Perchè mi piace "l'Europa"

Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da ART- il Mer Dic 19, 2018 10:05 pm

Negli ultimi quindici anni ho incontrato su Internet o dal vero molti personaggi, diversi per ideali, età ed estrazione sociale, che non riuscivano a capire esattamente il perchè del mio personale entusiasmo verso "l'Europa" (uso volutamente il vago termine con cui viene comunemente indicata la dimensione europea comunitaria), il motivo del mio europatriottismo. 

Al di là delle considerazioni storiche e geopolitiche ci sono almeno tre motivi principali, che cercherò di spiegare sinteticamente per quanto mi riuscirà.

- Il primo è il più elementare ma viene quasi sempre trascurato dai miei interlocutori, spesso con effetti negativi sulla comprensione quando si discute con me: l'UE è la mia patria, e questo implica semplici ma ben precisi fatti. A prescindere dalle opinioni personali in ogni campo, il mio punto di vista in materia e la mia reazione agli eventi sono spesso inevitabilmente molto diversi da quelli di chi considera sua patria solo l'Italia: per me "l'Europa" non è un'ideologia politica o una vaga idea romantica da perseguire ma è l'identità nazionale, il punto di partenza naturale e spontaneo di qualunque ragionamento riguardi il noi o il nostro. Molti, specialmente quelli che hanno cambiato vessillo e barricata perchè sono rimasti delusi, non capiscono che per me "l'Europa" non è una semplice opinione o una linea su cui si può cambiare idea: la casa/terra/patria/paese che si sentono propri quelli sono e quelli rimangono che le cose vadano bene o male. Quindi per quanto anch'io possa essere deluso, senza speranza o arrabbiato non passerò mai dalla parte dei cosiddetti "sovranisti" (nemmeno inconsapevolmente, attraverso la classica autoillusione che i veri "europeisti" siano quelli), non mi metterò mai a sputare "sull'Europa" unendomi a chi non l'ha mai considerata o sopportata a prescindere, perchè questo significherebbe tradire la mia patria oltre che i miei sforzi per vederla unita.
Si può essere "europeisti", ma perchè questo abbia veramente un senso si dovrebbe prima di tutto essere europei

Il secondo e il terzo motivo sono che devo molto "all'Europa" anche a livello personale, in quanto mi ha dato un appoggio determinante su due questioni molto importanti. 

- Mettere l'obiettivo dell'unificazione europea prima di tutto il resto, cosa ovvia per un federalista europeo, ha avuto l' "effetto collaterale" di aiutarmi a vedere la situazione politica da un punto di vista ben più imparziale di quanto non si riesca a fare comunemente. Il centro del mio modo di concepire la politica non è mai stato il classico essere di sinistra o destra ma l'essere pro o contro l'unità europea: questo mi ha tenuto il più possibile lontano dalla faziosità, evitandomi di cadere in molti tranelli che portano all'ideologizzazione.

- Dopo diversi anni di difficoltà ho trovato lavoro stabile grazie a un corso del FSE (Fondo Sociale Europeo), quelli istituiti e pagati coi fondi di mamma Europa così disprezzata dai "sovranisti" dell'intero continente tranne quando sgancia grana a miliardi per il sostegno a varie categorie o interi stati. "L'Europa" è stata l'unica ad impegnarsi per aiutarmi ad avere una vita dignitosa, al contrario delle varie agenzie di collocamento, agenzie interinali, agenzie di annunci, agenzie di passaparola sotterraneo e circo vario annesso. Se non avessi un minimo di gratitudine mi sentirei una merda...
ART-
ART-

Messaggi : 517
Data d'iscrizione : 08.09.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Perchè a me invece (questa) Europa non piace.

