Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere.

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Messaggio Da Condor il Mer Ott 16, 2013 10:35 pm

Prendete un po' di fiato prima di leggere, l'argomento è lungo, ma molto interessante per sapere qualcosa di più sul destino della nostra Europa e di noi cittadini sudditi e illusi.

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IL POTERE 4: Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere.


E così, mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare. Accade per esempio il Trattato di Lisbona, il quale, come tutte le cose che ridisegnano la Storia, che decidono della nostra esistenza, che consegnano a poteri immensi immense fette del nostro futuro, non è al centro di nulla, passa nel silenzio, non trova prime pagine o clamori di alcun tipo, nel Sistema come nell’Antisistema.

Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.

Bene, vado per gradi. Nel primo, vi fornisco un breve riassunto delle puntate precedenti; nel secondo vi spiego il Trattato di Lisbona in sintesi; nel terzo l’approfondimento per chi lo desidera.

LE PUNTATE PRECEDENTI

L’Italia è parte dell’Unione Europea (UE), che è la versione moderna di un vecchio accordo fra Stati europei iniziato nel 1957 col Trattato di Roma, il quale partorì la Comunità Economica Europea (CEE), divenuta nel 1967 la Comunità Europea (CE). Si trattava di una unione prettamente commerciale, non politica, ma presto lo divenne: nel 1979 eleggemmo infatti il primo Parlamento Europeo, e fu lì che prese piede l’idea che questa vecchia Europa poteva dopo tutto diventare qualcosa di simile agli Stati Uniti (sempre per fini soprattutto economici). Nel 1993 nacque l’Unione Europea col Trattato di Maastricht, che sancì una serie di riforme eclatanti, fra cui dal 1 gennaio 2002 quella dell’Euro come moneta comune ai suoi membri. Nel 1957 erano sei le nazioni disposte a legarsi fra loro, oggi siamo in 27 membri nella UE, tutti Stati sovrani che sempre più agiscono secondo regole e principi comuni. Infatti, l’Unione Europea si è dotata già da anni di una sorta di proprio governo sovranazionale (che sta sopra ai governi dei singoli Stati dell’unione), chiamato Commissione Europea e Consiglio dei Ministri, di un Parlamento come si è già detto, e di un organo giudiziario che risponde al nome di Corte di Giustizia Europea. La UE ha persino una presidenza, che viene assegnata a rotazione agli Stati membri, e che si chiama Consiglio Europeo. Quindi: questo agglomerato di nazioni che da secoli forma l’Europa, si è lentamente trasformato in una unione che ha già un suo presidente, un suo governo, un suo parlamento e un suo sistema giudiziario. Cioè, quasi uno Stato in tutta regola. Fin qui tutto fila, poiché comunque ogni singolo Paese come l’Italia o la Germania o l’Olanda ecc. ha finora mantenuto la piena sovranità, e i suoi cittadini sono rimasti italiani, tedeschi, olandesi, gente cioè del tutto propria ma che ha accettato sempre più una serie di regole comuni nel nome dell’essere europei uniti e moderni.

Ma a qualcuno non bastava. Nelle elite politiche del Vecchio Continente sobbolliva sempre quell’idea secondo cui questa Europa degli Stati sovrani poteva, anzi, doveva diventare gli Stati Uniti d’Europa, ovvero un blocco cementato di popoli sotto un’unica bandiera, leggi comuni, governo comune e soprattutto un’economia comune. Una potenza mondiale. Ma la litigiosità che ci ha sempre caratterizzato come singoli Paesi, l’individualismo nazionalista, e l’attaccamento ciascuno alle proprie regole e tradizioni, erano l’ostacolo fra gli ostacoli. Infatti l’evidenza dell’andamento dell’Unione suggeriva che pur essendoci adeguati a una ridda di leggi europee, regolamenti e sentenze, ancora ciascuna nazione era ben salda negli interessi di casa propria, e in quel modo gli Stati Uniti d’Europa erano impossibili da realizzare. Occorreva qualcosa di unificante, di potente, più potente degli Stati e dei loro capricci. Cosa? Una Costituzione europea in piena regola, con tutto il potere proprio di una Costituzione.

Ed ecco che quei signori importanti che fanno politica fra Strasburgo, Bruxelles e il Lussemburgo si riunirono nel 2001 nell’anonima cittadina belga di Laeken, e decisero: scriveremo una Costituzione per tutte le genti d’Europa. Fu fatto, sotto la supervisione dell’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing e con la figura in evidenza del nostro Giuliano Amato. Ma quei burocrati in doppiopetto fecero un ‘errore’: furono aperti e democratici, cioè permisero alle genti d’Europa di conoscere i contenuti della nuova Carta. Nel 2005, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per le Tv del Cavaliere, i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione in due referendum, accusando i burocrati europei di aver redatto un testo scandalosamente ignorante dei temi sociali e altrettanto parziale a favore dei grandi interessi economici. In altre parole: con quella Costituzione, gli Stati Uniti d’Europa sarebbero diventati il parco giochi dei falchi miliardari e terra dolente per le persone comuni, per me e per voi e per i vostri figli.

Fu uno shock per i doppiopetti blu, e soprattutto per i loro sponsor nelle corporate rooms d’Europa. Ricacciati nelle loro Mercedes blindate a suon di voti franco-olandesi, essi decisero la momentanea ritirata, ma non la resa. Infatti, la mattina del 13 dicembre 2007, mentre noi italiani attivi giustamente perdevamo il sonno per la scelta fra PD o Beppe Grillo, ventisette capi di governo europei si riunirono a Lisbona e decisero: ci si riprova, ma stavolta col cavolo che permetteremo ai cittadini di esprimere un parere. Nacque così il Trattato di Lisbona, scritto in segreto, firmato in segreto, segreto nei contenuti che sono praticamente impossibili da leggere, e segretamente persino peggiore della defunta Costituzione. Nel Trattato è sancito il nostro futuro con mutamenti così sconvolgenti da lasciare a bocca spalancata. La mia e la vostra vita, quella dei vostri figli, viene destinata lungo corsie d’acciaio che se definitivamente ratificate saranno quasi impossibili da mutare. Ma quelle corsie dove portano? Al nostro interesse di persone? Al nostro benessere? Alla nostra pacifica convivenza? Ce l’hanno chiesto? Abbiamo voce in capitolo? No, nessuno ce lo ha chiesto e voi non ne sapete nulla.

IL TRATTATO DI LISBONA IN SINTESI

E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800 pagine. E’ stato fatto in quel modo con intento truffaldino e anti democratico, come spiego fra poco. Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario. Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea. Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la cittadinanza presente (italiana, tedesca ecc.). Infatti le leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione. Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo. Potrà solo contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario. Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza - Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’esecutivo - Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU. I poteri di cui si parla avranno principi ispiratori pericolosamente sbilanciati a favore del business, con poca attenzione per i bisogni sociali dei cittadini. Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari. Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova esistenza? Migliore, o un salto indietro nella qualità di vita? Saremo più liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere? Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto. Come interpreteranno i nostri diritti di uomini e di donne? Ci hanno interpellati?

Ed è qui il punto. Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto. Questo poiché una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini. Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.

Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum. Pena la possibilità di un futuro molto, ma molto più gramo di quello che qualsiasi Cavaliere potrà mai regalarci.

L’APPROFONDIMENTO

Cosa è.

Il Trattato di Lisbona (di seguito chiamato il Trattato) non è una Costituzione europea, ma ne mantiene esattamente tutti i poteri. Esso non è neppure un trattato in sé, visto che nella realtà si tratta di una colossale mole di modifiche apportate ai due trattati fondamentali della UE, che sono: il Trattato dell’Unione Europea (TEU) e il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU). Ad essi viene aggiunto il Trattato di Nizza del 2003. Ogni singolo articolo del Trattato, inclusi gli annessi e i protocolli, assume una forza enorme, spessissimo sovranazionale, cioè più potente di qualsiasi legge nazionale degli Stati membri della UE.

L’astuzia e l’inganno.

L’intera opera è stata architettata in modo da essere incomprensibile e letteralmente illeggibile dagli esseri umani ordinari, inclusi i nostri politici. In totale si sta parlando di 329 pagine di diversi e disconnessi emendamenti apportati a 17 concordati e che vanno inseriti nel posto giusto all’interno di 2800 pagine di leggi europee. Questo labirinto non è accidentale. Come spiega il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”. Il nostro Giuliano Amato ribadì il concetto appieno, in una dichiarazione rilasciata durante un discorso al Centro per la Riforma Europea a Londra il 12 luglio del 2007: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile, poiché così non sarebbe stato costituzionale (evitando in tal modo i referendum, nda)… Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum, perché avrebbe significato che c’era qualcosa di nuovo (rispetto alla Costituzione bocciata nel 2005, nda)”. (fonte: EuObserver.com). Il sigillo a questo tradimento dei principi democratici fu messo dallo stesso Valéry Giscard D’Estaing in una dichiarazione del 27 ottobre 2007, raccolta dalla stampa europea: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”. I capi di Stato erano concordi questa volta: no al parere degli elettori, no ai referendum.

In Italia, il Parlamento ha ratificato il Trattato l’8 agosto del 2008 (già la data la dice lunga), senza alcun pubblico dibattito, senza prime serate televisive, e senza che fosse letto dai parlamentari votanti. Nel resto d’Europa le cose non sono andate meglio, data la natura semi clandestina del Trattato e la specificata intenzione di nasconderlo agli elettori. Ma in Irlanda è successo qualcosa di particolare. Lo scomparso politico Raymond Crotty denunciò la procedura presso la Corte Suprema del Paese, ed ottenne modifiche tali da imporre all’odierno premier Brian Cowen un referendum popolare finale sul Trattato (uno già ci fu nel 2008), che si terrà il 2 ottobre di quest’anno. Si tenga presente che un no irlandese affonderebbe anche questa impresa.

Preciso, ma poi continuo.

Una precisazione è di dovere a questo punto. Ciò che è sotto accusa non è il processo di armonizzazione dei popoli europei, né la possibilità di fonderci in un grande Paese federale europeo alla stregua degli Stati Uniti, né il fatto di avere una Costituzione e leggi comuni in sé. Anzi, per una nazione di cittadini cialtroni e incivilizzabili come l’Italia, il ‘bastone e la carota’ dell’Unione potrebbero essere l’unica speranza di rimanere all’interno del circolo dei Paesi evoluti, e di non sprofondare del tutto nei Bantustan del mondo cui oggi apparteniamo (non per colpa di Berlusconi, ma nostra). Ciò che invece è gravissimo, è rappresentato dal fatto che un cambiamento di portata storica come sarebbe la nascita degli Stati Uniti d’Europa e la perdita del 90% della nostra autodeterminazione come popoli singoli, sta avvenendo secondo principi politici, economici e sociali che nessuno di noi conosce, che nessuno di noi ha discusso o votato. E un’analisi attenta del Trattato ci dice che quei principi sono pericolosamente contrari ai nostri interessi di persone comuni. Ci stanno riscrivendo la vita, nientemeno, e ci potremmo svegliare fra pochi mesi in un mondo che non abbiamo scelto e che ci potrebbe costare lacrime e sangue. Senza ritorno. Altro che “regime dello psiconano”.

Il potere al super Stato, e gli Stati odierni esautorati.

Il Trattato crea le basi legali per la nascita di un grande Stato unico europeo con poteri sovranazionali a tutto campo, cioè con leggi che saranno superiori a qualsiasi legge degli Stati membri (dichiarazioni 17 & 27). Questi poteri del nuovo super Stato d’Europa saranno estesi a 68 nuovi settori dove oggi gli Stati singoli hanno la possibilità di veto, che sarà perduta. Il Trattato sottolinea il ruolo subordinato dei Parlamenti nazionali nella nuova Europa, dove essi dovranno fare gli interessi dell’Unione prima che i propri (Art. 8c, TEU). Nel Consiglio Europeo, che sarà la sede della presidenza del nuovo super Stato, i partecipanti di ciascuna nazione dovranno rappresentare l’Unione presso gli Stati membri, piuttosto che rappresentare gli Stati membri presso l’Unione come accade ora. Essi poi, dovranno “interpretare e applicare le loro leggi nazionali in conformità con quelle dell’Unione”. La Commissione Europea assieme al Consiglio dei Ministri sarà l’esecutivo del super Stato d’Europa. Vi sarà come oggi un Parlamento e la Corte di Giustizia Europea sarà il sistema giudiziario.

Nel capitolo immigrazione le cose staranno così: la nuova Unione avrà frontiere esterne comuni, e deciderà a maggioranza chi potrà entrare e risiedere nei nostri territori, mentre i singoli governi perderanno il potere di decidere su ciò. Di nuovo, nessuno di noi cittadini potrà influenzare i criteri di quelle politiche, che potranno essere troppo permissive oppure disumane.

Si comprende già da questi primi aspetti del Trattato in quale misura drastica i poteri che oggi appartengono ai governi e ai Parlamenti che eleggiamo saranno trasferiti al nuovo super Stato europeo. Non è eccessivo dichiarare che siamo sulla strada per rendere Montecitorio e Palazzo Madama delle marginali rappresentanze di facciata. Le uniche aree dove ancora i Paesi europei manterrebbero autonomia decisionale sono la politica estera comune e la sicurezza. L’europarlamentare danese Jens-Peter Bonde ha dichiarato: “Non ricordo un singolo esempio di legge nazionale che non potrà essere influenzato dal Trattato di Lisbona”.

Dunque, super leggi vincolanti. Ma chi le farà?

