Arezzo, schiaffo al figlio 6 anni papà condannato ad un mese

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Arezzo, schiaffo al figlio 6 anni papà condannato ad un mese

Messaggio Da Verci il Mar Ott 22, 2013 1:43 am

Non è più possibile, per un genitore, pensare di dare una sberla o, addirittura, sculacciare un figlio, senza il timore che la questione possa finire in tribunale e tradursi in una condanna per abuso di mezzi di correzione. Se penso a qualche sfuriata di mia madre o al mio maestro di scuola elementare, esperto nell'arte del castigo dei suoi allievi (dai ceci sotto le ginocchia, alle mani alzate per trenta minuti, dalle bacchettate sulle mani alle tirate infinite d'orecchie, per finire con lo stazionare dietro la lavagna) penso che i giudici odierni comminerebbero condanne ben più severe di quelle descritte nell'articolo che segue. E poi, diciamolo davvero, forse quelle punizioni o qualche "scopellotto" che ci hanno anche aiutato a crescere e a capire meglio i nostri errori, non ci hanno poi così traumatizzati, come sembrerebbe avvenire per i bimbi d'oggi che - francamente - sembrano per molti versi molto meno fragili di quelli d'un tempo. 

Il piccolo non voleva leggere, per il Tribunale il gesto è stato un abuso mezzi di correzione 

Il figlio di sei anni non voleva leggere e così il padre gli ha dato uno schiaffo. Un ceffone di quelli che arrossano le guance: il gesto è costato al genitore una condanna a un mese, pena sospesa, per abuso dei mezzi di correzione. A denunciare il marito, ora diventato ex, era stata, qualche anno fa, la mamma del bambino. Per la donna il tribunale di Arezzo ha previsto anche un risarcimento.
La vicenda, lo schiaffo, risale risale al 2009 ed è avvenuto nella Valdichiana aretina. Quell'episodio è stato rievocato oggi in tribunale ad Arezzo davanti al giudice Manuela Accurso Tagano. A sostenere l'accusa in aula il pm Bernardo Albergotti.

Stando a quanto ricostruito durante il dibattimento, la madre del piccolo, rientrata a casa dal lavoro, aveva notato il segno di uno schiaffo nella guancia arrossata del bambino. A quel punto avrebbe chiesto al padre di spiegare il perchè e lui si sarebbe giustificato dicendo che il bambino non voleva leggere. In casa ci sarebbe stato anche il figlio più grande dell'uomo, avuto da un precedente matrimonio. A quel punto è stato richiesto l'intervento dei carabinieri ed è scattata la denuncia.

Il bambino, in conseguenza di quanto accaduto, non è andato a scuola per alcuni giorni. L'uomo è stato giudicato colpevole e condannato a un mese e a risarcire la parte civile rappresentata dalla ex moglie. La coppia infatti si è separata due anni dopo quello schiaffo. 

Soltanto pochi giorni fa un padre è stato condannato, in Francia, a 500 euro per una sculacciata al figlio di nove anni che non lo salutava con il "buongiorno" e che quando il genitore lo rimproverava dicendogli di usare le buone maniere lui rispondeva "non ne ho voglia". Quel padre ha ammesso di aver sculacciato il figlio e ha difeso davanti ai giudici i suoi metodi "educativi": "Non condivido la moda di non dare più lezioni ai bambini" ha spiegato. Ma i giudici lo hanno condannato per "violenza su minori e umiliazioni". La sentenza ha fatto molto scalpore in Francia dividendo l'opinione pubblica in favorevoli e contrari. 

Nel 2004, invece, la Corte di cassazione aveva confermato la sentenza di condanna a un mese a un padre che diede uno schiaffo alla figlia perché faceva disegni nella sabbia con le mani. A infliggere la pesante punizione a un papà napoletano di 49 anni era stata la Quinta sezione penale che aveva ritenuto lo schiaffo alla ragazzina così grave da escludere nel comportamento "l'esercizio dello ius corrigendi". La vicenda si era svolta a Napoli, nell'estate 2002, dove il  padre di due bambine, non sopportando che la primogenita si sporcasse disegnando cuoricini sulla sabbia, l'aveva rimproverata pesantemente schiaffeggiandola.

Nel 2011 Antonio Colasante, un padre pugliese, fu arrestato in Svezia per dato uno schiaffo al figlio dodicenne in mezzo alla strada. Si fece tre giorni di prigione prima di essere scarcerato.

Save the Children, attraverso un'indagine di Ipsos, ha rilevato che in Italia oltre un quarto delle madri e dei padri (27%) fa ricorso più o meno di frequente alle punizioni fisiche, che risultano educative per un quarto dei genitori, anche se il dialogo e l'ascolto restano i valori educativi fondamentali per la gran parte delle famiglie.

Nel dettaglio, secondo la ricerca, il 22% di padri e madri di bambini da 3 a 16 anni ricorre allo schiaffo qualche volta al mese e il 5% quasi tutti i giorni; a questi si aggiunge un 49% che lo utilizza eccezionalmente. In generale, un quarto di madri e padri italiani vede nel ceffone un gesto con una valenza educativa.

Perché si passa alle punizioni corporali? Tra le principali motivazioni che spingono allo schiaffo, c'é - per circa un genitore su due - "l'esasperazione, lo spavento, la reazione di un momento". Per quanto riguarda le conseguenze dello schiaffo sui bambini, non sono considerate necessariamente negative: per il 57% dei genitori dare uno schiaffo una volta ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno e per il 26% può addirittura aiutare a renderli adulti educati.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/10/21/news/arezzo_schiaffo_al_figlio_6_anni_pap_condannato_ad_un_mese-69129359/?ref=HREC1-2
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