Finalmente l'espressione "Federazione Europea" non è più un tabù!

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Finalmente l'espressione "Federazione Europea" non è più un tabù!

Messaggio Da Erasmus il Gio Mag 04, 2017 5:22 pm

Ve la ricordate la "Convenzione" messa in piedi per studiare e proporre un effettivo avanzamento politico verso gli "Stati Uniti d'Europa"?

In realtà, nonostante che dal documento da essa elaborato (in circa un anno di vita da "Camera Costituente") uscisse il testo di un nuovo trattato dall'altisonante nome "Costituzione Europea", di federale non c'era proprio niente (anche se era un progresso rispetto al consueto goffo meccanismo "intergovernativo", quello praticamente incapace di far progredire l'UE e quindi incapace di migliorare le condizioni degli europei, almeno sotto il profiilo della riduzione delle sperequazioni tra stato e stato e tra questa e quella classe sociale. Ci si son messi poi anche i governi a neutralizzare quel poco di buono che c'era in quel trattat! L successiva Conferenza Intergovernativa ne ha poi allungato il testo fino al triplo dell'originale e svuotato ad un tempo il contenuto. Infine il trattato è stato fermato dai referendum in Francxia e in Olanda,

Ma quel che volevo farvi ricordare era lo zelo meticoloso con cui Blair (con tutto il suo governo labourista) controllava che per caso non scappasse a ai "Convenzionali" o al loro presidente Valéry Giscard d'Estaing l'uso della parola "federale", nemmeno per metafora, nemmeno per similitudine!
"Federale" era una parola "tabù" da sempre!
Già la Thatcher aveva posto il divieto assoluto all'uso di questa parola e di tutte quelle con lo stesso etimo (che è quello del latino "foedus"). Ricordo che Delors, (che in cuor suo era invece federalista) ebbe a dire, là a Maastricht (dove pure John Major, successore della Thatcher, aveva continuato nel vietare l'uso delle voci con l'etimologia di "foedus"):
«"Federale" non è una parolaccia scurrile, il federalismo non è pornografia!».
Ma il tabù è continuato lo stesso.
Era permesso l'uso della parola "Federale" solo ai federalisti europei in quanto considerati dei mentecatti , dei poveri illusi (ad essere buoni), utopisti, sognatori, fuori della realtà!
[Peggio che se si trattasse di adepti a qualche strana setta religiosa!]

Ma finalmente le prospettive stanno cambiando!
Se è vero che, [col referendum britannico che ha bocciato l'appartenenza dell'UK all'UE, con l'arrivo alla Presidenza degli USA di Trump e con il disfacimento anche in Francia degli storici partiti] sta montando pericolosamente il populismo anti-europeista (nazionalista e "sovranista") in più parti dell'UE, è anche vero che il tabù del divieto dell'uso di parole "Federale", "Federazione" e "Federalismo" sta finalmente tramontando!
L'amico Condor – sempre più decisamente "anti-UE" – si definisce un "eurorazionale"; e nonostante le mie ripetute smentite continua a considerarmi un "fan" di "QUESTA" UE (tutt'ora "confederale", quindi ancora ben lontana da come io la vorrei). Sembra non capire che per fare il salto di qualità verso il vero federalismo non si può tornare indietro, tornare agli stati faccio–tutto– da–solo" sciogliendo questa UE fatta male per rifarla daccapo e bene!. Sembra non capire che è vero, sì, che non è questa l'Europa che ci vuole, ma che questa UE è la sola piattaforma su cui è ancora possibile impiantare una autentica federazione europea (che non è detto debba essere da subito comprensiva di tutti gli attuali membri dell'UE).
Da questa UE , (intrigante, per niente efficiente e di rilevanza molto esigua – per non dire trascurabile – sulla scena politica internazionale) si può partire verso la "Federazione Europea con chi ci sta!".
Dal ritorno agli stati come erano nel secolo scorso (quando "straniero" era chiunque fosse fuori del confini "naziomali" e sempre considerato un virtuale "nemico") non si potrà far altro che ricadere dapprima nel protezionismo, poi nel guardarsi mutuamente in cagnesco per finire nella reciproca rivalità e bellicosità.
E' questo che comunica il nuovo movimento "Pulse of Europe".
Grande è stato anche il successo delle "Marce per l'Europa" in occasione del 60-esimo anniversario dei Patti di Roma (25 aprile): oltre 10 mila (forse anche 20 mila) dimostranti a Roma; e oltre 50 mila a Londra, in barba al risultato del referendum pro-Brexist). I partecipanti alle ormai diffuse manifestazioni europeiste avvetono chiaramente: o Federazione Europea autentica o regresso verso il definitivo declino!