Messaggio Da Mastro Titta il Lun Dic 24, 2018 5:41 pm

Sono nato quando, nella mia città, veniva sottoscritto il primo atto fondativo della Comunità Europea e cominciai ad interessarmi di Europa quando ancora i paesi aderenti erano sei, gli stessi che l’avevano fondata. L’idea europea mi piaceva molto e, quando nella Sala delle conferenze del mio quartiere venne ospitata una delegazione del MFE non solo ho aderito ma comprai una grande bandiera europea (quella con la grande E verde) da appendere nella mia stanza, accanto a quella della mia squadra del cuore. L’amore per l’Europa non mi sembrava, allora, in contrasto con l’amore per il mio Paese, al contrario. Avevamo elementi di diversità ma anche e soprattutto importanti caratteri comuni: l’Europa aveva consegnato la modernità e la civiltà al mondo intero, quasi ovunque si parlavano lingue europee, qui aveva il suo centro la Cristianità, qui era nata l’arte, la musica, il teatro, la filosofia, i diritti, la democrazia. La stessa America era, ai miei occhi di ragazzo, un’appendice culturale dell’Europa e l’Africa e l’Asia continenti poco sviluppati perché poco “europei”.
Concetti che fanno sorridere oggi, me ne rendo conto. Puro “eurocentrismo”, che neppure io condivido più. Ma devo dire che diffido tutt’ora di coloro che si spacciano per europeisti senza essere eurocentristi; mi sembrano come coloro che dicono di amare la propria moglie ma che dicono che tutte le donne sono eguali. E no, amico mio, ciò che ami è, almeno per te, speciale, superiore, ineguagliabile. Oppure il tuo amore è una menzogna.
L’europeismo, pertanto, o è una conventio ad excludendum, oppure non è, o meglio, è un’altra cosa. I principi che dovevano disciplinare i cittadini europei sono stati invece estesi a tutto il mondo e oggi parlare di una “libera zona di scambio di merci, capitali e persone” non ha più alcun senso, poiché si cerca di trasformare tutto il mondo in una zona di quel tipo a beneficio di un mondialismo politico e di un globalismo economico che rischia di distruggere ogni differenza, ogni radice, ogni cultura, ogni comunità.
Mi accorsi che qualcosa non andava nel fenomeno europeo quando, ormai adulto, divenni parte della squadra della Autorità di Gestione di un Programma Operativo Nazionale per i fondi strutturali relativi al Quadro Comunitario di Sostegno 2000-2006. I progetti FERS erano ovviamente in cofinanziamento (50% fondi europei, 50% risorse nazionali) ma anche il finanziamento comunitario era costituito quasi esclusivamente dal contributo nazionale (in sostanza ci restituivano i denari che già erano nostri). L’UE, senza mettere in realtà un euro di suo, gestiva, attraverso i propri Regolamenti e le proprie Linee Guida, la destinazione delle risorse in settori vitali del nostro Paese. Tutto era regolamentato: l’entità finanziaria, gli indicatori, il carattere dei progetti, la tempistica, il ritorno in termini di impatti, i risultati attesi, persino i contraenti. Il rappresentante della UE presso il Comitato di Sorveglianza era il vero controllore della gestione di fondi (di denaro italiano) spesi in Italia.  Il definanziamento era una spada di Damocle sempre incombente e il definanziamento poteva portare il danno erariale che ricadeva sui funzionari italiani ma non su quelli europei (ma guarda un po’)
Perché era accaduto tutto questo? In cambio di cosa avevamo ceduto la nostra autonomia decisionale sul nostro stesso denaro? Compresi che l’Europa era ormai solo un Grande Fratello della Pianificazione Globale. Un luogo ragionieristico in cui contano solo analisi SWOT, cronogrammi e indicatori d’impatto. Dov’erano i popoli, la cultura, le tradizioni religiose, la Storia comune, l’arte, la musica, il teatro, la filosofia, i diritti, la democrazia? Chi aveva dato a quei ottusi burocrati il diritto di comandare sul mio popolo?
Devo dire, con un po’ di ottimismo, che raramente il nostro Paese riesce a spendere i fondi strutturali assegnategli. Ci infliggono e ci infliggiamo tante critiche per questo motivo. Io penso che dovremmo guardare non solo il dito ma anche la Luna. Le regole europee sono regole ottuse fatte per soldatini altrettanto ottusi e disciplinati, colà dove la maggior parte delle persone sono cucite con questa stoffa funzionano bene. Ma gli italiani sono un popolo di anarchici. Pacifici ma anarchici. Indisciplinati, individualisti, piacevolmente accidiosi. Non credo che ci cambieranno. Non c’è riuscito neppure Mussolini a cambiare gli italiani, immaginiamoci questi burocrati dagli occhiali spessi. Alla fine riusciremo a restare ciò che siamo sempre stati.Italiani.
Mastro Titta
Mastro Titta

Messaggi : 197
Data d'iscrizione : 14.01.14

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da ART- il Lun Dic 24, 2018 9:41 pm

Devo ammettere che la mia introduzione può aver portato un po' fuori strada. Con "il mio personale entusiasmo verso l'Europa" non intendo verso le istituzioni comunitarie senza se e senza ma: lo so anch'io che l'UE non è organizzata e non funziona in modo ottimale (dobbiamo ringraziare di questo non i soliti immancabili euroburocrati del carnevale eurofobo, i burocrati ci sono ovunque, ma chi la vuol mantenere così), ma intendo entusiasmo per l'esistenza della dimensione comunitaria e del processo d'integrazione, senza cui in generale saremmo comunque messi molto peggio. Certo che da qui a diventare antieuropeisti solo per quel che non va delle regole europee in certi campi ce ne dovrebbe passare parecchio, anche perchè il raffronto con le regole e la burocrazia italiana non regge proprio. Le regole si può anche cambiarle, ma spesso si fatica a capire o finge di non capire che non sono i folkloristici "burocrati ottusi dagli occhiali spessi" in UE a "comandare sul mio popolo", se proprio vogliamo esagerare con la retorica.

Secondo me...

Mastro Titta ha scritto:Compresi che l’Europa era ormai solo un Grande Fratello della Pianificazione Globale.

....questo è il vero motivo del tuo atteggiamento odierno nel confronti d'Europa.

Ho già sentito fare questi discorsi molte volte, di Europa che va contrastata in quanto mero strumento per il solito complotto paranoide del "Grande Fratello della Pianificazione Globale". E' uno dei maggiori cavalli di battaglia di quell'ideale squadra dei buoni di cui nazionalisti, neofascisti, etnonazionalisti. ultracomunisti e generici antagonisti vari sono i più sfegatati sostenitori, che di solito parlano di ritorni al passato e lotte antimondialiste attraverso dittature, rivoluzioni e sfracelli vari. Non fraintendermi, non sono un sostenitore del globalismo: essere europei non centra nulla con questo.
E' probabilmente l'esplicazione della paura istintiva che sotto sotto abbiamo tutti, chi più chi meno, di finire appiattiti in realtà più grandi, che nel periodo storico attuale sono identificate con un mondo globalizzato. D'accordo, perfettamente lecito, ma questo non centra niente col processo d'integrazione europea... anzi, nell'ottica del singolo stato più isolato sei e più debole sei nei confronti anche di questo andazzo globalizzatore. A meno di non riuscire a chiuderti in una fortezza impenetrabile tipo Albania di Hoxa o Corea del nord di oggi, come qualcuno dei più sfegatati eurofobi del resto sogna... ma attenzione, perchè la fiera Corea del nord è solo all'apparenza un magnifico esempio di contrasto al "Grande Fratello della Pianificazione Globale": a tenerla in piedi è qualcun altro nascosto dietro di lei, che della "Pianificazione Globale" ha fatto uno dei suoi obiettivi principali insieme ad altri paesi di quelle dimensioni.

