Chi trarrà beneficio dal TTIP?

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Messaggio Da Condor il Dom Gen 05, 2014 6:52 pm

Chi trarrà beneficio dal TTIP?

I negoziati per il TTIP [V. =>Transatlantic Trade and Investment Partnership, accordi commerciali USA/UE, nota di Erasmus] riguarderanno molti settori economici, compreso quello manifatturiero, dei servizi e dell'agricoltura.  L'eliminazione degli ostacoli agli scambi commerciali stimolerà la crescita economica e l'occupazione e ridurrà i prezzi.  Uno studio indipendente del Centro di ricerca per la politica economica (CEPR) di Londra suggerisceChi trarrà beneficio dal TTIP? Bg-linktype-document che il beneficio per l'economia dell'UE potrebbe ammontare a 119 miliardi di EUR l'anno — equivalente a un importo supplementare pari a 545 EUR per una famiglia media dell'UE — e a 95 miliardi di EUR l'anno per gli USA. 
Si prevede un aumento delle esportazioni da tutti i comparti dell'economia, con un conseguente effetto positivo per l'occupazione. In alcuni settori le esportazioni aumenteranno probabilmente più che in altri. Le esportazioni di autoveicoli UE verso gli USA, ad esempio, dovrebbero aumentare del 149%. Questo rispecchia in parte l'importanza di scambi commerciali bidirezionali di parti e componenti e l'ulteriore integrazione prevista dei due settori di attività economica al di qua e al di là dell'Atlantico.
Non è anticipato solo un aumento degli scambi tra l'UE e gli USA: in seguito alla maggiore domanda di materie prime, componenti e altri fattori di produzione, anche per le esportazioni UE verso altri paesi è prevista una crescita.
Le esportazioni di prodotti metallici verso il resto del mondo dovrebbero aumentare del 12%, quelle degli alimenti trasformati del 9%, dei prodotti chimici del 9%, di altri prodotti finiti del 6% e di altri mezzi di trasporto del 6%.
Il TTIP sarà un accordo commerciale al passo con il XXI secolo — l'incremento delle attività commerciali non andrà solo a vantaggio delle imprese multinazionali, ma anche delle piccole e medie imprese, tramite l'esportazione diretta o in quanto fornitori di imprese più grandi.
La crescita economica e l'aumento della produttività derivanti dall'accordo favoriranno sia i lavoratori dell'UE che degli Stati Uniti, tanto in termini di salari complessivi quanto sotto forma di nuove opportunità di lavoro per i lavoratori sia altamente che scarsamente qualificati.

http://ec.europa.eu/trade/policy/in-focus/ttip/questions-and-answers/index_it.htm

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Questo accordo (non ancora ratificato) servirà davvero a risollevare le economie di USA e UE?
Cosa sarà delle eccellenze agro-alimentari italiane, oggi protette da marchi (DOC, DOP, IGP ecc) che il TTIP non riconoscerà più?
Le politiche dell'ambiente, della sicurezza sul lavoro e del welfare, argomenti molto sensibili in Europa, che fine faranno in un accordo desiderato principalmente dagli USA, dove certi principi sociali sono considerati a dir poco tabù?
Francamente, questo delicato argomento del TTIP mi sa tanto di déjà vu, e non vorrei che alla fine si manifestasse un vero e proprio boomerang per l'Europa, come molti accordi siglati in passato di cui oggi possiamo ben dire di pagarne amaramente le conseguenze.
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Messaggio Da ART- il Dom Gen 05, 2014 11:37 pm

Non mi pare il caso di preoccuparsi troppo, anche perchè a quanto ne so le norme riguardanti il TTIP non vengono recepite automaticamente ma devono passare prima dall'approvazione di Consiglio e Parlamento.
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Messaggio Da Condor il Lun Gen 06, 2014 12:07 pm

ART- ha scritto:Non mi pare il caso di preoccuparsi troppo, anche perchè a quanto ne so le norme riguardanti il TTIP non vengono recepite automaticamente ma devono passare prima dall'approvazione di Consiglio e Parlamento.
Eh no, amico Art, io mi preoccupo eccome!
Soprattutto se a proporre il "giocattolo" sono gli USA, quelli li conosco molto bene.
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Messaggio Da Erasmus il Lun Gen 06, 2014 1:39 pm

Condor ha scritto:
ART- ha scritto:Non mi pare il caso di preoccuparsi troppo, anche perchè a quanto ne so le norme riguardanti il TTIP non vengono recepite automaticamente ma devono passare prima dall'approvazione di Consiglio e Parlamento.
Eh no, amico Art, io mi preoccupo eccome!
Soprattutto se a proporre il "giocattolo" sono gli USA, quelli li conosco molto bene.
Non me ne intendo per niente. Tuttavia, anche se in rete generalmente si applaude a questi accordi, anch'io tendo a diffidare della loro intrinseca bontà. 

