Dovrebbe essere la cosa più facile del mondo

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Messaggio Da Samael il Dom Set 23, 2018 5:33 am

Dovrebbe essere la cosa più facile del mondo, ma non lo è. Per essere se stessi non si deve far nulla: lo si è già. Come potrebbe essere diversamente? Come potresti essere qualcun altro?
Ma posso capire il problema; nasce perchè la società corrompe chiunque.
Finora la società è stata un'incredibile fonte di corruzione, corrompe la mente, l'essere; ti impone a forza delle cose, e tu perdi il contatto con te stesso.
Tenta di fare di te qualcos'altro, qualcosa che non eri affatto destinato a essere: ti spinge fuori dal tuo centro, ti trascina lontano da te stesso. Ti insegna ad essere simile a un Cristo o a un Buddha (a sua immagine e somiglianza), ad assomigliare a questo o a quest'altro; non ti dice mai di essere te stesso; non ti permette mai alcuna libertà di esistere, impone alla tua mente immagini estranee prese dall'esterno.
Alla fine ecco che prende forma il problema. Al massimo, tu puoi fingere, e quando fingi non sei mai appagato. Tu vuoi sempre essere te stesso - è naturale - e la società non lo permette, vuole che tu sia qualcun altro, vuole che tu sia falso; non vuole che tu sia reale, e questo perchè le persone reali sono pericolose, le persone reali sono ribelli. Queste persone non possono essere controllate tanto facilmente, non possono essere irreggimentate: vivranno la propria realtà a modo loro, faranno ciò che si sentono; non si preoccuperanno di ciò che gli altri si aspettano. La società non può chiedere a persone simili di sacrificarsi; non potrà immolarle in nome di una religione, di uno Stato, della nazione o del popolo: è impossibile sedurle a fare un qualsiasi sacrificio. Le persone reali propendono sempre verso la propria gratificazione. L'appagamento è un valore assoluto. Le persone reali non sono disposte a sacrificarsi per null'altro. Questo è il problema.
Ecco perchè la società fuorvia il bambino: insegna al bambino a essere qualcun altro. E con il tempo il bambino apprende le vie della finzione, dell'ipocrisia. Poi, un giorno -questa è l'ironia- quella stessa società inizia a parlarti diversamente, inizia a chiederti : " che cosa ti è successo? Perchè non sei felice? Perchè sembri così miserabile?, Perchè sei tanto triste?". Ed ecco che subentrano i preti, i politici : prima ti corrompono, ti distolgono dal sentiero della felicità; infatti esiste una sola felicità possibile, ed è essere se stessi.
Poi ti si parano davanti e ti dicono :" Perchè sei infelice? Perchè sei così triste?" e a quel punto ti insegnano come essere felice.
Prima ti fanno ammalare e poi ti vendono le medicine.
Ecco come vanno le cose.
Per essere se stessi si deve fare solo una cosa, bisogna abbandonare e lasciar cadere l'assillo di voler essere qualcun altro, assomigliare a Dio o al tuo vicino. Lasciar perdere confronti e competizioni.
Abbandonare definitivamente ogni finzione.
Samael
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Messaggio Da tessa il Ven Set 28, 2018 8:03 pm