Non ci sto, amico mio, non m'interessa: globalismo o non globalismo la mia patria, l'UE, la voglio unita e il più possibile libera. E non si può certo arrivarci tornando a com'eravamo in Europa negli anni '10 o '30, non c'è niente da fare.

Mastro Titta ha scritto: Io penso che dovremmo guardare non solo il dito ma anche la Luna. Le regole europee sono regole ottuse fatte per soldatini altrettanto ottusi e disciplinati, colà dove la maggior parte delle persone sono cucite con questa stoffa funzionano bene. Ma gli italiani sono un popolo di anarchici. Pacifici ma anarchici. Indisciplinati, individualisti, piacevolmente accidiosi. Non credo che ci cambieranno. Non c’è riuscito neppure Mussolini a cambiare gli italiani, immaginiamoci questi burocrati dagli occhiali spessi. Alla fine riusciremo a restare ciò che siamo sempre stati.Italiani.

Mussolini ci stava riuscendo benissimo a cambiare gli italiani. Non ce l'ha fatta solo perchè alla fine qualcuno è venuto a buttarci un po' di petardi in testa e a cacciarlo fuori a calci, nell'epoca in cui l'Europa ancora non esisteva e le forti tensioni politiche e la guerra erano la norma anche qui. Gli italiani possono essere un "popolo di anarchici, indisciplinati, individualisti e piacevolmente accidiosi" quanto vogliamo ma in quell'epoca erano già ben irreggimentati a ubbidire al duce e alle sue regole dittatoriali e razziste. Si stavano abituando molto bene alla nuova situazione. Per quanto romanticismo patriottico o nazionalista ci possiamo mettere, nessun popolo, audace quanto vogliamo, è esente dalle influenze dei trend e delle sirene alla Mussolini, specialmente se sono brave a fare il loro mestiere. Lo stiamo vedendo anche oggi, visto che l'anno prossimo al potere a governare gli "anarchici italiani" andrà (per loro stessa volontà) un grande ammiratore di Mussolini e il principio che ci sta sotto. Hai detto che dovremmo guardare non solo il dito ma anche la Luna, beh, è impossibile farlo quando si cade nel circolo del "Grande Fratello della Pianificazione Globale" usato come arma contro avversari, istituzioni o interi paesi. Sappiamo bene da dove salta fuori questa strategia.
Su una cosa hai ragione: rimarremo italiani, qualcuno come me anche europeo, almeno finchè ci sarà qualche fattore come l'Europa, con tutti i suoi difetti, a cercare di contrastare i Mussolini, gli Hitler e gli Stalin moderni, e i progetti che hanno in mente sfruttando il "Grande Fratello della Pianificazione Globale".
ART-
ART-

Messaggi : 517
Data d'iscrizione : 08.09.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da ART- il Ven Dic 28, 2018 3:13 pm

Mastro Titta ha scritto: Grande Fratello della Pianificazione Globale.

Mastro Titta, non so se sono riuscito a spiegarmi bene col mio precedente post, ma per assicurarmene farò una specie di riassunto con altre parole.

L'errore del tuo ragionamento sta nel pensare che la pianificazione globale (che esiste davvero, anche se non nel concetto tipicamente paranoico in cui lo s'intende di solito) puoi contrastarla con metodi che forse andavano bene nel XX secolo, ma non oggi che siamo nel XXI inoltrato. Al "Grande Fratello della Pianificazione Globale"  non ti puoi sottrarre, perchè è una tendenza inarrestabile del mondo d'oggi e di domani (il quale volenti o nolenti non si basa più sulla televisione, sui giradischi e sul commercio nei negozietti di quartiere) ma questo "grande fratello" lo puoi tenere a bada, puoi premunirti il più possibile contro la sua azione, o se sei abbastanza forte puoi fargli prendere grossomodo la direzione che vuoi tu, o almeno provarci. Credi che le grandi aziende dell'informazione tecnologica su cui corre la globalizzazione anche economica di oggi siano libere di fare tutto quello che vogliono e completamente indipendenti dai governi? Se sì ti sbagli di grosso. Quello che tu chiami vagamente "Grande Fratello della Pianificazione Globale" è sostanzialmente un'emanazione della supremazia USA nel campo dell'information technology, con i suoi Google, Facebook, Amazon e compagnia bella usati in tutto il mondo, contrastati con scarsissima efficacia dai simili corrispondenti esteri. Mio caro Mastro, lo sai che i figli di alcuni miei amici e parenti (amici e parenti che hanno più o meno la mia stessa età, nel mezzo del cammin di nostra vita) non guardano la TV, anche perchè semplicemente... non ce l'hanno? Guardano i cartoni animati su Internet, in piattaforme come Netflix o sui siti di streaming, e pur avendo la tipica scatenata vitalità dei giovanissimi giocano ai videogiochi on-line più che col pallone. Io da ragazzino avevo un Commodore 16, ma sono cresciuto sostanzialmente guardando la TV e giocando con i modellini di auto della Majorette e i Lego, loro crescono guardando Internet e combattendo a Street Fighter con giocatori di tutto il mondo. Le ragazzine stanno ore e ore su Whatsapp, vantandosi dei cento contatti che hanno. Tutti noi riversiamo in rete una quantià di dati su di noi che nemmeno ti puoi immaginare, dati sfruttabili dai "grandi fratelli della globalizzazione" per influenzare grandi trend politici ed economici. Non pensare nemmeno, come fanno molti, che "la guerra ormai si combatte con l'economia", perchè quella è solo una parte della storia. La guerra si combatte con tutto: con le armi, con l'informatica (spionaggio, sabotaggi), con l'economia, con i media (guerra psicologica, propaganda e disinformazione) e con la diplomazia. I paesi maggiori si stanno apprestando con investimenti miliardari e non solo nella teoria a trasformate anche lo spazio in un campo di battaglia.
Se tu credi che il "Grande Fratello della Pianificazione Globale" si contrasti frantumando l'UE e lasciando che le uniche vere potenze sovrane del pianeta siano USA, Russia e Cina (e i grandi fratelli della pianificazione globale che rappresentano, col rischio anche di "distruggere ogni differenza, ogni radice, ogni cultura, ogni comunità") vuol dire che hai capito davvero poco di come funziona il mondo odierno.
ART-
ART-

