Nuovo tassello contro la crisi dell’eurozona (da IAI 30.12.13)

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Messaggio Da Erasmus il Lun Gen 06, 2014 3:14 am

Contratti per la crescita e la competitività
Nuovo tassello contro la crisi dell’eurozona 
Ferdinando Nelli Feroci
30/12/2013
Fonte: =>  http://www.affarinternazionali.it/articolo.asp?ID=2491


Nuovo tassello contro la crisi dell’eurozona (da IAI 30.12.13) Merkel-mario-draghi Merkel – Draghi – Barroso

Sia pure in sordina, e nella disattenzione dei media impegnati a commentare il completamento dell’Unione bancaria, il Consiglio europeo ha messo in cantiere un altro tassello della riforma della “governance” economica europea, definendo i principi ispiratori dei cosiddetti partenariati o contratti per la crescita. 

Si tratta di uno strumento dai contorni ancora non ben definiti che dovrebbe migliorare/rafforzare il coordinamento delle politiche economiche nazionali, con l’obiettivo di stimolare competitività e ridurre rischi futuri di squilibri macro-economici eccessivi fra i paesi dell’eurozona. 

Coordinamento necessario
L’idea ha preso forma al Consiglio del 19 e 20 dicembre, ma era stata evocata per la prima volta nel rapporto dei quattro presidenti sulla riforma dell’unione economica e monetaria. Era stata poi accantonata in attesa delle elezioni tedesche, aspettando che maturassero le condizioni politiche per un accordo almeno di principio. 

Era stata più di recente rilanciata dalla cancelliera tedesca che non ha mai fatto mistero di considerare proprio gli squilibri eccessivi e i differenziali di competitività (fra paesi appartenenti alla stessa unione monetaria) fra le cause più importanti della crisi che ha investito l’eurozona. 

Da qui l’idea di strumenti di coordinamento delle politiche economiche nazionali più efficaci di quelli disponibili attualmente (rivelatisi per ora assai poco incisivi), e in grado potenzialmente di “costringere” i membri dell’eurozona a fare le riforme necessarie.


Contratto
L’idea del “contratto” (espressione mutuata dal diritto privato e quindi assai infelice se utilizzata per definire un sinallagma tra stati membri e Commissione) nasce dall’esigenza di assicurare agli stati membri un maggiore coinvolgimento (ownership) nell’individuazione e definizione delle riforme da adottare, e alla Commissione/Consiglio un ruolo più incisivo nella fase di “enforcement” degli impegni assunti dagli stati membri. 

Si tratta quindi di uno sviluppo della procedura di coordinamento delle politiche economiche sviluppata nel semestre europeo (concretizzatasi finora con le Raccomandazioni indirizzate annualmente dalla Commissione e dal Consiglio ai singoli Paesi membri dell’Unione), nella direzione di un processo più strutturato, più vincolante, maggiormente in grado di coinvolgere governi e parlamenti nazionali, e possibilmente dotato di incentivi.

Con i contratti o partenariati si tenta di introdurre un principio di cogenza e obbligatorietà a forme di coordinamento che finora sono state unicamente affidate strumenti soft (“moral suasion”, “peer pressure” o in alcuni casi “name and shame”). 

Resistenze
Appare evidente quanto potenzialmente divisiva è apparsa l’idea fin dall’inizio e quanto forti siano state le resistenze nei confronti di un processo che potrebbe ulteriormente limitare i residui margini di sovranità nazionale, già fortemente condizionata in materia di politiche fiscali e di bilancio.

Il Consiglio europeo ha tenuto conto delle numerose riserve e preoccupazioni e ha adottato una soluzione salomonica che: fissa alcuni principi ispiratori dei futuri contratti e indica un percorso che dovrebbe permettere di arrivare a una vera e propria decisione nell’ottobre 2014. Ciononostante, questa soluzione è vaga sulla controversa materia degli incentivi. 

In sintesi è stato accolto il principio della necessità di un coordinamento più efficace delle politiche economiche nazionali da realizzare attraverso lo strumento di partenariati “basati su contratti reciprocamente accettati” fra stato membro e Commissione/Consiglio. 