Samael ha scritto:Dovrebbe essere la cosa più facile del mondo, ma non lo è. Per essere se stessi non si deve far nulla: lo si è già. Come potrebbe essere diversamente? Come potresti essere qualcun altro?
Ma posso capire il problema; nasce perchè la società corrompe chiunque.
Finora la società è stata un'incredibile fonte di corruzione, corrompe la mente, l'essere; ti impone a forza delle cose, e tu perdi il contatto con te stesso.
Tenta di fare di te qualcos'altro, qualcosa che non eri affatto destinato a essere: ti spinge fuori dal tuo centro, ti trascina lontano da te stesso. Ti insegna ad essere simile a un Cristo o a un Buddha (a sua immagine e somiglianza), ad assomigliare a questo o a quest'altro; non ti dice mai di essere te stesso; non ti permette mai alcuna libertà di esistere, impone alla tua mente immagini estranee prese dall'esterno.
Alla fine ecco che prende forma il problema. Al massimo, tu puoi fingere, e quando fingi non sei mai appagato. Tu vuoi sempre essere te stesso - è naturale - e la società non lo permette, vuole che tu sia qualcun altro, vuole che tu sia falso; non vuole che tu sia reale, e questo perchè le persone reali sono pericolose, le persone reali sono ribelli. Queste persone non possono essere controllate tanto facilmente, non possono essere irreggimentate: vivranno la propria realtà a modo loro, faranno ciò che si sentono; non si preoccuperanno di ciò che gli altri si aspettano. La società non può chiedere a persone simili di sacrificarsi; non potrà immolarle in nome di una religione, di uno Stato, della nazione o del popolo: è impossibile sedurle a fare un qualsiasi sacrificio. Le persone reali propendono sempre verso la propria gratificazione. L'appagamento è un valore assoluto. Le persone reali non sono disposte a sacrificarsi per null'altro. Questo è il problema.
Ecco perchè la società fuorvia il bambino: insegna al bambino a essere qualcun altro. E con il tempo il bambino apprende le vie della finzione, dell'ipocrisia. Poi, un giorno -questa è l'ironia- quella stessa società inizia a parlarti diversamente, inizia a chiederti : " che cosa ti è successo? Perchè non sei felice? Perchè sembri così miserabile?, Perchè sei tanto triste?". Ed ecco che subentrano i preti, i politici : prima ti corrompono, ti distolgono dal sentiero della felicità; infatti esiste una sola felicità possibile, ed è essere se stessi.
Poi ti si parano davanti e ti dicono :" Perchè sei infelice? Perchè sei così triste?" e a quel punto ti insegnano come essere felice.
Prima ti fanno ammalare e poi ti vendono le medicine.
Ecco come vanno le cose.
Per essere se stessi si deve fare solo una cosa, bisogna abbandonare e lasciar cadere l'assillo di voler essere qualcun altro, assomigliare a Dio o al tuo vicino. Lasciar perdere confronti e competizioni.
Abbandonare definitivamente ogni finzione.
Caro Samael,
purtroppo non sono d'accordo sulla tua dissertazione, non significa niente " essere sè stessi", perché quando nasciamo noi non siamo nulla, non abbiamo neanche la coscienza di noi stessi. La nostra psiche è come una lavagna pulita sulla quale si scrivono informazioni che noi elaboriamo secondo altre modalità che ci vengono fornite. Di genetico, di ereditario, non c'è quasi nulla, siamo quel che siamo perchè determinate informazioni ci hanno voluto far essere così. Se poi vogliamo tornare indietro negli anni, alle comuni Yippy che esistevano in America ai tempi della guerra del Vietnam, con poligamia, poliandria, coca e alcol,  fumo e eroina sono scontati, basta trovarne qualcuna, almeno una sarà rimasta e saremo noi stessi, se per qualcuno essere sè stessi significa cio'.
Ciao.
tessa
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Messaggio Da Samael il Lun Ott 01, 2018 10:26 am