Messaggi : 517
Data d'iscrizione : 08.09.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da andrea936 il Sab Dic 29, 2018 6:42 pm

Tutto giusto quello che scrive Art.. I dominatori della grande pianificazione globale non si contrasteranno demolendo la UE, e sostituendo ad essa una pluralità di piccoli Stati e differenti culture.
Tuttavia io penso che questo  "dominio mondiale" ha i piedi di argilla anche se non so quando cominceranno a sgretolarsi.  
 Prendiamo ad esempio il regno di internet: esso sembra esistere di per se ormai come un fenomeno naturale; non è così. Basti pensare alla spaventosa quantità di energia necessaria  - costantemente in aumento - per veicolare la massa infinita di informazioni, video, immagini - buona parte del tutto inutili- attraverso l'etere e i cavi telefonici. Si tratta di una quantità di energia addirittura inconcepibile e che contribuisce all'inquinamento ed al depauperamento del pianeta. Fino  a quando potremo permetterci questo consumo di risorse?
Non è improbabile un prossimo collasso di questo sistema che lascerebbe il mondo attonito ( altro che videogiochi on line!) a che avrà bisogno di un nuovo medioevo per ricominciare...
 E non è che un esempio della fragilità della nuova "pianificazione globale " che ci viene imposta. Così il feticcio del PIL che si scontra con l'aumento dell'inquinamento, dei rifiuti, della popolazione mondiale , degli sprechi e della miseria.
Forse è attualmente impossibile il ritorno a piccole comunità statali autosufficienti, ma probabilmente il collasso del sistema attuale imporrà questa strada obbligata per la  pura sopravvivenza: insomma, non siamo in grado di farlo adesso, ma saremo costretti a farlo in seguito...
================================================
Benvenuto, andrea936, nel forum "Unione europea"!
Il coordinatore Perchè mi piace "l'Europa" Erasmus_text
===============================================
andrea936
andrea936

Messaggi : 13
Data d'iscrizione : 06.12.18

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da ART- il Sab Dic 29, 2018 8:39 pm

andrea936 ha scritto:Forse è attualmente impossibile il ritorno a piccole comunità statali autosufficienti, ma probabilmente il collasso del sistema attuale imporrà questa strada obbligata per la  pura sopravvivenza: insomma, non siamo in grado di farlo adesso, ma saremo costretti a farlo in seguito...

Se deve andare davvero così è meglio tentare di rimandare il più possibile quel giorno, perchè secondo me la vita in questo sistema collassato non sarà tranquilla e spensierata come certi romanticamente immaginano.
ART-
ART-

Messaggi : 517
Data d'iscrizione : 08.09.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da Samael il Dom Dic 30, 2018 7:00 am

(Mi richiamo al 3d precedente.)


Ricordo che mentre frequentavo il liceo ci fu indicato un libro dal nostro professore di Scienze : "Il Medioevo Prossimo Venturo", un saggio dello scrittore e ingegnere, Roberto Vacca.
Il volume edito nel 1971 descriveva uno scenario futuro caratterizzato da una regressione della specie umana ad un livello pre-tecnologico. Alla base di questo disastro che l'ingegnere ipotizzava al punto di supporre il precipitare dell'umanità verso forme di vita e di lotta molto simili a quelle dell'epoca medievale, poneva l'esplosione demografica, l'intolleranza etnica e religiosa e il blocco totale del recupero delle risorse naturali per ovvio esaurimento. Abbastanza verosimile.
Se vogliamo, però, allontanarci un attimo dal nostro "piccolo" mondo occidentale, e guardiamo per esempio allo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, notiamo come già da parecchio i popoli di quelle terre siano sprofondati verso il medioevo (sarebbe meglio dire verso l'Inferno). Anche senza aver avuto l'aiuto delle riserve tecnologiche su larga scala.
Credo sia tipico dell'uomo autodistruggersi.
D'altronde come disse già nel 1946 Albert Einstein "Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza guerra mondiale, ma la quarta sarà combattuta con i bastoni e con le pietre".
Non è che queste considerazioni ci vengano in qualche modo in aiuto, ma credo non ci sia nulla di nuovo.
Mi rifaccio a quanto ha scritto una cara amica del forum : "...a dispetto di quel che disse Parmenide siamo tutti principi di contraddizione, infatti non ci capiamo e facciamo a botte, la corteccia cerebrale non si è ancora sviluppata adeguatamente, dobbiamo risalire sugli alberi e scendere tra qualche miliardo di anni...".
E io concordo assolutamente.
Samael
Samael