Sarebbe naturale pensare che nei nuovi Stati Uniti d’Europa, verso i quali il Trattato ci spinge, saranno i rappresentanti eletti dal popolo a fare le leggi, come ovvio. Invece no. Il potere legislativo del nuovo super Stato, come accade già oggi nella meno vincolante UE, sarà ad esclusivo appannaggio di 1) La Commissione Europea che proporrà le leggi, ma che non è direttamente eletta da noi, 2) Il Consiglio dei Ministri che voterà le leggi, neppure esso direttamente eletto dai cittadini. Tenete presente che il ruolo del Consiglio è quasi un proforma, poiché funge praticamente da timbro alle leggi proposte dalla Commissione, visto che solo il 15% di esse viene discusso dai Ministri, e questo non cambierà col Trattato. Insomma, la Commissione Europea non direttamente eletta diverrà potentissima. Tutto ciò è grave. Il Trattato, inoltre, darà alla Commissione un elevato potere di legiferare per decreto, e le sue decisioni saranno persino vincolanti sulle Costituzioni dei Paesi membri. E così le leggi che potrebbero condizionale tutta la nostra vita futura saranno pensate da circa 3000 gruppi di lavoro della Commissione composti da oscuri burocrati che, ribadisco, nessuno ha eletto. Inoltre, questa istituzione non avrà più un Commissario per ogni Stato membro, ma solo due terzi dei Paesi saranno rappresentati a ogni mandato, per cui potrà accadere che una legge sovranazionale e vincolante cancellerà di fatto una legge italiana senza che neppure un italiano l’abbia discussa o pensata.

E allora il Parlamento Europeo? Il Parlamento Europeo non ha e non avrà alcun potere di proporre le leggi né di adottarle o di bocciarle da solo, non potrà votare sul PIL dell’Unione né sulle tasse, e sarà escluso del tutto dal deliberare su 21 settori essenziali su un totale di 90, anche se la sua sfera di competenza è stata estesa ad un numero maggiore di aree. Ciò che ho appena affermato sembra una contraddizione, ma non lo è. Infatti, il Trattato da una parte taglia le gambe al Parlamento (i 21 settori da cui viene escluso), e dall’altra gli dà un contentino (ampliamento aree di competenza), che contentino è visto che nel secondo caso i parlamentari potranno solo decidere ‘assieme’ al Consiglio dei Ministri, dunque non da soli come accade in tutte le democrazie del mondo. Oltre tutto, se anche i nostri eletti rappresentanti in Europa si impuntassero per contestare le leggi della Commissione, avrebbero una vita durissima. Il Trattato stabilisce in quel caso che: se i parlamentari vogliono contestare una legge proposta dalla Commissione dovranno ottenere una maggioranza qualificata nel Consiglio dei Ministri (cioè il 55% degli Stati) o una maggioranza assoluta di tutti i deputati europei. Si avrebbe così il paradosso di politici regolarmente eletti che devono sgobbare per contestare le decisioni di un ‘governo’ che nessuno ha eletto. Già oggi la Commissione si può permettere di snobbare persino i parlamenti nazionali degli Stati membri, come dimostra il fatto che fra il settembre 2006 e il settembre 2007 questi ultimi avevano spedito a Bruxelles ben 152 bocciature di leggi proposte dalla Commissione, col risultato di essere ignorati nel 100% di casi.

Un’ultima stortura insita nell’impianto legislativo europeo si chiama Principio di Sussidiarietà. Stabilisce che nel caso di non chiarezza su chi deve fare che cosa fra l’UE e gli Stati membri, il diritto di agire ricade su chi garantisce la maggiore efficienza. Ma che significa? E chi stabilisce che cosa sia efficiente per noi persone? Ve l’hanno mai chiesto? Ce lo chiederanno?

Il quadro che emerge dal progetto del Trattato vede in primo piano il macroscopico e sproporzionato potere della Commissione Europea, che, bisogna ricordarlo ancora, nessuno di noi elegge. Pensate che occorrerà un terzo dei Parlamenti nazionali europei per, non dico bloccare le proposte della Commissione, ma per ottenere che essa le riconsideri, senza alcun obbligo di altro. Nel frattempo, i Parlamenti nazionali perderanno ben 68 poteri di veto in Europa. Una esautorazione immensa, che, a prescindere dai meriti, nessuno di noi cittadini ha votato e approvato.

Cittadini… di che?

Siamo italiani, tedeschi, olandesi o spagnoli, ma col Trattato diventeremo “in aggiunta” cittadini del super Stato d’Europa (Art. 17b.1 TEC/TFU). Attenzione qui: finora, le regole della UE stabilivano che noi eravamo cittadini europei “come corredo” alla nostra cittadinanza nazionale. Il termine “aggiunta” è usato nel Trattato per esprimere una doppia nazionalità a tutti gli effetti, con però un gigantesco ma: dovete sapere che i diritti e i doveri di questa nostra nuova nazionalità saranno superiori a quelli stabiliti dalle nostre leggi nazionali in ogni caso dove vi sia un conflitto fra di essi, e questo per la sancita superiorità delle leggi dell’Unione rispetto a quelle nazionali e persino rispetto alle nostre Costituzioni. Al di là del merito, è inquietante sapere che potremmo essere obbligati a fare cose non previste dalle nostre leggi, senza aver avuto alcuna voce in capitolo, come al solito.

In campo internazionale.

Il Trattato creerà uno Stato superiore agli Stati membri esattamente come gli Stati Uniti sono superiori ai singoli Stati americani. Esso avrà il potere di firmare accordi internazionali con altri Paesi del mondo, e questi accordi saranno vincolanti su ogni Paese membro anche se i suoi parlamentari sono contrari, e avranno precedenza sulle sue leggi. Avrà il potere di entrare in guerra come Europa e senza l’autorizzazione dell’ONU, lasciando ai singoli Stati il solo potere di “astenersi costruttivamente” (che significa poi collaborazionismo), e imporrà inoltre agli Stati membri un aumento delle spese militari. Il Presidente della nuova Unione non sarà eletto dal popolo come negli USA, ma potrà rappresentarci nei rapporti con Paesi cruciali come l’America, la Russia o la Cina, che non dialogheranno più con i nostri attuali governi su una serie di importanti affari internazionali.

I padroni del vapore.

Uno dei motivi per cui i francesi e gli olandesi bocciarono la Costituzione europea nel 2005, fu che essa magnificava i diritti del business lasciando le briciole ai diritti dei cittadini. Quella Carta fu infatti definita “socialmente frigida”. Il Trattato di Lisbona non altera in alcun modo questo stato di cose, ed è grave. Il problema, gridarono allora i detrattori della Costituzione, era che essa sanciva con forza il principio economico della “libera concorrenza senza distorsioni”, un principi che all’orecchio del profano può anche suonare giusto, ma che nel gergo delle stanza dei bottoni di tutto il mondo significa: privatizzazioni piratesche (ovvero svendite a poche lire ai privati) di tutto ciò che fu edificato con le nostre tasse, speculazioni selvagge nel commercio, precarizzazione galoppante del lavoro e dei diritti di chi lavora, tagli elefantiaci alle nostre tutele sociali e poi… ipocrisia sfacciata, con la notoria regola del ‘capitalismo per i poveri e socialismo per i ricchi’. Cioè: meno salvagenti sociali alla popolazione, ma poi ampi salvataggi di Stato quando è il business a finire nei guai. Infine, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ applicata al commercio europeo significa nessuna tutela di Stato nei Paesi svantaggiati ma sovvenzioni statali miliardarie per le economie opulente dei Paesi ricchi.

Quindi, la ‘libera concorrenza senza distorsioni’ sarà di nuovo sancita nero su bianco dal Trattato, nonostante fosse stata bocciata nella Costituzione. La si trova infatti in una dichiarazione vincolante del Protocollo 6. Come dire: ciò che fu cacciato dalla porta di casa, rientra dalla finestra. Ma c’è molto altro.

Il Trattato, per esempio, dà priorità all’aumento della produzione agricola europea che già oggi è sovvenzionata dall’Unione a suon di 1 miliardo di euro al giorno, ma non spende una parola sulle condizioni di lavoro dei braccianti né sull’impatto ambientale dell’espansione di quel settore, che è fra i più inquinanti del mondo (idrocarburi, pesticidi, consumo acqua…). Ancor più grave è il capitolo del Trattato sul diritto di sciopero, dove si prevede un assoluto divieto se esso ostacola “il libero movimento dei servizi”, una clausola che sarà aperta a interpretazioni selvagge; scioperare sarà altrettanto vietato quando colpirà un’azienda straniera che paga salari da miseria in Paesi europei dove il salario medio per lo stesso lavoro è del doppio; si immagini a quali sfruttamenti si andrebbe incontro, col corredo di gravi instabilità e tensioni sociali. Infine, diventa illegale pretendere nei pubblici appalti il rispetto di alcune contrattazioni salariali già acquisite, altra voragine. In tema di salute, il Trattato ha in serbo un pericolo non minore: il capitolo sui diritti del paziente è inserito fra le regole del Mercato Interno, e non in quelle dedicate alla sanità. Innanzi tutto questo significa che per decidere sui diritti di noi ammalati (perché lo saremo tutti nella vita) sarà necessaria solo la maggioranza qualificata dei voti e non l’unanimità, ma soprattutto spaventa trovarsi da ammalati nell’ambito del Mercato, che con la salute non ha proprio nulla a che vedere, come già sappiamo drammaticamente dalla nostra vita quotidiana.

Verremo privati anche del diritto di favorire certi settori della nostra economia anche se chiaramente svantaggiati. Se uno Stato membro deciderà di offrire un trattamento di favore ai propri cittadini in certi aspetti del vivere comune, potrà essere sanzionato. Se deciderà di aumentare l’occupazione pubblica a spese dello Stato per superare una crisi occupazionale (alla New Deal di Roosevelt) sarà sanzionato. La Banca Centrale Europea (BCE) ha il potere di imporre a tutti la stabilità dei prezzi a scapito della piena occupazione. E la BCE sarà arbitro assoluto e incontrastabile delle politiche monetarie, che non di rado significano per noi cittadini indebitati lacrime e sangue (mutui, tassi ecc.). Il Trattato non prevede alcun meccanismo per ridistribuire la ricchezza fra i cittadini ricchi e quelli in difficoltà all’interno dell’Unione; non prevede una politica comune in tema fiscale, salariale e sociale. Non prevede infatti alcun metodo per finanziare il già misero Capitolo Sociale del nuovo super Stato europeo, poiché fra le migliaia di articoli pensati con oculatezza, guarda caso manca proprio quello che armonizzi le politiche fiscali/monetarie/economiche con quelle sociali. Guarda caso.

Scorrendo queste righe, risulta chiarissimo il perché i bravi francesi e olandesi hanno bocciato queste stesse regole quando furono presentate nella Costituzione europea. Qui di sociale c’è poco più del nome. E il sociale è la rete di sicurezza nella mia e nella tua vita di tutti i giorni.

La Giustizia. I Diritti.

In questo settore, il Trattato adotta appieno la Carta dei Diritti Fondamentali, che diventa vincolante per tutti i cittadini del nuovo super Stato d’Europa (Art.6 TEU). Chi deciderà interpretando di volta in volta questi diritti con potere unico sarà la Corte di Giustizia Europea con sede nel Lussemburgo. Infatti, secondo le regole già spiegate in precedenza, anche qui le decisioni della Corte avranno potere sovranazionale e dunque saranno più forti di qualsiasi legge degli Stati membri. Esse poi avranno potere di condizionare ogni singola legge esistente nella UE. Ma chi impedirà alla Corte di interpretare un diritto odierno di un singolo Stato membro in senso più restrittivo? Vi do un esempio: in Svezia, una legge permette ai burocrati di Stato di fare ‘soffiate’ ai giornalisti, per cui il governo non può pretendere che il reporter sveli poi le fonti di uno scandalo pubblicato. Se la Corte decidesse che ciò è illegale, addio avanzatissima legge svedese. E vi ricordo che quando il collega tedesco Hans-Martin Tillack fu arrestato per aver denunciato lo scandalo Eurostat (fondi neri dell’agenzia di statistica della UE), la Corte di Giustizia Europea approvò l’arresto.

Ma chi nomina quei giudici? Nessuno dei cittadini europei, è la risposta. Li eleggono i governi, e questo li rende di fatto a loro soggetti. In altre parole, le sentenze sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci governano saranno nelle mani di magistrati del tutto fuori dal nostro controllo e secondo leggi, non lo si dimentichi, fatte da burocrati non eletti. Questo prevede il Trattato di Lisbona, all’apice di almeno duemila anni di giurisprudenza ‘moderna’. Inoltre, ciò che viene deliberato in seno alla Corte di Giustizia Europea avrà precedenza su quanto deliberato dalle nostre Corti Supreme, Cassazione, e da altre Alte Corti europee. Essa ha il potere persino di influenzare la tassazione indiretta (IVA, catasto, bolli ecc.).

Tutto questo è improprio, irrispettoso del diritto dei cittadini di decidere del proprio vivere, visto che siamo e ancora rimaniamo in teoria gli arbitri finali delle democrazie. Qui siamo completamente messi da parte, ingannati e manipolati, con rischi futuri colossali a dir poco. Ma il realismo di cittadino italiano mi impone di aggiungere un altro distinguo. In un Paese come il nostro dove la nostra inciviltà ha portato in Parlamento dei bifolchi subculturati e violenti come i seguaci di Bossi e altri, il fatto che in futuro gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza (diritti di prima, seconda, terza e quarta generazione; dignità umana; minoranze; diritti umani; no pena di morte; diritti processuali ecc.) saranno vincolanti in Italia potrebbe essere la salvezza, nonostante i pericoli che ho delineato. E queste considerazioni mi portano a dire che la critica al Trattato di Lisbona fatta dalla prospettiva italiana è un affare ambiguo, poiché se è vero che quel Trattato potrà da una parte travolgere in negativo le nostre vite e drammaticamente il futuro dei nostri figli, è anche vero che certa barbarie e mediocrità a tutto campo degli italiani rendono impossibile capire dove sia la padella e dove la brace, ovvero se ci farà più male entrare nell’Europa di Lisbona o rimanere l’Italia sovrana di oggi. La risposta sarebbe né l’una né l’altra, certo, ma il rischio per noi italiani di combattere e vincere la battaglia contro l’inganno del Trattato, è poi di ritrovarci qui a soffocare nella melma italica senza neppure l’Europa a mitigarla. Questo va detto per onestà.

Conclusione.

