo ne designa uno (essendoci un commissario per ogni stato-membro) ... e benché con l'obbligo esplicito, se eletti, di essere assolutamente indipendenti dal governo del loro paese]. Poi, per essere eletti, devono avere il favore unanime di tutti i governi dell'UE. R non basta: devono anche essere graditi alla maggioranza assoluta del Parlamento Europeo. [Il PE esamina uno per uno i commissari e può bocciare la candidatura del singolo come anche l'intera Commissione]. Siccome il loro compito assomiglia più a qeullo di un ministro che di un parlamentare, non capisco  questa insistenza sul fatto che non sarebbero eletti da nessuno, Addirittura che si auto eleggono come i membri – ai tempi dell'URSS – del Politburo! Eh no, eh!.Il Politburo (= Uffico politico) era un organo del partito (unico)- Di burocratico aveva molto poco! E decideva sulla testa non solo dei russi, ma addirittura degli organi ufficiali istituzionali.
Col che non son qua ad elogiare le strutture istituzionali dell'UE. Se c'è qualcuno che le critica in profondità,. questo è l'insieme dei movimenti federalisti europei. 
Ma criticare davvero (evidenziandone le lacune, le impotenze, gli errori anche sul piano delle singole azioni, cioà proprio a  livello esecutivo) è un conto. Paragonare l'UE all'URSS è un altro!  L'URSS era un gigante politico, in tutti i sensi [sia all'interno, dove in pratica la Russia storica – ben più piccola di quella che ora arriva a Vladivostok – era  di fatto egemone (e a sua volta totalmente in mano ad una "casta" lobbistica – basti pensare che i tesserrati del  PCUS  non poteva superare il 7%  della popolazione – , siia all'esterno, in gradio di contendere la supremazia mondiale agli USA]. L'UE, invece, politicamente è una nullità! All'interno la massima preoccupazione è quella di mantenere la sovranitò dei singoli stati-membri. All'esterno ... non c'è proprio! 
[Ogni stato membro mantiene la propria politica estera. Per esempio, quando Cameron e Sarkozy decisero di attaccare la Libia, organizzarono una conferenza ad hoc aa Londra alla quale furono invitati tutti i governi ...e addirittura anche Ban Ki–moon. Ma l'alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton non fu invitato!. E in effetti,  cosa sarebbe andata a fare in quella conferenza che doveva in cui si doveva apirechi ci stava e chi no a bombardare la Libia a partire da quella stessa sera?]
E sono stufo anche del continuo riferimento alla burocrazia di Bruxelles!  Ho già detto un sacco di volte che gli impiegati dell'intera UE sono in numero minore di quello degli impiegati di un grande comune (come Milano) e decisamente minore  degli impiegati comunali del comune di Roma!
L'inefficienza (e anche, quando per caso l'efficienza c'è,  le mosse sbagliate) derivano da una causa ben precisa: la formale intatta sovranità degli stati membri. Ci vuol tanto a capire che fin che questa formale sovranità perdura è molto più probabile il non concordare, il girare attorno ai problemi, e certe volte addirittura  ..."tot capita tot sententiae"?
L'UE di socialista nel senso del socialismo di stile sovietico non ha proprio nulla. Il "complotto dei rossi" è un'invenzione alla quale non credono nemmeno Bukovskij e il suo socio co-autore. 
Da una parte i complottisti che denunciano i segreti complotti dell'alta finanza; dall'altra ecco l'idiozia che l'UE sarebbe voluta dagli ex tavarish nostalgici dell'URSS. 
Continuiamo così e invece di riformare l'UE dandole i poteri che non ha e di cui abbisogna non faremo altro che accrescere l'euroscetticismo e accelerare la disgregazione di quel minimo di buono che ancora l'UE possiede.
Se non si fa quel salto di qualità che tu sai (passaggio da sistema confederale a sistema federale) ... criticare quel che c'è  è fin troppo facile: ma anche inutile, anzi dannoso, se manca di effettive proposte in direzione dell'unità politica.