Questi contratti si applicheranno a tutti i membri dell’eurozona ad eccezione di quelli sottoposti a un programma di aggiustamento, ma potranno essere estesi anche a paesi non membri (su base volontaria). Avranno poi ad oggetto un ampio spettro di politiche destinate ad avere un impatto su crescita e occupazione (funzionamento del mercato del lavoro e dei prodotti, ma anche istruzione innovazione, ricerca e efficienza della pubblica amministrazione) e saranno in linea di principio “politicamente vincolanti”. Diventeranno “legalmente vincolanti” quando associati a meccanismi di solidarietà.

Incentivi
La parte relativa agli incentivi, o meccanismi di solidarietà, da mettere a disposizione di quei paesi che faranno le riforme concordate nei contratti è l’elemento più debole delle conclusioni del Consiglio europeo. Le indicazioni, effettivamente molto scarne e comunque più caratterizzate da limiti e divieti che da raccomandazioni sul da farsi, lasciano intendere che gli incentivi sarebbero di natura finanziaria. 

È tutt’altro che chiaro però da quale voce del già striminzito bilancio dell’Ue si dovrebbero ricavare le relative risorse, anche perché è esplicitamente esclusa ogni ipotesi di revisione (verso l’alto) dei tetti di spesa faticosamente definiti nell’accordo di pochi mesi fa sul quadro finanziario multiannuale per il periodo 2014-2020.

Le caratteristiche del contratto, l’individuazione delle politiche cui si applicherebbero e soprattutto la definizione dei meccanismi di solidarietà saranno approfonditi nei prossimi mesi e fino al prossimo ottobre. 

Sarà quindi un lavoro che impegnerà anche la presidenza italiana. Un’ottima occasione per trasformare un ulteriore vincolo esterno in un’opportunità. Dovremmo impegnarci per ottenere alcuni risultati irrinunciabili e corrispondenti ai nostri interessi: un’effettiva estensione dei contratti a tutti i membri dell’eurozona senza eccezioni (con la possibilità di chiedere riforme strutturali anche ai paesi creditori, e magari un aggiustamento meno asimmetrico tra nord e sud dell’eurozona), un effettivo coinvolgimento di governi di parlamenti nazionali nella individuazione delle riforme da fare; meccanismi incentivanti credibili e praticabili. 

Più che puntare su incentivi finanziari difficili da reperire in assenza di una autonoma e innovativa capacità fiscale dell’eurozona (ancora in divenire), occorrerebbe forse cercare di ottenere maggiore flessibilità sui tempi di rispetto degli obiettivi concordati per la riduzione di deficit e debito e magari anche sul calcolo (ai fini dei deficit e del debito) degli investimenti pubblici “virtuosi”.

Ferdinando Nelli Feroci è presidente dello IAI.

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Messaggio Da Condor il Lun Gen 06, 2014 12:01 pm


Il Consiglio europeo ha messo in cantiere un altro tassello della riforma della “governance” economica europea, definendo i principi ispiratori dei cosiddetti partenariati o contratti per la crescita. 

Era prevedibile. Al Consiglio europeo interessano i tasselli di riforme economiche con le quali si intende “modellare” i sistemi nazionali, rendendoli sempre più succubi dei poteri forti dei paesi membri più influenti.

