La natura dell'amore.

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Messaggio Da Samael il Gio Giu 20, 2019 4:33 pm

Poiché, dunque, è figlio di Pòros e di Penìa, ad Amore è toccata la sorte seguente.
In primo luogo è sempre povero e ben lontano dall’essere delicato e bello, come credono i più, anzi è duro e lercio e scalzo e senza tetto, abituato a coricarsi in terra e senza coperte, dormendo all’aperto sulle porte e per le strade e, avendo la natura di sua madre, è sempre di casa col bisogno. Per parte di padre, invece, è insidiatore dei belli e dei buoni, coraggioso, audace e teso, cacciatore terribile, sempre a tramare stratagemmi, avido di intelligenza e ingegnoso, dedito a filosofare per tutta la vita, terribile stregone, fattucchiere e sofista. E per natura non è né immortale né mortale, ma ora fiorisce e vive nello stesso giorno, quando gli va in porto, ora invece muore e poi rinasce nuovamente in virtù della natura del padre. E infatti l’oggetto dell’amore è ciò che è realmente bello, grazioso, perfetto e invidiabilmente beato, mentre l’amante ha un altro aspetto, quale quello che ho esposto

Simposio, Platone

Penìa, è la "mancanza" mentre Pòros la capacità di acquisizione e dell'espediente per ottenere. Penìa non era stata invitata al banchetto degli dei e sostava su una scala, che Poros stava scendendo "a stramballoni" essendo completamente ubriaco. Penìa colse l'occasione per approfittarsi di lui, ed essendo così ubriaco Pòros non oppose resistenza. Da questa sveltina nacque Eros, figlio di Povertà (Penìa) ed Espediente (Pòros), di tutto mancante come la madre, ma capace di procurarselo, come il padre. 


Questa forse è la cosa che assomiglia di più all'amore per me.
Non so per voi.
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