Dioniso, il Dio del vino.

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Messaggio Da Samael il Lun Nov 12, 2018 2:48 pm

Siamo in autunno è il momento del vino novello.
E' il momento di interessarci di chi era nel passato il Dio, lo spirito, del vino.
Dioniso, il Dio del vino. 81l-5T8xbbS._SY606_
(Certo, lo so che è scontato 'sto quadro del Caravaggio, ma a me piace, chiedo venia a chi non l'apprezzasse)
Ma la storia ha inizio così...

Un giorno in cui Zeus guardava la terra dall'alto vide la bella Semele, una delle figlie di Cadmo, Re di Tebe, e se ne innamorò ( ricordate che il buon Zeus era spesso preda di facili innamoramenti ).
Per soddisfare la sua passione, una sera entrò di nascosto nel palazzo di suo padre e "dormì" con lei.
Era (la moglie di Zeus) pero, che si era accorta dell'ennesima infedeltà, decise di vendicarsi. (Sempre a litigare questi dei antichi).
Poichè sapeva che Zeusb  aveva promesso a Semele che avrebbe esaudito qualunque suo desiderio, consigliò alla fanciulla di chiedergli di presentarsi a lei come si era presentato ad Era nel giorno delle loro nozze.
Invano Zeus cercò di dissuaderla. Semele insisteva che mantenesse  la sua parola. Così il dio comparve nel cielo tra tuoni,fulmini e lampi...Dioniso, il Dio del vino. Ok-kfTG-U434204653174700hB-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443
Il palazzo del Re fu avvolto dalle fiamme e Semele, per paura o colpita da un fulmine, morì.
Allora Zeus prese il neonato che già cresceva nel ventre della fanciulla e , dopo aver aperto una sua coscia, lo mise dentro. (Altro che inseminazione artificiale).
Pochi mesi più tardi dalla coscia di Zeus nacque Dioniso.
Affinchè il bambino sfuggisse alla gelosia di Era, Zeus lo affidò all'inizio alla sorella di Semele, Ino, ed in seguito lo diede alle Ninfe che abitavano su un monte dell'Asia, il Nisa, perchè lo allevassero.
Nonostante ciò, quando Dioniso crebbeDioniso, il Dio del vino. Dioniso2-1Era riuscì a farlo impazzire.
Il dio, dopo aver vagabondato in Egitto ed in Siria, arrivò nella Frigia dove fu guarito da Rea ( o Cibele, che era la madre di tutti gli dei e non voleva che un dio fosse completamente pazzo, un pochino magari, ma non del tutto).
Quindi Dioniso viaggiò in Grecia per insegnare a tutti gli uomini quale fosse il suo culto (bere molto vino ecc.) e insegnare loro la coltivazione della vite.
Nei suoi viaggi Dioniso non era solo. Suoi compagni fissi erano le Ninfe NiseeDioniso, il Dio del vino. 242px-William-Adolphe_Bouguereau_%281825-1905%29_-_Nymphs_and_Satyr_%281873%29
E poi Sileni, Satiri, Menadi e PanDioniso, il Dio del vino. Pan
un allegro dio lussurioso, con corna e zampe di capro.
I  Sileni erano uomini con volto di animale, coda di cavallo o anche le zampe di cavallo.
L'occupazione di tutto questo seguito che aveva Dioniso, erano il bere, il cantare e l'inseguire le Ninfe.
I Satiri erano simili ai Sileni. Molto spesso infatti si pensa che fossero due nomi diversi  per indicare gli stessi demoni del bosco.
Le Menadi invece erano donne che cadevano in estasiDioniso, il Dio del vino. Baccanti e adoravano il dio in maniera forsennata ( un pò della sua pazzia entrava in loro). Spesso sono raffigurate in atto di danzare con foga, in molte altre tengono animali che sacrificavano al loro dio, o sbranavano a morsi.
E tutto per del vino. E per quel dio dell'assoluta dissolutezza.
Danze sfrenate e orge, possedute  da questa frenesia le Menadi (o Baccanti) arrivavano anche a lacerare il proprio corpo o ad accoppiarsi con uomini, demoni o animali.
Altri tempi.
Non credo ci siano ancora in giro tipi del genere, però magari qualche vizietto...
Mah... meglio bere con calma un buon bicchiere di rosso. Senza esagerare. Dioniso, il Dio del vino. 1326021764
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Messaggio Da tessa il Gio Nov 15, 2018 11:58 pm