Ma quali sono i poteri forti e quali i paesi membri più influenti?
Per la risposta basta associare il concetto: economico (molto ricorrente nello scritto di Nelli Feroci) al mezzo: denaro.
E chi sarebbe in possesso di denaro per alimentare quei fantomatici incentivi?
Ma le banche, ovviamente! Soprattutto le banche dei paesi virtuosi governati da una classe politica matura e responsabile.
E questa la si considera Unione Europea? Francamente, a me sembra più una congiura di egoisti e di egemoni, scarsamente propensi alla cooperazione tra stati.
Si sta architettando un ulteriore disordinato intervento, mortificando il concetto di unità europea, a vantaggio di qualcuno e a svantaggio di altri.
In un mio intervento, di qualche tempo fa, ho affermato di avere la sensazione che in Europa si voglia indurre a riformare i sistemi nazionali, imponendo il senso di responsabilità nelle classi politiche, a colpi di riforme economiche e spread.
No cari amici, non ci siamo proprio. L'Europa non si costruisce con i contratti economici, ma con chiare leggi; le quali non hanno bisogno di incentivi economici per essere concepite, ma di una guida Costituzionale (che non esiste) e di un Parlamento Europeo che le discuta e le ratifichi.
Commissioni e Consiglio Europeo continuano a dimostrare di non essere all'altezza nel delicatissimo ruolo di governance, sia economico che politico dell'Europa, e i risultati delle loro disastrose decisioni sono sotto gli occhi di tutti.
Quando in campo ci sono le precarie condizioni economiche e di sussistenza dei popoli, sarebbe cosa saggia sottoporre al vincolo referendario ogni decisione in tal senso, limitando il potere decisionale al manipolo di incapaci delle Commissioni e dei membri del Consiglio -soprattutto se nominati dalla troika - incapacità ampiamente dimostrata dagli eventi in corso.
Il contratto in discussione, io non lo digerisco perché concepito da menti contorte e disordinate.


 
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Messaggio Da ART- il Sab Gen 11, 2014 3:14 am

Condor ha scritto:
Commissioni e Consiglio Europeo continuano a dimostrare di non essere all'altezza nel delicatissimo ruolo di governance, sia economico che politico dell'Europa, e i risultati delle loro disastrose decisioni sono sotto gli occhi di tutti.
[color=#000000][font=Times]Quando in campo ci sono le precarie condizioni economiche e di sussistenza dei popoli, sarebbe cosa saggia sottoporre al vincolo referendario ogni decisione in tal senso, limitando il potere decisionale al manipolo di incapaci delle Commissioni e dei membri del Consiglio -soprattutto se nominati dalla troika - incapacità ampiamente dimostrata dagli eventi in corso.
Il contratto in discussione, io non lo digerisco perché concepito da menti contorte e disordinate.

Il Consiglio Europeo non è composto da incapaci dalle menti contorte e disordinate: è composto dai capi di governo di 28 stati sovrani, dalle diverse estrazioni politiche, che hanno un'eccessiva quanto ovvia tendenza a farsi i cazzi loro perchè di quel che fanno rispondono solo alle opinioni pubbliche interne che li eleggono.

Questo da solo basta e avanza a metterci un grosso fardello sulla schiena e a far funzionare poco tutto il sistema. La Commissione (che è una sola) è l'organismo esecutivo del Consiglio e la troika non nomina nessuno.
E' questo il problema e la fonte principale delle bestialità spesso gravi che fanno: l'Europa non è unita, per cui il sistema appare (ed è) "contorto e disordinato".

Ma questo in fondo lo sapevamo già, sono decenni che andiamo denunciando che così non andremo proprio da nessuna parte...




 
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Messaggio Da Condor il Dom Gen 12, 2014 4:15 pm