Messaggi : 361
Data d'iscrizione : 30.08.18
Località : Verona

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da andrea936 il Lun Dic 31, 2018 6:50 am

...però l'unico aspetto positivo  dello situazione attuale è che noi possiamo essere in grado di prevedere il medioevo prossimo venturo, ed avere dei mezzi per "governarlo" in qualche modo: questo significa cominciare a respingere il "ricatto" del PIL ad ogni costo, e tornare gradualmente ad una forma di autarchia economica e culturale che il nostro Paese può permettersi.
A cominciare da una nuova forma di gestione  e risparmio dell'energia ( penso all'assurdità di contrastare l'aumento delle temperature con il proliferare di condizionatori che moltiplicano questo effetto: bruciamo gas e pertrolio in quantità sempre maggiori ottenendo esattamente l'effetto opposto); ma non solo: in nome della libertà di commercio importiamo pere dal Cile, vino dal Sudafrica, arance dalla spagna e dal Marocco, e pastorelli del presepe dalla Cina!
 In conseguenza la nostra economia è sempre più limitata dalla produzione di beni "vendibili" all'estero e dai costi di produzione, cosa che alla fine porterà inevitabilmente ad un collasso.
   Ci si lamenta della crisi dell'edilizia dimenticando che abbiamo cementificato inutilmente gran parte del paese.
  Forse una scelta progressivamente autarchica potrà portarci ad approdare ad un medioevo più sano ed vivibile, meno catastrofico di quonto si pensi...
andrea936
andrea936

Messaggi : 13
Data d'iscrizione : 06.12.18

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da Erasmus il Lun Dic 31, 2018 8:25 pm

Samael ha scritto:(Mi richiamo al 3d precedente.)Ricordo che mentre frequentavo il liceo ci fu indicato un libro dal nostro professore di Scienze : "Il Medioevo Prossimo Venturo".
Mi ricordo anch'io del saggio "Il medioevo prossimo venturo", (Robertto Vacca –ed. Mondadori, Milano, 1971). Lavoravo a Milano da 8 anni (nella allora "Società Italiana Telecomunicazioni", nome ufficiale "SIT Siemens", divenuta poi "Italtel–Telematica"). Come sempre, le previsioni del futuro. èi +"a posteriori" è/i] si rivelano sbagliate!. Oddio: dall'epoca romana al rinascimento sono passati 1500 anni. E circa 4 secoli dalla caduta dell'impero romano d'Occidente alla restaurazione "imperiale" – se così si può dire – di Carlo Magno. Quindi non è ancora tempo di dire quanto i brutti pronostici dell'ing. Vacca si avvererenno o meno.
Ma forse, più che un medoevo prossimo venturo ci dovremmo preoccupare del ritorno di epoche geologiche anteriori all'ultima glaciazione (finita circa 10000 anni fa) e quindi del ritorno – in caso di autentico collasso dell'attuale sistema geopolitico e geoculturale – all'età della pietra" (o anche prima). Si dice che Luigi XIV (o era Luigi XIII?) esclamasse: "Apres moi le déluge" (Dopo di me venga [pure] il diluvio).
Per me non è proprio così: tuttavia ricordiamo che la morte dell'individuo per lui equivale alla fine del mondo. E quindi la pretesa di occuparsi di un futuro lontano mi pare una perdita di tempo!
Ma l'cccuparsi del futuro davvero "prossimo" è invece fondanebtale! E la "politica" ha per compito principale proprio questo!
Caro Samael (e cari tutti gli eventuali miei lettori): resto della ferma convinzione che la "globalizzazione" in sé non è né buona né cattiva! Dipende da come viene (o non viene) governata!. Faccio un paragone azzardato che però spero possa contribuire a fissare le iidee). Fino al terzo secolo avanti Cristo la "Repubblca Romana" si era estesa in Italia tra popoli distinti ma di cultura non molto diversa. Ma con l'intromerttersi di Roma nelle questioni della "Magna Grecia" – precisamente: a protezione dei "mamertini" di Taranto contro alleati dei Cartaginesi – Roma ha iniziato l'espansione dei suoi domini – e, ancor prima delle conquiste, della sua influenza– su teritori e popoli di etnie e culture totalmente diverse da quelle italiche. Si può dire, in un certo senso, che dopo Augusto l'impero Romano occupasse quasi tutto il territorio "civile" il cui centro (anche di gravitazione) era il Mediterraneo.
Dopo Costantino, con la "cristianizzazione" ormai "globale", si può pragonare la situazione dell'Impero Romano ad un mondo "globalizzato".
A circa metà del quinto secolo d. C., quando ormai sta arrivando il medioevo (con lo sfondare inesorabile delle invasioni barbariche), il "prefetto" di Roma Claudio Rutilio Namaziano (nato però in Gallia a Tolosa) avverte che Roma sta regredendo come forza politica e culturale. [Per inciso: Namaziano abbandona Roma precipitosamente per tornare in Gallia (devastata da orde di Vandali) per contribuire ad organizzare la resistenza e la ripresa dei suoi originari concittadini].
Nel poemetto "De reditu suo" (= "Sul suo tornare indietro"), Namaziono scriveva (parlando di Roma): «Urbem fecisti quod prius orbis erat» (= Hai reso "una città" ciò che prima era il "mondo"). Ma l'intera citazione è però pregnante del presagio del regresso di Roma, che tuttavia resterà immortale nella storia.
«[Roma] sospes nemo potest immemor esse tui [...]
Fecisti patriam diversis gentibus unam;
profuit iniustis te dominante capi;
dumque offers victis proprii consortia iuris,
Urbem fecisti, quod prius orbis erat.»