Se ripercorrete i capitoli principali che vi ho esposto, non potrete non rendervi conto che come sempre i grandi giochi che regoleranno ogni futuro atto della vostra vita di cittadini si decidono altrove e in segreto, mentre nessuno nell’Italia che protesta contro il secondario berlusconismo vi aiuta a capire cosa e chi veramente aggredisce la democrazia, e chi veramente tira le fila della vostra esistenza. E’ scandaloso che si sia pensato agli Stati Uniti d’Europa come a un colosso di potere in mano a oscuri burocrati non eletti e massicciamente sbilanciati verso il business, con le briciole lasciate a quel fastidioso ‘intralcio’ che si chiama popolo. E il tutto di nascosto. Questa macchina va fermata e la parola va restituita a noi, i cittadini, attraverso i referendum, come accade in Irlanda. Il Trattato di Lisbona pone 500 milioni di esseri umani in bilico fra due possibilità: un dubbio progresso, o la probabile caduta in un abisso di dominio degli interessi di pochi privilegiati su un oceano di cittadini con sempre meno diritti essenziali. Sto parlando di te, di me, di noi persone.

Ma noi italiani attivi siamo giustamente impegnati a discutere di Tarantini, di Papi, di “farabutti” e di "psiconani". Giustamente.
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Le fonti di questo articolo:

Il Trattato di Lisbona, http://bookshop.europa.eu/eubookshop...uest_locale=EN

From the EU Constitution to the Lisbon Treaty. The revised EU Constitution analysed by the Danish member of the two constitutional Conventions, Jens-Peter Bonde.

The Treaty of contempt Robert Joumard, Michel Christian and Samuel Schweikert (Commission for European Integration, Attac Rhône) September 7, 2007

An analysis of the Lisbon Treaty by Prof. Anthony Coughlan, The Brussels Journal. European and constitutional law by Anthony Coughlan, Secretary of the National Platform EU Research and Information Centre, 24 Crawford Avenue, Dublin 9, Ireland.

The Reform Treaty: Treaty of Lisbon: di Giuseppe Bronzini - Magistratura Democratica,
da Budgeting for the Future, Bulding Another Europe, Sbilanciamoci 2008.

From Constitution to Reform, or from bad to worse. Susan George - Chair of the Transnational Institute.

http://www.paolobarnard.info/interve..._go.php?id=139
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Messaggio Da Erasmus il Gio Ott 17, 2013 1:44 am

Déja vu, vien da dire; anche se propriamente non ho mai letto nulla di questo ex-giornalista.
E poi: descrive un quadro per lui terribilmente fosco ... e per me invece augurabile ma purtroppo irreale. "Il Trattato di Lisbona" darebbe poteri enormi alle istituzioni Europee, al di sopra dei poteri dei governi degli stati, e questo sarebbe tragico perché perderemmo l'identità di "italiani", ecc. ecc.
A parte il fatto che questa identità nazionale ci è stata imposta dalla storia senza alcuna scelta non solo nostra ma nemmeno dei nostri antenati, – per esempio: quando mai i veneti della Serenissima han scelto di diventare Italiani? Sono stati semplicemente presi da Napoleone e dati in regalo all'Imperatore d'Austria in cabio della Lombardia–, magari fosse come dice l'autore del Papiro! Magari ci fosse davvero una statualità forte europea!

E poi ... la solita tiritera dei "burocrati" (una cinquantina, dice lui, non eletti dagli europei e sconosciuti che decideranno le leggi al di sopra anche delle Costituzioni; un gruppuscolo di ignoranti che non conoscono nemmeno cos'è un calzino deciderà sulla nostra testa!
Che la gente conosca poco come funzionano le istituzioni europee non c'è da stupirsi se le informazione dettagliarte sono queste!
Ma chi li nomina questi "burocrati" che poi decidono tutto loro?
L'etimologia ... "barbarica" di burocrate  (prefisso dal francese "Buro", che vuol dire "ufficio", seguito da parola dal greco antico, da kratys , che vuol dire "forte", che ha lui il "potere") sta a distinguere l'impiegato dal burocrate: l'impiegato sarebbe uno ... "scriba" obbediente al comando della persona che serve. Ovviamente, un politico – se non altro per risparmiare tempo – (ma anche ... un avvocato, un caporedattore, un professore universitario) mica scrive direttamente, bensì detta all'impiegata; mica va lui alla posta o in municipio, o chissà in quale pubblico ufficio per servizi di routine: ci manda qualcuno. Ecc. Ecc. Anche la scrittura di un testo giuridico (come quello di un trattato) si avvale dell'aiuto di un piccolo esercito di impiegati. Ma sono davvero loro che hanno il potere?
Oppure, il nostro (Paolo Barnard) chiama "burocrati eletti da nessuno, sconosciuti, ecc. " i premier (Hollande, Merkel, Cameron, Letta ora e prima Monti o Berlusconi; ecc.)?

Oh: non sono qui a difendere né il Trattato di Lisbona né i "burocrati".
Voglio solo ricordare che, come moltissime altre volte ho ripetuto e stra-ripetuto, non ne posso più di queste fantasie, che per me equivalgono ad accreditare la favola che nel castello ci sono i fantasmi e che essi, sconosciuti al popolo, decidono (ovviamente le peggiori scelleratezze) sulla testa della gente ... che non può farci niente se non subire e sperare che le loro decisioni (quelle dei fantasmi) siano sopportabili!

Eh, no, eh!
Nel castello ci sta e comandano i "castellani", mica i fantasmi. I castellani che, nominati in patria a gestire altre cose, si arrogano poi il diritto di rappresentare il proprio popolo anche là.
Insomma: basta con la bufala dei burocrati!
In UE l'organo "sovrano" è il Consiglio, la congrega dei governi dei singoli stati!
Gli stessi che non smettono di denunciare il Superstato che comanda sudditi tramite uno stuolo di sconosciuti burocrati eletti da nessuno, quando poi si arriva al dunque:
• «Chi deve comandare a livello europeo?»
• «Con quali regole scegliere e conferire il potere a queste persone che "comanderanno"?»,
questi stessi che se la prendono con l'Europa  – fa loro schifo dire "Unione Europea! – dipingendola governata da "burocrati sconosciuti", da bravi patrioti difendono con i denti il potere del governi nazioali: che è solo potere di comandare, ma non più il potere di governare davvero (facendo cioè andare il Paese davvero dove decidono di farlo andare Parlamento e Governo).

Non si vuole rendersi conto che i trattati sono "intergovernativi", nati così fin dal loro primo concepimento.E' infatti uno statista che propone ai partner un nuovo trattato!

Almeno ... leggete la mia "firma", immutata da ormai 13 anni. Io dico «NO a nuovi trattati intergovernativi!»
Ma forse sono solo quell'ignorante che non sa che, invece, i trattati sono prodotti dei soliti burocrati.
Devono essere davvero diabolici 'sti burocrati! Nessuno li vuole, nessuno li conosce, nessuno sa come è successo (visto che nessuno li ha eletti) che si siano inasediati al comando dell'UE ... opprimendo per puro sadismo il povero cristo di suddito europeo! Eppure questi burocrati ci sono, comandano loro.

Ciao Condor
Ciao a tutti


Ultima modifica di Erasmus il Lun Dic 16, 2013 7:25 am, modificato 1 volta

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Messaggio Da Verci il Ven Ott 18, 2013 6:46 pm

E' semplicemente sconcertante leggere quanto Condor ha scritto. E, soprattutto, apprendere che quello che dovrebbe essere l'elemento fondante dell'Unione Europea, ovvero il Trattato di Lisbona, destinato a porre le basi della futura Costituzione, non sembra aver nulla a che fare con gli elementi di semplicità, chiarezza ed unitarietà d'intenti che troviamo invece presenti nella Costituzione italiana.

Vien da chiedersi come possano emendamenti e regole rappresentare i fondamenti di un Trattato, anzichè - come parrebbe più logico pensare - rappresentare gli elementi provvisori.


E,ancora, come può un testo esser stato predisposto proprio per renderlo incomprensibile? E, soprattutto, come può essere approvato qualcosa di incomprensibile, anche in funzione antireferendaria? Sembra che il gioco tenuto anche dai nostri politici, in primis il dottor Sottile, non sia stato molto rispettoso del concetto di democraticità. Come si potrebbe infatti sottoporre a referendum qualcosa che non è comprensibile nè spiegabile? 


Non sarebbe forse meglio pensare, in una prospettiva che ritengo più probabile a medio/lungo termine, ad una Costituzione reale, più aderente all'ideale spirito europeista e meno a quello affaristico che ormai governa le Nazioni e gli uomini?

Principi del libero mercato vs tutela dei lavoratori, del diritto di sciopero, delle leggi a difesa dei più deboli e, magari, anche dell'assistenza sanitaria, e così via. Due pesi e due misure, a riprova del fatto che l'uomo sembra avere poco peso in questa Europa tesa a privilegiare gli affari. 

La considerazione finale del Condor, ovvero - tradotta in sintesi - se sia meglio restare a friggere nella padella italiana  o finire arrosto sulla griglia europea, mi sembra - da incompetente in materia quale sono - non lasci posto a terze soluzioni. 


Pur tuttavia, vien da chiedersi: i singoli Stati non sono più in grado di migliorare quel trattato, eliminando o modificando gli elementi sfavorevoli ad una concezione che consideri primariamente i diritti dell'uomo, modificando i contenuti dei citati principi ispiratori pericolosamente sbilanciati a favore del business?

Peraltro scrivi che gli articoli della Carta dei Diritti Fondamentali e del Trattato di Nizza saranno vincolanti in Italia e che - presumibilmente - essi dovrebbero in qualche modo annullare o prevenire quelle parti del trattato di Lisbona in cui questi elementi sembrano scarsamente rappresentati.

La domanda che a questo punto dovremmo porci è la seguente: in questo apparente contrasto di obiettivi, chi deciderà come verrà regolata - alla fine - la specifica qestione? Ma, soprattutto, chi prevarrà? L'elemento affaristico, quello del diritto umano o - magari - un bel compromesso all'italiana?
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Messaggio Da Erasmus il Lun Ott 21, 2013 6:36 pm

Caro Verci, questo tuo intervento ... mi delude non poco.
E' sconcertante, sì, leggere quel che ha scritto Condor, per fortuna non le proprie idee ma quelle di un giornalista ... nostalgico di "Radio Cabul" all'epoca della spartizione della Rai (con il TG3 in mano agli ex-PCI) e, sotto sotto, nostalgico dei bei tempi in cui l'URSS era la guida indiscussa dei nostri intellettuali di sinistra (quelli per bene, in giacca e cravatta, mica gli squinternati in eschimo maoisti).

Ma è anche sconcertante quel che scrivi tu, ... perché se tale è la critica alle istituzioni UE da parte di una persona matura, colta, che da sempre segue la politica, figuriamoci quali potranno essere quelle di un povero cristo di cittadino europeo, frastornato dai vari stimoli politici più o meno mendaci, più o meno populisti, più o meno interessati a ben altro che al progresso civile dell'Europa.

Per esempio, tu dici:
«[...]E, soprattutto, {è sconcertante} apprendere che quello che dovrebbe essere l'elemento fondante dell'Unione Europea, ovvero il Trattato di Lisbona, destinato a porre le basi della futura Costituzione, non sembra aver nulla a che fare con gli elementi di semplicità, chiarezza ed unitarietà d'intenti che troviamo invece presenti nella Costituzione italiana.»
A parte il fatto che vedere nel Trattato di Lisbona il trattato «destinato a porre le basi della futura Costituzione [Europea]» è fuorviante (per non dire ridicolo), considera il  fatto che una vera Costituzioine nasce dall'effettiva volontà di "costituire" qualcosa di effettivamente nuovo, che taglia definitivamente i legami con gli errori d'un recente passato, che insomma ha qualcosa di profondamente innovativo (per non dire di rivoluzionario). Considera come si è arrivati a questo trattato, chi l'ha voluto così, quali sono davvero gli scopi del nuovo accordo (sempre intergovernativo, non certamente espressione democratica dei cittadini europei).
Tra un trattato intergovernativo ed una Costituzione elaborata da una apposita Camera Costituente (ovviamente eletta dal popolo, mica nominata dai governi nazionali) c'è un abisso. E così è stato nella storia. [Non è pedanteria quella dei federalisti di coltivare la memoria di come è nato il federalismo moderno negli USA e di come si è definitivamente sedimentato – per altro ... imparando un po' anche dagli americani – il secolare federalismo svizzero! Certo: non siamo più nel '700, tantomeno tra un oceano valicabile in mesi di navigazione e il Far West dei pellirossa. Mica si vuole rifare pari pari quel che fecero americani prima e svizzeri poi (60 anni dopo, e dopo la terribile – formidabile seppur breve – epopea napoleonica). Ma da quella storia c'è parecchio da imparare, proprio nei principi prammatici di come affrontare le vicende politiche e di cosa vuol dire un buon governo per tutti insieme. [Il federalismo è anzitutto ... l'arte di conciliare, di risolvere i problemi, di addivenire al giusto compromesso tra il conservare ciò che è irrinunciabile  e il rinunciare a ciò che non sim può mantenere, ossia alla pretesa di sovranità e di indipendenza  ...  "a prescindere". No: il tempo in cui si poteva senza pattuire alleanze conservare la sovranità è passato da un bel po'. 
[Alexander Hamilton ha scritto per i contemporanei, anzi per i soli americani: ma molte delle sue considerazioni sono oggi valide più che mai, mutatis mutandis ovviamente].