Art, quando ho letto la tua puntualizzazione nel definire correttamente la Commissione al singolare e non come io l'ho volontariamente, e provocatoriamente, scritta al plurale (Commissioni), ti confesso che ho sorriso.
Accipicchia – mi sono detto – ad Art non sfugge proprio niente! Nuovo tassello contro la crisi dell’eurozona (da IAI 30.12.13) 1326021764 
Vorrei però soffermarmi non tanto sui ruoli, o competenze, dei vari organi istituzionali in ambito europeo, ma sul mio convincimento – e questo non me lo smuove nessuno – che la troika (BCE – FMI – UE) nomina eccome i propri paladini ad incarichi da primo ministro degli stati europei con conti da raddrizzare; qualcuno potrebbe obiettarmi dicendo che non è una vera e propria nomina, ma un indirizzo di preferenza dell'uomo giusto in quel determinato momento, e poi mica abbiamo la certezza matematica che ciò avvenga per davvero!
Vero! Non possiamo dire con la certezza di una scienza esatta che la troika nomini i suoi paladini al comando dei governi delle nazioni, però le scelte che quei paladini attuano, dopo l'ascesa al potere, piacciono eccome ai loro padroni ("padroni" che non sono i popoli che li hanno eletti) tanto che i “mercati” - ma tu guarda un po', i mercati – iniziano a sorridere.
Per capire meglio come funzionano alcuni meccanismi a noi nascosti, è opportuno che io faccia riferimento a quanto scrissi in un mio post su SF, in merito al repentino cambiamento di idea di Mario Monti alla sua salita in politica dopo quella strana visita del Settembre 2012 a New York.
Scrissi: “… a me quell'uomo non piace! Mi chiedo cosa sia avvenuto a New York, in meno di 24 ore dalla sua partenza dall'Italia, per fargli cambiare l'irremovibile sua decisione di non entrare in politica.”
Qualche mese dopo al mio interrogativo, uscì un articolo che spiegò cosa accadde in quelle poche ore a New York all'arrivo dell'atteso Monti.
Di seguito l'articolo.

RETROSCENA DI UNA VUOTA DEMOCRAZIA (Viaggio di Monti nel Settembre 2012)

La puntata newyorkese di Monti al Council on Foregin Relations dello scorso 27 Settembre è stata alquanto illuminante. Intervistato per l'occasione da David Rubenstein cofondatore e ceo del Charlye Group, il premier si è sentito in dovere di rendersi disponibile per un altro mandato rassicurando così i suoi padrini transatlantici.
I poteri che lo hanno sostenuto non vogliono sorprese: se Roma vuole vendere 400 miliardi di titoli di stato nel 2013, e restare nel contesto internazionale devono essere ancora Goldman, City Group e soci a decidere chi dovrà governare. Niente Bersani , né Grillo né Berlusconi; è quello che hanno fatto intendere a Monti personaggi del calibro di Paulson (della Paulson & CO. colosso degli Hedge Found), Hilmar Schaumann (ceo di di Fortress Investment Group) Suhir Jain (ceo Citygroup), Doug Paul (Credit Suisse), Ruth Porat (ceo Morgan Stanley), Antonio Weiss (Lazard).
Sono questi i veri poteri detentori della sovranità del paese, altro che elezioni, albi degli scrutatori, presidenti di seggio e sciocchezze varie, tipo camper di Renzi o rete del movimento cinque stelle. Per capire i rapporti di forza in campo, basti pensare che la sola City Group realizzerà nel 2012, circa 12 miliardi di euro di utile, ovvero più della manovra correttiva detta legge di stabilità che il governo si prepara a varare svuotando le tasche di 60 milioni di Italiani.
"Dovessero esserci speciali circostanze, che spero non ci saranno, e mi sarà chiesto, considererei la situazione seria" ha scandito Monti come a urne già scrutinate.
Ovviamente oltreoceano qualcuno sta già brindando perché quelle circostanze sa che si verificheranno. Così come anche al ministero del Tesoro : l'aggiornamento del dpef parla chiaro: pil in negativo anche nel 2013, debito pubblico e spesa per interessi ancora in crescita, come la spesa corrente che sfonderà i 378 miliardi..
A New York lo sanno, le speciali circostanze si verificheranno, certo che si verificheranno.
Del viaggio di Monti a New York lo scorso Settembre l'opinione pubblica non potè che farsi un'idea vaga e confusa, dimenticando ben presto l'avvenimento. Questo perché il sistema dei media volle presentarlo come una semplice toccata e fuga, ovvero un brevissimo viaggio di un giorno, giusto per fare una passerella di rito alla borsa di Wall Street e poi per incontrare primari investitori istituzionali al Council on Foregin Relations. Ovviamente il tutto nell'interesse del Paese.
Invece, il viaggio di Monti durò ben tre giorni, tutti fitti di incontri non istituzionali di cui sia la Farnesina sia la Presidenza del consiglio non dettero mai comunicazione ufficiale.
Forse per ingenuità , o eccessiva superficialità da parte dei censori del Bilderberg Group, venne lasciato sfuggire sul blog personale di Mario Platero (inviato del Sole24) che il 26 sera, ovvero prima dei pubblici impegni programmati per il giorno dopo, avvenne un incontro privato tra Monti e il noto speculatore George Soros al ristorante Le Cirque di Manhattan.
Perché avvenne questo sodalizio con un personaggio così discusso? E sopratutto perché Monti non ebbe remore a riunirsi in privato con chi costruì la propria ricchezza personale speculando sulle sfortune della lira? E' consentito chiedersi se tra un bicchiere e l'altro di Romanè-Conti, Monti sì lasciò sfuggire informazioni privilegiate sulle prossime scelte macroeconomiche del Paese tali da favorire l'amico Soros, anch'egli membro dell'Aspen Institute?
Perché queste domande la stampa italiana non si sentì in dovere di porle? Eppure, quella anglosassone, seppure in maniera superficiale, diede notizia che la mattina del 28, ovvero il giorno successivo agli incontri pubblici, Mario Monti si incontrò presso la sede di Bloomberg con John Paulson, il più grande speculatore immobiliare mondiale, gestore del fondo Paulson & .Co... (quest'ultimo solo nel 2007 guadagnò quattro miliardi di euro scommettendo sullo scoppio della bolla immobiliare)
E' noto per chi sta a Wall Street che Paulson, la cui ricchezza personale è stimata in circa 8 miliardi di euro, stia cercando occasioni di investimento nel campo immobiliare, scommettendo sulla ripresa del mercato mondiale. Di cosa parlò Mario Monti con Paulson? Forse dei progetti della nostra amministrazione pubblica di svendere il patrimonio immobiliare italiano al fine di risanare il debito pubblico?
Proprio in quei giorni, dall'altra parte dell'oceano, a Roma, il Ministro dell'Economia Grilli affermò lasciando particolarmente sconcertata la comunità finanziaria italiana, che il totale degli immobili in capo allo Stato assommassero a non più di 50 miliardi di euro, quando pochi mesi prima nella legge di stabilizzazione i tecnici indipendenti del ministero gli avevano iscritti per un valore di 250 miliardi di euro...