[Traduzione di Wikipedia (abbastanza fedele nel significato ma non letterale, lontanissima nell'aspetto poetico.letterario):
«O Roma, nessuno, finché vive, potrà dimenticarti [....]
Hai riunito popoli diversi in una sola patria,
la tua conquista ha giovato a chi viveva senza leggi. Offrendo ai vinti il retaggio della tua civiltà, di tutto il mondo diviso hai fatto un'unica città.»
Eco: il medioevo è avvenuo "disastroso" cioè come immane regresso) per l'incapacità (o meglio "impossibilità") di Roma di "governare" la nuova situazione.
Ma Roma ha tenuto per alucuni secoli!
[In fondo anche i i Teutoni ed i Cimbri, (bloccati dall'esercito romano comandato da Mario ancora in epoca repubblicana), erano "barbari invasori" ]
Il pericolo del regresso dell'intera specie umana sotto i colpi della "globalizzazione" secondo me non sta nell'eccessivo sviluppo tecnologico (come sembra pensare Roberto Vacca), bensì proprio nella mancanza di "governo universale" capace di indirizzare lo sviluppo tecnologico in direzioni non nocive alla "stabilità stazionaria" del pianeta!

Ma ... sapete bene come la pensiamo ART ed io!
La domanda retorica che spesso vi facciamo implicitamente ma a volte (ed ora in particolare) faccio esplicitamente è questa:
E' più probabile che a riuscire a governare la globalizzazione (e quindi indirizzare, anche col vigore di appasita legislazione, la tecnologia a salvaguardare il pianeta invece che a saccheggiarlo e devastarlo) siano i singoli stati europei ciascuno per conto suo, magari con comportamenti contrastanti (come si vede ora da parte dei diversi governi degli stati-membri dell'UE) o invece un autentico potere politico autenticamente europeo e autenticamente "super partes"?
Insomma: è inevitabile, in un regime di reciproco riconoscimento di sovranità ed indipendenza (benché assolutamente fasulle) che l'avanzare della globalizzazion metta a grave rischio la salute del Pianeta. E tanto maggiore è questo rischio, tanto maggiore è la convenienza del federalismo, inteso come la costituzione di un potere politicio "super partes", ma proprio davvero "superstato" (nel senso anche di effettivo potere legislativo ed esecutivo) con competenze esclusive nei settori dove il potere dei singoli stati è palesemente insufficiente!
-----------
andrea936 ha scritto:[...] tornare gradualmente ad una forma di autarchia economica e culturale che il nostro Paese può permettersi.[...]
Mentre mi trovi d'accordo che sarebbe ora di smetterla di adorare il PIL come un molosso rispetto al quale tutto sarebbe subordinato (e in sé meno importante), non sono affatto d'accordo su questa parte che ho citato!
Qui abbiamo avuto governi che, sempre riconfermando il finaziamento ai partiti (e la creazione pratica di una "casta" di privilegiati – che sono di fatto i "politicanti" – dagli introiti e dai vitalizi esorbuitanti (più alti di quelli tedeschi e austriaci che sono i più alti dopo quelli italiani nonostante l'enorme dislivello delle retribuzioni della gente comune), ovviamente a spese del popolo bue (docile e sfruttato), hanno continuato a "tagliare" sulle espressioni della cultura (per esempio: musica classica e lirica, scuola, ricerca specifica) e persino sulla sanità! [Abbiamo avuto anche ministri dell'Istruzione Pubblica, università e ricerca (cioè MIUR) di ignoranza crassa! Addirittura una Gelmini che credeva che dal CERN di Ginevra ai LNGS (Laboratori Nazionali del Gran Sasso) ci fosse un tunnel rettilineo nel quale a Ginevra infilavano "neutrini" da ricevere poi sotto il Gran Sasso (per vedere se vanno o no più veloci della luce); e vantava (esibendo orgoglio itlico!) che alla realizzazione di quel tunnel avesse contribuito l'Italia!
Ma la soluzione che proponi tu, andrea936, sarebbe il cascare dalla padella nella brace!

Insomma (dico a te, a Samael ma soprattutto a Mastro Titta):
Questa Europa che abbiamo ora come ora (brutta o bella che sia) da chi è stata fatta così come è? E chi la governa ora (per quel poco di governo comune che può avere)?
Domanda retorica!
L'Unione Europea ha personalità giuridica solo da qualche anno! E' sostanzialmente una alleanza confederale tra stati che presumono di essere sempre ed in eterno "sovrani ed indipendenti". Le sue strutture sono nate da trattati pattuiti tra governi. Ogni trattato, a dire il vero, è l'insieme di un fottìo di trattati bilaterali tra ciascuno stato-membro e ciascun altro!
L'organo più importante è il Consiglio (non il Parlamnto Europeo). Il Consiglio è la congrega dei governi degli stati membri. Alcune questioni importanti (come la difesa!) sono escluse "per trattato" perfino dalle "cooperazioni rafforzate" (enhanced cooperations). Altre importanti richiedono, per passare dalla teoria alla pratica, l'unanimità dell'approvazione da parte dei singoli governi dell'UE.
In casi meno gravi, basta la maggioranza "qualificata", ossia maggioranza di due terzi sia dei numero di governi e sia della popolazione rappresentata da quei governi!
Il sitema è tale che, di solito, ci si mette d'accordo sull'acqua calda, ma si va subito in "empasse" quando si tratta di affrontare un problema nuovo ed urgente.