Caro Verci: dietro le istituzioni ci stanno persone fisiche!
Ho letto una volta che nel 1940 «l'Italia ha aggredito alle spalle la Francia». 
Eh no! L'ha fatto un esercito di coscritti obbligati a farlo come fossero schiavi agli ordini del duce e dei gerarchi fascisti, tutti con nome e cognome! Non ha aggredito la Francia, bensì tutti i francesi che incontrava, sparando a vista sui soldati-schiavi dell'altrettanto guerrafondaio governo francese.
Diceva un soldato tedesco nel romanzo «Niente di nuovo sul fronte occidentale» (e poi film "All'ovest niente di nuovo"): «Sono state forse le montagne francesi a far del male a quelle tedesche?». E proponeva di mettere in una stanza i rispettivi governanti "in mutande", e di tirarli fuori solo quando si fossero messi veramente d'accordo (cioè "in pace"). Il film è degli anni 30 e spiega l'immane idiozia della 1ª guerra mondiale. La spiega così bene che i governi europei (francese ed inglese, per esempio) ne hanno vietato la proiezione ancor prima dello scoppio della 2ª guerra mondiale; e nel '40, libro e film sono stati messi al bando anche negli USA (alla faccia della "libertà di espressione").

Magari all'estero dicono "l'Italia", "il governo italiano". 
Ma noi sappiamo cdi quali persone fisiche è fatto! Di persone fisiche, mica di fantasmi. 
Sappiamo che dopo Prodi (deposto con metodi non molto ortodossi) c'è stato Berlusconi (con la sua gang dei Gasparri e Larussa, dei Calderoli e Maroni, dei Brunetta, ... e delle Santanché, Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo ecc.).
E sappiamo,(viceversa ... e per esempio), che all'epoca del lancio della "Convenzione" che poi ha redatto il primo testo del trattato "Costituzione Europea", a presiedere l'UE c'era il Belgio col primo ministro Guy Verhofstadt che è un grande europeista (e anche federalista, e adesso è nel "Gruppo Spinelli" di cui è fondatore). Ma in Francia c'era Chirac, quello che nel referendum per la moneta europea (presidente ancora Mitterand) aveva capeggiato la campagna per il "No" (persa per un soffio). E in Italia c'era Berlusconi, quello che ha liquidato Ruggiero, quello che durante la conferenza intergovernativa (con tanto di presidenza itraliana, secondo semestre 2003) è riuscito a chiuderla con un nulla di fatto (prima ed unica volta nella ormai sessantennale storia del comunitarismo europeo).
In Spagna c'era Aznar, quello che approvava incondizionatamente, assieme al Berlusca, la guerra in Iraq. In Portogallo c'era Barroso, lo stesso che ospitò il vertice USA-UK in vista dell'attacco all'Iraq, lo stesso che poi sfruttò il sostegno sperticato di Blair e delle "destre" europeoe (in prima linea Berlusconi, of course) per rimpiazzare Prodi alla presidenza della Commissione Europea.
Per non parlare di Blair...
Ecc. Ecc.
Allora: vedi che i responsabili di come stanno le cose hanno un nome ed un cognome!

Ma dove stavate, voi (o quelli che pensano come voi, se siete troppo giovani), quando queste istituzioni stavano per nascere?
A proporre per primi raramente sono i capataz, le idee nascono dapprima nelle teste di attivisti volontari di  movimenti (cioè di ben altre persone fisiche!) e quando, con fatica, queste idee riescono a farsi discutere, ecco che se ne impossessano i "politici professionali", distorcendole non poco!

Ti sei mai domandato, Verci,  quale è stato il percorso storico per cui si è arrivati alla "Convenzione" (quella presieduta da Giscard D'Estaing) che doveva, con un nuovo trattato, gettare davvero le basi di una futura federazione (soprattutto prima dell'incosciente mega-allargamento del 2004)?
E non ti sei mai chiesto quanto "popolare" e quanto "intergovernativa" fosse quella "Covenzione"?
[Beh: te lo dico io. Era soprattutto intergovernativa. Ti ricordi, per esempio, il Fini – nominato dal governo – che in Convenzione proponeva di cassare ogni allusione, ancorché lontanissima, ad eventuale comportamento di stile federale, motivando la cosa col fatto che la politica estera spetta agli stati, che l'Unione non è e non sarà mai Stato, che la democrazia si svolge a livello massimo in ambito nazionale?]
 Non solo la Convenzione era soprattutto "intergovernativa", ma era anche ricattata da capi di governo fuori della stessa assemblea. Ti ricordi la "marcia indietro" di Giscard d'Estaing quando Blair chiese di incontrarlo privatamente? E si capì poi che ... o certe cose non passavano in Convenzione oppure l'UK di Blair avrebbe bloccato la successive ratifiche prima ancora di dar loro il via col proprio diritto di veto in Consiglio Europeo].

Tuttavia, la Convenzione era una assoluta novità prima del 1998. Non era affatto una "Costituente" ... ma sempre meglio di niente. Sempre meglio della congrega di capi di governo o ministri.
 Ti sei mai accorto del rapporto temporale tra la "Canpagna per la Costituente Europea" promossa in precedenza dal MFE e il consenso (finalmente!) intergovernativo a mettere in piedi una qualche "Convenzione"?

Senza andare troppo indietro, vorrei ricordarti che il MFE per primo (in Italia) e poi l'UEF (a livello europeo, e sotto la pressione del MFE) ha lanciato la campagna "Costituente Europea". Progettata già dai tempi di Maastricht, fu lanciata nel 1995 dopo un lungp dibattito interno al movimento; ed ebbe il massimo dell'attivismo (di volontari euro-fereralisti) tra il '96 ed il '97. Però, altre frange europeiste d'Europa, prevalenti a livello UEF, hanno presto commutato la campagna  da «per una Costituente Europea» in «per una Costituzione Europea» con la motivazione che chiedere la "Costituente" era troppo: era provocare la reazione congiunta di governi di destra e di sinistra, gelosi di perdere il potere che intanto essi e non altri detenevano in Consiglio. 
Purtroppo avevano ragione loro.
Ma capirai che una Camera Costituente eletta dalla gente è ben altro di un Consiglio di capi di Governo. E anche di una Convenzione di delegati di governi e parlamenti nazionali (essendo fin troppo evidente la probabilità che non si svolga affatto con ottica unionista, bensì con quella nazionale, sospettosa di possibili vantaggi altrui ... e soprattutto (tramite le deleghe sia governative che parlamentari) con ottica partitocratica.
In Consiglio, quando si devono prendere decisioni o pattuire nuovi accordi ... si mercanteggia!
E quindi ... via a fiumi di parole che garantiscano ciascun mercante che non ci sia sotto una buggeratura per lui!
Se ti ricordi, il sottoscritto (all'epoca della Convenzione "per il futuro dell'UE") andava dicendo che era qualcosa di allucinante, che se fosse dipeso da lui PRIMA si fa un referendum paneuropeo con la sostanziale domanda "Federazione SI' o federazoione NO?» e poi, nei paesi in cui vince il SI' si da vita alle elezioni di una Camera Costituente, la quale partirà dall'esaminare un testo redatto da una speciale commissione di dotti supercompetenti sia in diritti costituzionali, sia di storia politica, avendo poi piena sovranità sull'elaborazione del testo definitivo. Certo che non ha senso un referendum su un malloppo di migliaia di pagine: è una vera presa per i fondelli. Ma non mi dirai che sono stati gli "eroburocrati di Bruxelles" a decidere di ratificare un tale malloppo in ogni paese secondo le locali procedure e con la condizione che basta che un solo paese dica di no perché il trattato decada per tutti! 
[Poi si sa che qualcuno, come il governo Irlandese, contratta e patteggia e ricatta: la vittoria del SI' al prossimo referendum in cambio di privilegi – per esempio nell'accesso ai fondi europei ... e persino nel avere un commissario europeo irlandese garantito anche nel caso in cui cessi la ridicola situazione di inventare tanti ... pseudo-ministeri quanti i membri dell'UE, in modo che ogni stato abbia il suo bravo commissario pseudo-ministro europeo].

Penso anche che ricorderai, Verci, che, nel '95–'96,  non era affatto acquisito nemmeno l'avvento della moneta unica! L'Italia era allo sbando economico e politico. Tutti pensavano che, se mai fosse nata la moneta Europea, l'Italia non vi avrebbe partecipato da subito.
In quel contesto si arrivò al Consiglio Europeo di Amsterdam, quello che pattuì il "Trattato di Amsterdam", sostanzialmente "patto di stabilità" nel senso ora diventato ... deleterio: precedenza ai conti in regola, tagliando anche le spese del welfare sociale se occorre, sulla crescita e sullo stesso progresso del welfare (che non è certo ai livelli massimi nella evolutissima UE, soprattutto non è affatto uniforme)
[Lo sai, per esempio, che L'Italia è ormai uno dei pochi stati dell'UE – credo che si contino su una mano – in cui non c'è il cosiddetto "reddito minimo garantito"?).
Guarda che allora, la maggioranza dei governi era "di sinistra": e non ha combinato niente di meglio dei successivi governi di "destra".
[Per non parlare della vera presa per i fondelli della cosiddetta "Agenda di Lisbona", quella che prometteva il paradiso in terra entro il 2010].

E via, sotto lo stimolo (e i suggerimenti) dei federalisti, al Trattato di Amsterdam prima e di Nizza poi!
In pratica, delle nullità. 
Addirittura un "regresso" il trattato di Nizza ... quando il Consiglio ha dovuto inventarsi la proclamazione della "Carta fondamentale dei diritti umani dell'UE" – scritta e conclusa già da un anno dalla apposita "Convenzione", la prima in assoluto, precorritrice della seconda e ultima –  per non chiudersi con un bel pugno di mosche!
Ma mica andava in vigore quella "Carta"! Era semplicemente "annunciata" , per non dire "sbandierata" (parole, parole, soltanto parole!). 
E' entrata in vigore solo col trattato di Lisbona, nove anni dopo!

E lo sai che il testo del trattato "Costituzione Europea" (quello bocciato in Francia nel 2005) è stato allungato di oltre 1000 pagine dalla "Conferenza intergovernativa" del 2003, quella presieduta dal governo di Berlusconi (e conclusasi ... senza alcuna conclusione operativa)?
Oltre 1000 pagine non solo di aggiunte, ma anche di rifacimenti, stravolgendo  il testo originale dei "Convenzionali" che pure era stato approvato all'unanimità (Blair incluso) nel vertice di Salonicco (sotto la presidenza Greca cui è succeduta quella italiana).

«Altro che Cavalliere!»
E' proprio il caso di dirlo!
Certo: le responsabilità di Berlusconi e dei berluschini a livello europeo sono enormi. Essi sono persone fisiche, con nome e cognome. Essi – ovviamente non da soli in UE! – hanno lavorato per frenare l'eventuale progresso del processo di integrazione.
Altro che gli sconosciuti e non eletti "euroburocrati"!

Ma,  ripeto, voi che invece di prendervela con i responsabili (che stanno tutti – o quasi – entro i recinti nazionali della politica) ve le prendete con i fantasmi, dove eravate durante l'evoluzione di questa UE che criticate?

Cosa avete fatto, in pratica, per contribuire allo sviluppo di una buona Unione?
Certo: il processo politico democratico è ... statistico- Non si pretende che siano tutti impegnatissimi allo stesso grado. Se però, sempre in via statistica, prevale il menefreghismo o quanto meno lo starsene alla finestra a guardare, pronti solo a criticare dopo invece di intervenire a tempo debito ... adddio democrazia!

E cosa pensate, in fondo? Che forse forse era meglio restarsene fuori?
[Sarebbe come digiunare perché il cibo è scarso e poco appetitoso]

Non sarebbe opportuno "CHIEDERE" alle nostre forze politiche di fare sul serio, di rappresentare effettivamente le istanze degli europei invece di curare soprattutto le proprie lobbies partitocratiche (se non addirittura i propri interessi personali – Berlusconi docet, ma non solo lui. Vi ricordate i Kaczynski , e Vaclav Kòaus, e Orbàn ... solo per fare qualche esempio? – )

In che salsa lo devo riproporre il concetto che fare un'Europa davvero democratica dipende dagli europei, perché entri nella zucca l'aspetto fontamentale da focalizzare?  Questo è la mancanza di federalismo con la surrogazione di un nuovo tipo di confederalismo dove, in barba alla formale democrazia interna ai singoli stati, i governanti dei vari paesi si arrogano arbitrariamente la facoltà di modificare le istituzioni europee non in vista di un vero procedere assieme, ma in funzione della propria lobby partitocratica nazionale. [Ovviamente con disparità di risultati, data la competitività tra 28 stati non certo equilibrati come dimensioni, economia, sviluppo, ecc. E così si capisce che la Germania non è l'Italia; e che la Merkel non è un Berlusconi, che la CDU non è analoga al PdL (e neanche la SPD assomiglia al Pd, tantomerno i Grünen assomigliano al nostro SEL, ex "verdi nostrani").

Allora, invece di prendersela con i fantasmi, (e di indulgere ai rilievi dei difetti e mancanza di welfare sociale di "questa" UE... ché anche questo è populismo, sterile nei riguardi di possibili riforme, dato che denunciare senza proporre non serve a nulla), incominciamo ad approfondire cosa è davvero importante per il progresso dell'UE (e anche per la crescita del "sentimento di appartenenza" all'UE, perché se manca del tutto questo, la solidarietà sarà sempre un sogno, a parte qualche elemosina in caso di calamità come può essere un terremoto o un uragano). E poi ... passiamo ad ESIGERE che i nostri governanti stiano al loro posto, senza prevaricare nell'indossare loro e solo loro il potere a livello europeo. [Per lo meno non avremo questi farraginosi e prolissi testi di trattati al posto di una scarno ma essenziale testo costituzionale].

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Permettimi, Verci, di invitarti caldamente a leggere il "manifesto" che ho rinvenuto casualmente qualche giorno fa e ieri ho fotografato apposta per metterlo qui.

L'ho scritto e composto  io nella primavera del 1997, dal mio Mac e con una stampante ad aghi.
L'ho poi fatto ingrandire dalla tabaccaia in un buon numero di opportune fototocopie.
[Naturalmente ... a mie spese].
L'abbiamo poi usato in piazza per raccogliere adesioni alla campagna per la "Costituente Europea".

Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere. Sx8ev
Manifestino MFE - maggio 1997
Eravamo in vista del Consiglio Europeo di Amsterdam.
E che è successo dopo?
Che reale progresso ha portato la caterva di trattati e patteggiamenti vari?
E di chi è la vera responsabilità?