Ciao a tutti
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Messaggio Da Epoch il Mar Gen 28, 2014 9:49 am

Quoto Erasmus! Al 100%.
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Messaggio Da Condor il Lun Feb 03, 2014 12:54 am

Carissimo Erasmus,
dallo scritto proposto a oggetto di discussione, estrapolo un periodo, per me, molto importante:

Riflettere sul modello di governance della Ue, comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles non significa avallare posizioni euroscettiche, al contrario può rivelarsi utile esercizio per riorientare la road map di un’Unione europea, oggi quanto mai fragile, evitando il collasso politico-economico dell’intera costruzione comunitaria.

Immagino che questo non ti dica niente, ma a me dice tanto.
Vedi, caro Erasmus, probabilmente sarà l'educazione che ho ricevuto fin da piccolo, non tanto in casa dai miei genitori, ma dagli insegnamenti scolastici in scuole non italiane, che mi pone spesso in una condizione - a volte poco apprezzata - di mettere in risalto le negatività di qualcosa, al fine di perseguire sempre, ove possibile, l'eccellenza.
Ciò che va migliorato in qualunque cosa ci corcondi, e qui converrai con me, sono le situazioni negative che nel tempo possono compromettere l'intero lavoro, anche di generazioni.
E se non mettiamo in evidenza le negatività, anzi si tenta più a nasconderle, come si può pretendere di migliorare un sistema complesso come la costituzione di una unione di stati come noi la desideriamo?
In conclusione al tuo intervento, scrivi:

...
criticare quel che c'è  è fin troppo facile: ma anche inutile, anzi dannoso, se manca di effettive proposte in direzione dell'unità politica.

Non penso che manchino effettive proposte in direzione dell'unità politica. Le proposte sono state pensate ed espletate da almeno cinquant'anni; nel senso che occorre instaurare quell'unità politica dove i capi di governo non debbano dar conto del proprio operato esclusivamente al proprio popolo, ma all'intero popolo Europeo. Però ancora nessuno ascolta, si continua a produrre trattati con la valenza di un atto Costituzionale, e si continua ad agire con intenti discutibilmente egemonici - da parte di qualcuno-
Ma ti pare normale?
Il problema è la mancanza di ascolto da parte del Consiglio, della Commissione, del Parlamento Europeo, ormai non so più chi debba ascoltare le nostre richieste.
Forse mettere a nudo le cose che non vanno, alimentare in modo controllato un pizzico di euroscetticismo, è la soluzione migliore affinché chi di dovere, finalmente ascolti; credo che in questo senso qualcosa si stia muovendo.

Un cordiale saluto, carissimo Erasmus.



––––––––––––––––––– Intrusione di Erasmus––––––––––
Ho cancellato la lunga citazione ritenendola superflua.
Il testo citato sta infatti appena sopra questa risposta.
Il moderatore  Erasmus
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Messaggio Da Erasmus il Mar Feb 04, 2014 4:49 pm

Caro Condor ... evitiamo che il nostro sia un dialogo tra sordi! Se no continuiamo a ripeterci senza mai capirci.
Condor ha scritto: Riflettere sul modello di governance della Ue, comprendere gli errori finora commessi da Bruxelles non significa avallare posizioni euroscettiche, al contrario può rivelarsi utile esercizio per riorientare la road map di un’Unione europea, oggi quanto mai fragile, evitando il collasso politico-economico dell’intera costruzione comunitaria.
Perfettamente d'accordo [mi pare ... lapalissiano] sul brano che lascio nella citazione.
Ciò su cui non sono d'accordo (e mi pareva che fosse evidente) è l'appoggiare queste riflessioni alle fesserie sciorinate da personaggi come Vladimir Bukovskij.
Insomma: se nel leggere un brano vi riconosco un sacco di cose che non mi vanno affatto, è difficile che non mi venga il rifiuto del brano stesso e una qualche diffidenza per l'autore.
In particolare, del fatto che comanda Bruxelles (come se fosse la capitale di una potenza straniera dominatrice), che i Commissari non sono eletti da nessuno (ma – dice Bokovskij – addirittura da se stessi), che comanda una iperburocrazia ... e simili amenità, confesso che sono stufo di leggerle!
Tante volte ho risposto dicendo: «Ai fantasmi non ci credo, I fantasmi non esistono!»