Allora vi chiedo.
a) Per favore basta con la storia dei "banchieri" e dei "burocrati"! [Non dico che non ci siano e nemmeno che in pratica non siano loro ad avere, sotto sotto, la direzione degli affari, ma nemmeno dico che anch'io ci credo a quelle che per il 90% sono"bufale" e "fake news"]. Il coltello dalla parte del manico ce l'hanno i "governi nazionali". Se poi per loro incapacità (o magari per vantaggi della propria parte politica) svendono il loro potere a "banchieri", "capitalisti", "massonI" "zionisti" ... e chi ne ha più ne metta, ciò non diminuisce affato le loro rsponsabilità. Basta dunque con queste balle! Sarebbe come credere ai "fantasmi del "castello" (che sarebbero i palazzi dell'UE che stanno a Bruxelles).
b) Cari "eurofobi" e anche cari "nostalgigi" dell'autarchia nazionale (o almeno "favorevoli" ad essa): invece di prendervela con i fantasmi, prendetevela con i veri responsabili!
Questa "Europa" è così cm'è perché così è stata fabbricata e sviluppata dai governi nazionali, ossia per colpa (o per merito, fatevovis!) dei GOVERNI NAZIONALI!
------
Il federalismo è un'altra cosa! [E soprattutto: non lo si confonda con lo sbandieramento di richieste di autonomia delle regioni, comew faceva la Lega Nord prima di Salvini che, da bravo "volta-gabbana" è passato (attraverso svariate "gabbane") ad indossare un nazionalismo fascistoide che me lo fa assonigliare ad un piccolo Hitler.
Il federalismo consiste proprio nella cessione delle competenze nelle quali la regione (o lo stato) è insufficiente ad un potere "super partes" e nella riconquista dei piccoli poteri nei quali è più idoneo "il piccolo" ( – la regione o lo stato anche piccoletto – contro il centralismo "livellatore" dello stato nazionale (che, passando sulle diversità regionali come un bulldozer, le ha devastate, sacrificate ad un patriottismo falso (guerrafondaio, capace di usare gli altrui e i propi cittadini come "carne da macello").
Il Federalismo non è una "ideologia", non ha una sua teoria definitiva sulla organizzazione del potere centrale e dei sotto-poteri (originari o delegati)!
E' invece una perpetua ricerca del miglior compromesso possibile!
Ma dire che occorre il miglior compromesso possibile (tra ciò cui, mgari a malincuore, occorre rinunciare e ciò che, invece, non può essere ceduto pena la perdita della propria identità) significa partire con la soppressione del tabù nazionalista che ogni stato debba essere considerato "sovrano ed indipendente"!
No! Siamo tutti assolutamente "interdipendenti"!
La "sovranità" va ricercata collettivamente, in dimensioni colossali consone alla situazone attuale (con USA, Russia e Cina, stati a dimensioni pressoché continentali, che fanno il brutto ed il bel tempo sulla scena mondiale).
Chi ama davvero l'Europa, (ma anche il Pianeta intero), chi vuole per i suoi figli e nipoti un mondo migliore (in termini di pace, di welfare e di conservazione dell'ambiente, contro ogni causa e ogni autore – chiunque sia – di devastazione ambientale), se solo ragiona un po', non può preferire il nazionalismo al federalismo!
Non capisco perché insistere sui valori "artificiali" del nazionalismo (frutto davvero dello spianare le differenze identitarie delle componenti di ciascuno stato). Non è la "nazione" che crea (o ha diritto di avere per sé) uno Stato! La nazione è qualcosa di "artificiale" (e con ciò non sto dicendone male, al contrario!)
E' invece un potere politico longevo (ossia: il continuare della presenza di uno Stato nella Storia) che, a lungo andare, forgia una "nazione" (partendo da elemernti assolutamente "eterogenei").
[Ma ci pensate, almeno qualche volta, all'eterogeneità originaria delle popolazioni di una Italia, o di una Germania, o di una Francia?
La lingua è stata unificata "in seguito" (e forzatamente; dapprima nemmeno in Francia c'era una sola lingua, non solo in Svizzera! E, guarda caso, la Svizzera (federale fin nel midollo e con la perpetua situazione plurilinguistica) non è ceerto meno "stabile " (né "meno unita") di una Spagna o di una Gran Bretagna!
––––––––––––––––––
Mi permetto di ricordare che il titolo completo di questa sezione del nostro piccolo forum è:
«Unione Europea: Io la vorrei federale, e tu?»
Questo non per forzare la discussione a senso unico, ma piuttosto come invito alla riflessione.
Ripeto: Il federalismo non è una ideologia, ma una dottrina politica pratica che cerca sempre il migliore compromesso per la condivisione della vita sociale e civile e per il progresso dei diritti fondamentali umani; e sempre nel rispetto delle diversità (che, in fondo, sono il sale della vera cultura e della vita sdociale)

Ciao a tutti
BUON ANNO!


