Il paradiso.

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Messaggio Da Decuius il Sab Ago 03, 2019 10:08 am

È interessante osservare qualche descrizione di quello che potrà essere il paradiso terrestre. Prima, però, bisogna convincersi che il modo di ragionare attuale è opposto a quello divino, tant’è che gli uomini cercano il progresso scientifico-tecnologico, mentre nel paradiso non avremo né automobili né televisori né aerei né centrali nucleari ecc. Negli “Atti di Pietro” (38:1, 2) si legge: “Pietro, che è crocifisso a testa in giù, dice: Apprendete il mistero di tutta la natura e il principio di tutte le cose, quale esso è stato. Poiché il primo uomo, della razza del quale io porto l’immagine, cadde a terra a testa in giù e mostrò una natura differente da quella che era da prima. Egli allora organizzò tutto l’ordinamento del cosmo ad immagine della sua vocazione. E, infatti, fece destra ciò che era sinistra e sinistra ciò che era destra; e mutò tutti i segni della natura, al punto di considerare bello ciò che era brutto, e di considerare buono ciò che, nella realtà, era malvagio. A questo proposito il Signore ha detto: Se voi non farete la destra come la sinistra e la sinistra come la destra, e quello che è inferiore come il superiore, quello che è posteriore come l’anteriore, non avrete la conoscenza del Regno.”

Facciamo un esempio per spiegare questo testo: se un capo di stato è un mafioso, un guerrafondaio, un sanguinario o un ladro, bisogna tenerlo come superiore rispetto a un disgraziato che lavora onestamente otto ore al giorno per mantenere la famiglia e cerca di comportasi bene? La risposta è no, bisogna fare quello che è inferiore come il superiore.

Ne “Il vero libro della sublime virtù del cavo e del vuoto” (64), testo taoista, si ha una descrizione di qualcosa che si avvicina al paradiso: “Il clima è mite e non provoca epidemie. Gli abitanti, essendo di carattere gentile e compiacente, non litigano e non contendono; avendo il cuore molle e le ossa deboli, non sono alteri né servili; vivendo separati anziani e giovani, non hanno prìncipi né sudditi; andando frammisti uomini e donne, non hanno paraninfi (che combinano matrimoni) e sponsali; vivendo in vicinanza dell’acqua, non arano e non seminano; essendo il clima mite e uniforme, non tessono e non si vestono. Muoiono a cent’anni, senza morti premature o malattie; il popolo si moltiplica a iosa (non per la nascita di bambini, ma perché a molti piacerà vivere lì e, se ne saranno degni, potranno farlo), gode di piaceri e di gioie e non conosce decadimento e vecchiaia, tristezza e dolore. Per costume sono amanti della musica e, prendendosi per mano, cantano a turno senza mai smettere per tutto il giorno.”

Vengono confermati i temi dell’inutilità del matrimonio e dei vestiti, quando fa caldo. Un parallelismo si ha nel “Libro di Isaia” (65:18 - 20): “Rendo Gerusalemme una gioia, il suo popolo un godimento. Io gioirò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto né grida di angoscia. Non ci sarà più in essa un bimbo che viva solo pochi giorni, né un vecchio che non compia i suoi giorni; il più giovane morirà a cento anni, chi non raggiunge cento anni sarà maledetto (perché non sarà stato degno di vivere a lungo).“

In una citazione di Ippolito (comm. in Dan. 4.60) leggiamo: “Mentre il Signore parlava ai discepoli del futuro Regno dei Santi e come e quanto glorioso e mirifico esso sarà, Giuda, stupito per tale discorso, disse: - Ma chi vedrà mai queste cose? - Il Signore disse: - Tali cose vedranno coloro che ne sono divenuti degni.”

In una citazione di Ireneo (c. haer. 5.33; ed. Sixtus Colombo, 132) leggiamo: “Nello stesso modo, gli anziani che videro Giovanni, il discepolo del Signore, ricordano di avere udito da lui parlare del modo nel quale il Signore insegnava circa quei tempi, e diceva: - Verranno giorni nei quali nasceranno le viti, e su una sola vite vi saranno diecimila rami, e su un solo ramo diecimila getti, e, ancora in un solo ramo, diecimila tralci, e su ogni tralcio diecimila grappoli, e in ogni grappolo diecimila acini, e ogni acino premuto darà venticinque metrete di vino. E, quando un santo andrà a cogliere un grappolo, un altro grappolo griderà: - Io sono un grappolo migliore! Prendimi, per me benedici il Signore! - Parimenti, un grano di frumento produrrà diecimila spighe, e ogni spiga porterà diecimila grani, e ogni grano [darà] cinque libbre doppie di fiore di farina bianca. E tutti gli altri frutti e semi ed erbe produrranno secondo corrispondenti proporzioni. E tutti gli animali, prendendo nutrimento da questi cibi che ricevono dalla terra, diverranno pacifici e concordi fra loro, assoggettandosi all’uomo con piena obbedienza.”
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