Ma la cosa più importante (che si legge anche tra le righe dei commenti di ART) è che queste critiche sono sterili.
Tu dici: «Le proposte sono state fatte e ripetute per mezzo secolo». Certo! Ma non certo dai vari Bukovskij di turno!
Vedi che allora si torna all'origine della questione.
Le inefficienze, le mosse sbagliate (e, più spesso, la mancanza di vere azioni) non ha senso considerarle isolate, a sé stanti! Sono tutte conseguenza della mancanza di unità politica.
Se non si focalizza questo concetto (che tu, ART ed io abbiamo sempre presente), e si trattano le cose sbagliate come se fossero indipendenti una dall'altra e da ciò di cui invece sono conseguenza, le critiche oltre che sterili diventano dannose, alimentano l'euroscetticismo ... e si riducono in fondo a disinformazione. 
 [Non per nulla diventano il cavallo di battaglia degli euro-fobi.]


E ci va ancora bene perché, in fondo, sono ancora molti gli interessi comuni dei governi europei. Ma ogni divergenza di interessi porta inesorabilmente alla divergenza in sede di Consiglio (e quindi all'impasse nelle decisioni-azioni, o al compromesso al ribasso). Non mi stupirei se (come praticamente è già successo tra il 2002 e il 2003)  si arrivasse alla totale impasse perché ... quot capita tot sententiae.


Ciao Condor.
Ciao a tutti.
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Messaggio Da Mastro Titta il Mar Feb 04, 2014 9:15 pm

Caro Erasmus, mi hai convinto. E francamente non comprendo perché non si lascino convincere anche i sindacati italiani! Devi infatti sapere che i nostri sindacalisti (tra le cui fila si annidano evidentemente numerosi eurofobici) non accettano l'idea che una grande impresa europea (un tempo i nazionalisti avrebbero detto "svedese") voglia trasferire una sua fabbrica da un territorio (che un tempo i nazionalisti avrebbero chiamato Italia) ad un altro territorio europeo (che un tempo, sempre questi anacronistici di nazionalisti avrebbero chiamato Polonia). Che differenza fa? Europei sono i polacchi, europei sono gli italiani. Perché protestano, questi provinciali? Perché a Torino hanno storto il naso quando la Fiat (ora FCA) si è trasferita in Olanda? Non sono europei gli olandesi? Non siamo tutti la stessa cosa?
Tu mi hai convinto, caro Erasmus, ma sono questi signori che scrivono sui giornali e che protestano nelle strade che non capiscono. Non vogliono che gli imprenditori "delocalizzino" nella Repubblica Ceca o in Romania, abbandonando quei territori meridionali della nostra amata Europa che un tempo i nazionalisti avrebbero chiamato "Italia". Che importa, dico io. Siamo tutti europei! L'importante è che aumenti l'occupazione complessiva in Europa, non è necessario che accada anche in quelle province meridionali, che un tempo...insomma...hai capito.
Ma questa gente non capisce, caro Erasmus, non capirà mai. Bisogna avere pazienza.
Mastro Titta
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Messaggio Da Erasmus il Ven Feb 07, 2014 2:20 am

Mastro Titta ha scritto:Caro Erasmus, mi hai convinto. ...
Caro amico Mastro–Titta, la tua ironia (o sarcasmo che sia) mi sconcerta!
Ma non perché mi senta imbarazzato da queste tue ... osservazioni (a me rivolte, a me in prima persona), bensì per il fatto che, nonostante che tu mi conosca da oltre un decennio, evidentemente stai facendo un po' di confusione a riguardo delle mie posizioni (di federalista europeo).
Se di ironia si tratta ... non la trovo ridicola.
Se si tratta di sarcasmo, ... guarda che mi metti in bocca parole che io non direi mai (e concetti nella testa che non penserei mai).
Ti rifiuti di andare al fondo della questione.