Per concludere, amico Art, condivido appieno la conclusione del tuo messaggio: l'Europa non è unita, per cui il sistema appare (ed è) "contorto e disordinato". Ed in virtù di ciò, non puoi obiettarmi affermando che: Il Consiglio Europeo non è composto da incapaci dalle menti contorte e disordinate, perché a contraddirti sei tu stesso con quel: (ed è). E inoltre: … che hanno un'eccessiva quanto ovvia tendenza a farsi i cazzi loro perchè di quel che fanno rispondono solo alle opinioni pubbliche interne che li eleggono. (Ed è proprio questo il problema, che non rispondono all'intero popolo europeo, diversamente dagli Stati Uniti - aggiungo-)
In queste poche righe da te scritte si dimostra che le menti del Consiglio Europeo hanno davvero capito poco, o niente, del vero concetto di Unione in termini di Forza, e pertanto risultano essere contorte e disordinate.

P.S.: Visto lo spread in questi giorni a quanto e sceso? Bene, se fosse possibile scommettere, io scommetteri 500,00 euro che lo spread qualche settimana prima delle elezioni europee di Maggio p.v. salirà tra i 300 e i 400 punti. I piani sono già stabiliti, dovremo essere noi europei, ora, a rompere gli schemi, come li abbiamo rotti a quei signori in quote non mandando Monti a Palazzo Chigi (solamente che non potevamo sapere che avevano come riserva Letta).
Permettimi un'altra cosa. Hai sentito i titoli compiacenti del Financial Times e il plauso della finanza internazionale verso il nostro Ministro dell'Economia Saccomanni? Chiediamoci il perché; io un'idea ce l'ho, non a caso ho usato aggettivi come: contorto e disordinato.
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Messaggio Da ART- il Gio Gen 23, 2014 9:07 pm

