Situazione dei candidati all'ingresso nell'UE

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Messaggio Da ART- il Sab Ott 05, 2013 6:07 pm

In coda per l'ingresso in UE ci sono altri paesi, tutti attualmente più o meno lontani dall'obiettivo e a diversi stadi ufficiali di trattativa o candidatura all'ingresso. Escludo dall'elenco l'Islanda, che aveva avviato le trattative dopo il tracollo economico, perchè successivamente ha cambiato idea ed è solo questione di tempo perchè formalizzi la sospensione o annullamento della richiesta d'ingresso.

- Serbia: ha ottenuto all'ultimo Consiglio europeo l'agognata data d'avvio per le trattative, stabilita per il gennaio dell'anno prossimo. Ha potuto compiere questo passo dopo aver trovato un accordo con il Kosovo sullo status della minoranza Serba nel nord del Kosovo.

- Kosovo: tranne che nelle zone a maggioranza serba usa l'Euro ma non è ancora candidato ufficiale all'adesione all'UE. Vista la situazione in cui versa, con corruzione dilagante e necessaria sistemazione dell'assetto istituzionale, ha ancora molto da fare per ottenere questo status.

- Bosnia Erzegovina: non è ancora candidato ufficiale e la marcia di avvicinamento è ostacolata in modo attualmente quasi insormontabile dalla situazione peculiare del paese, che è una semi-federazione dove le due componenti (Republika Srpska e Federazione croato-mussulmana) hanno poteri molto ampi rispetto al governo centrale. La situazione interna rimane congelata e di conseguenza il paese non progredisce in nessun campo.

- Montenegro: altro utilizzatore esterno dell'Euro e candidato ufficiale ma lontano dall'ingresso, principalmente per colpa della continua permanenza al potere come presidente o primo ministro del corrotto Milo Đukanović, che ha creato una rete d'interessi e alleanze per gestire i suoi interessi a scapito di quelli del paese. Gli oppositori per ora non riescono a prevalere.

- Albania: aspetta la candidatura ufficiale, alla cui concessione era stato legato soprattutto il corretto e civile svolgimento delle ultime elezioni. Il Consiglio europeo sta ancora valutando.

- Macedonia: candidato all'adesione le cui trattative sono di fatto paralizzate dal veto della Grecia e più recentemente anche della Bulgaria. Con la Grecia il contenzioso riguarda il nome stesso della Macedonia (che internazionalmente è riconosciuta come "Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia") che essendo omonimo di una delle regioni greche genera la paura che la Macedonia possa accampare rivendicazioni territoriali su di essa, con motivazioni storiche. La Bulgaria invece accusa la Macedonia di discriminare la minoranza bulgara e di alimentare un nazionalismo macedone in funzione anti-bulgara.

- Turchia: trattative paralizzate data la contrarietà di alcuni governi a continuarle e l'ostilità diffusa dell'opinione pubblica europea all'ingresso della Turchia. All'ultimo Consiglio europeo si è stabilito di aprire un nuovo capitolo negoziale ad ottobre, subordinandolo alla relazione periodica della Commissione europea sui progressi della Turchia, ma ormai anche l'opinione pubblica turca è favorevole all'ingresso solo al 30%.
Questo a mio avviso rende ancor più assurdo insistere con le trattative, considerando addirittura candidato un paese che ha contenziosi territoriali con uno stato dell'UE e ha sotto occupazione militare metà del territorio di un altro. Un allargamento così è buono solo per chi ritiene che l'UE sia solo un mercato economico che si può espandere a chiunque, a prescindere da tutto il resto. Non a caso il Regno unito e qualcun altro con le lobbies industriali sempre a caccia di facilitazioni al commercio sono da sempre forti sostenitori di questo ingresso, così come gli USA.




A suddetta combriccola in futuro si potrebbe aggiungere San Marino, dove un comitato di cittadini nel 2011 aveva preparato un referendum consultivo sull'ingresso in UE, annullato dal governo sammarinese. Questo non ha fermato il Comitato promotore, che non ne ha mai voluto sapere di abbandonare il progetto ed è andato avanti come bulldozer con nuove mobilitazioni della popolazione. Dopo il referendum sono state proposte un'istanza d'Arengo (richiesta popolare ai nuovi Capitani reggenti che salgono in carica) e un progetto di legge d'iniziativa popolare, entrambi bocciati, ma poi è stato ritenuto ammissibile un nuovo referendum e si è cominciato a raccogliere di nuovo le firme.

Ci sarà quindi un nuovo referendum, stabilito per il 20 ottobre.

Ad ogni modo la faccenda sembra complicata, perchè alla fine del 2012 la Commissione europea ha dato un parere ufficiale sulla questione: ha detto che l'adesione non è preclusa di principio ma l'ingresso in UE di paesi piccoli come San Marino sarebbe problematico per la Comunità, che non aveva mai considerato un caso come l'adesione di micro-stati e non si è quindi mai data gli strumenti adatti ad accoglierne. Perciò ha consigliato a San Marino di fare richiesta d'ingresso nello SEE ( http://it.wikipedia.org/wiki/Spazio_economico_europeo ). Il governo, contento di ciò, ha usato il parere della Commissione per cercare di scoraggiare il Comitato promotore... ma in aiuto indiretto del Comitato è arrivata la Norvegia, membro dello SEE, che ai primi di questo mese si è detta contraria all'allargamento dello spazio ad altri micro-stati nonostante il Liechtenstein ne faccia già parte.

Anche in un altro micro-stato, Andorra (che dall'anno prossimo emetterà proprie monete in Euro come già fanno San Marino, Vaticano e Monaco), c'è una discussione sull'opportunità di candidarsi all'ingresso in UE, ma per ora non è stata avviata nessuna iniziativa per eventuali referenda.
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