Si spera che Macron (se vincerà nel ballottaggio con la Le Pen) l'abbia pure capito.
E ci si augura che davvero l'abbiano capito anche la Merkel e Schulz.

«Federazione con chi ci sta», appunto!
Ma se non ci stanno Francia e Germania, la partita è già persa ancor prima di incominciare!

Macron, con le sue radicali posizioni di avversione al nazionalismo tipo Frant National e la Merkel con le ultime sue sorprese nella attuale campagna per le prossime elezioni (come l'impossessarsi della parola "Alternativa" fino a ieri caratterizzante il fronte anti-eropeista tedesco) sembrano finalmente aver capito.
Ma ...«mai dire quattro fin che non è nel sacco».
Di sorprese per il fallimento dei pronostici è piena la Storia.
Chi vivrà vedrà!
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Comunque, ... lasciatemi almeno la soddisfazione di constatare che l'uso dell'espressione "Federazione Europea" non è più un tabù !

E intanto leggetevi il seguente articolo di Mario Baldassarri (su Il Sole 24 Ore" di oggi giovedì 4 Maggio 2017, pervenutomi per e.mail, e quindi in formato un po' sgangherato).

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Il Sole 24 Ore, 04/05/2017


Perché è urgente la Federazione degli Stati Uniti d'Europa

Mario Baldassarri

Gli Stati Uniti d'Europa sono solo utopia? No, sono una estrema
urgenza. E almeno per due ragioni: una istituzionale e una geopolitica
e geoeconomica.

1) Ogni giorno tocchiamo con mano la totale "assenza" o "irrilevanza"
dell'Europa su tutti i fronti scottanti del mondo globale. Ebbene,
questa Europa-che-non-c'è deriva dall'impotenza genetica di un progetto
fondato sull'Europa Intergovernativa che richiede quasi sempre
l'unanimità di tutti i 28 Stati membri (27 quando uscirà il Regno
Unito). Ottenere decisioni unanimi con 27 governi in campo è
"statisticamente" impossibile senza neanche ricorrere al teorema di
Arrow che, peraltro, dimostra come siano impossibili decisioni
democratiche prese a maggioranza, figuriamoci all'unanimità. È come se
avessimo fatto dell'Italia una Confederazione nella quale il governo
Centrale ed il Parlamento Nazionale non possono assumere alcuna
decisione senza l'approvazione unanime dei venti governi regionali.
Per "decidere" occorre una Federazione, come negli Usa, in Canada, in
Germania. Poi si può discutere delle funzioni da attribuire al governo
federale e ai singoli governi nazionali.