Caro Samael,
hai dato qui una visone di Dioniso soprattutto legata al vino e lo hai descritto un po' come un dio-beone. Dioniso fu molto di più.
Potrò qui inziare col discorso della " cannibalizzazione del Cristo", concetto imposto soprattutto dal Concilio di Trento (1545-1563) ma la cannibalizzazione degli dei non è una novità nella storia delle religioni.
Mi limito qui a Dioniso. Dioniso è l'ultima divinità giunta dalla Tracia  ( VII sec),  e sostiutì una certa Estia, nome greco di Vesta, che appariva sempre come un'anziana in disparte a custodire il fuoco sacro, ma mai molto venerata. Il numero delle divinità fu sempre di dodici, come gli dei dei Sumeri,  perchè questi credevano che tra Marte e Giove vi fosse un altro pianeta chiamato Marduk ( infatti c'è molta differenza di massa tra Marte e Giove ) e anche gli astronomi pensano che vi dovesse essere un altro pianeta ma che fine abbia fatto non si sa, alcuni ipotizzano che un asteroide l'abbia colpito, dando luogo alla cintura degli asteroidi ma, se così fosse, gli asteroidi avrebbero senso di rotazione diverso sul loro asse, invece i nostri asteroidi hanno il medesimo senso di rotazione e non derivano quindi da uno scontro planetario. Perciò la scelta del numero 12 deriva dal cielo. Dioniso solo nel
 VII sec. fu ammesso nell'Olimpo. I Greci vedevano in lui Zagreo, il fanciullo cornuto figlio di Zeus e Persefone che fu dapprima il dio della fertilità, poi dell'ebbrezza, poi finì sacrificato per la salvazione dell'umanità. Era favorito dal padre e come tale sedeva accanto a lui nel trono del cielo, ma la gelosia di Era incitò i Titani ad ucciderlo e  Zeus per proteggerlo lo tramutò in toro. Nonostante questa forma i Titani lo catturarono, lo tagliarono a pezzi e lo bollirono in una caldaia. Atena riuscì a salvarne il cuore e lo portò a Zeus; questi lo diede a Semele che ne restò gravida, dando al dio una seconda nascita sotto il nome di Dioniso.
In primavera, le donne invasate, le Menadi, ascoltavano in silenzio la storia della passione, sofferenza, morte, resurrezione del loro dio e, bevendo moltissimo, cadevano in stato di frenesia, senza più freni inibitori. Appena raggiunto il culmine della cerimonia, i devoti prendevano un toro, facevano a pezzi la vittima ancora viva, per commemorare lo smembramento di Dioniso, ne bevevano il sangue e ne mangiavano la carne in una comunione sacra così che, pensavano, il dio sarebbe entrato veramente in loro possedendo le loro anime folli. Quelli che nel divino entusiasmo erano convinti di divenire tutt'uno col dio erano i Bacchoi, convinti di avere conquistato l'immortalità. Talvolta raggiungevano un'estasi che permetteva loro di profetizzare e si sentivano trasformati in dei. Questo rituale, arrivato dalla Tracia, strappò le varie regioni della Grecia al culto degli Olimpici, appagando ansia di entusiasmo e di mistero. I sacerdoti di Delfi e i dominatori di Atene cercarono di tenere lontano questo culto ma non vi riuscirono, trasformando solo le folli orge in dignitose processioni, con canti sacri, le famose Dionisie greche, ma alla fine anche Dioniso si dovette arrendere al vincitore di tutti, a Cristo.
Nei misteri orfici ( Orfeo è sacerdote di Dioniso), l'anima scende nell'Ade per affrontare il giudizio degli dei sotterranei ( Katachtonion). Il rituale orfico, come il Libro dei Morti egizio, istruiva i fedeli a questo giudizio finale. A una gravissima colpevolezza c'era punizione eterna e ciò trasmise alle teologie seguenti il concetto dell'inferno. Nacque anche la dottrina che le sofferenze nell'Ade, non definitive, potessero essere abbreviate da penitenze dell'interessato o dei suoi parenti e così si forgiò una dottrina del purgatorio e delle indulgenze che Platone descrive con lo stesso sdegno di Lutero. C'erano però nell'orfismo tendenze idealistiche, gli iniziati vestivano di bianco, mortificavano la carne e intendevano la religione come riscatto dell'anima e preparazione all'aldilà.
Platone rigettò molto dell'orfismo, ma accettò la sua tendenza puritana e la speranza nell'immortalità dell'anima. Platone fu iniziato ai misteri eleusini, di cui non sappiamo assolutamente nulla. Due sono i grandi misteri dell'antichità, Sparta e i misteri eleusini.
Le dottrine di inferno-purgatorio-paradiso, l'uccisione e rinascita del Figlio divino, come pure la sacra agape del corpo  e del sangue del dio, prepararono direttamente o indirettamente la via al cristianesimo, che era esso stesso religione di mistero e di riscatto, di speranza e di unione mistica e di resurrezione. Le idee e il rituale del culto orfico sono così ancora vivi e fiorenti tra noi, ma solo con il Cristo si conchiude l'intera volta celeste.
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Messaggio Da Epoch il Mer Nov 21, 2018 11:42 am

Io l'ho sempre conosciuto con l'appellativo romano: "Bacco".
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Messaggio Da Verci il Gio Nov 22, 2018 10:00 pm

Disdegno il "vino novello", perchè frutto di un artificio tecnico, la cosiddetta macerazione carbonica, che utilizza CO2 artificiale aggiunta durante il processo di fermentazione, anticipandone i normali tempi. Preferisco un vino maturato secondo regola e secondo natura, con i normali processi biologici. Non c'è fretta di bere il vino in anticipo, anche perchò una buona percentuale di novelli viene mescolata, prima dell'imbottigliamento, con il 50% dello stesso vino maturato naturalmente l'anno prima. Dioniso, il Dio del vino. 2999087470
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