Stiamo dicendo pressappoco la stessa cosa, Condor, io ho solo specificato che non ha senso logico parlare di "troika che nomina i primi ministri", in quanto la nomina dei primi ministri avviene nell'ambito di un solo elemento di suddetta troika: la UE (come sappiamo i primi ministri vengono eletti negli stati e in quanto capi di governo vanno a comporre il Consiglio europeo, che mette in carica di comune accordo il governatore della BCE).
Dico questo non per pignoleria o perchè amo il formalismo accademico ma perchè quando si parla di argomenti così complessi è fondamentale non rimanere sul vago e assegnare "nomi e cognomi" a tutti: se parliamo di troika che nomina parliamo del nulla, perchè la troika non elegge nessuno... semmai sono le teste di cazzo che abbiamo in genere per governanti nei nostri stati ad eleggere la troika. Ovviamente con questo non voglio intendere che "la troika" è giustificata a fare quello che fa, cioè - traducendo in chiaro - che le teste di cazzo non si comportino come tali e non facciano un disastro dietro l'altro.

Precisato questo in tutto il resto siamo in sostanza d'accordo, almeno nel principio: abbiamo una situazione inaccettabile con sempre maggior influenza del mondo della finanza/speculazione economica selvaggia sui governanti (anche se io non credo alla teoria che i governanti abbiano veri e propri "padroni" in finanzieri che gli impartirebbero ordini) e abbiamo al potere troppe delle suddette teste di cazzo che in quanto tali si lasciano influenzare/intimidire da quelle specie di criminali, oltre a non si rendersi conto di quanto sia importante per noi l'unità europea, come anche tu hai ricordato.

Condor ha scritto:
P.S.: Visto lo spread in questi giorni a quanto e sceso? Bene, se fosse possibile scommettere, io scommetteri 500,00 euro che lo spread qualche settimana prima delle elezioni europee di Maggio p.v. salirà tra i 300 e i 400 punti. I piani sono già stabiliti, dovremo essere noi europei, ora, a rompere gli schemi, come li abbiamo rotti a quei signori in quote non mandando Monti a Palazzo Chigi (solamente che non potevamo sapere che avevano come riserva Letta).

Se vuoi il mio parere i "signori in quote" non stanno aspettando le elezioni europee ma qualunque nostro passo falso per attaccarci, in qualunque periodo dell'anno. Possiamo discutere quanto vogliamo di lobbies e pressioni del mondo della finanza criminale su quello politico - argomento maledettamente serio - ma non certo che i citati Bilderberg o Aspen Institute vari siano de facto un governo mondiale diretto da chissà chi che mette in posizione dove vuole le sue pedine e impartisce ordini, tesi classica implicita nell'articolo: lì andiamo a sconfinare nel complottismo paranoide.
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Messaggio Da Erasmus il Mer Feb 26, 2014 7:23 pm

a) O.T
@ ART:  E' superfluo che dica che sono sostanzialmente d'accordo con te.
Tuttavia:
Siccome, anche se piccolissimo, questo forum è di pubblica lettura, ti invito – e non è la prima volta ... veramente non in questo forum ma in quello ben più numeroso e conosciuto che era SF – ad evitare espressioni scurrili. Dite di me quel che volete, ma fin che sono io il moderatore credo di avere il diritto a rimarcare questo invito (e anche ad usare la falcoltà di modificare qualora ritenessi opportuno farlo). [Fine dell'O.T.]