E non ti pare "assurdo" che sia meglio mantenere la sovranità nazionale lasciandola in mano agli stessi che, a livello europeo, si sono mostrati  incapaci e fallimentari?
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Ciao ciao
Ciao a tutti


Ultima modifica di Erasmus il Lun Dic 16, 2013 7:53 am, modificato 2 volte (Motivazione : «)

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Messaggio Da Verci il Gio Ott 24, 2013 5:16 am

Mio caro Erasmus, di cosa ti meravigli? Della mia ignoranza in materia? L'ho ammessa esplicitamente. Quindi non infierire, che non ne otterresti gran soddisfazione. Il cittadino italiano dimostra di conoscere poco le Istituzioni del suo Paese, il loro funzionamento e la stessa Costituzione. Cosa ci dovremmo aspettare, quindi, nei riguardi della Comunità Europea, che viene percepita (non di rado negativamente) unicamente in rapporto all’unico fattore legante, ovvero l’€uro? La preparazione e la sottile arguzia di un Erasmus, dotto ed esperto nella materia?

No, mio caro Amico, se la politica non riesce a scendere a livello della capacità di comprensione del singolo cittadino, essa ha già fallito il suo scopo. O forse lo ha solamente raggiunto. Ben sapendo che in politica nessuno fa niente per niente, verrebbe spontaneo affermare che essa, non essendo fatta per rendere semplice la vita al cittadino ma - più spesso - per complicarla, non trova di meglio che tradurre il proprio operato in atti che risultano ermetici e complessi alla lettura da parte dell'italiano mediamente acculturato e, conseguentemente, degni di finire nel cestino delle letture mai cominciate.

Insomma, un po' quanto affermato nell'articolo di Condor a proposito del Trattato di Lisbona. Del resto tu stesso parli di farraginosi e prolissi testi di trattati al posto di una scarno ma essenziale testo costituzionale e di una espressione dei medesimi che non riflette di certo un coinvolgimento  democratico dei cittadini europei. Se le idee, come scrivi, nascono dapprima nelle teste di attivisti volontari di  movimenti, cosa possiamo fare noi per evitare che se ne impossessano i "politici professionali"? Direi ormai, a questo punto del percorso verso l'UE, forse molto poco, giacchè il tuo genuino interesse non è di certo un elemento che puoi considerare granchè presente nel patrimonio culturale del cittadino italiano, che ancor troppo vede la politica come strumento di pochi per governare i molti.  

Perchè meravigliarsi, quindi, di questo scarso interesse dell'italiano medio nei confronti dell'Unione Europea? Esso non è nient'altro che la conseguenza della disaffezione alla politica nostrana derivata da decenni di clientelismo, corruzione, malaffare, vessazione del cittadino e conseguente perdita di fiducia nelle Istituzioni. Quella europea è sentita ancor più lontana, perchè le stesse elezioni europee vengono percepite nè più nè meno come la mera riproposizione, in salsa diversa, di quelle nazionali.

Ad essere ottimisti c'è sempre tempo, ma qui - più che il tempo - sembrano mancare interesse e stimoli. Il problema, alla fine, con una esemplificazione che considererai banale, sta tutto qui.

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Messaggio Da Erasmus il Ven Ott 25, 2013 12:14 am

Caro Verci, certamente mi sono espresso molto male. Mi sono lasciato andare ad un fiume di considerazioni giuste, sì, ma senza focalizzare bene il clou di quello che volevo evidenziare.
Ed infatti, nella tua replica, hai colto aspetti che nella mia volevano essere complementari, ma non il succo della critica che volevo fare tanto all'articolo postato da Condor quanto al tuo successivo intervento.

Cerco ora di aggiustare il tiro e – spero – di essere più concreto e preciso.
Riprendiamo in considerazione l'articolo di Paolo Barnard (giornalista, dicevo, di area neo-comunista, nostangica dello storico passato del PCI, il partito che si è sempre opposto all'integrazione politica dell'Europa, senza mai sbagliare nemmeno una volta).
Vedi mo' la "coincidentia oppositorum"!  Sembra quasi di leggere da un nazionalista ex-MSI/AN o da uno sulle attiuali posizioni della Le Pen!
NB. L'originale di quell'articolo sta nel sito web personale di Paolo Barnard:
=> Paolo Bardard, "Il POTERE 4: Il Trattato di Lisbona, Altro che Cavaliere.
http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139

Riprendo l'esordio, che è anche sostanzialmente il sunto e la tesi stessa di Barnard.
Paolo Barnard (tramite Condor) ha scritto:«Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.»
Leggiamo con attenzione quel che c'è scritto qua! Io ... commento con personali "glosse"
• "cittadini di un enorme Paese che non è l'Italia"
a) Non è l'Italia ma comprende l'Italia, come la Serenissima non era lo stato scaligero di Verona né il libero comune di Brescia ma li comprendeva; come l'Italia non è il Piemonte né il Veneto ma li comprende ... e come la Svizzera non è il Canton Ticino né lo "Svitto" (nome storico italiano del cantone Schweiz, uno dei tre fondatori della CH, quello che ha dato il nome all'intera federazione) ma li comprende;  come gli USA non sono la Virginia di Madison e Hamilton ... né il Texas di Bush né le Haway di Obama ma comprendono questi stati.
E ... con ciò? Occorre esaminare di volta in volta se il cambiamento conviene o no.
Dare a priori l'idea di una perdita, di un regresso automatico, è antistorico ... e assurdo se non si vuol arrivare alle dimensioni della tribù o del "clan".
[Altrove dicevo che la "patria" è un insieme graduale di appartenenze, dal rione al mondo intero, passando per comuni, province, regioni, stati e continenti, E' lo "stato nazionale" che ne ha fatto una sua caratteristica "esclusiva"!
b) Magari acquistassimo piena cittadinanza di questo grande paese!
Dirlo "enorme" non mi sta bene! Sia perché comunica un aprioristico (gratuito, ingiustuficato) senso peggiorativo, sia perché la globalizzazione ci mette, volenti o nolenti, in compagnia oltre che degli USA, di stati come l'India e la Cina dove ... non mi direte, spero, che le differenze interne sono di minor conto delle differenze tra i vari paesi europei! 
Mi sta bene grande in tutti i sensi (positivi in gran parte, ma anche pesantemente negativi in certi aspetti).
Oh bella! L'Europa Unita è anzitutto un progetto. 
Un progetto nato dalla constatazione che nella storia la grande, civilissima Europa, dalla cultura unitaria (cristianesimo ... ma anche filosofica – es. razionalismo, empirismo, ... –, scienza – matematica, fisica, astronomia, botanica, ecc. –, arte – es. classicismo, romanticismo, ecc. ), dal welfare sociale e dallo "stato di diritto" migliore che altrove, (ecc, ecc,) si è dilaniata in guerre e rivalità fino all'autodistruzione. Rinunciare al progetto significa (come già diceva Einaudi) diventare "polvere senza sostanza", scomparire come entità politiche con un minimo di riscontro, un minimo di autonomia e sovranità. Queste (autonomia e sovranità) o si ritrovano insieme o sono perdute senza rimedio!
• "governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora.".
Eh no! Qui ci stanno un mucchio di balle, (o bufale , come si suol dire). E anche un'idea di "patria" di un vecchiume retorico enorme, da far invidia al micronazionalismo leghista!
a) Che governa l'UE è il Consiglio. Premier e ministri delle rispettive "patrie", mica degli alieni! 
Il guaio è che abbiamo eletto questa gente per altre funzioni, non per governare l'UE! 
Dunque: la critica da fare alla mancanza di democrazia a livello europeo è un'altra; ed è sacrosanta se si considera il rapporto "funzione da svolgere/addetti alla funzione", non quella (mendace!) qui espressa (ossia: governa gente non eletta [direttamente] dal popolo).
La Commissione? Magari fosse un governo!
[Nemmeno il governo nazionale è scelto direttamente dal popolo! Da noi forma il governo un incaricato dal Presidente della Repubblica; e il suo governo diventa effettivo dopo [e fintantoché dura] l'approvazione del Parlamento.]
La Commissione è ... "il braccio secolare" del Consiglio. 
Non solo il Presidente, ma anche ogni singolo commissario (uno per stato-membro) è nominato (su proposta del rispettivo governo) all'unanimità. Basta un no di uno stato, fosse anche Malta o il Lussemburgo, e la sesignazione di un governo del proprio commissario va in malora!
La Commissione ha sì il potere di "iniziativa". Ma le proposte normative della Commissione diventano "direttive europee" solo dopo il vaglio del Consiglio (dove – ma guarda che stranezza! – a votare sono ministri dei singoli stati nazionali).
Tuttavia, nel tempo un pizzico di democrazia è arrivato: Presidente e ogni singolo Commissario devono poi superare una specie di esame di idoneità davanti al Parlamento Europeo.
[Ti ricordi della bocciatura dii Buttiglione, sostituito poi, da Frattini?]
Il guaio è che, proprio per il fatto che la sovranità (per altro solo fasulla nelle cose che contano per la gente) è tenuta dai governi nazionali, imperversano ancora le partitocrazie nazionali, persino in PE che dovrebbe essere come il Congresso  USA, rappresentare cioè l'UE come un tutto, al di sopra della suddivisione in stati-membri.
[Per esempio: La ricandidatura di Barroso poteva essere bloccata dal PE; il Barroso-BIS lo dobbiamo alla crisi dei socialisti in Francia, iniziata con Jospin quando alle elezioni presidenziali i socialisti sono stati superati dalle destre, (non andando quindi loro al ballottaggio con Chirac) ... e giù giù fino alla divisione in PRO e CONTRA la "Costituzione Europea" nel referendum 2005  e alla sconfitta della Ségolène Royal alle Presidenziali (sostanzialmente perdute per non essere la Royal affatto ben vista dalla totalità dei vertici socialisti francesi, autoreferenziali e anche un tantino maschilisti!). 
Sono stati proprio loro, Hollande in testa – quello che si sbracava a dire "Stop Barroso!" – ad impedire una candidatura alternativa a Barroso. Questi, candidato unico, è stato poi  pure "approvato" da una parte degli eurodeputati socialisti [proprio da quelli francesi, ma anche da italiani provenienti da Ulivo ed ex-Margherita]
b) le "direttive" europee (che non sono "leggi", bensì "documenti" che impegnano gli stati a legiferare conformemente ad essi secondo le rispettive procedure) non sono "pensate da misteriosi burocrati", ma dalla Commissione e spesso anche dal Consiglio stesso o dal PE (che non ha potere di iniziativa ma può ugualmente proporre con sue "risoluzioni" di forte "peso morale", e quindi  spingere Commissione e/o Consiglio ad inventarsi una direttiva ad hoc. Burocrati sconosciuti? Burocrati non più dei ministri nazionali; chiamiamoli col loro nome (commissari) se a loro ci si riferisce.  Sconosciuti? Non è colpa loro! L'UE mette a disposizione di ciascuno un sito multilingue. Non esiste, poi, struttura più trasparente dell''UE nei resoconti e nella documentazione. Il male sta a monte: a partire dai "collooqui di corridoio" (dove si contratta a due, "do ut des") fino alle sedute, spesso a porte chiuse, spesso palesemente sofistiche (dopo i patti privati bilaterali nei colloqui in corridoio).
In Commissione c'è sempre un politico del proprio stato. C'era Frattini, poi sostituito da Tajani (uno dei vicepresidenti; competenza: industria ed imprenditoria). Sconosciuti anche costoro?
Ma se la gente se ne frega e i nostri "media" pure (salvo poi farne una fogna in casi particolari, come quando ci siano contenziosi "caldi" tra governo e Commissione in materia di competenza di un preciso Commissario), non sarà mica colpa di "oscuri burocrati", ti pare?
Dire poi «secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto» è mentire spudoratamente!
Tutta la normativa dell'UE, oltre ad essere stata approvata sempre a maggioranza del Consiglio almeno semplice (poche volte, e comunque "maggioranza doppia": in numero di stati ed in popolazione rappresentata), spessissimo a maggioranza qualificata (oltre 2/3 e sempre a doppia maggioranza) e spesso anche all'unanimità, non è che uno scremare la situazione effettiva, attuale, degli stati membri. 
[Se dipendesse da me, dovrebbe almeno qualche volta essere il contrario: avere dall'UE un forte segnale innovativo, di avanguardia rispetto ai dormienti (eufemismo!) governi degli stati. Pensa semplicemente alla situazione della giustizia in Italia! Eppure l'UE non può farci nulla.]
Se poi ci si riferisce alla Carta dei Diritti Fondamentali, (che è l'unico "corpus" legislativo europeo effetivamente in vigore "erga omnes"), quella è stata elaborata dalla prima Convenzione (fatta da parlamentari delegati dai singoli parlamenti nazionali). Dove starebbe l'oscurità di sconosciuti burocrati? 
Infine: «veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora»! Questo è addirittura grottesco! 
Mi stai a dire che la gente non sente l'appartenenza all'UE, che se ne disinteressa, ecc. e poi mi dici che veniamo privati di «tutto quel che conoscevamo come patria»!
Ma di questa manfrina del mito romantico della "patria" ho già detto sopra.
Insomma: la vogliamo sta Europa Unita o no? Basta con le bufale che sì, la vogliamo, ma questa non ci va perché ci comanda, ci si impone come nuova patria oscurando la nostra, perché sono burocrati quelli che ci governano ecc. ecc. Qualsiasi Europa si voglia occorrrà pur sempre che diventi una nuova patria! Ma mica per questo cancellerà la precedente, se la fabbricheremo "federale",  (a differenza, invece del cosiddetto "stato nazionale" che, inventandosi appunto di essere "nazionale", ha compresso e spianato le diverse patrie sottostanti passandoci sopra come un bulldozer!). Basta con il mito totalizzante della "patria nazionale", in nome della quale lo stato ha prima distrutto le peculiaritàò elle varie "patrie" di cui si è composto per poi arrogarsi l'esclusività di rappresentanza dei suoi cittadini. E' questa esclusività ad essere decisamente inopportuna, quella che ha permesso a governi sedicenti "democratici" o comunque voluti dal popolo di mandare milioni e milioni di europei a massacrarsi a vicenda. E' da queste assurdità che è venuto il progetto di Europa Unita. Non continuiamo a permanere nelle medesime contraddizioni!
• "Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia;"
Questo passo ... non merita commento! E' pura farneticazione!
Di quel che segue (trattato di Lisbona) abbiamo già parlato.