Parafrasando Virgilio: «Timeo Yankees et dona ferentes! »

La mia sensazione deriva, forse, da una specie di background "a priori" che riemerge ogni volta che l'UE stipula accordi con altri. Mi spiego: ogni partnership difficilmente è equalpartnership se i contraenti sono su livelli molto diversi in fatto di "potenza". E si ritorna sempre all'origine del problema: l'UE non ha un vero governo, l'UE come tale (come un tutto) politicamente è una nullità. 
Nel caso dei controlli dei viaggiatori transatlantici da USA a UE e viceversa, motivati formalmente come precauzioni anti-terrorismo, abbiamo visto palesemente che le proposte USA non erano di rapporti esattamente simmetrici. In particolare, gli USA esigevano il rilievo di dati privati in violazione delle norme europee sulla "privacy" dei cittadini dell'UE. [Mi pare che proprio per questo, dopo estenuanti trattative, gli accordi non siano ancora perfezionati].

Ultima: proprio perché federalista, reputo che si debbano rispettare le tradizioni (ed i valori) delle singole aree. Anche qui, non mi sta bene che lo Stato abbia l'esclusiva delle competenze, per cui è lo Stato e solo lui che decide se certi prodotti regionali siano da marchiare DOC, DOP, IGP ecc e quando confermare o rinunciare a tale marcatura.
[Non c'è alcuna democrazia nel fatto che siano i governi, a livello di Consiglio, a decidere sulla testa dei vari sotto-popoli che costituiscono quello cosiddetto "nazionale" che i governi rappresentano in Consiglio].
Insomma: la sussidiarietà comporta la rinuncia a sovranità fasulle a livello basso (come ormai è per la moneta e dovrebbe essere per la politica estera e per la difesa), ma anche, viceversa, la difesa delle diversità che sono peculiari delle aree regionali (le quali, rispetto all'UE, non coincidono quasi mai con i territori degli Stati-membri, nati anche loro nella storia per i più svariati eventi, mica per essere  territori di precise "nazioni").
Mi permetto, dunque di insistere nel non sottovalutare il motto dell'UE «Unita nelle diversità». Unione non significa "fusione", "pezzo unico", omogeneità.
Mi piace – l'ho detto altre volte – l'etimologia del prefisso "bund(es)" che in tedesco significa "federale" (come in Bundestag, Bundesrat, Bundesrepublik, ecc.). "Bund", infatti,  originariamente è il "fascio", l'insieme di verghe distinte, pur formanti un unità funzionale in qualcosa in cui ciascuna verga sarebbe insufficiente. 
Etimologia analoga ha la parola "Lega", (anche se in italiano la principale accezione di questa parola è quella di materiale metallico apparentemente di una sola sostanza ma ottenuto dalla miscela in fusione di distinti metalli elementari). Infatti, per fare un "fascio" occorre "legare" le verghe di cui lo si vuole costituito. Storicamente, "leghe" erano le alleanze tra piccole entità politiche (come i "Comuni" della "lega veronese" e della "lega lombarda" ai tempi del Barbarossa, o come i "cantoni" svizzeri ai tempi di Guglielmo Tel). E' un fatto storico che la competitività tra stati cosiddetti "nazionali" in cui anche gli USA si sono lanciati (soprattutto a partire dall'inizio della 1ª guerra mondiale) ha snaturato l'originarietà "federale" degli USA, arrivando (con Delano Roosvelt) a scoprire di essere anch'essi una "nazione", anzi la "grande nazione"! E via alla politica di "potenza" in precisa competizione con quella "nazionale" altrui!
Se l'UE non diverrà anch'essa una "potenza" – ma una "potenza gentile", come diceva il compianto Tommaso Padoa-Schioppa – diventando gli "Stati Uniti d'Europa", difficilmente potrà trattare vere "equalpartnership" con i colossi come USA, Russia, Cina ...
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