Ok 
In un altro thread ho scritto sul destino, mi riaggancio a quello, e cerco di darti una risposta o spiegarmi meglio su quello che intendo per "essere sé stessi".
Ognuna delle concezioni del destino conosciute si basa su una determinata visione del mondo, che a sua volta si sviluppa a partire da presupposti indimostrabili ( lo dici anche tu: non significa niente " essere sè stessi", perché quando nasciamo noi non siamo nulla, non abbiamo neanche la coscienza di noi stessi. )
Certo, è così. Presupposti indimostrabili. E' una questione di "pensiero".
Il materialismo, per esempio, si fonda sull'affermazione che prima viene la materia e dopo la coscienza.
L'idealismo afferma l'esatto contrario. Nè una nè l'altra affermazione sono dimostrabili, purtuttavia su questi fondamenti sono stati costruiti due diversi modelli di essere sè stessi, entrambi molto convincenti e fermamente difesi da fedeli sostenitori.
Entrambi gli orientamenti, sia in filosofia che in scienza e in religione, danno una propria interpretazione del mondo e ognuno di essi ha al contempo ragione e torto.
Non potremmo mai descrivere in modo perfettamente preciso la verità assoluta perchè i concetti che usiamo sono di per sé relativi.
Non so se ricordi, o mai hai sentito dire di quella parabola dei sei ciechi:  
C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
I sei saggi erano ciechi. Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto?“Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
“Buona idea”, dissero gli altri ,”così sapremo com’è un elefante.”I sei andarono dall’elefante.
Il primo gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro.“L’elefante è come un ventaglio”, proclamò.
Il secondo toccò le gambe dell’elefante. “E’ come un albero”, affermò.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una fune”. Egli stava toccando la coda dell’elefante.
Subito dopo il quarto toccò con la mano la punta aguzza della zanna .”L’elefante è come una lancia”, esclamò.
"No, no”, disse il quinto , “è simile ad un’alta muraglia”. Aveva toccato il fianco dell’elefante. Il sesto aveva afferrato la proboscide. “Avete torto”, disse, “l’elefante è come un serpente”.
“No, come una fune”.
“Serpente!”
“Muraglia!”
“Avete torto!” “Ho ragione!”
I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono a scoprire come fosse fatto un elefante!

Morale della storia: ognuno  vede i problemi a modo suo, tende a non ascoltare gli altri e non riesce quasi mai a raffigurarsi l’intero problema.
Allo stesso modo, dimostrare che una descrizione del mondo sia l'unica fedele e l'altra no è perfettamente assurdo. L'importante è che l'interpretazione possa reggere il tuo modo di vedere le cose.
Quindi è indispensabile poter essere sé stessi. E' indispensabile per vivere.
Per abbandonare le finzioni del "già detto" basta seguire il destino, la tua via. Essere semplicemente sè stessi. E allora  mi ripeto : 
"Per essere se stessi non si deve far nulla: lo si è già. Come potrebbe essere diversamente? Come potresti essere qualcun altro?".

Ciao
Samael
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Messaggio Da tessa il Lun Ott 01, 2018 6:32 pm

Caro Samael,
ognuno di noi puo' avere ragione, e torto.
Ovviamente ricorderai di Shakespeare la commedia " As You Like It" ( ripresa da Pirandello), in cui nel bosco di Arden c'è il famoso monologo ove un attore afferma che "Tutto il mondo è palcoscenico",  e che non si abbandona mai il ruolo che noi stessi decidiamo di avere o che ci viene imposto. Vivere questa vita vuol dire recitare in continuazione, recitare coi genitori, coi fratelli, con i compagni di scuola, coi professori, e nell'ambiente di lavoro. Ricorderai Pirandello anche in "Uno, nessuno e centomila". Qui non si vive in una delle poche comunità hyppi che ancora esistono al mondo, poliandria, poligamia, coca a fiumi, erba, fumo, eroina, turisti che vanno li' a fare la foto agli hyppi, Peace& Love, che vogliono essere sè stessi e che agguantano il denaro loro offerto, come quelli che se ne stanno in Via del Corso a Roma con i cani, i punkabbestia, che hanno come punto di arrivo la ricerca interiore, ma appeni ti avvicini per l'elemosina ti afferrano la mano perchè hanno bisogno del vile denaro, altro che ricerca interiore. Voglio dire, dovrebbero essere coerenti gli hyppi rimasti al mondo, e le loro innumerevoli epiclesi come i punkabbestia, cercarsi un lavoro e poi meditare per essere sè stessi, non stare in panciolle, con i cani o senza, e poi agguantare il vil denaro che chiedono in elemosina, trovo ciò assolutamente contraddittorio.
Caro Samael, tra il punkabbestia che se ne sta là a cercare sè stesso, roba vecchia, lo diceva anche l'oracolo di Delfi, con 4-5 cani, e il lavoratore diligente che tira a campare, casomai recitando, come tutti fanno nella vita, io preferisco quet'ultimo.
Ciao.
tessa
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Messaggio Da Athos il Dom Ott 07, 2018 1:22 am

"Voglio essere me stessa" - disse la ragazza.

"Forse è meglio di no" - pensò lui, guardandola in silenzio.

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