 L'Unione deve essere politica, se no unione sostanziale non sarà mai.
Ma ... la Storia ha avuto (ed ha) i suoi tempi!
L'Unione Politica doveva anticipare il "Mercato Unico", doveva anticipare l'unione monetaria, doveva sottrarre la "sovranità totale" agli stati nazionali prima di tutto quel che è successo a partire dalla nascita della CEE e dell'Euratom!
Soprattutto l'Unione Politica (leggera fin che vuoi, ma effettivamente federale su alcuni punti fondamentali riguardanti le competenze "statuali") doveva nascere  prima di qualsiasi ulteriore allargamento (a paesi che hanno chiesto di entrare per interessi del tutto diversi da quelli che si percepiscono nella "Dichiarazione Schuman" che pure è universalmente considerata l'atto di nascita – o meglio: di concepimento, restando nella metafora biologica – dell'Europa unita.

Tu che sei abbastanza anziano da ricordare, tu che conosci bene Altiero Spinelli, ti ricordi l'opposizione totale di Spinelli a quei trattati (passati allora globalmente come MEC)?
Allora i federalisti riassumevano il senso della loro opposizione alla CEE (così come era, e di fatto un arretramento rispetto alla CECA), contrapponendo il metodo "istituzionale" al "funzionalismo".

Ma ... i federalisti hanno perso quella battaglia! 
Il MFE ha pagato duramente la sconfitta precipitando da oltre diecimila iscritti a meno di tremila in qualche anno.
Spinelli stesso lasciò il MFE. E se non ci fossero stati un Albertini e pochi altri "duri", il MFE si sarebbe estinto (come si sono estinti tanti movimenti e partiti).
Di quella sconfitta Spinelli scrisse in seguito: «Ai federalisti non restava che l'amara soddisfazione di aver fatto il loro dovere.». 

La Storia ha i suoi corsi. E Spinelli (come implicitamente riconobbe in seguito) ... aveva troppa fretta!
Se dunque la CEE fosse rimasta quella dei Sei, quando i problemi si fossero accavallati (come è successo, per esempio, in vista del crollo del sistema sovietico, con la prospettiva dell'unificazione delle due Germanie, con il pressare alle porte della CEE di decine di nuovi stati eterogenei (da Malta e Cipro [e pure Turchia] a repubbliche baltiche ex-sovietiche), con tutta probabilità il salto di qualità in direzione federale sarebbe avvenuto: per lo meno la probabilità che accadesse allora era enormemente maggiore di quella che accada ora.

Quante volte ho ripetuto che il "peccato originale" della CEE/UE è stato proprio l'apertura alla Gran Bretagna!
[Ma non meno anti-federalista era la Danimarca, meno pericolosa per il futuro della CEE solo perché di peso ben minore dell'U.K].
Ho già trascritto in altro thread un passo tratto da quel libello che si intitola «Federalismo ed Unione Europea», (edito nella primavera del 1994), ma in realtà scritto nel 1992. 
Ma tu, Mastro-Titta, pare che non ci abbia fatto caso!

Ti prego, per favore, di leggerlo attentamente, perché se no ... rischiamo ancora un  dialogo tra sordi!
Si tratta di valutare effettivamente il rapporto tra "metodo istituzionale" e "funzionalismo".
Lo trascrivo di nuovo (più sotto).
Ma prima voglio insistere su due concetti.

a) Che facciamo in un'area di economia giuridicamente integrata? Continuiamo il "protezionismo" e le "gabbie regionali"?
Quando la FIAT ha rischiato di comperare la Citroën (fine anni '60) ai sindacati (italiani) non dispiaceva! Dispiaceva però a quelli francesi!
E quando l'Alfa Romeo è passata sotto il controllo dell'IRI che ha "delocalizzato" la fabbrica dalla Lombardia creando l'Alfa Sud? «Ah», mi dirai, «ma la Lombardia è Italia, mica Svezia o Olanda ... o Romania!». 
Beh: per secoli e secoli l'Italia c'era in geografia, ma stato non era, mentre erano vivi e vegeti (seppur con svariate vicissitudini) uno stato grossomodo lombardo (e la Serenissima grossomodo veneta) ed uno stato grossomodo del Sud Italia.
Il fatto importante è che, negli stati attuali, mica si "delocalizza" senza regole! E' proprio quando le regole funzionano male che si pagano gli errori (come, per esempio, la non preventiva pianificazione urbanistica e sociale di Torino e Milano invase da lavoratori immigrati dal Sud Italia (e da altre regioni) negli ultimi anni '50 e per quasi tutti gli anni '60).