Ultima modifica di Erasmus il Ven Gen 04, 2019 6:44 am, modificato 1 volta

_________________
Perchè mi piace "l'Europa" 0381f-b4ad898e-a471-49c4-ac42-83ba8322386f
Erasmus
Erasmus

Messaggi : 634
Data d'iscrizione : 30.07.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da Samael il Mar Gen 01, 2019 8:37 am

Caro Erasmus, anche a me piace l'Europa, mi piace tutto il mondo, per la verità. Mi piace la diversificazione (fisica) del genere umano nelle varie razze.
Non ho niente contro l'UE. Assolutamente. Quando è stata creata, i padri costituenti di quelle 6 prime nazioni, reduci da due catastrofiche guerre mondiali e dalla fine di feroci totalitarismi progettavano un'Europa che sapesse superare i pericolosi nazionalismi e potesse costituire un valido baluardo di pace; pronunciandosi per il mercato e la concorrenza, intendevano creare un' Europa dello sviluppo e del benessere economico, accompagnato dalla libertà e dall'eguaglianza dei cittadini e credevano fermamente che la formazione dell'Unione Europea dovesse essere una scelta democratica dei cittadini non un'idea imposta con gli eserciti.
E da quel lontano 1957, quando ancora si chiamava CEE, sono ancora queste le idee guida che ispirano il cammino travagliato e sinora percorso degli attuali 28 stati (includendo ancora, per non so quanto, il Regno Unito), anche se l'allargamento da 6 a 28 Paesi ha creato problemi nuovi. Sono aumentate la complessità e le diversità.
Non per nulla  la volontà di procedere e insistere sulla strada dell'unificazione, tra gli elettori di taluni stati, non solo del Regno Unito, appare incerta.
Sembra faticare quest'Europa nel competere economicamente, da una parte con gli Stati Uniti, che hanno saputo dare prova in questi anni di un maggiore dinamismo economico e di una maggiore capacità di innovazione e dall'altra con in giganti asiatici- tra i paesi emergenti Cina ed India-, che soprattutto nei settori tradizionali, ad alto fabbisogno di manodopera, sanno produrre a costi molto inferiori.
La disoccupazione in tutta l'Europa ha un tasso ancora molto elevato, resistente a tutti i tentativi messi in atto per arginala.
Dal punto di vista militare e della sicurezza internazionale, l'Europa comunitaria non è ancora un'entità ben definita.
La burocratizzazione di Bruxelles con l'eccessivo proliferare di norme ostacola lo sviluppo economico, che è stato, in realtà, più lento e contenuto rispetto alle ottimistiche previsioni dei fautori dell'europeismo anche se a ciò hanno contribuito emergenze internazionali eccezionali.
Le migrazioni di massa di cittadini extracomunitari e il terrorismo internazionale rappresentano ancora questioni estremamente minacciose ed irrisolte.
Tuttavia, per l'Italia, l'adesione all'Unione Europea ha rappresentato e rappresenta un'opportunità per modernizzare molti ambiti istituzionali ed economici. Già ora con la libera circolazione dei fattori produttivi (persone, capitali, servizi e merci) ed il continuo confronto con leggi e regolamenti europei, stanno producendo miglioramenti nella vita economica e civile. Le aziende hanno la possibilità di darsi un assetto più internazionale, nelle dimensioni e nelle strategie, più adatto allo scenario della competizione economica odierna caratterizzata dalla globalizzazione della produzione e dei mercati superando così i limiti costituiti dai confini nazionali.
L'euro, che non pochi grattacapi ci ha dato quando è stato introdotto, si è rivelato una moneta forte, in grado di competere con il dollaro e credo siano pochi (tranne i leghisti e "forse" i fascisti) coloro che vorrebbero ritornare ai tempi della svalutatissima lira.
Per rispettare gli accordi di Maastricht, però, i nostri amministratori e governanti, dovranno procedere a un promettente quanto assolutamente doveroso risanamento del debito pubblico.
Questo rappresenta e rappresenterà un forte impegno economico, ma soprattutto etico, perchè significa maggior ricchezza e rispetto per le future generazioni.
Sinora l'Unione europea ha assicurato più di mezzo secolo di stabilità, pace e relativa prosperità. Ha elevato il tenore di vita dei propri cittadini, ha creato un mercato unico senza frontiere e una moneta unica.
Come vedi, caro amico, io non sono contrario all'Europa unita, anche a me piace.
Tutto si riconduce, comunque e sempre all'uomo, effimero e pieno di dubbi.
Io sarei per gli Stati Uniti Mondiali, ma questo è solo un sogno.
Samael
Samael

Messaggi : 361
Data d'iscrizione : 30.08.18
Località : Verona

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da ART- il Mar Gen 01, 2019 7:57 pm

Samael ha scritto:Sinora l'Unione europea ha assicurato più di mezzo secolo di stabilità, pace e relativa prosperità. Ha elevato il tenore di vita dei propri cittadini, ha creato un mercato unico senza frontiere e una moneta unica.

Inoltre ha fornito a molti, come a me, la speranza in un futuro diverso. Oggi la sto perdendo, ma anche per questo mi sto rendendo pienamente conto di quant'è importante averla per vivere.
ART-
ART-

Messaggi : 517
Data d'iscrizione : 08.09.13

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da Epoch il Gio Gen 17, 2019 11:02 am

Poi ci sono io che sono Europeista (Federalista) convinto.
Ma qualcuno potrebbe storcere il naso sapendo che sono contrario alla tratta Internazionale della Nuova Ferrovia Torino Lione. Perché? Perché il fatto che "L'europa la vuole", non vuol dire nulla. Europeista non vuol dire avere un pensiero unico e credo che quei soldi non siano spesi bene.
Epoch
Epoch

Messaggi : 708
Data d'iscrizione : 03.12.13
Località : Valle di Susa

Torna in alto Andare in basso

Perchè mi piace "l'Europa" Empty Re: Perchè mi piace "l'Europa"

Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


Contenuto sponsorizzato


Torna in alto Andare in basso

Torna in alto


 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum