Gli studenti figli di immigrati sono una risorsa

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Gli studenti figli di immigrati sono una risorsa Empty Gli studenti figli di immigrati sono una risorsa

Messaggio Da Verci il Gio Dic 19, 2013 7:10 pm

Gli alunni stranieri in classe? Più che un tema, mi sembra una scusa: un pretesto per non parlare di cosa è diventata la scuola italiana oggi”. Adone Brandalise insegna all’Università di Padova, ma è anche delegato del rettore agli studi interculturali. La sua convinzione che il tema sia fuorviante si manifesta fin dalla definizione di base: “più che di studenti stranieri o italiani, mi piacerebbe che si parlasse di giovani. Per capire se vogliamo investire su di loro”.

Quindi il dibattito promosso dalla circolare Gelmini sulle quote di immigrati in ogni classe si basa su premesse inconsistenti?
Non voglio dire che non esistano problemi di integrazione o comunicazione. Ma siamo sicuri che sia questo il male della scuola italiana? Non è più serio chiederci perché non interessa più a nessuno investire nella scuola pubblica? Viviamo in un’epoca di esaltazione dell’ignoranza. Si sta diffondendo una mentalità pericolosa: si prende atto che l’apprendimento dei ragazzi non avviene tanto a scuola quanto grazie ai media. A volte mi capitano studenti che presentano tesine-collage copiate da Internet e tradotte con software automatici e che, per di più, non credono di star facendo i furbi, perché trovano la cosa legittima, perfettamente normale.

Intende dire che la questione degli studenti immigrati si inserisce in un quadro di degrado generale della scuola?
Dico questo: la forte presenza dei migranti in alcune classi può essere vista come problema solo da chi, di fronte alla situazione della scuola, si volta dall’altra parte. Pensi alla questione dell’evasione scolastica, considerata come uno dei problemi-base in seno alle famiglie straniere. Ha idea dei tassi di evasione in certe aree di regioni come la Campania o la Calabria, in cui la criminalità organizzata è la grande agenzia per l’impiego? E quegli “evasori” sono tutti italiani, mi pare.

Allora parliamo di scuola in genere. Quali sono i mali di fondo?
Oggi l’istruzione è vista come un privilegio per chi ha denaro da spendere. Sulla scuola non punta più nessuno. Le forze produttive tendono a chiedere saperi pratici, e il lavoro intellettuale è totalmente svalutato. I ragazzi imparano e selezionano le informazioni sul web. Eppure chiunque ha bisogno di una buona base culturale: qualunque mestiere si faccia, anche i più semplici, esistono adempimenti giuridico-amministrativi, relazioni sociali. La cultura del lavoro e la cultura tout court sono inscindibili: ma questo non viene capito. Conta solo ciò che “serve a qualcosa”.

E come si riflette sui ragazzi tutto questo?
Una scuola che non interessa più a nessuno, ai giovani trasmette solo un messaggio: la depressione degli insegnanti. Di fronte a una totale mancanza di risorse e motivazioni per chi insegna, i ragazzi tendono a pensare che i modelli vincenti siano altri. E questo riguarda anche i genitori: a pensarci, chi sono i papà e le mamme più esigenti verso i figli e meno critici con gli insegnanti? Gli immigrati. Per loro la scuola è ancora quello che rappresentava per gli italiani del dopoguerra: un ascensore sociale, un’opportunità di riscatto.

Sta dicendo che la presenza straniera a scuola è fonte, semmai, di stimolo?
Intendiamoci: è evidente che laddove c’è una forte concentrazione di stranieri possono esserci problemi di integrazione, di disagio familiare, di diversità di condizioni di partenza. E non sto dicendo che valutare alcuni correttivi nella composizione delle classi sia da demonizzare. Ma si tratta di intervenire, caso per caso, sui problemi: la povertà, l’apprendimento dell’italiano, le difficoltà delle famiglie d’origine. Se non si fa, il figlio di immigrati viene bollato come immigrato perpetuo. E questo è contro il nostro interesse sotto molti profili: demografico, di prevenzione della devianza, ma soprattutto perché non si coltivano forze e talenti di cui abbiamo assoluto bisogno.

D’accordo, investire nella scuola: ma ormai si sta tagliando dappertutto...
È vero, ogni governo dichiara che bisogna puntare sulla scuola, ma nessuno mette un euro. E allora tanto vale prenderne atto: però di sprechi e caste, anche nella scuola, ce ne sono a non finire, e agire in questo senso darebbe già grandi risultati. Ma se non possiamo toccare nemmeno i privilegi, almeno si tolgano i mille vincoli burocratici che impediscono qualunque intervento innovativo. E, per favore, lasciamo perdere il “prima gli italiani”: se davvero vogliamo fare l’interesse dell’Italia, permettiamo agli stranieri di dare il meglio di sé.

 M.P.

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