Quali sono, dunque, le regole "europee" per regolare i flussi economici attuali in questo macro-mercato che è l'UE?
Accidenti: libertà ce ne sono anche, forse troppe e per i soliti "più uguali" (volute, guarda caso, non da fantasmi ma dagli stessi governi nazionali): ma di regole europee (che regolino davvero la stessa politica economica dell'intera UE) praticamente non ce ne sono, e questo perché ogni governo è geloso dell'esercizio della "sovranità" del proprio stato!
Insomma: possiamo davvero promuovere "spostamenti" (del flusso economico, sia esso di capitali, di persone, di fabbriche, ecc.), interventi, incentivi regionali (ecc. ecc.) con l'ottica della armonizzazione (cioè dell'ottimizzazione del bene comune) senza veri poteri coercitivi a livello europeo? Ma tu stesso mi stai a sciorinare una miriade di fatterelli che mostrano gli abusi della libertà di mercato senza possibilità di impedirli!
Che facciamo, allora? Torniamo indietro ad arroccarci ciascuno nel suo stato? E speriamo in tal modo di recuperare prestigio nel mondo, di trovare l'autosufficienza economica in ciascuno stato, di poter affrontare le competizioni con i colossi USA, Russia, Cina e tra poco anche India e Brasile?
Ma il "proprio stato nazionale" non è forse nato pure esso dal superamento di altri stati minori?
Questa ... è stata una brutta terribile storia, perché fatta da stati centralisti, devastatori di precedenti "nazionalità", conquistatori di altri stati sconfitti (non già ricettori  di richiesta di annessione!).
Tuttavia, è inoppugnabile che senza quelle unificazioni la miriade di staterelli preesistenti sarebbe stata pure "polvere senza sostanza" davanti alle potenze già divenute "stato nazionale" e di dimensioni ben più consistenti.
Caro Mastro-Titta: magari la "Cassa del Mezzogiorno" non ha mai funzionato (e magari è stata da sempre sotto il controllo di Mafia, Camorra e 'Ndrangheta). Tuttavia è lì a dirci che gli squilibri tra regione e regione si combattono meglio con un potere al di sopra delle regioni stesse (e proprio in base al principio di sussidiarietà) che con l'evoluzione spontanea di ciascuna regione. Se no, dati gli squilibri anche a livelli inferiori, scendendo dagli stati alle regioni, e da queste a sotto-regioni fino ai singoli comuni, vien fuori l'anarchia e il ritorno alla inciviltà! 
E te salüdi l'armonizzazione socio-economica!

b) All'UE, (stante quello che è, con quel suo tipo di "Mercato Integrato", con le relative "quattro libertà" di movimento, con la globalizzazione oggi ben più colossale che 25 anni fa), LA MONETA COMUNE E' NECESSARIA.
Indietro non si torna. O meglio: se si torna indietro sulla moneta, si torna indietro su tutto, a partire dal welfare sociale fino all'abbandono della divulgazione della cultura e alla perdita d'un modus vivendi davvero civile. Queste sono le mie convinzioni. Non sono campate per aria ... ma nemmeno posso qui mostrare una sufficiente documentazione della loro fondatezza.

Ecco (finalmente) la citazione su cui ti invito caldamente a riflettere (anche per capire finalmente le vere posizioni dei federalisti ... che non sono certo quelle che mi attribuisci).

NB: Il grassetto che si vede l'ho messo adesso per marcare meglio la contrapposizione tra "metodo istituzionale" e "funzionalismo".