2) Ci sono almeno cinque temi sui quali da oltre 20 anni gli Stati
europei hanno già perso sovranità nazionale, cioè ogni capacità di
decidere come singoli Stati. Anche questi sono sotto gli occhi di tutti
ogni giorno. Difesa-Sicurezza-Immigrazione, Politica estera, Grandi
reti di infrastrutture con in testa energia (elettricità, gas,
petrolio), Alta ricerca ed innovazione tecnologica ivi compresa alta
formazione di capitale umano. Si deve poi aggiungere il tema del
controllo della concorrenza nei mercati dei beni e servizi e quello
specifico della vigilanza sui mercati finanziari e bancari. Sul primo
aspetto occorre una antitrust europea che non sia la sommatoria-
ragnatela di 27 antitrust nazionali. Sul secondo aspetto occorre
arrivare subito alla vigilanza bancaria europea guidata dalla Bce alla
quale è già affidata la politica monetaria e la moneta unica.
Almeno su questi cinque temi il "recupero" di sovranità a livello di
singoli Stati nazionali è impossibile. Chi lo propone o è inconsapevole
oppure, se consapevole, fa semplicemente una bugiarda operazione di
demagogia per raccogliere consenso a breve termine e ottenere, per sé
stessi e per i propri cittadini, un risultato di totale irrilevanza a
medio-lungo termine. Basti pensare che viviamo tutti in Europa con 28
eserciti, 28 aereonautiche, 28 marine, oltre 50 servizi segreti (ogni
stato ne ha più d'uno). Non controlliamo i confini "esterni"
dell'Unione e qualcuno propone di ripristinare i confini "interni" che
in chilometri sono almeno 7 volte più lunghi. Gas-petrolio-elettricità
sono mercati concorrenziali fuori dall'Europa, ma quando si entra in
Europa diventano cartelli oligopolistici concentrati all'interno di
ogni stato nazionale con cittadini europei (vedi Italia) che pagano
bollette del 30% in più rispetto ad altri cittadini europei (vedi
Francia) sulle quali poi si aggiungono carichi fiscali che vanno dal
60% al 180% decisi da ogni singolo Stato nazionale. Noi in Italia
abbiamo 354 sedi universitarie, fatichiamo ad avere quattro o cinque
università riconosciute a livello internazionale e i nostri giovani se
ne vanno all'estero per fare dottorati qualificati e per avere poi
prospettive di ricerca e di qualificazione all'altezza dei loro saperi
e delle loro potenzialità. E si potrebbe continuare...
A oggi il bilancio dell'Unione Europea è pari all'1,5% del Pil, il
bilancio federale degli Stati Uniti è pari al 25% del Pil. Tra l'1,5%
ed il 25% ci sarà pure una via intermedia. E questa non può che essere,
per ragioni geopolitiche ma anche per ragioni geoeconomiche, una
federazione degli Stati Uniti d'Europa "leggera" basata su quei cinque
temi, con un governo federale fatto da un Presidente e cinque ministri,
votati dai cittadini e "fiduciati" dal Parlamento europeo.
Senza parlare e straparlare di nuove tasse europee aggiuntive, se i
soldi che già oggi ogni stato spende per quei cinque temi/funzioni
vengono sommati insieme e vengono attribuiti al bilancio federale
europeo, si ottiene qualcosa che è pari a circa il 10/12% del Pil, cioè
a metà strada tra la situazione attuale europea e quella americana.
Tutto il resto... resta nella mani e nelle competenze dei singoli stati
nazionali.
Due domande.

1)Perché non si fa?
Il vero perché non è soltanto "miopia" o "insipienza" politica, ma è
prevalentemente dovuto al fatto che chi "controlla" quelle risorse a
livello nazionale non intende facilmente "mollare l'osso".
2) Chi ci sta?
Il perimetro ideale sarebbe quello dei 19 Paesi dell'euro, visto che
hanno già una moneta comune. La necessità e l'urgenza indicano però che
la vera risposta coraggiosa è: «Chi ci sta, ci sta». Basti pensare che
se su questo si ricreasse un asse forte e lungimirante tra Germania e
Francia, al quale associare con ruolo determinante Italia, Belgio,
Olanda e Spagna avremmo circa il 70% del Pil e dei cittadini europei.
Chi ci sta, recupera sovranità e si salva.
Certo, l'elezione di Macron potrebbe essere il prodromo di questo
percorso. Attenti però ai facili sondaggi ex¬ante. Mai dire quattro se
non l'hai nel sacco! Chi non ci sta, può aderire dopo oppure
dissolversi sul piano politico, e forse economico e sociale, in questo
mondo globale del XXI secolo.

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Mario Baldassarri è presidente del Centro Studi Economia Reale

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