Il campo di Boliaun. Racconto Irlandese.

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Messaggio Da Samael il Lun Nov 05, 2018 2:58 pm

"Se queste Ombre vi hanno offeso
Pensate, (e cada ogni malinteso)
Di aver soltanto sonnecchiato
Mentre queste visioni vi hanno allietato.
E questo tema ozioso e futile
Non più di un sogno vi sarà utile.
Gentili amici, non rimproverate;
Miglioreremo se perdonate"(atto V, scena II, dal Sogno di una notte di mezza estate).
Inizio così questo mio racconto, con una citazione dalla stupenda commedia di W. Shakespeare.
Questo di cui vi parlerò è un cugino del buon Puck.Il campo di Boliaun. Racconto Irlandese. Riassunto%2Bsogno%2Bdi%2Buna%2Bnotte%2Bdi%2Bmezza%2Bestate%2Binglese
In Irlanda il Puck o Phooka, prende un diverso nome, come Shefro, o Cluricaune, o ancora Banshee.
Dipende dal tipo di leggenda in cui ritroviamo questo spirito selvaggio e irriverente che proviene sempre e comunque da un mondo antico, quando la terra era ancora giovane, prima cioè che l'uomo scendesse definitivamente dagli alberi.
Questo spirito accompagna l'uomo da sempre, a volte aiutandolo, a volte irridendolo. 
Fa parte del piccolo e magico popolo...
Tom Fitzpatrick era il figlio maggiore di un agricoltore benestante che viveva a Ballincollig. Quando gli capitò questa avventura Tom aveva appena compiuto ventisei anni ed era il ragazzo più intelligente, pulito, equilibrato e ben fatto di tutta la contea di Cork. 
Un bel giorno, durante il raccolto- era proprio il giorno dell'Annunciazione che, come tutti sanno, è una delle feste più importanti dell'anno- Tom era andato a fare un giretto all'aria aperta e se ne andava passeggiando lungo la parte assolata di una siepe, pensando fra sé e sé che non ci sarebbe stato nulla di male se la gente, invece di ciondolarsi e andare a zonzo senza far nulla, si fosse messa a rivoltare il fieno e a legare e accatastare l'avena che stava lungo il campo, anche perchè il tempo era stato abbastanza inclemente ultimamente.
Tutt'a un tratto udì una specie di secco schiocco proveniente dalla siepe davanti a lui. -Povero me- disse Tom, - non è sorprendente che i saltimpali (sono degli uccellini) cantino ad un'epoca così tarda dell'anno?- Così Tom si avvicinò pian piano in punta di piedi, per cercare di riuscire a vedere che cosa produceva quel rumore e se la sua supposizione era giusta. Il rumore cessò ma, non appena Tom aguzzò la vista per guardare tra i cespugli, che cosa ti vede in un angolo della siepe se non un orcio marrone che poteva contenere più o meno un gallone e mezzo? E dopo un pò un vecchio omino, minuscolo, proprio piccolino, con un buffo cappelletto rosso a punta in cima alla testa e un minuscolo grembiule di pelle che gli pendeva davanti, tirò fuori uno sgabelletto di legno, ci salì sopra e immerse un piccolo mestolo nell'orcio, dopodichè lo ritirò pieno.
Lo poggiò vicino allo sgabello quindi si mise al lavoro per sistemare il tacco di uno zoccolo giusto giusto la sua misura.
-Beh... che mi pigli un colpo!- disse Tom fra sé e sé -ho sentito parlare spesso dei Cluricaune e, a dire la verità non ci ho mai creduto, ma questo deve essere proprio uno di loro. Se saprò condurre la cosa, sono a cavallo. Dicono che non bisogna mai distogliere gli occhi da loro, altrimenti fuggono-.
Allora Tom si avvicinò furtivamente, con gli occhi fissi sull'ometto, proprio come un gatto fa col topo o, come si legge nei libri, come il serpente a sonagli fa con la preda che vuole incantare.
Così quando gli fu proprio vicino, gli disse : " Dio benedica il tuo lavoro, amico".
L'ometto alzò la testa e rispose : " Grazie di cuore".
"Come mai lavori in un giorno di festa?" disse Tom.
"Sono affari miei, non tuoi" fu la risposta.