Occhio dunque a dove si dirà che il funzionalismo porta ad istituzioni che sono il corollario degli obiettivi funzionali che si vogliono raggiungere, mentre dovrebbe essere il contrario: essere gli obiettivi il corollario d'una politica svolta da istituzioni ad hoc, in grado quindi di scegliere gli obiettivi più opportuni a seconda della situazione (temporale) e delle circostanze.
In effetti, per quel che la storia può insegnare, la condivisone della moneta e l'unificazione (integrazione) della difesa non hanno preceduto la nascita delle istituzioni federali né in USA né in Svizzera.
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Non è realistica l’ipotesi che sia possibile l’integrazione economico-monetaria senza superarla con quella politica.
Ciò non comporta però che l’unione monetaria debba essere osteggiata: al contrario, va incoraggiata.
E’ innegabile che una vera moneta europea abbisogna di un autentico governo europeo e che le è del tutto insufficiente il buon proposito dei governi nazionali (già difficile da immaginare universale e duraturo).
Ordunque, il battere la strada confederale nella costruzione dell’unione monetaria ha due possibili sbocchi: il fallimento dell’obiettivo oppure l’emergere della necessità di unione politica.
Nel caso della CED è accaduta la prima eventualità.
Ma è indubbio che, se la CED fosse passata, i problemi posti dalla gestione di un vero esercito integrato avrebbero impresso una accelerazione al processo di unione politica: un esercito europeo senza un governo europeo è un non-senso.


Che l’unione monetaria sbocchi nell’unione politica è dunque possibile.
La battaglia per l’UEM merita il massimo impegno perché, come la storia insegna, se non scoppiano le contraddizioni in modo da raggiungere la soglia di grave pericolo, non si creano le condizioni sufficienti a prendere decisioni storiche.

Nessuno può dire quanto durerà l’unione economica.

Le particolari congiunture potranno prolungarne come ridurne la longevità.
Ma il fatto che la CEE/UE sia longeva non significa che sia stabile.
E’ la validità delle istituzioni che decide della stabilità di una entità statuale.
Le istituzioni della CEE/UE, per quanto funzionali, risultano nettamente insufficienti alla sua stabilità. Nella costruzione comunitaria, è mancato l’approccio istituzionale, ad eccezione, in parte, del breve periodo in cui è nata la CECA (come si intravede dalla tensione federalista che pervade il preambolo del trattato).

Occorre progettare anzitutto le istituzioni di un governo autoritativo supernazionale: e queste, governando con ottica europea, esprimono una politica funzionale al conseguimento degli obiettivi. Ciò rende stabile il sistema e quindi perpetua la possibilità di perseguire gli obiettivi dell’armonizzazione e dello sviluppo dell’intera Comunità, essendo le istituzioni stimolate proprio nei momenti di maggior bisogno. In tal modo la comunione della difesa e della moneta diventa corollario dell’unione politica (come fu per gli USA e per la Svizzera). Invece, nel processo di crescita della CEE/UE, vengono anzitutto posti degli obiettivi particolari – come la difesa comune con la CED o la moneta comune con l’UEM– e quindi ricercate le funzioni per conseguirli, concordando, con il compromesso delle singole ottiche nazionali, istituzioni confederali atte a svolgere le funzioni. In tal modo sono le istituzioni che diventano corollario degli obiettivi. Ma nei momenti cruciali (come nell’attuale divergenza delle politiche finanziarie) siffatte istituzioni –si pensi al Consiglio dei Ministri e al Consiglio Europeo che sono le massime autorità– non possono ricevere stimolo dalle difficoltà, essendo un coacervo di componenti nazionali cui non sta a cuore la Comunità in quanto tale ma (ad essere ottimisti) la salvaguardia degli interessi del proprio stato.


La CEE/UE, per quanto meravigliosa, è dunque una comunità precaria.
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Lascio perdere tutto quello che avrei da ridire sulla tua dettagliata ironia.

Ciao Mastro-Titta.
Ciao a tutti.
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