Insomma: sotto sotto c'è il timore che i nostri politicanti perdano competenze a favore delle istituzioni europee!
Ed ecco affiorare un ipocrita nazionalismo ... o forse (ma dubito fortemente) una crassa ignoranza della storia, del come si sono formati gli stati europei, [del fatto sostanziale che è il permanere di uno stato che a lungo andare forgia la propria "nazione", inculca il sentimento di "appartenenza nazionale" ai suoi cittadini; non già il viceversa, che prima c'era una nazione italiana che, finalmente, è riuscita a farsi stato, "Regno d'Italia" appunto!
Ma dai: certe frottole post-risorgimentali non si raccontano più nemmeno ai bimbi delle elementari, come invece le hanno raccontate per un secolo agli scolari, me compreso.

E sai cosa ti dico, Verci? «Magari fosse vero che nasce una nuova "patria" e che riesce autorevolmente a sottrarre potere a Montecitorio» (ossia alle partitocrazie nostrane, malate croniche di malattie incurabili)!

[Giorni fa un giovane imprenditore, intervistato in sede di congresso, dopo aver sparato a zero sulle capacità dei nostri politici arrivò ad esclamare (vado a memoria): «Avesse l'UE davvero il potere di "commissariare" l'Italia! Se qui abbiamo politici corrotti ed incapaci, avremmo tutto da guadagnare!».]

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Il succo della mia critica è questo (già detto e stra-ripetuto): 
Tutto quello che abbiamo è creatura e strumento (dal punto di vista operativo, non da quello della fase della prima formazione delle idee) dei nostri governi nazionali.  Sono essi, sempre loro, che hanno il coltello dalla parte del manico!  Ammesso (e non concesso) che TUTTO quello che c'è a livello europeo faccia schifo, la responsabilità è comunque dei governi nazionali. 
E' palesemente contradditorio valutare fallimentare sul piano del progresso civile l'UE (o addirittura additare in essa il pericolo di una superpotenza dominatrice, perversa, oppressiva, che spoglia i cittadini dei loro valori tradizionali, ecc,) e ad un tempo pensare che sia meglio restituire le competenze cedute negli anni all'UE ai precedenti competenti, ossia ai governi nazionali, dal momento che sono proprio i governi nazionali che:
 a) hanno messo in piedi il baraccone così come è, consci di non poter assolvere certe funzioni separatamente o quanto meno di poter assolverle meglio insieme; 
b) sono ancora essi che svolgono (assieme) tutte le funzioni perché solo essi hanno il potere a livello europeo (tranne il pallido potere di "co-decisione" del PE, strappato ai governi con i denti, nonostante l'essere il PE l'unico organo legittimato democraticamente).

 Ecco allora la bella trovata demagogica: coprire la palese contraddizione («Non ci sai fare! Quindi hai diritto di fare tu, e da solo!») inventandosi i fantomatici "burocrati", che nessuno ha eletto e nessuno conosce!
Oh bella; e come han fatto, sconosciuti ed eletti da nessuno, ad insediarsi là? Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere. Mmh

^^^^^^^^^^^^^
Tornando all'attualità (per esempio alla politica della priorità assoluta del pareggio di bilancio, a scapito magari della crescita e dell'occupazione), volevo che si notasse come già nel 1997 i federalisti poggiavano l'accento su altro. Su quel manifesto si legge, in particolare:
«
Solo un’Europa capace di agire può affrontare le sfide del 2000
– la globalizzazione dei rapporti economici;
– la pace internazionale;
– lo sviluppo economico senza disoccupazione e senza indebolire lo stato sociale.
»
I governi pattuirono il "patto di stabilità" (Amsterdam, 1997), mica "oscuri burocrati".
I governi (in maggioranza socialisti) lanciarono nel 2000 "l'Agenda di Lisbona". il programma decennale che prometteva, entro il 2010, la piena occupoazione, il miglior welfare sociale del mondo, la armonizzazione dello stesso in ogni area dell'UE, uno sviluppo economico sempre crescente ... insomma un paradiso in terra! 
Ma con che mezzi?  Con quale budget? Con quali istituzioni?
Nulla di veramente nuovo e all'altezza dell'ambizioso progetto.
Ed ecco invece, dal 2007, capovolgersi letteralmente le prospettive dell'"Agenda ddi Lisbona": diasoccupaziione a livelli record e sempre in aumento: crescita ZERO; welfare tagliato a piene mani; sperequazioni terribili tra paese e paese; qualche paese ridotto quasi alla disperazione.
E' questo un buon motivo per dire NO all'Europa? 
No di certo. E' invece un buon motivo per misurare, a posteriri, quanto ci è costata e continua a costarci la "poca Europa", questa Europa intergovernativa. E non dimentichiamo che gli attuali problemi dipendono in gran parte dalla follia dei governi europei degli anni '70-'90, quando l'inflazione era non solo incontrollata ma sollecitata dai governi (almeno dal nostro), con una vertiginosa crescita del debito pubblico ed una affannosa rincorsa dei salari. Anni dal 20% e anche più di inflazione annua. Adesso ne paghiamo le conseguenze ... che tuttavia non sarebbero così terribili se ci fosse un minimo di solidarietà europea. 
Ma pensiamo che questa potrà venire da una legislazione comunitaria ad hoc (e corrispettiva autorità in grado di farla rispettare), o ci illudiamo che bastino le belle parole del tipo "Vogliamoci bene"?

Vedi, Verci, che i federalisti già nel 1997 poggiavano l'accento sulla tenuta del welfare sociale, in continuo pericolo senza un'Europa capace di agire (e dico 1997 perché quel manifesto è del '97, ma l'attenzione dei federalisti allo stato sociale è da sempre, fin dai princìpi enunciati nel "Manifesto di Ventitene").

Cassandre inascoltate (i federalisti), come puoi anche tu constatare.

E come sarebbe andata con ancora "meno Europa"? 
Con i "se" e con i "ma" non si fa storia, lo sappiamo.  Ma una qualche estrapolazione è pur possibile.
Pensa semplicemente a come crescevano debito pubblico ed inflazione. Pensa a quando si poteva acquistare BOT annuali al vicino uffico postale scontati in partenza del 15%. Con 4 milioni e 250 mila lire ti prendevi 5 milioni di BOT che l'hanno dopo restituivi per 5 milioni in contante!. Il tasso di interesse effettivo era dunque oltre il 17%; ed è facile pensare che, siccome la politica di allora era stampare carta-moneta per pagare i BOT annuali, l'inflaziione ffettiva (in barba al paniere truccatio dell'Istat) era almeno del 20%.  Peggio della "catena di sant'Antonio":  prima o poi si spezza ... e i nodi vengono al pettine! 
Provvidenziale, quindi, l'avvento dell'Euro e la precipitosa entrata in Eurozona del governo Prodi (per altro sotto la spinta del saggio Ciampi, ché Prodi quella scelta altrimenti non l'avrebbe fatta). E salutare , come la una amara ma necessaria medicina, la "stangata" della cosiddetta "imposta per l'Europa".
Voglio dire: la poca Europa che c'è è insufficiente, inadeguata, eternamente precaria. Ma se non ci fosse saremmo già sprofondati a livelli ...  non dico sudamericani ma africani!

^^^^^^^^^^^^^^^^^

E di nuovo son finito nelle tremende mie consuete lungaggini!
Amen!
Ormai ... quod scripsi scripsi.


Ciao Verci.
Ciao a tutti.
E ciascuno non dimentichi che l'Europa che si vuole bisogna chiederla!
 "Fare l'Europa dipende dagli europei", mica dagli alieni, dai fantomatici burocrati.


Ultima modifica di Erasmus il Lun Dic 16, 2013 8:43 am, modificato 1 volta

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Messaggio Da Condor il Sab Ott 26, 2013 11:59 pm

Ho letto con molto interesse gli interventi degli amici Verci ed Erasmus. Devo ammettere che mai mi sarei aspettato tanta passione letterale, prima ancora che Europea, tra gli intervenuti al riscontro del mio post.
Sono vicino alle vedute di entrambi, sull'argomento Europa: dalla delusione di Verci – mi pare di capire - sull'ambigua piega che sta prendendo una probabile e lenta costruzione federalista dell'Europa, alla appassionata arringa pro-Europa di Erasmus.
Una parola, però, vorrei spenderla sugli interventi di Erasmus, sempre degni di attenzione ed ammirazione da parte mia, stilati non senza quella carica emotiva che ognuno di noi, ogni europeo, dovrebbe avere verso la propria Europa, desiderata di cristallina trasparenza, che così, purtroppo, non è.
Io non vedo negli europei né la necessaria carica emotiva di Erasmus, con eloquenza manifestata nei suoi interventi, né percepisco l'indispensabile trasparenza di intenti delle istituzioni europee nei confronti di tutti i cittadini dell'Unione; probabilmente da quest'ultima causa scaturisce la prima.
Considerando la frase di Barnard: "cittadini di un enorme Paese che non è l'Italia", io non la leggo come l'ha interpretata Erasmus, ma la leggo col senso di considerare l'Europa come qualcosa di molto più grande della nostra Penisola, e che per tale motivo deve essere gestita politicamente meglio dell'Italia e di ogni altro paese europeo.
E ancora: "governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora."
Anche in questo caso io leggo il desiderio di chi scrive (Barnard), nel vedere l'Europa che tutti vorremmo, con un presidente eletto dal popolo che dia conto all'elettorato del proprio operato con il necessario equilibrio istituzionale che nessun europeo, oggi, percepisce; proprio perché molti di quei burocrati non rispondono ad un organo istituzionale - quale potrebbe essere il presidente dell'UE come accade negli USA- eletto direttamente da tutti i cittadini dell'Unione, ma sono membri di Commissioni, eletti dal Consiglio del PE.
Scusatemi la franchezza, ma a me risulta molto complesso individuare attraverso i canali d'informazione, chi rappresentante italiano del Consiglio del PE, o di qualche Commissione, batta i pugni su provvedimenti europei che potrebbero successivamente risultare incostituzionali, purtroppo a danno già compiuto; vedasi i devastanti effetti economici in Grecia, come non meno devastante risulterà il Fiscal Compact.


Se il progetto europeo che desideriamo dovesse fallire, non sarà certamente colpa dei nazionalismi, dei populismi o dei vari Bagnai, Barnard, Rinaldi, Guarino o François Heisbourg; se l'Europa come la intendiamo, sarà stato solamente un sogno per noi e per le generazioni future, la colpa è da addebitare ai furbetti (burocrati per Barnard) che hanno premeditatamente studiato a tavolino progetti egemonici o di sopraffazione, contro chi ha ingenuamente creduto nella trasparenza e lealtà nelle azioni dei propri co-continentali rappresentanti europei.
Non è tollerabile che in un enorme Paese che non è l'Italia, si concepiscano diversità di trattamenti vietati dalla Carta dei diritti fondamentali, mi riferisco ai bandi illegali UE scritti esclusivamente nelle lingue: francese, tedesco e inglese; producendo una situazione di svantaggio a danno dei candidati potenziali non madrelingua inglese, francese o tedesca, i quali sono stati costretti a utilizzare uno di questi tre idiomi per leggere la versione completa dei bandi. Una situazione che ha costituito di fatto una discriminazione sulla base della lingua vietata dalla Carta UE dei diritti fondamentali e dallo statuto dei funzionari europei.
Anche se l'Italia ha vinto il ricorso alla Corte Europea sulla diversità di trattamento dei cittadini europei, resta il fatto che una tale inadempienza, in un enorme Paese che non è l'Italia, ad opera dei “burocrati visti da Barnard”, non doveva verificarsi.
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Messaggio Da ART- il Sab Nov 16, 2013 3:44 am

Condor ha scritto:
Considerando la frase di Barnard: "cittadini di un enorme Paese che non è l'Italia", io non la leggo come l'ha interpretata Erasmus, ma la leggo col senso di considerare l'Europa come qualcosa di molto più grande della nostra Penisola, e che per tale motivo deve essere gestita politicamente meglio dell'Italia e di ogni altro paese europeo.
E ancora: "governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora."
Anche in questo caso io leggo il desiderio di chi scrive (Barnard), nel vedere l'Europa che tutti vorremmo, con un presidente eletto dal popolo che dia conto all'elettorato del proprio operato con il necessario equilibrio istituzionale che nessun europeo, oggi, percepisce; proprio perché molti di quei burocrati non rispondono ad un organo istituzionale - quale potrebbe essere il presidente dell'UE come accade negli USA- eletto direttamente da tutti i cittadini dell'Unione, ma sono membri di Commissioni, eletti dal Consiglio del PE.


Se il progetto europeo che desideriamo dovesse fallire, non sarà certamente colpa dei nazionalismi, dei populismi o dei vari Bagnai, Barnard, Rinaldi, Guarino o François Heisbourg;
Hai messo in grassetto proprio la sostanza della disinformazione in tema Europa: Barnard non desidera quello che hai detto... per il semplice motivo che come palese da quello che ha scritto, in particolare il grassetto, non ha idea (o finge di non avere idea) di cos'è l'UE e come funziona, e neppure della storia dell'integrazione comunitaria.

Il discorso che fa è la solita poltiglia di palle eurofobe, le stesse fatte dagli estremisti come lui anche da prima del trattato di Lisbona (con ogni trattato ripetono sempre la stessa procedura...), sulla creazione con Lisbona di un inesistente "superstato", governato da chissà chi non eletto, che comanderà tutto lui e deciderà tutto lui.

