O.T. Eschilo, dal PROMETEO INCATENATO.

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Messaggio Da tessa il Gio Feb 28, 2019 10:22 pm

Premessa: Prometeo, figlio di Giapeto e della ninfa Asia, formò i primi uomini di terra e di acqua, e salì al cielo con l'aiuto di Pallade a rapirne il fuoco per animarli. Zeus, adirato per ciò, lo fece legare da Efesto sul monte Caucaso, ove un avvoltoio gli rodeva il cuore a misura che gli ricresceva; e sofferse un tale supplizio finchè venne Eracle a liberarlo.

Sentiamo Eschilo.

PROMETEO INCATENATO

Prologo.

Personaggi:

IL POTERE
LA FORZA
EFESTO
PROMETEO
CORO DELLE OCEANINE
OCEANO
IO
ERMETE
...
La scena è tra cielo e mare, sopra rupi ove nulla di esclusivamente umano può giungere. Entrano il Potere e la Forza, conducendo Prometeo. Segue Efesto che porta le catene e il maglio.

Efesto sotto gli ordini del Potere fissa un braccio di Prometeo alla rupe con un morso a colpi di maglio, e poi l'altro braccio, inchioda poi la mascella al petto, fissa  la cintura d'acciaio dai fianchi alla rupe, e poi anche le gambe, il Potere gli dice di  ribattere i ceppi in ogni foro perchè il giudice dell'opera è severo, Efesto risponde di andare pure perchè è imprigionato membro a membro.

Efesto si allontana, anche il Potere e la Forza escono di scena, resta Prometeo.


Prometeo:

Prometeo è solo e dopo un lungo silenzio dice:


Cielo divino, aliti di vento,
rapide ali di vento,
sorgenti di fiumi,
sorriso interminabile del mare,
...
guardate quale pena mi consuma
...

Mi fermo un attimo qui, al sorriso interminabile del mare, perchè leggendo Baudelaire nei Fiori del Male ( già spiegai che in greco anthos significa fiore, da qui il poeta coniò I Fiori del Male ) in un sonetto stupendo ricorre lo stesso verso quasi completamente identico, infatti Baudelaire in una nota spiegò che si era ispirato ad Eschilo, e voleva usare il suo verso in greco quale epigrafe alla sua poesia.

Scrive Baudelaire:

Dai Fiori del Male. LXXIX Ossessione.

Grandi boschi, voi m'atterrite come cattedrali!
Urlate come l'organo e che echi rispondono
ai vostri De Profundis dai nostri cuori maledetti,
camere di dolore eterno con vecchi rantoli vibranti!

Oceano, ti odio! Il mio spirito ritrova in sè
i tuoi balzi e i tuoi tumulti, e sento
nel riso enorme del mare il riso amaro
dell'uomo vinto, pieno di singhiozzi e insulti!.

O notte, come t'amerei senza stelle
dalla luce che parla una lingua nota!
lo cerco il vuoto, il buio, il nudo!

Ma le tenebre stesse sono tele
dove appaiono vivi quelli scomparsi dal mondo,
e che sprizzano a migliaia dai miei occhi.
tessa
tessa

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