b) I nostri governanti non sono così fessi come vorrebbe intendere la tua locuzione (che evito, ovviamente, di citare espressamente).
Anche la collusione con i "poteri forti" (della finanza internazionale) non è da trascurare. Non perché  – hai ragione su questo – ci sia un effettivo dirigismo (complottistico o meno) al di sopra della loro autorità al quale essi siano in qualche modo tenuti ad obbedire, ma – secondo me ... e molto più terra-terra – perché spesso essi stessi (i governanti) sono partecipi del ménage dell'alta finanza.
Oltre al caso–simbolo di ciò rappresentato da Berlusconi [membro per ben 12 anni su 20 del Consiglio Europeo ... col peso che ha in Consiglio l'Italia che è uno dei 4 cosiddetti "grandi paesi" dell'UE (con D, UK e F)], ci sono stati altri casi (anche di scandali) di palese "conflitto di interessi" (che poi non è che un eufemismo!). Ma anche nel rispetto della legalità e senza che l'aspetto finanziario del singolo politicante sia oggetto di speciali commenti, il fatto è che i politici europei spesso vengono dalla classe "alta" (per censo) o ad essa accedono con le laute prebende che percepiscono. E' quindi, direi, normale che investano il loro enorme "surplus" in operazioni finanziarie. Da qui a non aver voglia che la finanza internazionale sia in qualche modo regolamentata (e diciamo pure "governata") il passo è breve.

c) I nostri governanti non sono affatto dei fessi in relazione al loro personale profitto (non solo finanziario, ma anche ... egocentrico, di affermazione personale, di carriera). Sono infatti selezionati dalla continua battaglia politica ... peggio di un "concorso a cattedre" aperto a molti ma con pochissimi posti per i vincitori!

Mi viene in mente quel distinto e anziano signore che incontrai facendo autostop in Sardegna ormai quasi 30 anni fa (precisamente nell'estate del 1984). Non so come, il discorso cadde sulla politica. Ed io sparai a zero su Craxi (allora ... astro in ascesa!) negando nel modo più assoluto che fosse uno "statista". Il distinto signore che mi aveva raccolto come autostoppista mi lasciò dire senza commentare. Poi, arrivato a dove le nostre strade si separavano,  parcheggiò l'auto, mi portò in un bar, mi offrì una consumazione, chiacchierammo delle bellezze naturali della Sardegna. Ma prima di salutarci definitivamente mi disse (pressapoco): «Ha ragione: Craxi non è uno statista; però ... è un ottimo giocatore (che gioca per sé, naturalmente)». Quindi, dandomi la mano,  si presentò: «Truveri, senatore Truveri, eletto nel partito socialista italiano».


Insomma: La democrazia ha da sempre il pericolo di promuovere i demagoghi invece degli "statisti".
Ma adesso, con i mezzi mediatici moderni, quello che era un pericolo è ormai consuetudine. Proprio perché formalmente gli stati restano "sovrani ed indipendenti", il legame col proprio elettorato e con l'ambito politico nazionale è  dominante . [In ambito nazionale è più probabile che in quello europeo e/o internazionale il successo della demagogia e del populismo, e comunque il dominio del legame con l'ambito nazionale è insieme causa e conseguenza di dibattito politico in tutt'altra materia da quella europea]. Anzi: direi che l'ambito nazionale è totaltario, nel senso che è in grado di minimizzare l'aspetto europeo della politica o presentarlo nella falsa luce di sottoprodotto della politica nazionale. 
Mia opinione è che, in pratica, è impossibile che questa casta di governanti nazionali sia in grado di anteporre, quando fosse necessario o almeno conveniente, gli interessi globali dell'Unione (cioè: dei cittadini europei) ai loro interessi (di parte – cioè delle rispettive partitocrazie, ma alla fin fine davvero "interessi personali").
Diverso sarebbe il discorso se l'UE avesse un potere politico al di sopra dei governi nazionali (ossia se le istituzioni dell'UE fossero federali). Ancorché i politicanti fossero ancora spinti dalla molla della carriera e del successo personale, dovrebbero almeno affrontare le questioni con ottica europea, non più con quella nazionale.
Allora anche il legame con l'elettorato cambierebbe parecchio, dato che quel che sarebbe possibile a livello federale europeo è ormai quasi sempre impossibile a livello del singolo stato nazionale membro dell'Unione
[L'UE è grande abbastanza. Il singolo suo stato, fosse anche la Germania, slegato dall'UE è e resterebbe uno "staterello"]

Ciao a tutti
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