Correggiamo le idiozie in grassetto, si fa in 2 minuti:governati dal Consiglio europeo (cioè dai capi di governo degli stati, eletti da noi): è quello che decide e approva all'unanimità i trattati, gli allargamenti, le linee generali, il presidente della Commissione, il governatore della BCE e tutto il resto fondamentale, sotto leggi pensate da loro oppure proposte dal popolo con le ECI (european citizen initiative) o dalla Commissione, ma che solo il PE, eletto da noi, può contestare. Se uno dei due (Consiglio o PE) non è d'accordo delle leggi non se ne fa niente.

La differenza con gli altri è che questo Barnard è particolarmente abile nell'arte dell'imbrogliare rivoltando la frittata e facendosi passare per quello che vede dietro le apparenze e la sa più lunga degli altri: parte da premesse reali, da problemi concreti, e li unisce alle sue invenzioni per arrivare a sostenere con una logica apparente le sue idiozie insensate. Ad esempio, uno fra tanti, vuole addirittura far credere che l'Europa di Lisbona sia un vero e proprio stato federale de facto, come nell'esempio da lui stesso riportato degli USA il cui governo centrale starebbe agli stati federati USA nello stesso modo in cui con Lisbona il governo di "Bruxelles" starebbe a quelli europei...
C'è bisogno di aggiungere altro? Quanto capisce Barnard della situazione? 0 (zero).

Alla fine affermi che "Se il progetto europeo che desideriamo dovesse fallire, non sarà certamente colpa dei nazionalismi, dei populismi o dei vari Bagnai, Barnard, Rinaldi, Guarino o François Heisbourg;"
... Marine Le Pen, Geert Wilders, ecc. ecc. che la pensano esattamente allo stesso modo.
Se il progetto dovesse fallire non sarà certo solo colpa di questi ed altri bugiardi di professione ma anche loro.

Lo sappiamo tutti che l'Europa così com'è oggi non va, non è organizzata come si deve, non è abbastanza democratica, non funziona. Il presidente europeo eletto dal popolo? E' da decenni che (seriamente, al contrario di qualche imbroglione ciarlatano) ci battiamo per arrivare a questo ed altro. Noi federalisti europei che l'Europa non può rimanere quello che era prima ed è anche ora lo diciamo da una cinquantina d'anni. Ne possiamo discutere quanto vogliamo, anzi, per noi più se ne discute meglio è.

Però, concetto fondamentale che esprimo molto sinteticamente e "terra-terra": la situazione attuale e i problemi non li capirai leggendo i vari Barnard con le loro vaccate.
A quelli dell'Europa non interessa niente, non desiderano nessun cambiamento se non "al ribasso": loro vogliono solo sfasciare tutto, e per farlo devono far credere a più persone possibile che l'Europa è un "superstato" che comanda tutto e tutti tramite oscuri, misteriosi e indefiniti "burocrati" non eletti da nessuno. I problemi veri li accennano soltanto, per usarli come base per arrivare a dire fesserie simili.
Cosa c'è di nuovo? E' sempre la stessa strategia che usano.


Ultima modifica di ART- il Sab Nov 16, 2013 9:57 am, modificato 5 volte
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Messaggio Da ART- il Sab Nov 16, 2013 9:28 am

Verci ha scritto:Mio caro Erasmus, di cosa ti meravigli? Della mia ignoranza in materia? L'ho ammessa esplicitamente. Quindi non infierire, che non ne otterresti gran soddisfazione. Il cittadino italiano dimostra di conoscere poco le Istituzioni del suo Paese, il loro funzionamento e la stessa Costituzione. Cosa ci dovremmo aspettare, quindi, nei riguardi della Comunità Europea, che viene percepita (non di rado negativamente) unicamente in rapporto all’unico fattore legante, ovvero l’€uro? La preparazione e la sottile arguzia di un Erasmus, dotto ed esperto nella materia?

No, mio caro Amico, se la politica non riesce a scendere a livello della capacità di comprensione del singolo cittadino, essa ha già fallito il suo scopo. O forse lo ha solamente raggiunto.

E se invece di aspettare "la politica" (o la carozza, si diceva un tempo) cominciassimo da soli?

Come abbiamo fatto io ed Erasmus o qualunque altro intenditore di cose europee ad avere il nostro livello di comprensione della faccenda? Studiando, leggendo libri, ricercando dati, partecipando a dibattiti su Internet e anche dal vero.
Non sto certo dicendo che ognuno dovrebbe trasformarsi in esperto di Europa e storia dell'integrazione comunitaria... ma invece di passare ore, giorni, mesi sempre concentrati sul piccolo mondo italico, con i media che sembrano divertirsi ad attirare l'attenzione della gente su cose secondarie o del tutto futili, perchè non dedicare più tempo ad accrescere le conoscenze in un campo importante come quello europeo, a cominciare dalle basi fondamentali?

Se lo facessimo in tanti eviteremmo fra l'altro che il primo Barnard o Le Pen di turno riesca così facilmente a far proseliti indiretti alla sua causa parlando di misteriosi burocrati sconosciuti che complottano pechè il demonio Europa riesca a dominare sugli stati come fosse una dittatura fuori dal loro controllo, e altre ********* simili.
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Messaggio Da Verci il Gio Nov 21, 2013 6:02 am

Mio caro Art, ammiro e stimo la passione che tu, Erasmus e Condor avete per la causa europea. Devo dire che, paradossalmente, nella mia infanzia/adolescenza si parlava molto di più delle istituzioni europee di quanto non si faccia oggi per l'Europa come realtà già in essere, seppur ancor molto lontana dal realizzarsi compiutamente. 
 
Si parlava allora di CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio), della Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom) e anche dell'Atomium di Bruxelles che, ad onor del vero, molti rapporti con l'Europa non aveva. Si parlava molto anche dell'Esperanto, come proposta di lingua unica, in grado di costituire un mezzo di comunicazione universale. Insomma, nel bene o nel male, di Europa si parlava.
 
Oggi che dell'Europa facciamo parte molto più integrale, la domanda che vien da porsi è la seguente: perchè dell'Unione v'è una percezione meramente formale, come se si trattasse di una struttura imposta, più che di qualcosa di lungamente ricercato? Perchè molti battono il chiodo del ritorno alla lira, quando da autorevoli parti si afferma che tale ritorno sarebbe molto più dannoso per l'Italia che restare nell'euro?
 
Non v'è dubbio alcuno che il passaggio lira/euro sia stato visto da molti come penalizzante per l'Italia e che abbia influito in misura pesante sia sul potere d'acquisto delle famiglie che sull'economia reale, favorendone l'evoluzione negativa fino alle drammatiche condizioni attuali. V'è, d'altro canto, evidenza lapalissiana che la Germania sia l'elemento condizionante di tutta l'economia europea e che nulla sia possibile fare senza l'approvazione del governo tedesco.
 
Un solo esempio, la questione dell'unione bancaria all'interno della UE, tuttora sospesa in attesa che in Germania ci sia una stabilità politica che - nonostante il risultato positivo ottenuto dalla Merckel - tarda ad arrivare per difficoltà con i socialdemocratici che dovrebbero far parte della coalizione. Ebbene, questo dipendere dalla Germania in tutto e per tutto, assieme all’evidenza che il governo Letta non sarà mai in grado di risolvere i problemi dell’Italia, ma – al più – sta tentando di mantenersi a galla come governo dell’attesa del peggio, è davvero sconfortante e fa comprendere al cittadino come l’Europa, più che una risorsa, appaia come una gabbia sempre più stretta dalla quale non sia ormai più possibile fuggire.
 
Per il resto, ritengo che in Italia non esista una proposizione culturale e sistematica dell’Europa, che parta dalle scuole dell’obbligo e attraverso la quale vengano coinvolti i futuri cittadini europei. Una progettualità* interessante è quella del Comune di Modena, che propone dei percorsi differenziati per età e ordine di scuola, per sensibilizzare gli studenti ai temi della cittadinanza europea.
 
Verificare che c’è chi si preoccupa di illustrare agli studenti le tappe storico politiche che hanno portato alla nascita dell'Unione europea, di capire il funzionamento delle sue Istituzioni e di avvicinarsi alle sue politiche, è confortante. L’impressione è, tuttavia, che si tratti di iniziative isolate ed estemporanee, per quanto lodevoli. L’educazione all’europa avrebbe invece bigogno di un programma stabile, minimamente inserito nelle materie curriculari (es.: storia) della scuola elementare, media e superiore.
 
* Link di riferimento:

http://www.comune.modena.it/europedirect/europa-in-diretta-1/scuola/itinerari-didattici/educare-alleuropa
 
http://www.comune.modena.it/europedirect/europa-in-diretta-1/scuola/itinerari-didattici/itinerario-didattico-noi-cittadini-d2019europa
 
http://www.comune.modena.it/europedirect/europa-in-diretta-1/scuola/itinerari-didattici/conosciamo-lunione-europea
 

http://www.comune.modena.it/europedirect/europa-in-diretta-1/scuola/itinerari-didattici/leuropa-raccontata
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Messaggio Da ART- il Lun Nov 25, 2013 1:35 am

Verci ha scritto:
Si parlava allora di CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio), della Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom) e anche dell'Atomium di Bruxelles che, ad onor del vero, molti rapporti con l'Europa non aveva. Si parlava molto anche dell'Esperanto, come proposta di lingua unica, in grado di costituire un mezzo di comunicazione universale. Insomma, nel bene o nel male, di Europa si parlava.
 
Non si parlava anche di "Dichiarazione Schuman"? Lo dico perchè quella è fondamentale per capire.

Verci ha scritto:
Non v'è dubbio alcuno che il passaggio lira/euro sia stato visto da molti come penalizzante per l'Italia e che abbia influito in misura pesante sia sul potere d'acquisto delle famiglie che sull'economia reale, favorendone l'evoluzione negativa fino alle drammatiche condizioni attuali.
Diffusa errata convinzione, creata da anni interi di disinformazione. 
Il passaggio lira/euro è avvenuto nel 1999 e ha creato un grosso risparmio allo stato sugli interessi del debito pubblico, nonchè di chi aveva mutui a tasso variabile. I guai sono cominciati nel 2002 quando il contante che rappresentava le ex-valute nazionali (trasformato nel 1999 in semplice suddivisione non-centesimale dell'euro) è stato sostituito col modello attuale. La speculazione avviata approfittando di questo momento particolare è stata la causa del colpo al potere d'acquisto delle famiglie, e non ha nulla che fare con la situazione attuale che è stata generata dalla crisi.
Potrebbe sembrare un'inutile sottigliezza tecnica invece è importantissimo tenerlo presente, perchè su questo punto Berlusconi e tutte le merdacce della sua risma hanno tentato e tentano ancor oggi di costruire gran parte del loro consenso elettorale.

Verci ha scritto:
Ebbene, questo dipendere dalla Germania in tutto e per tutto, assieme all’evidenza che il governo Letta non sarà mai in grado di risolvere i problemi dell’Italia, ma – al più – sta tentando di mantenersi a galla come governo dell’attesa del peggio, è davvero sconfortante e fa comprendere al cittadino come l’Europa, più che una risorsa, appaia come una gabbia sempre più stretta dalla quale non sia ormai più possibile fuggire.
Insistendo con la "sovranità nazionale" queste sono le tipiche conseguenze.
E ci va bene che con "l'Europa" la voglia di questo o quello stato di predominare si limita all'insistenza perchè vengano adottate queste politiche al posto di quelle altre o a litigi in parlamenti, consigli e vertici... perchè prima di questa "gabbia sempre più stretta dalla quale non sia ormai più possibile fuggire" c'erano le guerre commerciali, le alleanze militari incrociate, le tensioni politiche e alla fine anche la guerra.
L'Europa di oggi fa schifo e va cambiata alla radice, ma vediamo di non dimenticare com'era la precedente.
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Messaggio Da Erasmus il Dom Dic 01, 2013 5:00 am

Verci ha scritto:
Si parlava allora di CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio), della Comunità Europea dell'Energia Atomica (Euratom) e anche dell'Atomium di Bruxelles che, ad onor del vero, molti rapporti con l'Europa non aveva. Si parlava molto anche dell'Esperanto, come proposta di lingua unica, in grado di costituire un mezzo di comunicazione universale. Insomma, nel bene o nel male, di Europa si parlava.
Bene, mi piace che di ciò si parlasse!
E perché, poi, avete smesso di parlarne?