"Beh... forse saresti così gentile da dirmi cosa c'è in quell'orcio" disse Tom
"Certo, con piacere", disse quello, " è birra della migliore"
"Birra?!?" disse Tom "tuoni e fulmini, e dove l'hai presa?"
"Dove l'ho presa eh? Beh... l'ho fatta io. E con che credi che l'abbia fatta?"
"Il diavolo mi porti se non lo so" disse Tom, "ma col malto immagino, con che altro?"
"Qua ti sbagli! L'ho fatta con l'erica"
"Con l'erica!" disse Tom scoppiando a ridere. "Non penserai che io sia tanto stupido da crederti".
"Fa come ti pare, ma ti dico la verità. Non hai mai sentito parlare dei danesi?"
"Certamente" rispose Tom, "non erano quelli i tipi a cui abbiamo dato quella bella spolverata quando volevano prenderci Limerick?".
"Ehm!" disse secco l'ometto, "è tutto qui quello che sai in proposito?"
"Beh... allora, che c'è da dire sui danesi?"
"Insomma tutto quello che c'è da dire e che, quando vennero qui, ci insegnarono a fare la birra con l'erica, e il segreto da allora è rimasto nella nostra famiglia".
"Daresti a qualcuno un assaggio della tua birra?" disse Tom.
"Senti un pò giovanotto, sarebbe proprio meglio che tu stessi dietro alla proprietà di tuo padre, invece di seccare la gente perbene con le tue stupide domande. Ecco, mentre tu sprechi il tuo tempo qui, le mucche hanno sparpagliato tutta l'avena e stanno spargendo il grano dappertutto".
Tom fu colto talmente di sorpresa che fu sul punto di voltarsi, ma poi si riprese; così, temendo che potesse avvenire di nuovo una cosa del genere, agguantò il Cluricaune e lo tenne ben stretto in mano.
Nella fretta però, urtò l'orcio e fece rovesciare tutta la birra, così che non potè assaggiarla per sentire com'era. Poi giurò che lo avrebbe conciato ben bene se non gli avesse rivelato dove teneva il suo denaro.
Tom aveva un'aria così truce e decisa che l'ometto si mise una gran paura, così gli dice: " Vieni con me un paio di campi più in là , ti mostrerò un orcio pieno d'oro".
Così andarono e Tom teneva il Cluricaune ben stretto in mano, senza mai distoglierne lo sguardo, benchè avessero da attraversare siepi e fossati e un maledetto tratto di palude (infatti pareva che l Cluricaune scegliesse la via più dura e difficile, per pura cattiveria), finchè giunsero finalmente ad un grande campo tutto pieno di boliaun (sarebbe l'erba calderina, detta anche senecione, ha delle foglie un pò appiccicose e leggermente spinose)e il Cluricaune indicò un gran boliaun e disse "scava sotto quel boliaun e troverai un grande orcio pieno di ghinee d'oro".
Tom, nella fretta non aveva certo pensato di portasi una pala, così pensò di correre a casa e di prenderne una.
Per riconoscere il luogo esatto, tolse di tasca un laccetto rosso e lo legò intorno al boliaun.
"Suppongo che tu non abbia più bisogno di me" disse il Cluricaune molto gentilmente.
Sapendo che i Cluricaune debbono sempre dire la verità se qualcuno li guarda dritto negli occhi, Tom disse "no, puoi andare ora se vuoi, che Dio ti assista e che tu abbia sempre la fortuna dalla tua" ( è un modo di dire tipicamente Irlandese).
"Beh... arrivederci Tom Fitzpatrick" disse il Cluricaune "fa buon uso di ciò che troverai".
Così Tom liberato l'omino tra l'erba si diede a correre finchè giunse a casa, prese un pala e poi via! Tornò più in fretta che potè al campo di boliaun. Ma quando arrivò lì guarda quel che ti vide: ogni boliaun del campo aveva un laccetto rosso legato intorno, identico a quello che aveva preso lui dalla sua tasca.
Quanto a scavare tutto il campo era una follia, poichè era grande almeno una quarantina di buoni acri irlandesi. Così Tom se ne tornò a casa con la pala in spalla, un pò più lentamente di come era venuto e mandò un bel pò di maledizioni al Cluricaune ogni volta che ripensava alla feroce burla che gli aveva giocato.Il campo di Boliaun. Racconto Irlandese. Gnomo_thumb%25255B2%25255D
Beh... un simpatico scherzetto.
Samael
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