Darwin Day, il mondo celebra il papà dell'Evoluzione.

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Messaggio Da Verci il Mer Feb 12, 2020 12:18 pm

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ROMA - Un giorno per omaggiare in tutto il mondo Charles Darwin, considerato il padre della teoria della selezione naturale. Lo scienziato inglese nasceva il 12 febbraio di 211 anni fa, nel 1809, e dal 1882, data della sua scomparsa, in questo giorno si celebra il Darwin Day, un'occasione per omaggiare lui e il contributo prezioso che la sua teoria della selezione naturale ha rappresentato per le generazioni successive.


Nota per l'aperta contraddizione con la religione cattolica e il creazionismo cristiano, la teoria di Darwin venne accolta con atteggiamenti contrastanti da parte dei contemporanei, soprattutto per i principi cardine della spiegazione dell'evoluzione delle specie: l'idea che tutte le forme di vita fossero il risultato di un lento processo di mutazione a livello genetico e l'ipotesi che tali mutazioni potessero essere trasmesse alle generazioni successive in caso si rivelassero favorevoli alla sopravvivenza dell'individuo.

"Ciò che Darwin non aveva intuito era che anche noi siamo una specie mutante: i dati ci dicono che il genoma umano è meno stabile di quanto pensassimo, anzi, stando alle nostre analisi e a quanto abbiamo appreso finora, esso ha subito diversi cambiamenti", spiega Giuseppe Novelli, genetista dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata. "Basti pensare ad esempio che una decina di migliaia di anni fa c'erano solo cinque milioni di individui sulla Terra, mentre oggi il pianeta ospita più di sette miliardi di persone. E' da sottolineare inoltre che il processo di duplicazione del genoma umano provoca in media un centinaio di errori, e quindi altrettante potenziali mutazioni, per ogni evento riproduttivo", prosegue il ricercatore, sottolineando che in questo modo, pur accettando in toto le spiegazioni darwiniane sulla selezione naturale, l'evoluzione non avrebbe modo di eliminare tutti i geni "difettosi".

"Se consideriamo quindi che la popolazione mondiale attesa per il 2050 conta nove miliardi di persone, ogni generazione potrebbe portare con sè una media di 100 miliardi di potenziali mutazioni", aggiunge il genetista. "Le alterazioni del genoma dovranno essere affrontate, studiate e capite. Non è un'impresa semplice, ma le tecnologie genomiche renderanno tutto questo possibile", conclude Novelli.


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