Io sono un po' più vecchio di te, come sai.
Agli inizi del '51 a casa mia è arrivata la radio (fino allora accessibile solo alle famiglie ... meno povere della mia).
Ho ascoltato, così, con molto interesse (occhio: 1951, Facevo – o aveva appena terminato – la IV ginnasio!) una rubrica settimanale intitolata "Saranno europei i nostri figli?".
L'idea mi ha conquistato!
Non sapevo certo che esistesse un Movimento Federalista Europeo, tanto meno che esistesse Altiero Spinelli (scoperto solo nel 1964). Allora gli antieuropeisti erano soprattutto i Comunisti/Socialisti del PCI/PSI  di Togliatti/Nenni (presentatisi come partito unico alle elezioni politiche del 1948 con le liste del Fronte Democratico Popolare, sotto il simbolo del buon faccione di Garibaldi ... e in sguito Nenni ricevette con molto gradimento il "Premio Stalin") e, naturalmente,  i nostalgici fascisti del MSI (allora sotto la segreteria di  De Marsanich). [La consueta "coincidentia oppositorum",  caro Verci!]
Diventato più grandino, ho quasi pianto quando [agosto 1954] cadde in Francia il progetto CED (Comunità Europea di Difesa, noto allora come Piano Pleven) ed i comunisti di tutta Europa festeggiarono l'evento come loro vittoria (e quelli del mio quartiere dipinsero tutti i muri e le strade  che si potevano dipingere con la scritta "LA CED E' MORTA!" (enorme e straripetuta sull'asfalto della strada centrale, che era la S.S. 11 "Della Cisa"... la motorizzazione era ancora ai primi passi). In quei giorni moriva De Gasperi (che ebbe un infarto immediatamente dopo aver ricevuto per telefono la notizia dal Presidente del Consiglio Mario Scelba che in Francia la faccenda della CED si stava mettendo male). Divenni democristiano (non ancora diciottenne) perché degasperiano (e degasperiano perché europeista!). Fanfaniano nel '58 perché Fanfani conciliava l'essere occidentalisti (e a fortiori europeisti) con l'avvio di politiche sociali avanzate. Con l'avvento di De Gaulle (1958) – secondo me più fascista lui di Pétain nella sostanza e per questo ovviamente antitedesco! – vagheggiavo la denuncia da parte degli austriaci della forzata "neutralità" (senza la quale l'Austria sarebbe stata divisa come la Germania in zone d'occupazione dei vincitori) e la adesione dell'Austria alla CEE in modo da mantenere la continuità territoriale anche con l'uscita dalla CEE della Francia ... Pensieri da visionario, lo so: ma indicativi di quale fosse il mio "europeismo" (spontaneo, euro-federalista pur ignorando ancora l'esistenza d'un Movimento Federalista.
 Nell'estate del '59, Aldo Moro (tra i maggiori responsabili della caduta di Fanfani  [Febbraio 1959], operata dai "franchi tiratori" dorotei dei quali Moro era uno dei leader) fece un magistrale "volta-gabbana" intravedendo nell'apertura ai socialisti la sua personale ascesa al potere. I volta-gabbana opportunisti non mi sono mai piaciuti! Quando, nel congresso della DC di Napoli (gennaio 1922) divenne segretario della DC Aldo Moro, io abbandonai la DC. E da allora l'idea di entrare in un partito mi uscì definitivamente dalla testa!
Fatto il mio  anno e mezzo di naja, nel  '63 andai a lavorare a Milano. Nel '64 mi sposai con una ... ancora studentessa (che mi portai dai "paesi miei" a Milano, dove si laureò nel '65). La prima volta che mise piede alla Statale di Milano (ottobre 1964) fu "volantinata"  nel cortile dell'Università da studenti della GFE (Gioventù Federalista Europea). Mi portò a casa il volantino (mi par di ricordare a proposito del "censimento del popolo europeo") sul retro del quale c'erano notizie della GEF, del MFE e del loro scopo: Europa Federale, Stati Uniti d'Europa. Mi son detto: «Toh,  che bello! Gente che la pensa come me!».
Da allora sono un militante pro Stati Uniti d'Europa. Importantissimo, per me, è che il bravo federalista europeo è avulso da ogni partigianeria per qualsiasi partito.
[Il che non significa affatto mettere sullo stesso piano le varie formazioni politiche!]
Forse, è stata provvidenziale la mia ancor giovanile crisi politica nella DC, tutta personale ("esistenziale", oserei dire), durante la quale ho capito (ancor prima di sapere – scusami se lo ripeto – che esistesse gente che la pensava come me Il Trattato di Lisbona. Altro che Cavaliere. 1326021764 ) che il vero dramma politico è il nazionalismo, la storica vincente idea (dominatrice dei secoli '800 e '900) che il potere si conquista in patria, che la competizione politica presenta innanzitutto l'aspetto "stato-centrico" degli interessi [pseudo]nazionali, di fronte ai quali si strangola la coscienza obbligandola a rinunciare addirittura al primato dell'essere uomini sull'essere di questa o quella "nazione". Ma ci pensiamo? In nome della patria si è arrivati ad esaltare la guerra, a mandare a massacrare e farsi massacrare milioni di maschi adulti e sani. A massacrare altra gente (da ultimo... indiscriminatamente, femmine e bambini compresi). Gente che non solo è l'umanità dello stato accanto, ma ha pure le stesse identiche idee ... e gli stessi strangolamenti della coscienza: soltanto riferiti non al proprio stato (pseudo-"nazione") ma a quello accanto!
Questi pensieri meditavo ancor prima di incontrare sulla mia strada i federalisti europei.
L'avvicinamento ancora in tenera età [meno di 14 anni] alla politica è avvenuto sul desiderio (ingenuo) di pace e di ricerca di reciproca compenetrazione culturale europea. [Forse i primi pensieri del genere sono iniziati in terza media, incontrando per la prima volta la storia della nascita degli stati Uniti d'America, i terribili massacri in epoca napoleonica, e anche il felice esito della plurisecolare storia della Svizzera sfociata nel 1848 in quel capolavoro istituzionale che è la [con]federazione svizzera.

Ho spesso tentato di spiegare (a dir il vero con totale insuccesso!) come, addirittura incoscientemente, tutti i partiti nazionali sono "nazionalisti", compresi quelli che sbandierano la condanna del nazionalismo.
Come diceva Spinelli, è il "principio dello stato nazionale" il germe della deviazione delle democrazie in regime demagogico prima e nel fascismo poi. Se esaminassimo con occhio critico la storia europea dei due secoli passati (cosa difficile, dato anche che la storia la scrivono i vincitori) scopriremmo i germi prefascisti in Francia ed in Gran Bretagna [forse più che in Germania ed in Italia]. E' solo ... occasionalmente (per come sono poi andate le cose, soprattutto per la scelta degli Stati Uniti di intervenire nelle cose europee) che il nazionalismo è stato esasperato in Germania fino alla follia nazista di Hitler.
[Non ignoriamo il fatto che Roosvelt era il consigliere di Wilson; che gli alleati dell'Intesa – soprattutto dopo il crollo della Russia zarista – non potevano vincere nemmeno con gli aiuti americani senza l'intervento armato degli USA; e che, in fondo, la Iª guerra mondiale è stata per gli USA il collaudo della possibilità di conquistare l'egemonia mondiale, vero programma politico di Roosvelt!]

Oh ... vedo che la sto facendo troppo lunga. Non sono mai guarito dalla "logorrea"!

Torniamo a noi: di chi è la colpa se ora non si parla più di Europa Unita con la stessa affezione dei tempi passati? 
Come fa ad essere colpa dell'UE ... se questa è rimasta un nano politico perché così han voluto i governi europei "nazionali"?
Non sarebbe il caso di maturare finalmente quella svolta culturale (rivoluzionaria, certo) che mette i responsabili di fronte alle loro responsabilità (e non i fantasmi)?
Ti riporto, a corollario di questo mio lungo monologo, il brano ... fondamentale del =>"Manifesto di Ventotene" 
«La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale.»


------------------
Per fortuna, caro Verci, di giovani che parlano di Europa ce ne sono ancora!
Guarda qua, per esempio, questa e.mail che ho ricevuto oggi:

Cari tutti,
vi informo che è stato pubblicato il numero 16 di
 "Publius Per un'alternativa europea"
il giornale degli studenti dell'Università di Pavia, che ha come scopo la diffusione di informazioni e commenti sull'Europa di oggi e di domani.

Il giornale viene diffuso gratuitamente per alimentare il dibattito e la riflessione sul futuro dell'integrazione europea  tra i giovani e non solo.

Potete trovarlo al link:

http://www.unipv.eu/site/home/naviga-per/studenti/acersat/articolo7525.html
  Ottobre/Dicembre 2013, n.16

-----------------
Ciao, Verci.
Ciao a tutti


Ultima modifica di Erasmus il Dom Dic 01, 2013 2:52 pm, modificato 2 volte

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Messaggio Da ART- il Dom Dic 01, 2013 1:20 pm

E' affascinante leggere di come sei giunto a diventare federalista. Il mio percorso è stato simile nei fondamenti.

Dopo aver studiato con molto interesse storia alle scuole medie ed oltre ho cominciato a riflettere sulla questione europea durante le superiori. In seguito a varie considerazioni, anche in campi che a scuola non si studiano e anch'io senza sapere dell'esistenza del MFE, sono giunto spontaneamente alla conclusione che l'unica alternativa seria al ripetersi del "ciclo europeo" studiato sui libri di storia è cercare di organizzare l'Europa sul modello generale della Svizzera.

La mia differenza principale con Erasmus è che io, pur avendo delle posizioni determinate su diversi argomenti importanti, sono sempre stato del tutto apartitico: non ho mai dato fede a nessun esponente politico o formazione politica e, complice anche la mia indole ben poco socievole, non mi era neanche passato per la testa di militare in movimenti studenteschi o partiti.

Mi sentivo decisamente isolato (nel senso "geopolitico"): credevo di essere l'unico pazzo illuso a pensarla così. Poi, sempre all'epoca delle scuole superiori, durante una ricerca alla biblioteca civica per altre questioni ho notato in basso su uno scaffale un piccolo libro bianco intitolato "Il federalista". Per curiosità l'ho preso, me lo sono portato al tavolo e dopo aver iniziato a leggere ho pensato:

Erasmus ha scritto: «Toh,  che bello! Gente che la pensa come me!».
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Messaggio Da Condor il Dom Dic 01, 2013 8:03 pm


Carissimo Art,
tengo innanzitutto a precisare che non sto perdendo di vista il concetto che accomuna le nostre vedute sull'Europa. Non voglio dire che più di ogni altro europeista, è in me radicato il concetto di Unione Federale, avendo avuto natali (da genitori italiani) nella più antica e consolidata Unione Federale politica del mondo.
Proprio in virtù delle mie conoscenze di cosa possa davvero significare una seria Costituzione di Stati Federali, non concepisco il disordine che continua a regnare in questa Europa dei trattati, che sempre in numero maggiore rischiano di minare il primordiale concetto di quell'Europa che tutti abbiamo desiderato, e che ancora desideriamo, ovvero di essere popoli uniti nella diversità.
Sorge spontanea la domanda: e quando ci vedremo uniti nella diversità? Cosa occorre ancora verificare?
Abbiamo accolto la moneta unica per essere uniti e “tutti” più forti economicamente, ma siamo iniquamente considerati nell'applicazione dei tassi d'interesse sul debito (la Germania paga meno dell'Italia); dovremmo essere uguali nel rispettare “tutti” l'indice del disavanzo primario dello Stato al 3%, e invece Francia e Olanda sforano il tetto e non subiscono le pressioni cui è sottoposta l'Italia.
Con il trattato di Lisbona abbiamo anche ceduto la nostra sovranità politica, tutto in modo molto frettoloso e disordinato.
Mai si era visto in passato che una legge finanziaria (oggi patto di stabilità) dovesse passare al vaglio dei commissari europei, è il trattato di Lisbona che lo impone.
Il termine commissario mi produce un tremendo fastidio perché rappresenta il quadro di come questa Europa, che neanche i più convinti europeisti desiderano, è disordinatamente governata.
No, amico Art, ti assicuro che non mi sto affatto smarrendo, anzi sono molto lucido da comprendere i motivi che inducono gli psicopatici del Nuovo Ordine Mondiale a scegliere le loro pedine da muovere nel Consiglio Europeo. Eh già! Non siamo stati noi cittadini a scegliere: Monti e Letta come capi dei nostri governi e conseguentemente membri del Consiglio Europeo. Non è stata per volontà degli italiani che alla spending review abbiamo Carlo Cottarelli, ma per imposizione di quei poteri (FMI) che remano contro l'Italia e l'Europa stessa.
Quando ho affermato, in un mio altro post: ben vengano gli euroscettici! Non era in alcun modo mio intento di augurio allo sfascio del progetto dell'Europa Federale, ma lo stimolo ad un rapido processo in tal senso. E la conclusione del corollario proposto da Erasmus (del Manifesto di Ventotene) ne è valida conferma.

«La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità
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Messaggio Da ART- il Mer Dic 04, 2013 11:01 pm

Grazie delle precisazioni, Condor.
La mia visione della situazione è un po' diversa, nel senso che io sono scettico sull'esistenza di "psicopatici del Nuovo Ordine Mondiale" che manovrano il Consiglio stesso fino al tal punto, comunque l'importante è avere chiara idea di dove vogliamo arrivare, un'Europa federale e democratica.
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Messaggio Da Condor il Dom Dic 15, 2013 9:54 pm

Leggendo la dichiarazione di Mario Draghi, di seguito riportata, è dimostrato quanto volevo intendere con: ben vengano gli euroscettici! Un semplice auspicio a fare in fretta.
Solo in tal modo i vertici alle istituzioni europee si daranno una mossa nell'accelerare il processo di unità politica europea, e prima lo faranno meglio sarà ai fini di una Costituzione Europea non pasticciata dalla fretta e soprattutto dal timore che lo tsunami della protesta anti-Euro ed anti-Europa travolga i buoni propositi dell'Unione stessa, almeno, così si spera.
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Crescono i timori di Bruxelles Draghi: "Alle elezioni europee gli antiEuro aumenteranno"

"Al momento mi aspetto una più forte presenza anti-europea all’Europarlamento". Mario Draghi, in un'intervista al giornale francese Le Journal de Dimanche, lancia l'allarme per le prossime elezioni europee di maggio. "Dobbiamo esserne consapevoli - avverte il presidente della Bce- e dare una risposta alla sfiducia che si è rafforzata nell’opinione pubblica riguardo al progetto europeo e alle sue istituzioni. Non c’è dubbio che i movimenti populisti stanno capitalizzando questo sentimento, ma c’e anche gente che è genuinamente delusa".
Quindi, prosegue Draghi, dipenderà proprio da chi crede nella moneta unica far recuperare popolarità a Bruxelles: "Dovremo dimostrare che l’integrazione europea è stata la strada migliore per salvaguardare la pace. Tuttavia  dobbiamo anche dare alla nostra comunità dei nuovi scopi e spiegare che più Europa e una maggiore integrazione possono contribuire al progresso, alla ripresa economica e al benessere. Dobbiamo dare nuove speranze alla gente".



http://www.ilgiornale.it/news/economia/crescono-i-timori-bruxelles-draghi-alle-elezioni-europee-976107.html
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Messaggio Da Erasmus il Dom Dic 15, 2013 11:54 pm

Ben tornato, Condor! 
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Messaggio Da Condor il Lun Dic 16, 2013 8:52 am

Carissimo Amico Erasmus,
sono sempre stato tra voi, a leggervi con attenzione ed apprendere. Mai potrei fare a meno dei vostri interessantissimi interventi.
Voglia tu gradire un cordialissimo saluto, associato ad un affetuoso abbraccio.
Condor
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